Chi consola i lambruschisti “orfani” dei 3 bicchieri del Gambero Rosso?

di Alessandro Morichetti

Io ancora non mi capacito. Già sulla strada per casa-base de Il Mosnel mi veniva da sorridere. Una elegante tenuta di Franciacorta che ospita 30 lambruschisti è roba che se becchi un fighetto ti spernacchia per ore. Che dire poi degli assaggiatori accorsi? Assortiti che neanche la fantasia di J.K. Rawling li avrebbe scovati così: ci sono l’edicolante-appassionato di Cavoretto, la simpatica cuoca volante, i padroni di casa con tanto di enologo – che sanno di metodo classico ma non di lambruschi, Aurelian0 e Patat0ne del blog La grande abbuffata, il Keanu Reeves della Bassa – alias Andrea Bezzecchi dell’Acetaia San Giacomo, Filippo Ronco di TigullioVino.it, Laura Zini – delegata Ais di Reggio Emilia – la tenerissima Maria Grazia di Soavemente WineBlog, il fotografico Massimo D’Almaun paio di produttori mica da ridere, poi tanti amici, compagne, mariti al seguito e ovviamente noi di Intravino, con Jacopo Cossater, Dan Lerner e Stefano Caffarri.
controsala lambruschi

La missione è seria. 11 lambruschi in serie, tutti alla cieca e ben assortiti. Griffe rinomate, industrie pesanti, chicche da poche centinaia di bottiglie e una buona dose di lambruschi dei tempi che furono, da uve tendenzialmente bio e con rifermentazione naturale in bottiglia. Tanto per capirsi, qui rischi quasi di scambiare alla pari una buona bottiglia di Franciacorta con l’intera batteria dei nostri cari lambroosky.
Tante sensazioni ed emozioni si intrecciano tra loro: la curiosità dei neofiti e la ricerca di certezze degli avvezzi, il gusto di “beccare” il vino conosciuto e quello di gustare il premiato di turno. I vini vengono serviti uno dopo l’altro e poi commentati liberamente, non c’è un vero opinion leader. Libertà di parola e civiltà nell’ascolto vanno a braccetto dall’inizio alla fine, i commenti si susseguono complementari e via via più accalorati. C’è coinvolgimento nell’aria, la tensione da risultato sale col passare dei minuti. Ho accanto due assaggiatori che rappresentano la varietà del panel: tecnico, allenato ma poco avvezzo ai lambruschi uno, auto-didatta, creativo, barocco e territoriale l’altro. I giudizi convergono nella sostanza, le sfumature danno ricchezza alle analisi.

Trasparenze e coloriOre 13.50, il verdetto arriva impietoso, diretto, tonante e senza repliche. Tanti i vincitori – Camillo Donati, Cà de Noci, Cinque Campi, Denny Bini e Corte Pagliare Verdieri, inesorabilmente 2 gli sconfitti, proprio i trebicchierati (affatto i peggiori ma quelli più deludenti tenendo presenti le aspettative): il Concerto 2008 di Medici e Vecchia Modena Premium 2008 di Chiarli 1860. Ve l’avevamo detto, i vini assaggiati vengono da quattro province, gli uvaggi sono misti e ogni bottiglia aggiunge un’interpretazione propria alla molteplicità di espressioni possibili.

Ebbene, io non mi capacito di come due vini da 3 bicchieri, in una batteria simile, abbiano potuto fare questa figura. Per carità, entrambi espressione riconoscibile, corretta e tecnicamente ineccepibile di un lambrusco che tutti hanno bevuto almeno una volta nella vita, ma da questo ad entrare nell’eccellenza nazionale ce ne passa e non poco. E’ più forte di me. Io non me lo immagino proprio Daniele Cernilli che assaggia un Lambrusco di Sorbara che sa di chewing gum alla fragola e caramella al lampone, aspro-dolcino in bocca, ed esclama: “Questo vino è da 3 bicchieri”. Se poi accanto ti passa un Camillo Donati che sa di chiodi di garofano, rabarbaro, terra e humus, con una bocca tannica, autentica, vibrante e senza sconti, la differenza si sente eccome.

