Espianti | Il cabernet sauvignon non è più di moda

di Mauro Mattei

cabernetLa storia inizia così: “In principio era il cabernet..”. Eh si, ve lo ricordate il vitigno a bacca rossa più diffuso al mondo, osannato per decenni e tracannato in quantità bibliche? Duttile, versatile, capace di acclimatarsi ovunque, docile e produttivo quanto basta. Bene, quelli che un tempo erano pregi oggi sono “i” difetti, per non dire proprio insulti alla territorialità. Si sta diffondendo nel mondo una specie di Virus A.B.C. (Anything (else) But Cabernet – Tutto fuorché il cabernet) e il contagio sembra inarrestabile e pervasivo.

Prima di esagerare, mettiamo qualche paletto: il cabernet sauvignon è certamente una super-varietà con innumerevoli sfaccettature.  A Bordeaux partorisce vini da sogno, longevi, complessi ed eleganti, ed ha fatto innamorare letteralmente il Nuovo Mondo viticolo, spargendo il suo seme in luoghi di frontiera. Ha raccolto successi di pubblico e critica ovunque, dalla California all’Australia passando per il Cile. La sensazione, però, è che sia stato travisato il senso stesso dell’uva: freschezza ed armonia delle interpretazioni più classiche sono state sepolte da una miriade di “letture” antitetiche, spesso chiamate dispregiativamente “moderne”. Per riconoscere questi vini bastano poche note: alcolico, muscolare/ipertrofico, ultraglicerico, sovrestratto, legnoso, indigeribile. Questo lo stile imperante dalle Americhe all’Oceania, generalizzando ma poi neanche troppo. Tutti siamo “ingrassati” democraticamente vuotando bicchieri a destra e manca, affascinati dalla concentrazione dei profumi, dalla profondità del colore, dall’esplosione gustativa e dalla tridimensionalità delle senzazioni, incuranti del senso di sazietà e mai paghi di una chirurgica correttezza esecutiva. Ma si sa, niente dura per sempre. Figurarsi poi le tendenze del gusto che vanno di moda per anni.
Ebbene, volenti o nolenti siamo arrivati al giro di boa. Vade retro marmellatoni, sembra che il vino d’oggi debba essere più immediato, bevibile ed abbinabile e quei cabernet, almeno da questa parte dell’emisfero, non li vuole bere più nessuno. E allora, checcavolo ce ne facciamo con le interminabili distese di cordoni speronati piantati apperditadocchio e segnate col timbro della bordofona varietà? Staranno per caso maledicendosi quei lungimiranti vignaioli che, fiutando l’affare, hanno ritarato le loro necessità ampelografiche spiantando qua e là l’autoctono di turno per fare spazio al “re del mercato (che fu)”? Il risultato? Se 10 vini sono da ricordare, altri mille sono dimenticabili. Stampati in serie. Implosivi più che esplosivi, magari stupefacenti in una batteria di vinelli ma sempre più impolverati sugli scaffali d’enoteca e distanti dalle attitudini del consumatore.

In Napa Valley (l’Eldorado del vino Usa anni ’90) ci si lamenta, in Australia ci si interroga sul futuro, a Bordeaux qualcuno inizia a pensare che la via della “ciccia” sia in realtà un vicolo cieco, in Italia (a parte rare eccellenze) si medita una drastica inversione di rotta: vitigno autoctono batte internazionale quattro a zero. Eh si, ora vogliamo tutti vitigni tradizionali, darling. Crazy Italian Wines, così li chiamano negli States, e con questa nomina di belli (stimolanti) e dannati, si apprestano a marcare stretto i mercati più importanti (anche grazie ad alcune folli concessioni governative).

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

18 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

L'estremismo non mai positivo, detto questo, a quando ABM (Anything but Merlot)?

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

...a presto Francesco, però non ditelo ad Andrea Gori ;-)

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Luca Cravanzola

circa 10 anni fa - Link

posso permettermi di dire che aspetto con ansia la ABB (Anything but Barriques).. Ovviamente ironicamente parlando...ma non troppo......!!!

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nicola a.

circa 10 anni fa - Link

Ora tocca al petit verdot. Lo imparano a pronunciare, e poi lo chiedono tutti, come il gewurztraminer. Magie dei francesi. Giochino. Provate ad ascoltare quante volte viene pronunciata la parola champagne in un wine bar, in un giorno di punta. Io ho provato, 30/40 volte in un'oretta. E in un wine bar in Francia quante volte pronunciano la parola spumante?

