Le cose che odio del vino dall’A alla Z. E ora tocca a voi sfogarvi
Il vino è il mio hobby, il mio lavoro e la mia quotidianità. Spesso lo uso come pratica tantra per smaltire le scorie della giornata. Ma (c’è sempre un ma) ci sono alcune cose di questo mondo che proprio non riesco a metabolizzare. Le ho raccolte in un ideale abecedario ed ora eccole tutte, dalla A alla Z. Perchè non fate un po’ di catarsi anche voi? Dopo vi sentirete degli enostrippati migliori: garantito al limone.
A – additivi, sotto qualsiasi forma. Tannini in polvere, ossigenazione forzata, acido citrico, anidride solforosa, mosto concentrato…Tutti li usano? Sono inevitabili? Allora indicateli in etichetta. Fondo un partito: Per una scelta consapevole. Additiamo gli additivi.
B – botrytis, cinerea e non. Perché mio padre è costretto a buttare l’uva dopo un anno di fatiche e Monsieur Yquem, invece, ci produce (o almeno ci fa credere di farlo) vini da 300 euro a bottiglia.
C – cabernet sauvignon. E’ come gli italiani, lo trovi da per tutto. E come gli italiani si prova a ficcare da per tutto. Wine globalization.
D – dealcolizzazione. Il vino per essere tale deve avere una percentuale alcolica. Punto e basta. Altrimenti si chiama spremuta, succo di frutta o come volete voi, ma non chiamatelo vino, please.
E – enosnob. Per tutta una serie di motivi. Quali sono? Leggete qui, non fate gli snob!
F – floreale e fruttato. Facile scappatoia per molti degustatori e per altrettanti winemaker. Se vedi un vino color rubino, con riflessi porpora, vai sul sicuro giocati la viola e la mora.
G – guide. Inesorabilmente ad autunno arrivano. Come i funghi e le castagne. Sono curioso, le voglio. Finisco per abbuffarmene e puntualmente mi prendo un indigestione. Sarà per questo che quasi sempre finiscono in bagno vicino la tazza?
H – honoris causa in enologia. Perché il riconoscimento lo dovrebbero dare a tutti quei contadini che in Italia faticano, nel più silenzioso anonimato, per anni tra i vigneti e a 65 anni di età prendono 300 euro al mese e loro si che sono costretti a fare dei tagli. Iniziando dalla vigna.
I – insipido. Odioso in tutti i campi ma nel vino è particolarmente insopportabile, soprattutto quando la bottiglia supera i 10 euro. Malattia virale che in primis contagia il mio portafoglio.
L – longevità della boccia. Il 90 % dei vini che compro resiste circa una settimana nella cantina. Il restante 10 % viene consumato il giorno stesso. Odio quei vini che danno il meglio di sé dopo qualche decade. Non ce la faccio proprio a non stappare.
M – malolattica. O meglio le discussioni in torno ad essa. Una volta è meglio, una volta è peggio. Vino bianco no, vino bianco si. Ieri no, oggi si, domani si vedrà. In bottiglia. No. In botte. Prima della primavera, ma forse è meglio nel solstizio di primavera…
N – novello. Confezionamento di un “pacco” in perfetto stile furbetti del quartierino. L’unico sistema di riciclaggio che veramente funziona in Italia (quello di denaro sporco è fuori classifica per evidente superiorità).
O – ossidazione. La serata è perfetta. Io, lei e la bottiglia delle grandi occasioni. Surprise. La bottiglia ha passato quella sottile linea rossa che divide maturo da vecchio. Lei va a casa, io vado in bianco. Nel vero senso della parola: bottiglia di Orvieto a garganella.
P – piramide di qualità. Perché la fame (la sete, off topic) di voti e di poltrone porterà a diventare DOCG anche la Romanella di Frascati. Cru, A1 svincolo Roma Sud. Note tipiche del terroir: benzene.
Q – querelle winegiornalisti Vs wineblogger. Sentenza della Cassazione: “Per attività giornalistica deve intendersi la prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e all’elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione.” Nessun riferimento all’Ordine dei giornalisti. Ideona di Mussolini per tenere a bada “le penne”. Giornalista, deordinatizzati!
R – regole dell’abbinamento. Se c’è sale, morbidezza. Se c’è tendenza dolce, sapidità o al massima acidità. Se la carne alla griglia è bruciacchiata attenzione c’è una tendenza amarognola da contrastare. Ma se c’è tanto zucchero allora dolcezza…”damme sto bicchiere e taci!”