Allora mi chiedo, senza falsa retorica: qual è il criterio di assegnazione dei 3 bicchieri? E’ il gusto del critico a discernere o si tiene d’occhio il mercato, il cosiddetto “gusto popolare” – premiando quello che il presunto consumatore-medio riconosce immediatamente come lambrusco tipico? Che poi si finisce per fare una confusione bestiale. Tutti a dire Nouvelle Vague lambruschista, “Finalmente anche i lambruschi vanno a 3 bicchieri”, ma poi siamo sicuri si stia parlando della stessa cosa, degli stessi vini, dello stesso concetto di qualità? Domenica è iniziato a venirmi qualche dubbio.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

31 Commenti

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liloniadriano

circa 9 anni fa - Link

ma va'?

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Massimo D'Alma

circa 9 anni fa - Link

Molti i dubbi in merito, giusta, come sempre corretta l'analisi. Premiando il "tipico" non credo che si aiuti il Lambro, anzi lo si racchiude nella sua stessa tipicità facendo si' che rimanga un prodotto non considerato dal grande pubblico. E si' che il vino si deve vendere, ma così resta affare per quelli da grandi numeri... Sorprende semmai che proprio il GR, che di piccoli da 1.500 bottiglie o poco più ne ha scoperti abbastanza, pecchi in questo caso di mancanza di analisi e di conoscenza delle zone "lambruschiste".

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maurizio silvestri

circa 9 anni fa - Link

avanti di questo passo, le aziede nel proprio medagliere scriveranno "non abbiamo preso i tre bicchieri".

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Pierpaolo Rastelli

circa 9 anni fa - Link

Credo che Chiarli e Medici non la pensino così. Tutt'altro.

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Pierpaolo Rastelli

circa 9 anni fa - Link

A breve il Gambero Rosso uscirà in edicola con un pezzo firmato da Giorgio Melandri sui Lambruschi e speriamo che le domande di Morichetti trovino un'adeguata risposta. Mi limito a dire che quello delle uve lambrusche è un mondo talmente frastagliato che io, avvezzo a usare il termine singolare per richiamare un vino (i Verdicchio, i Barolo), trovo naturale usare la parola al plurale vista la diversità che passa tra un Reggiano, un Grasparossa e un Sorbara. Voi? Tutto Lambrusco?

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Stefano Caffarri

circa 9 anni fa - Link

Per la verità abbiamo sempre parlato di "lambruschi" fin dal primo post, pur sapendo di perpetrare un'inesattezza. Era il 1957.

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Pierpaolo Rastelli

circa 9 anni fa - Link

Eppure sembra una cosa casuale. Sin dal 1957. Posso chiedere quante bottiglie fanno all'anno Camillo Donati, Cà de Noci, Cinque Campi, Denny Bini e Corte Pagliare Verdieri? Chi sa rispondermi?

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Dan Lerner

circa 9 anni fa - Link

partiam dal fondo prima di dire il mio pensiero un po' più diffuso sui vini: andiamo da circa 25.000.000 (milioni, sì) di bottiglie di Chiarli alle poche centinaia dal mezzo ettaro di Denny Bini... Ho vinto qualcosa? ;-)

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Massimo

circa 9 anni fa - Link

Manca anche il Salamino di Santa Croce..

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Andrea Bezzecchi

circa 9 anni fa - Link

Massimo, è colpa mia e di Patatone che abbiamo fatto la lista. Sull'onda dell'entusiasmo per un paio di nuovi, tra i quali il mantovano, abbiamo dovuto tralasciarne altri. Il Salamino non mancherà di certo a #lambruschi4 ab

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vittorio

circa 9 anni fa - Link

Un'analisi perfetta di quello che è successo domenica a #lambruschi3 , condivido ogni tua parola.

