La Cina del vino è vicina? Ma mi faccia il piacere

di Alessandro Morichetti

Nelle Nuvole è una commentatrice compulsiva di Intravino dall’identità ignota: di lei sappiamo che beve vino da oltre quarant’anni, che ha frequentato il liceo classico e che auspica un maschilismo sostenibile. Dopo un giro in Germania, ci racconta il mercato cinese del vino dalla sua prospettiva.
Potrei raccontare il mercato dell’export in Cina visto dall’Italia ma ci vorrebbero 3 tomi e il costo della consulenza salirebbe esponenzialmente. Iniziamo con la mia testimonianza diretta e qualche regola:

1 – Trovare il partner giusto | Come nel matrimonio, per far funzionare un rapporto (commerciale) bisogna essere in due. Questo aspetto è essenziale per avere qualche chance di riuscita. Purtroppo gli importatori seri sono pochi e già inflazionati. In compenso spuntano come funghi avventurieri pericolosi che promettono tanto e poi si dissolvono nel nulla.

2 – Dimenticare la poesia e prepararsi al mercato delle vacche: i cinesi sono mercanti espertissimi e tirano sul prezzo più di chiunque altro. Aspettatevi poi che il vostro vino compaia sugli scaffali e sulle liste dei ristoranti a prezzi iper maggiorati senza che nessuno si preoccupi di spiegarvi il perché.

3 – Imparare il francese | Gran parte dei sommelier e wine buyer dei ristoranti più importanti è francese. In verità, sono anche molto disponibili nei confronti dei vini italiani e se hanno meno di quarant’anni conoscono bene i nostri prodotti, almeno quelli delle denominazioni principali. Gli italiani sono veramente pochi e quelli presenti meriterebbero un riconoscimento speciale da parte dello stato italiano per abnegazione, professionalità e stile. Parlo di chef e manager di ristoranti e alberghi: purtroppo questa volta non ho conosciuto alcun venditore del nostro paese, mentre sono numerosi i ragazzi e le ragazze francesi che per costruirsi un’esperienza investono in qualche anno di lavoro in questo paese.

Le prime due regole valgono per tutti i mercati, la terza è specifica della Cina. La Francia qui spadroneggia nella vendita e nel posizionamento dei vini di fascia alta, ai livelli più bassi se la vede con il Nuovo Mondo. Sembra che Cina e Cile abbiano accordi commerciali favorevoli che spiegherebbero il prezzo stracciato di tanti vini cileni. L’italia per ora non è riuscita ad imporre l’idea di vino-status symbol, neanche per le denominazioni principali, come Barolo o Brunello di Montalcino. Il Chianti è per lo più considerato un vino di poco prezzo. A parte Antinori, Zonin e Gaja, è molto difficile sfondare. Ci sono altre grandi cantine presenti – per volumi produttivi e fama – come Masi, Planeta, Donnafugata, Frescobaldi, Feudi di San Gregorio, ma è sempre una presenza limitata e ho l’impressione che ancora non ci siano segnali di espansione, nonostante molte città diventino sempre più ricche ed affamate di brand del lusso.

In Cina, la fama del Made in Italy è ancora confinata a Ferrari, Maserati, Lamborghini,  griffes della moda e Andrea Bocelli. La ristorazione italiana, da sempre un motore eccezionale per il vino, qui è decisamente più scarsa che in Giappone. I cinesi sono sì curiosi della nostra cucina, ma i ristoranti sono in proporzione pochissimi e molti di italiano hanno solo il nome.

Che fare, quindi? Fossi un produttore medio-piccolo, focalizzerei le risorse su mercati consolidati, a meno di non desiderare terribilmente un viaggetto di 12-14 ore per vedere la combinazione perfetta di povertà diffusa, fame di crescita e una cultura antichissima, semi-cancellata negli ultimi sessant’anni. Vale la pena? Forse sì, ne riparliamo l’anno prossimo.

Nelle Nuvole


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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

34 Commenti

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Alessandro

circa 9 anni fa - Link

Questa estate mentre ero in Cina ho letto su un giornale di Shanghai un interessante articolo sullo sviluppo del mercato del vino dove si sottolineava come ( e in effetti pare proprio la verità) in Cina il consumo interno è dominato dai grandi marchi cioè più che la qualità di un vino è la cantina che lo produce a interessare il consumatore quindi la maggior parte del mercato è dominato da tre grandi marchi e non c'è spazio per le piccole realtà produttive. L'esatto contrario di quel che succede qui in Piemonte....Poi testimonio come in effetti lo status symbol è il vino francese. Nei migliori ristoranti offrono il vino francese mentre di quello italiano neanche l'ombra

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Andrea Gori

circa 9 anni fa - Link

Qui in Toscana i cinesi di seconda generazione bevono solo ed esclusivamente Brunello di Montalcino. Facendo delle statistiche su 5 bottiglie di Brunello che vendo, 4 le comprano i cinesi e sono anche appassionati di vecchie annate. Però immagino che appunto in Cina le cose siano molto diverse!