S – sintetico. Ho capito che il sughero sta finendo, ma quando trovo il tappo in plastica sotto la capsula quel vino già parte con handicap. E anche grosso. Oddio! Anche lo Stelvin inizia per “S”…
T – terroir. E’ una parola troppo francese. Loro la dicono così bene con quella odiosa “r” moscia innata…che rabbia!
U – Unidentified Flying Object. Negli ultimi anni c’è un dilagante moda della cantina astronave. Pacchiani oggetti non identificati nel landscapeitaliano. Messaggio subliminale: grande e bella cantina, grande e buon vino.
V – vinitaly estremisti. Pronti ad immolarsi, con cinture di bordolesi caricate a Tavernello, al grido di: another love strory in Verona. Convertitevi: si può parlare e sparlare di vino anche senza essere regular delle fiere.
Z – zolfo. Siete mai stai in una cantina dove è stato appena acceso un candelotto di zolfo in una botte? L’aria è così irrespirabile che in confronto il Grande Raccordo Anulare è il polmone del mondo. N.B. A qualcuno sarà venuto in mente un altro nome, mi raccomando non ditelo…
(Liberamente ispirato a un post di Paul Gregutt.)








Odio la “S” di saccenza di chi non ha mai zappato la terra, non ha mai raccolto un grappolo di uva e, subito dopo aver bevuto un bicchiere di vino, pontifica sugli sbagli di chi quel vino l’ha prodotto senza un minimo di rispetto.
Concordo…fortunatamente faccio parte di chi l’ha fatto
!
Concordo
Però secondo questo ragionamento:
Non puoi criticare un film se non hai mai fatto l’attore/regista
Non puoi criticare un libro se non ne hai mai scritto uno
Non puoi criticare un piatto se non hai mai cucinato
…. può bastare per capire cosa intendo.
E’ lo scontro dell’eterno risentimento di chi viene giudicato contro l’eterno diritto di chi vuole giudicare.
Tutto sta sicuramente nei modi con cui si fa, ma anche in questo chi viene criticato avrà sempre/spesso l’impressione che non siano “quelli adatti” anche solo per il naturale risentimento che si prova ricevendo una critica.
Il tutto per me parte da un gesto di umiltà e onesta nel giudizio dove il solo assaggio quindi non può bastare se non c’è un confronto col produttore o una conoscenza vera della terra e la trdizione di da dove questo vino viene
Pienamente d’accordo Mirko.
La mia non voleva essere una critica nei confronti dei giornalisti o nei confronti dei collaboratori dele guide. Per carità: sono un piccolo collaboratore di guide anche io.
Volevo solo richiamare gli “enofighetti” ed esperti vari ad avere maggior rispetto del produttore anche quando il suo vino è imperfetto, difettato, non rispondente ai canoni richiesti.
Affermo sempre con orgoglio di essere il discendente di due famiglie di contadini mezzadri e quando ne ho tempo e occasione non disdegno darmi da fare con zappa e vanga. La terra é dura, difficile e bassa diceva mio nonno. In quel che assaggiamo spesso c’è la fatica, il sudore, la sfortuna(una grandinata ad esempio) di chi ha fatto quel vino e ciò merita comunque il nostro rispetto.
A volte ci esaltiamo per l’impronta di un enologo o per le capacità di un grande sommelier. Impariamo ad esaltarci anche quando visitiamo un produttore e troviamo lui e i suoi collaboratori sul trattore nel suo vigneto, quando osserviamo le loro mani screpolate dal lavoro.
E diamogli l’attenzione che meritano rimanendo sempre umili.
Per apprezzare un mobile mica devi fare il falegname, così come per allenare una squadra di calcio mica devi aver fatto prima il calciatore. Anzi, la storia ha dimostrato che i migliori allenatori sono spesso tra coloro che non hanno mai preso a calci un pallone.