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Falco

circa 9 anni fa - Link

Complimenti all'onestà intellettuale del Morichetti. Del Pederzana (Grasparossa nero, biologico e molto più simile per caratteristiche produttive riguardo ai vincitori) premiato con le 5 bottiglie Espresso e giunto buon ultimo neanche una parola. Evidentemente sparare fango sul Gambero fa ancora notizia. O temeva il broncio di Rizzari?

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maurizio silvestri

circa 9 anni fa - Link

in questo caso non mi sembra trascurabile il dettaglio che l'annata in degustazione (2009) non fosse quella premiata dall'espresso (2008). idem per bellei (2008 in degustazione e 2007 premiato)

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sandra

circa 9 anni fa - Link

Come Vittorio, condivido il tuo pensiero Alessandro. Purtroppo a leggere i numeri che Dan ha postato nel suo commento, abbiamo di che riflettere, no??

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Dan Lerner

circa 9 anni fa - Link

Ho partecipato a questa bella giornata, per mia fortuna, e se condivido la bella descrizione che ne ha dato Alessandro non ne condivido invece la draconiana analisi centrale, anzi a costo di scatenare qualche malumore “in famiglia” ci vedo un poco di ricerca dello scoop. Ma ben venga anche questa, amico Morichetti, se serve a far parlare dei Lambruschi, vini che meritano di uscire dal ghetto locale in cui son rinchiusi. Premesse non necessarie: i pluralissimi lambruschi, chiunque si sia anche appena avvicinato con interesse a questi vini non può dubitarne nemmeno un istante, e anche Lambruschi3 ne è stata ulteriore prova. Non merita discuterne. Né merita riprendere qui la decotta querelle sui numeri: chi produce milioni di bottiglie dovrà rinunciare a molta dose di emozione in favore dell’ingrediente uniformità, ma io non sono un talebano e mi trovo, anche per necessità professionale, a distinguere tra ciò che sono disposto a stappare in privato e in giusta compagnia e ciò che è possibile offrire a pubblici più ampi e meno interessati all’approfondimento. Vengo al punto: il tribicchierato Concerto Reggiano 2008 di Medici Ermete non è stato a mio parere “inesorabilmente sconfitto”, né mi è parso, mi spingo a dire, che il vino abbia suscitato commenti inesorabilmente negativi al momento della mescita dalla bottiglia oscurata intorno al tavolo. Concordo: la “classifica” ha senz’altro molti vincitori, un paio di eccellenze (e questo è bene: molti vini buoni e interessanti), e pochi sconfitti: tra questi il Campione nr.1 poi risultato essere il Vecchia Modena Premium di Cleto Chiarli che ha indubitabilmente raccolto unanimi perplessità, più di qualunque altro vino successivamente assaggiato. Una classifica però non è stata formalmente stilata, se non raccogliendo informalmente i commenti di ciascuno, e allora invito i partecipanti alla degustazione, se vorranno, a postare qui di seguito le loro note di degustazione o almeno i tre vini che hanno personalmente preferito, e i tre meno graditi: alla fine tireremo le somme. Io inizio facendo outing e mi spingo a ricopiare tal quali le indegne note di assaggio che ho scarabocchiato di fretta senza modificarne una virgola (siate indulgenti con l’indegno scriba [cit.]) 1. Trasparenze sciroppose, nasino di fragola. Acidità con garbo ma senza molto altro. Buono per la festa dei bambini. 2. Nero e chiuso. Un sottobosco terroso. Entrata in bocca inattesa, la dolcezza della barbabietola ancora con l’asciutta sensazione della terra. Buono! Ciò a cui pensiamo quando pensiamo “Lambrusco”. 