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kenray

circa 9 anni fa - Link

i cagariso di vino capiscono come lapo elkan di gnocca.

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francesca ciancio

circa 9 anni fa - Link

bah a me risulta che è diventata il quarto produttore di uva al mondo. ora, al di la della qualità, qualcuno può confermarmi questo dato? io l'ho sentito dire a Charrere delle Cretes e presidente Fivi

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

dato confermato Francesca, quinti o quarti produttori di uva, con le prospettive, secondo studi O.I.V., di diventare il primo produttore di uva da vino del mondo entro il 2050. Spero tanto di non esserci più a quell'epoca... Auguri di Buon Natale a tutti

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Bernardo Conticelli

circa 9 anni fa - Link

La Cina è effettivamente una grande produttrice di uva e, secondo i dati OIV aggiornati al 2007, in Cina troviamo il 4° vigneto mondiale per estensione (dopo Francia, Italia e Turchia). Non dimentichiamo però che la Cina produce tantissima uva fresca cosiddetta "destinata al consumo umano" (uva da tavola e uva secca)per un totale del 22% della produzione mondiale. I dati sulla produzione cinese di vino infatti ce lo confermano: la Cina è sì il 7° produttore mondiale di vino (dietro a Francia,Italia,Spagna,USA,Argentina e Australia - dati OIV, 2006), ma con una quantità totale prodotta che è decisamente ridotta rispetto alle potenzialità del vigneto (nel 2006 la Cina ha prodotto "soltanto" 12 milioni di hl contro i 52 milioni di hl della Francia o dell'Italia). La produzione nazionale è destinata essenzialmente al consumo interno dove l'offerta non riesce a soddisfare la domanda (scarto del -11% tra produzione e offerta interna). E comunque, io almeno un vino cinese interessante l'ho assaggiato...Chateau Bolongbao, a sud ovest di Pechino. Azienda abbastanza piccola (per gli standard di laggiù) e certificata biologica (!!!). Vini molto interessanti e buoni, ma con un prezzo decisamente elevato.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Proprio rispetto a questa azienda ho avuto informazioni controverse. Credo che sul mercato ci siano attualmente solo un Cabernet Sauvignon e uno Chardonnay, anche se loro hanno piantato 14 diverse tipologie. Un mio amico ha avuto la possibilità di visitarla e l'impressione che ne ha ricevuto é stata di un'azienda molto di facciata, con una produzione minuscola rispetto a quanto strombazzato. Credo anche che sia di proprietà del governo e ho il sospetto che serva solo a far girare dei soldi. Riguardo alla produzione di uva in Cina e ai vigneti piantati una cosa sono le statistiche, un'altra la realtà di quanta di questa uva venga effettivamente utilizzata per produrre vino e vino di qualità. Staremo a vedere, ma intanto dobbiamo vendere il nostro di vino...

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Bernardo Conticelli

circa 9 anni fa - Link

Io ho visitato Chateau Bolongbao nel giugno 2008; lì ho assaggiato il Cabernet Sauvignon 2005 (che al tempo era l'unico vino prodotto, ora credo che facciano anche un rosato,un Merlot e un Cab. Franc) e confermo che il vino era molto interessante, decisamente più interessante di molti altri assaggiati nelle grandi aziende Great Wall etc. Riguardo alla proprietà, a me risulta essere l'opposto di quanto dici: in Cina in via generale tutte le aziende sono statali, mentre Chateau Bolongbao (come qualche altro raro esempio) sono aziende "private", ovvero affittano la terra e quindi i vigneti in esclusiva allo Stato. L'azienda in questione, nata nel 2000, è frutto di un investimento francese e si vuol attestare come "boutique wine", per questo si trova molto difficilmente in Cina. Relativamente piccola produzione e piazzata in segmenti strategici e di alto livello del mercato. Un'altra azienda molto qualitativa e sullo stesso stile produttivo che ho avuto modo di visitare è Bodega Langes, nella regione di Changli: in questo caso l'investimento estero è stato della famiglia Swarovski...

