Il vino inglese è qui per restare. Che vi piaccia o no

di Elena Di Luigi

Tutti d’accordo nel dire che se la qualità di un vino fosse giudicata in base a determinazione e marketing, quelli inglesi non avrebbero rivali. Ma anche chi si ostina a mettere la qualità al primo posto – e chi legge queste righe col sorrisetto sarcastico – dovrà accettare l’idea che i vini inglesi sono in scena per restarci. Quindi, se sei tra quelli che hanno scelto Londra come meta estiva, e hai in programma una cenetta in uno dei tanti ristoranti prestigiosi di cui la città pullula, non ti fermare alla prima etichetta che ti suona nota. Fa’ quello che fanno gli inglesi in Italia, scegli i prodotti locali.

Julia Trustram Eve, direttrice degli English Wine Producers, riconosce con soddisfazione i risultati raggiunti e riconosciuti anche dalla stampa. “Negli ultimi anni i vini inglesi hanno ricevuto una pubblicità fantastica, sia all’estero che in Gran Bretagna” dice, “grazie certo ad azzeccate strategie di marketing, ma anche al salto di qualità fatto dal prodotto e alla curiosità del consumatore verso uno stile nuovo”. Questo risultato sembra ancora più eclatante vista la natura cosmopolita del mercato britannico, che per molti resta la hub europea dell’industria vinicola mondiale. Infatti Julia ci tiene a precisare che anche l’industria, stimolata dalla curiosità del consumatore verso questo prodotto, si è dovuta adeguare a quella che, almeno a Londra, non è più considerata una novità nei ristoranti, tanto meno nei supermercati.

A questo punto viene da chiedersi cosa sia cambiato nei vini inglesi tanto da trasformare gli snob in adepti. Christine Parkinson, wine buyer del ristorante Hakkasan, dice che il suo approccio è rimasto lo stesso, assaggiare sempre e di tutto. Quando poi ci si imbatte in qualcosa di buono, lo si osserva più attentamente, lo si accompagna col cibo e se è di qualità allora va in lista. “Frequentando regolarmente il Plumpton College nel Sussex (scuola per viticoltori e winemker oltre che produttore) per la preparazione del nostro staff, ci siamo imbattuti in eccellenti sparkling e in buoni bianchi aromatici” dice Christine. “Anni fa per esempio abbiamo scoperto un Ortega fermentato in barrique di cui compranno l’unico barile disponibile, un vino che ancora oggi abbiamo in lista.” Ma come si vende al cliente una novità con un passato grigio come quello della viticultura inglese? Secondo Christine è sufficiente la reputazione del ristorante, “i nostri clienti sanno che a Hakassan troveranno dei vini inusuali e si fidano del nostro metodo di selezione.”

Quindi torniamo al punto fondamentale e cioè che chi seleziona un vino ne ha in mano il suo destino. Jacques de Beauregard, head sommelier a The Cinnamon Club, è un fan della varietà bacchus, un vitigno aromatico immancabile nei vigneti del sud-est dell’Inghilterra, memore del sauvignon blanc neozelandese, ma figlio di riesling e sylvaner. “La vera eccellenza dei vini inglesi si trova negli sparkling che hanno la stessa finezza ed eleganza di certi Champagne. Anche quando le uve stentano a maturare completamente” dice Jacques “il lavoro fatto in cantina è impeccabile. I nostri clienti li preferiscono a certe bollicine francesi, anche a parità di prezzo.”

Un segno di come cambiano i tempi è visibile soprattutto nei numeri che parlano di un un terzo di ettari vitati in più registrati negli ultimi tre anni, come pure di investitori britannici e esteri che hanno acquistato terra per produrre vino. La notizia più eclatante è quella di alcuni viticoltori francesi che, secondo recenti mormorii, sarebbero stati “avvistati” in perlustrazione. Non dimentichiamo che qui troviamo lo stesso terroir della regione Champagne e un clima più favorevole a mantenere i livelli di acidità delle uve. Julia conferma la notizia precisando però che con l’attuale clima economico le cose si sono reffreddate, almeno per il momento.

In attesa che i francesi invadano le regioni a sud di Londra, contraccambiando la monopolizzazione inglese di Bordeaux nel medioevo, Jacques propone senza remore la sua selezione ai turisti, “soprattutto ai miei connazionali” dice, “naturalmente c’è lo sciovinista, ma anche quello che sa apprezzarne la qualità.” Christine Parkinson, Group Wine Buyer Hakkasan Ltd, propone di assaggiare il Morgan’s Reserve prodotto da Plumpton College nel Sussex  mentre Jacques de Beauregard, Head Sommelier a The Cinnamon Club , propone gli sparkling della cantina Nyetimber Vineyard del Sussex.

Julia Trustram Eve, English Wine Producers, invece raccomanda il Pinot Noir Rosé del Camel Valley Vineyard della Cornovaglia, vincitore del trofeo di vini sparkling rosè alla International Wine Challenge.

A voi l’ardua sentenza.

6 Commenti

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Luca Cravanzola

circa 10 anni fa - Link

gli manca solo più Zaia... ;-)

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

La proposta vini di Hakkasan Ltd cita appena un paio di nomi inglesi.... dai che ancora una ventina d'anni i "nostri" li reggono. Scherzi a parte forse a noi servirebbe uno "Zaia" del sud! Fra Campania e Sicilia c'è un vero e proprio rinascimento borbonico di grandissimi vini, se solo si facesse sistema per proporli. p.s. Se vi capita degustate il vermentino di Gallura superiore "Sciala" di Vigne Surrau (tanto per citare pure la Sardegna)... altro che gli chardonnaysauvignonriesling che vengono da mezzo mondo

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Brava Elena, hai scritto un bel post. E' difficile per noi italiani capire quanto significativi siano anche certi piccoli cambiamenti. Naturalmente il fenomeno del vino inglese è molto circoscritto e certo non minaccia le nostre posizioni di mercato. Però è divertente pensare alla schermaglia Francia/Inghilterra sullo Champagne poi! Una curiosità, la fascia di prezzo di questi vini è allo stesso livello dei corrispondenti francesi?

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elena

circa 10 anni fa - Link

Nelle Nuvole, ti invito a visitare i siti dei due ristoranti che hanno la lista dei vini online. Per il vino della Cornovaglia provo a sentire Julia. a presto, edl

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

Gli stessi inglesi non si prendono troppo sul serio, pero' qualcosina di interessante, sopratutto bollicine, si puo' trovare. Ma la roba buona ha prezzi da Champagne buoni, quindi... Prevedo un futuro per i vini inglesi, in Inghilterra.

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