La verità è che nel vino ci sono due ruoli distinti. Chi il vino lo fa e chi lo degusta. Un’altra verità è che la stragrande maggioranza dei produttori che mi è capitato di incontrare NON sa degustare. Anche tra coloro che fanno grandi vini, parlando insieme bicchiere alla mano, mi accorgo di questo fenomeno. Eppure fanno grandissimi vini. Poi esistono anche ottimi produttori che invece sanno degustare (pochi), così come esistono anche ottimi degustatori che sanno anche fare il vino (pochissimi). Ma sono eccezioni e, qui sono d’accordo con lei, l’importante è che ciascuno svolga il proprio lavoro nel pieno rispetto di quello altrui; che però non significa venire meno al dovere di critica, sia chiaro. Se un vino non è piaciuto è compito del giornalista, quello bravo, dirlo fornendone le adeguate motivazioni.
scusate se mi intrometto ma ho paura ci si stia muovendo su piani diversi, da bevitore vorrei aver la libertà di poter criticare (o apprezzare) apertamente un vino con le mie (limitate) conoscenze e conscio del mio abisso di ignoranza, dai degustatori ci si aspetterebbe un atteggiamento professionale (come detto prima) “nel pieno rispetto del lavora altrui” e aggiungo nelle piene mansioni del proprio. purtroppo non accade spesso
….concordo….venite a farlo il vino…venite a zappare, venite a spaccarvi la schiena con le casse di uva..venite in cantina, con i piedi a mollo da mattina a sera…venite da tutti i ristoratori, stellati si, stellati no, che vi guardano con aria di sufficienza ogni volta che entrate per vendere il vostro vino…gli stessi che poi..non si sa bene quando vi pagheranno…
poi ne riparliamo…
Sai, hai proprio ragione, troppo sangue e sudore, troppa miseria e sofferenza : Mi e’ passata la voglia di bere vino. Da ora in poi acqua fresca. E di rubinetto.
bravo Carlo concordo!Nella tua categoria dei “saccenti”,trovo perfettamente quasi la totalità dei giornalisti!!!
per questo nella “G” metto piuttosto che le guide (che si può cmq farne a meno non comprandole),i Giornalisti o chi viene a visitare le cantine come tale, anche se in realtà ha solo un blog dove scrive senza conoscere il lavoro e i sacrifici che ci sono dietro un bicchiere di vino!
o quei giornalisti, che improvvisamente si scoprono intenditori di vino e diventano dall’oggi al domani giornalisti enogastronomici….. e ne conosco tanti!!
Qualunquismo allo stato puro. Aria fritta a cubettoni.
Fai i nomi, please.
Altrimenti taci per sempre.
Perchè non “P” di produttore che pensa di essere al di sopra di ogni giudizio…
Il sacrificio non sempre è direttamente proporzionale alla riuscita.
Penso che per il successo di un prodotto (qualsiasi sia) sia necessario soprattutto talento, oltre a tanta perseveranza e impegno.
E come ECCELLENZA
BASTAAA!! Questa stra-abusata parola..presa a prestito da CHIUNQUE… ‘Vini d’eccellenza’,'Eccellenze vinicole del territorio’.
Ma che vuol dire? Ma non se ne può più!
Stra-quoto. Eccellente commento !
L’altra settimana ero ad un convegno…hanno pronunciato talmente tante volte la parola ECCELLENZA che stavo per andarmene..
non male Henry… non male….vai cosi’
Grazie…ci vediamo a SommelItaly!;)
F come francesismi. Ma non quelli spesso imprescindibili del repertorio tecnico vinicolo, bensì quelli utilizzati a sproposito da chi di vino scrive. Esempi : “tout court”, “ça va sans dire” e chi più ne ha più ne metta.
Rendiamo questo ABC internazionale:
J come James. Non più Bond ahimé, ma Suckling. A lui va la colpa di tutto, dall’ascesa del gusto bomba al crollo dei vini austeri, tipici, eleganti e contegnosi. Peggio di lui solo Pamela Anderson.
K come Kerosene. Se un Riesling non puzza di questo idrocarburo non vale niente.
Y come Yellow Tail. Esempio di vino-marketing, viene sbattuto in faccia a chi azzarda un discorso di rivalutazione di un territorio per sfondare il Mercato.
W come Wine Spectator, Wine Advocate, Wine Enthusiast. Un tempo arbitri delle fortune di un vino e del suo produttore, oramai neanche boni per accendere la stufa. Ma ancora sono in troppi a crederci e a spenderci soldi.
dopo un commento del genere NELLE NUVOLE sento di volerti bene GRAAAAAAAAAAAANDE
…ma tu ci credi che in anni remoti l’ho comperata pure io sta schifezza del YT e me piaceva puro…
Beh, nella “P” ci stanno molto bene i produttori…
Sì ma quelli che se la tirano…
Adesso sono un po’ in calo, ma negli anni ‘90 ce ne sarebbero stati da prendere…in malo modo….