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giovanni scarfone

circa 10 anni fa - Link

Penso che gli estremismi siano sbagliati, sempre, ma purtroppo è vero che il cabernet, come il merlot, il syrah, lo chardonnay etc... hanno soppiantato, sulla scia modaiola degli anni '90, molte varietà autoctone che invece avrebbero rappresentato la grande ricchezza del mondo enoico italiano. Io più che lo "spot" Anything But Cabernet, proporrei: Tutto, purchè vera espressione del territorio!!

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stefano amerighi

circa 10 anni fa - Link

tutto vero e tutto sottoscrivibile anche da chi ha deciso di fare della syrah il suo unico credo, ma attenzione... l'unica legge da seguire non è la consuetudine ma l'espressione del terroir, se sono a monti in chianti su di un bellissimo galestro magari il sangiovese è straordinario, ma se non capisco il terroir e voglio soltanto l'autoctono, tiro fuori vini che non sanno di nulla, è vero sono testimonianza di una cultura..ma non basta questo è bellissimo ma insufficente..insomma condivido l'articolo di andrea, perchè la fine poi è il bisogno di cabernettizzare sangiovesi che altrimenti non si strozzano. la lezione Di claude bourghignon un inverno di anni fa al castello di rampolla mi colpì molto lui divideva i vini in vin de terroir vin de cepage e vin tecnologic, gli ultimi sono fatti dalla tecnica in terreni non vocati, i secondi sono vini che al massimo esprimono i caratteri della varietà dell'uva con il qale vengono fatti in terreni poco vocati e poi ci sono i primi, i vin de terroir, dove il vitigno la terra il microclima e l'uomo si fondono insieme..... equindi Anything But terreni non vocati

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Tomaso Armento

circa 10 anni fa - Link

Tutto vero, il problema che vedo io è che la frammentazione dei vitigni meno conosciuti, almeno in Italia, è davvero alta e la comunicazione dei territori (che poi, secondo me, è quella che aiuta a far conoscere un vino piuttosto che un altro a meno che non entrino in campo produttori con capacità di investimenti di comunicazione e marketing davvero imponenti) di certo non è certo paragonabile a quella delle appelation francesi. Sicuramente per gusto è una buona cosa iniziare a cercare i sentori del vino invece di quelli della botte (sia tostatura che legno), ovvero lavorare bene in vigna pensando a preservare il lavoro fatto in cantina. L'impresa divulgativa necessaria a far emergere "gli autoctoni" dopo l'iniziale fase di curiosità generale verso il nuovo la trovo difficile, fatto salvo il gradimento che le singole zone saranno capaci di garantire (con esso intendo l'omogeneità degli standard qualitativi, non l'uguaglianza dei prodotti). Forse in francia hanno fatto un grosso lavoro sui territori, in modo molto più diffuso di quanto si è fatto in Italia?

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

vi prego lasciateci un pò di cabernet e merlot in toscana che con il sangiovese da solo... http://vinodaburde.simplicissimus.it/2010/01/26/sangiovese_o_merlot_alla_cieca_per_me_pari_sono/

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Si, magari solo 1/2 ettaro per il Gori, sennò chi lo consola...;-)

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Fermo restando che non si cambia l'uva con la stessa velocità di un paio di scarpe, e poi magari 2 anni dopo ci si ripensa....anche reinnestare vuole tempo e qualche problemino è possibile!

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Luca Ferraro

circa 10 anni fa - Link

direi che gli innesti portano qualche bel problemone... parlo x cognizione di causa. Luca

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Luca Ferraro

circa 10 anni fa - Link

Io sono convinto che il mondo del vino sia una ruota, anni 80 tutti volevano bianchi fermi, anni 90 rossi alcolici, oggi le bolle. Tra 10 anni probabilmente espianteremo vitigni autoctoni per piantare nuovamente gli internazionali e le nostre vigne si adatteranno alle "voglie" del consumatore.