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Mi fa sempre una certa impressione l'associazione della parola Chateau a un nome cinese. Ma i cinesi non hanno un cavolo di modo diverso per chiamare le loro fottute fattorie? :-D

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

No, se vogliono rimanere gli squaleschi mercanti che sono.

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Bernardo Conticelli

circa 9 anni fa - Link

E' vero, è ridicolo che si chiamino Chateau.Però questo la dice lunga sull'influenza che la Francia vitivinicola ha su quel paese. Gli investimenti francesi in Cina (e non solo finanziari,ma di contagio enoculturale con enologi che si sono trasferiti laggiù per lavorare,corsi di approfondimento sulla conoscenza del vino francese etc) sono incominciati molti anni fa, e comunque molto prima di quanto non abbiamo iniziato a fare noi (ammesso che si possa dire di averlo incominciato a fare...). E i risultati si incominciano a vedere: nel 2010 la Cina è diventata il primo mercato di destinazione export per i vini di Bordeaux, superando lo storico mercato americano...Pas mal! Qui un approfondimento: http://winemarkets.wordpress.com/2010/09/30/francia-la-cina-e-il-primo-mercato-di-destinazione-export-per-bordeaux/

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Quindi poche speranze di leggere un'etichetta del tipo "Castello Hang Li" :-)

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Bernardo Conticelli

circa 9 anni fa - Link

Mai dire mai... :) Saluti e auguri a tutti

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Nello Bosco

circa 8 anni fa - Link

Vivo da 5 anni in Cina, e mi occupo di vino. Capisco l'articolo, probabilmente scritto da una che la Cina l'ha vista di striscio, mentre e' un mercato complesso, estremamente difficile e molto promettente per i vini italiani. Il problema non sono i Cinesi, siamo noi. Perche' mai i francesi hanno una quota del 43% dei vini importati e noi abbiamo piu' o meno il 5? Perche' i francesi sono organizzati, fanno marketing territoriale, hanno strutture sul posto, hanno invetito im promozione e education per 20 anni, e ora si godono la meritata posizione. I commenti superficiali che ho letto dimostrano appunto che la nostra attitudine a "snobbare" i cinesi,non ci permette di comunicare in modo adeguato con il mercato. Vi da fastidio il termine Chateau sui vini cinesi? Funziona! (Grazie ai francesi) E questo basta ai pragmatici cinesi. Andate a vedervi le valutazioni dei vini cinesi sul sito di Parker 9in particolare quelli di Grace Winery), forse capirete che non solo dobbiamo darci una mossa per entrare nel mercato a piu' alta velocita' di espansione nel mondo, ma tra un po'dovremmo anche preoccuparci della loro concorrenza sui mercati internazionali. Stavolta la puzza sotto il naso ce l'abbiamo noi!

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Marco

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno Nello, mi scriva alla email che vede pubblicata nel post successivo. Grazie M.

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carmelo

circa 8 anni fa - Link

credo che la tua esperienza di vita in cina possa aiutarmi a capire molte cose, domande: - un cinese compra il vino al supermarket o in negozi specializzati? - lo compra per bere a cena insieme agli amici a casa oppure lo beve solo al ristorante? - ci sono bar dove si può degustare un buon vino con salame e formaggio come da noi gli aperitivi? - qual'è il prezzo medio di un vino comprato dai giovani?? e dalle persone meno giovani? - vedi delle pubblicità per il vino alla televisione? - puoi dirmi dove trovare le regole che guidano le etichette in cina? per il vino e gli alimenti in genere Sei un grande se riesci a rispondermi grazie

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Nello Bosco

circa 8 anni fa - Link

Rispondo volentieri, fornendo ilcollegaemnto ad un link dove ho pubblicato uno stralcio del mio studio VINO ITALIANO IN CINA. Cordiali saluti Nello Bosco http://www.opera-wines.com/vino%20ITALIANO%20IN%20CINA%20REV%206%20SOMMARIO.pdf

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matteo ricci

circa 8 anni fa - Link

caro Bosco... Sì,effettivamente qui da noi c'è tanto provincialismo e una invidia sociale che ci portiamo come seconda pelle addosso. Io sarei disposto a capire come fare per cerca- re di convincere i cinesi a provare,dico provare,la quali- tà del nostro vino. Ma ho bisogno di saperne di più... Pertanto,intraprenderò una sorta di viaggio conoscitivo in Cina per luglio,mi rigirerò la Cina settentrionale e forse potrei passare anche per il tanto bistrattato "Chateau"...lei non mi farebbe da Virgilio,in questa ipotetica cronistoria del passaggio per vigne cinesi? Se dobbiamo attenderci qualcosa di incentivante da parte del nostro Stato,stiamo proprio freschi. Qui ci dobbiamo solo ARRANGIARE... Sergio Presutti per contatti: indissolubile@gmail.com