…manco fossero medici volontari ad aiutare i popoli più disastrati in Africa o in Sud America…
Un esempio di produttore ok?
Stefano Cinelli Colombini.
La sua famiglia ha fatto la storia di Montalcino, ha una tradizione nobiliare, ma viene tranquillamente a discutere qui sul web…..mettendosi anche in gioco!
Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente; conto di farlo.
Sentiti ringraziamenti. Sa, noi grassi siamo agevolati perchè in fondo siamo tutti dei gaudenti, per cui mettersi in gioco è roba da ridere! L’aspetto a Montalcino.
Stefano,
preferisco il tu
Comunque, spero di venire a Montalcino in occasione di benvenuto Brunello a Febbraio.
E… di enologi, per la loro mania di anticipare la vendemmia. Il vino acquisterà in acidità, ma a scapito di profumi e gusto.
Mi riferisco in particolare a Pigato e Vermentino…peccato
P come produttori snob e i loro collaboratori. Come sopra dice qualcuno, non reggo i produttori o i loro collaboratori che se la tirano che non conoscono la cultura agricola, che non sanno “quando hanno iniziato la vendemmia”, che hanno il wineshop, con bottiglie in vetrina, che stappano alle fiere con protagonismo le loro bottiglie, che ti danno un goccio di Cabochon come se fosse loro sangue nobile, che ti sbattono in faccia la bottiglia del Greppo, che tengono sotto il tavolo il Lupicaia perchè non si puo’ dare a chi non si conosce.
S come sommeliers saccenti che girano con la giacca di raprresentanza e gonfiano il petto con distintivo appena alzano il loro calice, dieci secondi prima della sentenza: profumi terziari e volatile eccessiva.
Caraffa/ Decanter ….l’oggetto più inutile e dannoso inventato dai sommelier….
Ne ho uno bellissimo e intonso da quando me l’hanno regalato. Magari ci metto dei fiori.
Dio solo sa quanti riciclati come regali, ne conservo uno soltanto meravigliosamente simile ad un pappagallo(sì proprio quel pappagallo)
Carlo Cleri:”La mia non voleva essere una critica nei confronti dei giornalisti o nei confronti dei collaboratori dele guide. Per carità: sono un piccolo collaboratore di guide anche io.”
..mumble…mumble…
chi sa di quale guida….
Dalla prosopopea pro contadino e dalla retorica nausebonda anti valutazione direi Slow Wine.
Ho vinto quaccheccosa?
Mi daresti un bicchiere intriso di ideologia putrida.
Piuttosto che incontrarti vado a zappare….ma non occorrerà arrivare a tanto.
Saludos!
Zappare aiuta a pensare e a rispettare il pensiero altrui.
Peccato non faccia niente al melenso e stucchevole tono delle tue parole….
ma che simpaticone Lumaca, hai ragione, che melenso sto cleri ma vieni da me che ti do tre caffe amari e un calcio nei cosidetti..cosi’ almento ti diverti…
Fai il bravo Armandino! E bevi meno caffé che poi ti dimentichi.
Prima la pillolina blu, poi quella rossa.
Non l’hai ancora imparato in tanti anni di clinica neuroriabilitativa?
Qui abbiamo iniziato ad apprezzare particolarmente la civiltà del dialogo e chi alza continuamente il tiro calcando la mano ci vai sui maroni in men che non si dica. Con questo tenore dei commenti sei al limite, sappicelo. [ale]
Io nei miei commenti, che non ti piacciono, ci metto nome, cognome e faccia. Chi usufruendo della possibilità di usare uno pseudonimo ne approfitta per offendere tutti è un solo un vigliacco senza attributi.
E qui con te ho chiuso. Se non ti hanno ancora bannato non ti risponderò più che a parlar con gente come te ho la stessa soddisfazione che trovo nel dare un savoiardo a un maiale.
l’utente in questione e’ stato rieducato. grazie per la pazienza. nel caso, prolungare l’agonia discutendo coi maramaldi e’ sempre sconsigliabile. [f.]
