L’antidoto contro lo stress da fiera è un’altra fiera. Quella di Navelli

di Emanuele Giannone


Stress da fiera, l’ineluttabile sindrome da affaticamento. Procede dalla passione per le nectar délicieux: troppi eventi, troppo spesso, con troppi vini per le nostre papille esauste. Troppo è anche il rimorso per tutti quelli desiderati invano: la variante per oenophiles del sogno bagnato, quello dei vini che avevamo smaniosamente appuntato come imperdibili, che avremmo voluto ma non abbiamo potuto degustare.

L’antidoto contro lo stress da fiera esiste ed è, non sorprenda, una fiera: l’ultima nata tra quelle dedicate ai vini naturali. Si chiama Naturale e si è svolta a Navelli, una trentina di chilometri da L’Aquila. Vale a dire in un borgo bello ma fuori mano, situato nella provincia di una città inferma e pericolante. Chi ha potuto concepire una manifestazione in un luogo del genere? Un gruppo di sparuti visionari, anzi: di locali, appassionatisi all’idea di portare altri sparuti visionari da altri borghi belli e fuori mano a spiegare il vino che fanno. E perché è differente.

Locale è parola che individua, nel significato più immediato, il luogo al quale sentiamo di appartenere. In alternativa, insieme a territorio e terroir, è locuzione tra le più abusate da industriali sotto mentite spoglie o imbottigliatori di pout-pourri. Nel primo caso è espressione di identità, nel secondo espediente per l’identificabilità. L’identità è concetto complesso, che il vino di qualità può tuttavia rendere con l’immediatezza e l’incisività di una lingua franca: per definizione un linguaggio veicolare e aperto, che si propone come unitario ma accoglie le varietà, facendone riferimenti distinti ma paritetici. L’identificabilità è un’esigenza delle strategie di vendita e trova la sua espressione politica nel sistema italiano delle denominazioni di origine. L’identità qualifica il vino, la denominazione all’italiana lo mistifica. Questo, in sintesi, il tema centrale del dibattito a Navelli; il successo di Naturale testimonia anche della capacità di portarlo all’attenzione di un pubblico più ampio rispetto a quello dei cultori. Un successo rispecchiato nei moltissimi commenti, in particolare quelli pubblicati nei social network, o nell’esaurimento dei posti disponibili per le degustazioni; evidente perché sublimato in una sensazione diffusa, inusuale vibrazione empatica trascendente il tipico, stuporoso benessere dei languidi pomeriggi di fiera, la loro socialità barcollante e ridanciana, la congerie di occhi vitrei e lingue infeltrite.

Qui, dicono i produttori, nessuno ha approfittato dei vini a centinaia per allestirsi l’aperitivo potenziato. Piuttosto, proprio i cosiddetti curiosi hanno fatto la differenza, appassionandosi e informandosi. Alla fine sono stati gli stessi vignaioli i più capaci a riassumere le ragioni del buon esito. Così ha scritto una di loro, Nicoletta Bocca, sulla pagina Facebook di Naturale: «Navelli ha permesso di respirare una bellezza e un ritmo rarissimi. E la Libertà. Grazie davvero a tutti. Io sono stata perfettamente felice: ho capito cosa dovrebbe essere una vera fiera di vini naturali in cui chi l’ha fatta nascere è ospite, non padrone».

[Crediti | Immagini di Patrizia Peroni e Simona Iovane; dalla pagina FB della Fiera di Navelli]

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

6 Commenti

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sergio

circa 8 anni fa - Link

Per chi non lo sapesse Navelli è la capitale mondiale dello zafferano di qualità.

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

Chi è venuto doveva saperlo, perché ne è stato venduto parecchio. Val la pena aggiungere che a detta degli esperti quello di Navelli sarebbe più intenso e fine rispetto a quello sardo, umbro o toscano, nonché a celebrate varietà persiane. Vale altresì la pena ricordare che in quella zona la coltura fu strappata all'abbandono da una cooperativa di piccoli coltivatori, soprattutto anziani, che si associarono per evitare il passaggio a coltivazioni più redditizie. Una di loro vive a Civitaretenga ed è stata protagonista in prima persona del salvataggio. Dubito che le sia stato tributato un premio. O anche solo un grazie.

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Les Caves de Pyrene

circa 8 anni fa - Link

Bellissima fiera , posto incantevole , grande atmosfera. Bravi!

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

A ciascuno il suo: bravi, bravissimi anche voi che di questa scommessa avete condiviso la posta.

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Rolando

circa 8 anni fa - Link

L'evento ha saputo diffondere un'aria gioiosa, senza nessuno che si sentisse più importante o migliore degli altri. Una atmosfera rilassata.

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carolina

circa 8 anni fa - Link

navelli the best! proprio perchè "Vale a dire in un borgo bello ma fuori mano, situato nella provincia di una città inferma e pericolante." ovvero in c@@o ai lupi, dove davvero si respirava un aria fuori dal tempo, gente interessata al vino e non alle solite domande, organizzatori fantastici e rispettosi, quasi timidi. a navelli ho respirato felicità e pacatezza. speriamo la rifacciano :) presto anche!

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