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pietro quaranta

circa 8 anni fa - Link

Gentilissimo Sign.Bosco, mio figlio dopo un esperienza lavorativa all'expo di Shangai durata tutto il periodo del'expò, ha deciso quest'anno di ritornare a Shangai per frequentare l'universita di lingua cinese .Le premetto che parla correntemente l'inglese ed è laureato in storia e scienza della moda all'università di URBINO con lode.Mi ha comunicato che da un pò di tempo sta collaborando con un'agenzia italiana presente in Cina che tratta vini italiani,pare che questa esperienza lavorativa lo soddisfi,ma da quello che so rappresentano vini a basso costo.QUALE CONSIGLIO SI SENTIREBBE DI DARE A MIO FIGLIO PER MIGLIORARE LA SUA ESPERIENZA NEL SETTOR CONSIDERANDO CHE HA ESPRESSO IL DESIDERIO DI RIMANERE IN CINA?

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Nello Bosco

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno. Quello che mi sento di consigliare a suo figlio e' di continuare l'esperienza. Il settore del vino e' certamente un settore in grande espansione, ma nello stesso tempo dovrebbe riuscire a NON focalizzarsi sul prodotto, soprattutto se si tratta di prodotti di basso prezzo. L'utilita' dell'esperienza che sta facendo e' quella di imparare a conoscere i "modelli commerciali" che si devono utilizzare in Cina per la vendita di prodotti italiani. Importante quidi e' riuscire a sintetizzare i modelli teorici che stanno dietro al consumo cinese dei prodotti italiani. In questo modo potra' riuscire a riutilizzare i modelli in ogni altro settore, e questo costituisce un grande plus formativo. Diversamente, il rischio e' di farsi intrappolare da un modello unico, adatto magari a vendere un certo tipo di prodotto, ma poco replicabile, quindi di restringere una potenziale carriera ad uno sepcifico settore o segmento, soprattutto considerando il curriculum formativo di suo figlio. Spero di essermi spiegato chiaramente e di essere stato di qualche aiuto.In bocca al lupo!

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marcella

circa 7 anni fa - Link

Nello bosco, sono il vice direttore di Cina in Italia mi contatti per favore, vorrei farti scriver eun articolo sul vino in cina marcellasmo@gmail.com grazie

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Elena Madama

circa 7 anni fa - Link

Buona sera Nello,avrei piacere di essere contattata da Lei perchè qualche giorno fa sono rientrata dalla Cina e volevo esportare vino.... Chissa' forse mi potrebbe aiutare con qualche dritta... se le va'?!? .... Grazie per l'attenzione che vorra' dedicarmi. Saluti, Elena M.

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Marco

circa 8 anni fa - Link

Signor Nello, potrebbe darmi un suo contatto. Può scrivermi a: givemenews@email.it grazie

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Nello Bosco

circa 8 anni fa - Link

Siccome ho risposto un po' stizzito nel precedente post (ma non ne posso piu' dei commenti superficiali di chi non sa nulla di Cina e tantomeno del vino italiano in Cina) vorrei rispondere un po' piu' professionalmente, invitando a scaricare questo documento http://www.opera-wines.com/VINO%20ITALIANO%20IN%20CINA%20REV%206%20SOMMARIO.pdf Magari non ne so molto di tecnica enologica, e di varie raffinatezze sul vino, ma vi assicuro che ne so molto di Cina! E vi assicuro anche che i "cagariso" cinesi ci faranno vedere i sorci verdi se non ci svegliamo!