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Credo che tu abbia ragione in parte, ma ritengo pur vero che la ricerca del perfetto connubio vitigno-terroir sia in Italia un pratica ancora ben lontana dal venir compresa nella sua complessità. Forse è vero che il superbariccone succosone perde appeal, ma se andiamo a vedere l'originelle ci rendiamo conto che di ben altro si tratta. Proprio due giorni fa ho bevuto un Pichon Comtesse de Lalande 2005 e tutto mi è sembrato fuorhè muscoloso e polposo, la quintessenza dell'eleganza invero. Con questo non voglio far paragoni ma dire soltanto che il cabernet sauvignon ha reso celebre Bordeaux, come il Pinot Nero e lo chardonnay la Borgogna e via discorrendo. Se impostiamo la discussione sul fatto che oggi espiantiamo per andare incontro al mercato e quindi fra 10 anni rischieremmo di trovarci al punto di partenza perdiamo di vista il nodo focale: leghiamo un territorio a un vitigno tradizionale e vediamo cosa ne viene fuori, nella buona e nella cattiva sorte. In fondo dove sta scritto che il vino si debba fare in ogni angolo di Italia?

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

ma perche' il territorio deve essere per forza associato ad un vitigno, quando e' vero che solo pochissimi territori hanno una tradizione ben collaudata, e di qualita', con alcune combinazioni di vitigni? Se il territorio e' vocato mi aspetto che si possa esprimere bene, e forse a volte anche meglio, con piu' vitigni. Generalmente parlando trovo una moda pericolosa, e sottolineo moda perche' e' un eccezione piu' che una consuetudine, quella del monovitigno. Proprio qualche commento sopra si parla di Bordeaux e del fatto che il Cabernet Sauvignon lo abbia reso famoso, ma in realta' bisogna dire che i vini di Bordeaux non sono mai dei monovitigni (a parte forse eccezioni rare), ma di solito combinazioni di almeno 3 vitigni, e in generale i vitigni rossi piu' usati, in proporzioni variabili e affatto specificate dai disciplinari, sono 5. Tra l'altro nel 800/900 era consuetudine fare tagli con il Syrah importato dal Rodano, varieta' non ammessa a Bordeaux. L'eccezione, vistosa e importante, e' la Borgogna ovviamente, dove il Pinot Nero potrebbe stare come il Nebbiolo sta alle langhe, ma la stragrande maggioranza dei territori ci dice che i blend sono la norma. In sostanza, se si crede cosi' tanto al potere del terroir, come mai si e' cosi' ossessionati dal vitigno?

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Premessa: 1-hai ragione sul fatto che bordeaux non sia esclusivamente Cabernet Sauvignon ma appunto il famoso taglio bordolese. 2-mi sono espresso in modo poco chiaro dicendo "leghiamo un territorio a un vitigno tradizionale", intendevo dire "torniamo a produrre con i vitigni tradizionali della zona" Questo non ti è sufficiente però per confondere cammelli per patate sostenendo quasi che in Francia sia possibile fare qualsiasi vino in qualsiasi territorio. Mi sembra inutile fare l'elenco da scuola media delle varie appellations d'origine legate in modo indissolubile al terroir di provenienza. Quello che fai finta di non vedere è che oggi in francia ogni enclave produttiva è legata a uno o più vitigni tradizionali della zona, e che in larghe zone della nazione la viticultura è ignota, quando non vietata. Sono fermamente convinto che se in quelle zone si portasse un bel po' di merlot e cabernet si farebbero buonissimi vini anche lì, ma questo si chiamerebbe sputtanamento, e i cugini galli se ne guardano bene dl cadere nella trappola. Alla luce di tutto questo mi domando: possibile che in ogni centimetro quadrato d'Italia esista un vino tradizionale che merita di essere tutelato e promosso? Possibile che la viticultura in alcune regioni si porti avanti a base di chardonnay e suvignon (per i bianchi) e cabernet e merlot (per i rossi)? Per quanto mi riguarda, senza far nomi, posso serenamente fare a meno della produzione di talune regioni, e lo faccio con soddisfazione. Inoltre (sennò che talebano sarei?) non lavoro case che si avvalgano esclusivamente di vitigni internazionali. p.s. Monovitigno una pericolosa Eccezione?????? Porca miseria! Perchè non me l'hanno insegnato da subito che Blanc de Morgeaux, Furmint, Petit Arvine, Chambave, Brachetto, Cortese, Moscato D'asti, Barolo, Barbaresco, Dolcetto, Barbera, Nebbiolo, Veltliner, Kerner, Syklvaner, Gewurtraminer, Riesling, Vitovska, Friulano, Ribolla, Malvasia Istriana, Picolit, Pinot Grigio, Charonnay, Sauvignon, Lagrein, Schiava, Refosco dal peduncolo rosso, schioppettino, Verduzzo, Rossese di dolceacqua, ormeasco, pigato, vermentino, sciacchetrà, Bardolino, Lambrusco, Albana, Sangiovese, Montepulciano d'abruzzo, Trebbiano Toscano, Trebbiano Spoletino, Trebbiano verde (o d'Abruzzo, o Bombino, o Buonvino), Cesanese, Malvasia Puntinata, Malvasia di Candia, Grechetto, Sagrantino di Montefalco, Pecorino, Passerina, Verdicchio, Bianchello, Lacrima di morro d'alba, Verdeca, Nero di Troia, Primitivo, Negroamaro, Falanghina, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Aglianico (dei campi taurasini o del Vulture), Coda di Volpe, Per' e' Palumm', Gragnano, Asprigno, Gaglioppo, Greco Nero, Magliocco, Catarratto, Inzolia, Grillo, Zibibbo, Malvasia delle Lipari, Nero d'Avola, Nerello Mascalese,Cannonau, Carignano del Sulcis, Bovale, Vernaccia di Oristano, Monica, Nuragus sono tutti blend di Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot talvolta vinificati in bianco??????

