Lambruschi | Evoluzione della Specie

di Stefano Caffarri

Enoviralità: e tutto si propagò sulle onde digitali. Qualcuno parlava – su queste pagine – della rinascita del Lambrusco, restituendo dignità ad un vino che era finito anche in lattina. Qualcuno azzardò che i piccoli produttori emiliani che rincorrevano la qualità assoluta con rare rifermetazioni in bottiglia costituivano una vera e propria Nouvelle Vague del Lambrusco. Pochi, entusiasti esploratori pigolarono su Twitter a proposito del Lambrusco e fu cosa fatta. Cito – dimenticando colpevolemente gli altri – Alessandro Setti, mirabolante autore de La Grande Abbuffata e Andrea Bezzecchi, vulcanico patron dell’Acetaia San Giacomo organizzarono con il piglio della fede gli incontri seriali dei Lambruschi 1, 2 e 3, degustazioni informali in cui sono emersi segnali di una vera e propria rivoluzione culturale. Vini importanti, presenti, pieni come il Lambrusco di Camillo Donati, come il Cinquecampi Rosso dell’Azienda Cinquecampi, o Cà de Noci. Lo strip fulminante del Rosso delle Barbaterre, secco come un colpo di carabina. E una serie di bottiglie a volte interessanti, a volte curiose, spesso a suscitare emozioni intense in contrapposizione ai Lambruschi più “consueti” che ne uscirono un po’ ammaccati. Del resto la passione spinge verso i nuovi lidi, le nuove vie e l’avanguardia.

Però la Rete non è a senso unico, e questa volta l’input è venuto da un’azienda: grande. Cleto Chiarli ha voluto riproporre il Lambrusco anche da un altro punto di vista, quello dell’industria, proponendo una quarta edizione proprio a casa loro. Con un taglio diverso, più istituzionale, meno anticonformista, ma legittimo ed anche di certo rilievo. Le modalità sono le stesse: degustazione cieca, informale, niente punteggi, impressioni a caldo e a ruota libera.

Del percorso rileva un fatto incontestabile: dall’iniziativa di pochi, con l’aiuto di un mezzo straordinariamente flessibile quale la Rete, il movimento si è mosso anche dal basso verso l’alto. La grande azienda ha preso coscienza dell’esistenza di questo piccolo mondo molto coinvolto, molto rumoroso, che fa della passione un carburante inesauribile. Quello che da tempo si diceva quasi come chiacchiere all’aperitivo è – quasi – realtà: anche le grandi aziende vogliono partecipare, integrarsi, comprendere e muoversi. Lo fa – bene – Zonin con le sue iniziative sempre molto strutturate, lo fa – altrettanto bene – il Mosnel con il suo stile più intuitivo, fresco e frizzante. Lo fa PoggioArgentiera nelle manidel suo sanguigno propugnatore, forse il primo di tutti.

Dunque appuntamento anche su Intravino il 16 maggio, per un Lambruschi Liveblog (a partire dalle ore 11,00) inatteso e per questo da guardare anche con più attenzione.

11 Commenti

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carolina

circa 9 anni fa - Link

che figata! non vedo l'ora!! :)

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mugellesi ivano

circa 9 anni fa - Link

Un plauso alla Cleto Chiarli. Il cruccio è che non ci sono cosumatori finali alla degustazione.

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Stefano Caffarri

circa 9 anni fa - Link

ci sono, ci sono...

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Massimo D'Alma

circa 9 anni fa - Link

Confermo, ci saranno... :)

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Bibliowine

circa 9 anni fa - Link

Se non ricordo male il "povero" Chiarli l'avevate massacrato quando avete riportato della degustazione fatta al Mosnel...

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