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mao

circa 8 anni fa - Link

Salve Nello Io come lei vivo in Cina e non mi occupo di vini, sono un consumatore diciamo...... vero chi non vive in cina e parla da solo fiato alla bocca ,in piu ci sono aziende italiane che non ci fanno una grande publicità sui nostri prodotti. Manca un po di serietà e regole . sig. Nello buona permanenza in china Maurizio Shanghai

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mauro

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno a tutti,, molto interessante questa conversazione sul mercato cinese. Penso che con tutte le loro differenze i "cagariso" abbiano molto da insegnarci. In primis rispetto e cordialità. Detto ciò, anch'io come altri mi sto documentando per entrare a breve nel mercato del vino in Cina. Vorrei chiedere al sig. Nello Bosco se è ancora disponibile il pdf da lui segnalato, a cui però non riesco ad accedere. Qualcuno è a conoscenza delle tasse imposte dal governo cinese per i prodotti di importazione? Mi diceva oggi un amico cinese che sono parecchio alte, tipo 120% sul prezzo di importazione. Possibile? Grazie,

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Federico

circa 8 anni fa - Link

X Nello Bosco certo che se i cinesi apprezzano montelvini,ornella molon e Santomè gli possiamo proprio vendere qualsiasi cosa!

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Sterpa Luca

circa 8 anni fa - Link

Salve sig. Nello Bosco, è possibile avere il suo contatto per avere una sua consulenza e suggerimenti? Il mio contatto è sterpaluca@gmail.com

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Lu Ka

circa 8 anni fa - Link

Ho letto l'articolo da cui poi e' andata avanti la discussione. Vivo in Cina da quasi un decennio e conosco il settore food & wine. Due appunti vorrei fare. Il primo riguardo l'articolo. Il consiglio dato a piccoli/medi produttori e' assurdo. Io ad un piccolo/medio consiglerei una cosa sola: si dimentichi della Cina. Qui, se vuoi sfondare (e c'e' chi lo ha fatto alla grande, in tutti i campi) devi avere le spalle grosse e investire. I francesi nel vino sono forti non solo per un discorso di qualita' (non e' affato vero che spadroneggiano solo nella fascia alta), ma soprattutto per la diversa realta' dei produttori che qui si presentano: grandi aziende (o consorzi) che investono capitali per la promozione, il marketing ecc. Le aziende italiane sono (quasi) tutte realta' di piccoli produttori, che possono andare bene per un target di nicchia, ma scordandosi i grandi numeri, non avendo (o non volendo investire) i capitali necessari per entrare nel mercato. Altro errore dell'articolo: la cucina. Vero che i ristoranti fanno da traino, sbagliato che quelli italiani siano pochi. Al cinese piace moltissimo la nostra cucina e ci sono molti piu' ristoranti italiani che non francesi, per esempio. E hanno successo, se gestiti bene e con proposte mirate per la clientela cinese. Altro appunto riguarda uno dei commenti: mi riferisco a chi ha definito i cinesi "cagariso". Questo e' il tipico atteggiamento razzista, presuntuoso e ignorante (nel senso di ignorare che cosa sia la realta' cinese) che fa' si che il made in Italy sia cosi' indietro rispetto ad altri Paesi occidentali. Spero per le aziende italiane che simili commenti ed atteggiamenti svaniscano al piu' presto. C'e' gia' stato uno che agitava lo spauracchio cinese e li demonizzava, andando di fatto a combattere una guerra persa in partenza, facendo danni incalcolabili alle aziende italiane. Si, mi riferisco a quello che disse che i cinesi mangiano i bambini bolliti. Per fortuna si e' tolto di torno. Cerchiamo di conoscere questo Paese e la sua gente, nel bene e nel male. Non abbiamo nulla da perderci, anzi!

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Feng li

circa 8 anni fa - Link

Sig. Nello, Posso chiederle la sua mail? Il mio contatto ė ferri.giulia5@gmail.com Grazie, Giulia