P come Palle. Quando sento un mio collega riempirsi la bocca di vino e cultura senza sapere nemmeno fare un’O col bicchiere mi viene il vomito; e mo’ ch’ai mai fatto te di culturale in vita tua tu? Hai visto Bombolo ar cine?
N come Nuovo. Orca quanto c’è di nuovo anche quest’anno, c’é quello che scopre le botti medie e i vini che sanno di territorio, quell’altro che inventa i vitigni indigeni (le indigene mai, é?) e non parliamo degli avventurosi Cristofori Colombi del terroir.
D’accordo che la pagnotta va portata a casa tutti i giorni, ma mamma mia che tocca a fà per vendé!
E come (vini-viticoltura) Eroica.. l’ultima parola inutile e viziosa entrata a far parte del lessico vinoso.
N come naturali, vedi sopra…
S come Steiner, che se fosse per lui non ci sarebbero praticamente vigne…
V come villani che si nasconodo dietro un nick demente (vedi lumaca) per fare gli splendidi…
e tu? Tu come ti chiami? Armando Tre Caffé…
Te l’ho detto: meglio se torni a letto e riposi…
Ultimo avviso per Lentocomeunalumaca: vogliamo darci una calmata?
Grazie
R, come rappresentanti di commercio di vini : Un genere di individui tutto particolare. Affabile e sorridenti,all’esterno, viscidi e ruffiani sotto la scorza. Con genuina simpatia.
X come la crocetta sui cartoni di vino di alcune cantine che indica la tipologia di bottiglie contenuta
F come Filosofia! Ogni produttore ha una sua filosofia per produrre vino. E io che mi credevo che si facesse vino per venderlo. Che ingenuo che sono!
“C” come confusione sessuale nelle produzioni biologggiche: sarà una cosa onorevolissima e serissima ma dentro di me mi ha sempre fatto sorridere. Povere bestie!
La mia tesi sperimentale è stata addirittura sull’autoconfusione!
Pensa te che roba! ancora peggio
Effettivamente: chissà che confusione di tesi.
autoconfusa! senza ombra di dubbio!
ps. la trovi completa in free-download nella mia cameretta web. Se vuoi scaricala, leggila, strappala, insomma fai te.
Ho letto l’estratto. Sei riuscito a rendere interessante questa cosa anche a chi non è affatto del ramo come me; certo, cosa non si fa per produrre un buon vino e costruire un mondo poi vituperato da chi scrive un alfabeto di cose che non vanno
ciao, PO.
Ti ringrazio molto.
qui (http://genuvino.wordpress.com/) la trovi completa, se ti dovesse interessare.
ps. redazione, perdonate l’OT.
Proprio oggi ho scritto un post in merito ad una cosa che odio nel mondo del vino… ed inizia con la E come enotecari… cari gestori, commessi o proprietari di enoteche… non ci stressate e lasciateci scrutare la selezione di bottiglie in santa pace…
http://simodivino.blogspot.com/2011/11/non-stressateci-in-enoteca.html
Ho letto e quoto ogni sillaba.
Lettura piacevole, grazie.
qualcosa che piace di questo brutto mondo enoico c’è??!!??
il vino.
Decisamente la I: un tizio una volta mi parlò di un vino, arrivato alle considerazioni strettamente personali, sussurrò che si trattava di un vino quasi “ieratico”.
Mi cerca ancora per spiegarsi meglio…
T come territorio: molto evocato, e poco praticato, specialmente in certe zone d’Italia.
B come blade runner: ho visto cose che voi umani produttori…. speriamo che il verbo cali anche su di noi alla fine
M come il “Mal de cabeza” dell’indomani mattina, quando è stato usato troppo dell’odiata Z.
E come etichetta possibile mai che solo in pochi dichiarano prima di tutto invece che scrivere ” tipo gli antichi romani colonizzarono questa collima dai tarmonti e minchie del genere”.
Vitgno:
Quantita dei ceppi:
Altidudine della vigna:
produzione bottiglie:
Terreno:
ed il famoso estratto secco, chiedo troppo?
M, come marchette non se ne può più ieri sera ho assistito all’ultima marchetta, anche perchè il produttore era un politico laziale, con cantina a CapalBio.
A: Armando le lumache so viscide
3: ha lui du palle non gli bastano ce ne ha tre e glie girano ad elica.
C: fa rima con Orione per te lumaca ci vuole tantto per capirlo.