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

bravo Fabbretti, hai fatto un bell'elenco. Lo sai che per la legislazione Europea, ma anche mondiale, se in etichetta e' riportato il nome di un vitigno e' ammesso che il 15% sia di un altro? A meno che il disciplinare non lo vieti, come a Montalcino o a Barolo e non certo nelle IGT che citi. Scusa ma io rimango della mia idea: il vino e' sopratutto blend (tranne casi particolari che per me sono pochi, dove il monovitigno e' migliore del blend), i vitigni buoni e cattivi esistono solo nella fantasia, ognuno puo' fare il vino come gli pare e dove gli pare (nel rispetto delle regole), e se i risultati non gli danno ragione ne paghera' i costi (si chiama rischio, e liberta', d'impresa). In fine, solo per il fatto che io la penso diversamente da te, non ti da il diritto a usare espressioni come "quello che fai finta di non vedere...", o "questo non ti e' sufficente per confondere cammelli con patate...". Il fatto che tu stesso ti definisca un Talebano potra' sembrarti una cosa simpatica, ma non ti da il diritto ad essere scortese solo perche' siamo su internet.

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

il tuo post era sprezzante e fuorviante in alcune parti; magari in buonafede conteneva una serie di dati innegabilmente veri ma ordinati in modo tale da dare una visione erronea della realtà dei fatti. il solo fatto di richiamare la fatidica pratica del 15% ne è la dimostrazione. L'articolo di Mauro Mattei faceva un ragionamento in cui il celeberrimo "ritocchino" non c'entrava per nulla.quanto al linguaggio da me usato ti chiedo scusa se ti sei sentito offeso e lo chiedo pubblicamemte. p.s. non mi sembrava di averti voluto offendere ma ne trarrò insegnamento la prossima volta p.s.s un piccolo suggerimento: ai sensi di legge ciò che io ti ho detto non si configura nella forma di "lesione", seppur verbale, ergo, sempre in punta di manuale il "HO il diritto", per quanto cafone, di esercitare la mia dialettica con un linguaggio, aspro. Il fatto che tu la reputi una cosa offensiva lo recepisco e "scelgo" di astenermene

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

Sei tu che citi i termini legali, che proprio non c'entrano nulla. Io ho solo parlato di cortesia, pratica che ovviamente ti riesce difficile mettere in atto, come si vede dalla tua ulteriore risposta. Io ho cercato di fare un ragionamento di carattere generale, argomentandolo per altro senza indirizzarmi a nessuno in particolare, salvo ricodare che una delle piu' importanti appellazioni del mondo (la piu' famosa?), e' di fatto basata sui blend e non sul monovitigno, e tu stesso hai riconosciuto che l'esempio che avevi usato era di fatto inesatto (il Cabernet ha reso famoso Bordeaux, avevi detto). Avevo addirittura evitato di fare il tuo nome, proprio per non entrare in polemica con nessuno, se non con una idea. Le conversazioni sui blogs possono essere piacevoli, anche e sopratutto se si hanno posizioni diverse, e non c'e' bisogno di alterarsi troppo quando si parla di vino, se no a mio parere vuol dire che del vino si conosce tanto, ma forse se ne capisce poco lo spirito.

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