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Wi

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno, da 3 anni commercio vino di piccole e micro realtà vinicole Italiane in Cina, farei meglio a dire però che da 2 anni e mezzo promuovo queste piccole realtà e da 6 mesi vendo i loro prodotti. Faccio questa precisazione perché troppo spesso vedo numeri, sento interviste e leggo interventi che sono completamente al di fuori della realtà Cinese. E' un mercato davvero troppo particolare, e ha ragione chi dice che al momento è solo per i "grandi" , questo è dovuto alla necessità di un imponente e costoso lavoro di marketing. L'approccio diretto può ubriacare, così mi sono sono sentito dopo le prime manifestazioni, centinaia di contatti e tutti che volevano comprare, ma solo sulla carta. Qualcuno addirittura sostiene che sia "molto semplice" esportare, anche solo da un punto di vista logistico vi troverete di fronte ad una tale ondata di problemi che rinuncerete prima di cominciare. Quello che mi sento di consigliare oggi per quel tipo di mercato ai piccoli produttori è quello di consorziarsi, e trovare importatori che già lavorino in Cina e concordare con loro un piano di marketing dividendosi le spese. Diffidate dalle fiere e da chi vi porta là per far assaggiare i vostri prodotti e poi vi abbandona al vostro destino, quelle possono essere esperienze ma di certo non frutteranno mai, o quasi mai, nulla. @ per chi chiede le imposte: per poter sdoganare il vino in cina devi avere una licenza per importazione, devi fondare una società e richiedere queste licenze. Le tassazioni sono teoriche, non sono comunque il 120%, vengono calcolate sul valore cif della merce. Dico teorico perchè in base ai calcoli ufficiali ci sono delle variabili a loro discrezione, come ad esempio il cambio ufficiale euro rmb , a volte utilizzano il cambio giornaliero altre volte hanno usato un cambio 1 a 10 quando era 7.9. altre voci risultano diverse rispetto a quelle ufficiali e quindi risulta sempre una differenza che può essere minima o può arrivare anche oltre il 30% rispetto ai tuoi calcoli. In più ci sono le sanzioni, per non chiamarle in altro modo, e poi i prelievi per le analisi, che se porti vino da 0, incide poco, ma per chi come noi ha scelto prodotti di qualità e quindi con un certo costo incide parecchio, perché 1 bottiglia per l'analisi e una cassa per l'ufficiale, per ogni tipo di vino. Unitevi e unite le vostre risorse finanziare, trovate persone competenti e non sprecate il denaro in inutili tentativi, teneteli per finanziare un progetto serio e che porti direttamente i vostri prodotti verso il target di cliente adatto al vostro prodotto.

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pippo

circa 7 anni fa - Link

Buongiorno Signor Wi, Sono un imprenditore che mi occupo di commercio all'ingrosso di food&beverage in Italia, e quest'estate tramite una cena ho conosciuto un cinese che vive dalle mie parti che è interessato all'esportazione di vino pugliese in Cina. Mi sono informato da varie cantine della zona, gli ho fatto assggiare diversi campioni ed alla fine ha scelto 13 etichette che vuole esportare. Lui subito ha puntualizzato che la logistica della spedizione l'avrei dovuta curare io, anche se a sue spese. Mi sono affidato alla Francovago, chiedendo se erano in grado di seguire l'operazione in tutti gli iter, sia burocratici che pratici, e loro mi hanno detto subito che non c'era problema, dato che hanno una sede distaccata a Shangai. Allora gli ho chiesto di tradurmi le etichette cosicche' potevo inviarle alle cantine e mandarle in stampa all'imbottigliamento. Loro mi hanno detto di mandare i file ed unbonifico in acconto per cominciare il lavoro. Il problema è che da 2 settimane si è bloccato tutto a causa di un cavillo: in diverse etichette che dovrei esportare c'è la dicitura IGP, che l'Istituto di Controllo cinese(ICQ se non sbaglio) non acetta. Nonostante io gli ho trovato il Decreto legge che dice che per la comunita' europea i vini ora sono raggruppati in due fasce, DO e IG, loro continuano a dirmi che l'ICQ non l' acetta. Al sol pensiero che dopo questo passo dovrei fare ancora diversi passaggi burocratici da mille problemi mi passa la voglia di continuare. Il problema è che mi sono già impegnato con le cantine, e il cliente cinese mi ha fatto già un bonifico del 30% del valore della spedizione. In piu lui ora incomincia a mettermi fretta, giustamente. Lei sa darmi qualche consiglio su come dovrei muovermi? Sa indicarmi, per sua esperienza, qualcuno che mi aiuti a velocizzare le cose? Spero che mi risponda al piu presto Grazie

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Paolo

circa 7 anni fa - Link

Salve, mi piacerebbe fare il buyer in Italia di vini di pregio per il mercato cinese. La faccenda è effettivamente complessa ma ho studiato i vari aspetti e penso che impegnandosi sia fattibile. Mi serve però un grossista/distributore cinese con cui eventualmente avviare una collaborazione. Come potrei mettermi in contatto con un distributore cinese dalle spalle abbastanza larghe? Se qualcuno vuole inviarmi consigli la mia mail è: tallid@email.it Grazie Paolo

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Marcello

circa 5 anni fa - Link

Buonasera a tutti. Sono in imprenditore vitivinicolo del sud Sardegna, nonostante alcuni commenti mi abbiano scoraggiato a intraprendere un attività di export in Cina, chiederei a chi interessato e con un grosso incentivo da parte nostra, di collaborare per un nuovo progetto di vendita dei nostri vini nel mercato cinese. info@tenutesmeralda.it

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