La frase del giorno | Per quanto conserveremo la memoria?

di Antonio Tomacelli

Così Carlin Petrini nell’intervista-ricordo di Pietro Ferrero, scomparso prematuramente qualche giorno fa. Il discorso sulle tradizioni da salvare del presidente di Slow Food parte dalla riscoperta della nocciola di Langa ad opera dell’inventore della Nutella per arrivare al vino:

Ferrero ha contribuito ad affrancare le Langhe dalla povertà valorizzando due prodotti: direttamente la nocciola, «la Tonda Gentile che è la più buona del mondo, confermo»; indirettamente il vino lasciando gli operai nelle campagne. «Nell’economia povera, il vino era poca cosa. Poi arrivarono le cooperative a ritirare le uve dai contadini, finché i figli, scolarizzati con il benessere industriale, realizzarono negli anni ‘80 la riscoperta del vino di Langa.

Continua Petrini

Senza memoria non c’è futuro, ma per quanto conserveremo la memoria? La scommessa è capire se le nuove generazioni rispetteranno il rapporto con la terra, così come accadde negli anni ‘50 con Ferrero. Va bene fare alberghi e ristoranti, ma lasciamo anche le osterie per noi. Finora non è stato fatto, ma si può ancora fare».

Siamo ancora in tempo o la nostra memoria — se preferite il nostro know-how — è definitivamente destinata a passare di mano?

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

1 Commento

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Luca Cravanzola

circa 10 anni fa - Link

I giovani in langa di oggi sono più consapevoli dei giovani di langa di qualche generazione fà. Anzi, non di più ma per lo meno consapevoli. Trent' anni fà si vedeva un edilizia da stupro delle langhe, si costruivano le cantine sopra la collina e non sotto. Si disboscavano le "foreste" per piantar vigne. Quante cascine demolite per lasciar spazio a villette "carine" solo sul progetto ma che poi non si integrano nel paesaggio. Nella grande ripresa economica del dopoguerra si sono fatti una marea di errori|orrori... purtroppo si continua anche oggi (vedi Boscareto Resort o i mitici Tetti Blu di Alba) Penso seriamente che la memoria sarà ben conservata nel futuro, noi langhetti siamo troppo legati alla famiglia. Siamo più contadini che imprenditori, infatti questo a volte frena lo sviluppo e ci rende retrogradi.. Ma a veder le cose come vanno altrove forse (di sicuro) è meglio così. Certo, non andiamo più in vigna così tanto come i nostri padri o nonni ma ci mandiamo gente sveglia ("o svicia" come diciamo noi) e con laute retribuzioni. Ora abbiamo bisogno di essere sul mercato di persona e inesorabilmente diminuisce il tempo per il lavoro in vigna. Ma non lo vedo come un distacco dalla terra o come una mancanza di rispetto. Vendiamo nel mondo e purtroppo dobbiamo pure capirlo, no? il dolore immenso per la perdita di Pietro è la dimostrazione che noi, alla nostra terra, alla nostra Langa, alle nostre radici ci teniamo davvero.

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