3. Nero. Spuma rosa e velocissima, scompare in rada corona. Puzzette e toni terricoli. Bocca esplosiva: asciutto e potente. Tannini belli che asciugano con soddisfazione la bocca, e ne vuoi ancora. Lungo come un ricordo. Riparte, non smette. Per ora il mio campione. Ne voglio! 4. Lo paragonano al campione 1 ma non è uguale. Note agrumate al naso su un colore di lamponi in trasparenza. La bocca è asciutta, gestisce una bella discreta acidità, un piccolo frutto, forse un alchechengio. Ha un suo bel perché. Chi l’ha fatto ci ha pensato. Bellei?? 5. Naso chiuso ma promettente, molta tipicità. Non si concede, non scherza né sorride. Però promette un ricordo di fragola. E poi rabarbaro. E puzzette. E molto altro. Probabilmente un po’ di tempo gli farà bene, ma già ora ottimo, senza spigoli. Bella e coerente la bocca, che ti soddisfa e insieme ti asciuga. 6. Naso dolce di ribes e mirtillo, o tutti i –berry che ricordi. In bocca persino di più. Anche no! Ma per favore… 7. Naso molto originale, forse una foglia sfregata e assieme il ricordo di un piccolo agrume e cassis. Poca bolla ma una grassezza interessante. Residui zuccherini che non fanno per me. Interessante è il termine, ma come a volte si usa per una donna. Non ne voglio due casse in cucina. 8. E’ IL LAMBRUSCO! Tutti lo tratteranno male ma questo è ciò che il mondo pensa quando dici Lambrusco. Se è Medici Ermete come penso si merita i suoi Tre Bicchieri alla carriera. Per la divulgazione urbi et orbi. 9. Il primo in cui c’è fiore e non c’è frutto. La vista è classica: nero, spuma bella, corona. Bocca asciutta in maniera quasi eccessiva. Bocca incoerente con le promesse del naso, probabilmente è troppo giovane. Ma è buono! Mi piace. Uno dei campioni. 10. Forse il Concerto è lui. Un gran bel vino, serio, semplice, fatto come Iddio comanda. Poca emozione, ma molto piacere. Si apre nel tempo dell’uso del bicchiere. Un vino da bere. Un vino vivo, non “etnico”. 11. Naso di frutta cotta, il caramello non alleggerisce certo… Bocca non leggera, non vuoi finire la bottiglia, forse neanche il bicchiere. Dunque: ho “azzeccato” Bellei e Medici, ho rischiato di confondere quest’ultimo, il “gigante*” con il “nano*” Denny Bini (* parlo di numeri), ne ho bocciati tre su undici, ma del mio incompetente parere solamente si tratta. Senza pregiudizi, né verso la grande azienda né verso gli assaggiatori delle Guide. Poi vedete voi, anzi, per favore scrivete voi. Legenda: 1. Cleto Chiarli - Vecchia Modena Premium 2008 2. Camillo Donati – Il mio lambrusco 2008 3. Corte Pagliare Verdieri – Lambrusco Mantovano biologico 4. Bellei Francesco & C. – Rifermentazione Ancestrale 2008 5. Cinque Campi – Cinque Campi Rosso Vino da Tavola 2008 6. Tenuta di Aljano – Montericco di Aljano 2008 7. Graziano – Fontana dei Boschi Vino da Tavola 8. Medici Ermete – Lambrusco Reggiano 2008 9. Cà del Noci – Sottobosco 2008 10. Denny Bini – Grecale 45 11. Pederzana – Lambrusco Grasparossa semi-secco 2009

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Pierpaolo Rastelli

circa 9 anni fa - Link

La diversità tra i Lambruschi è talmente evidente, e come tale non meritoria di alcuna discussione secondo il decisionista Lerner, che nessuno si è dato pena di scrivere alcunché né di uve utilizzate né di metodo di produzione. Solo note di degustazione. Addirittura Caffarri -faccio riferimento a lui perché è l'unico, prima del post di Lerner, che ha fornito una lista dei degustati- neanche scrive la tipologia. Questione numeri: io ho chiesto la tiratura di quelle bottiglie non perché volessi rimarcare la differenza tra una tiratura minima e una grande. Non è il punto del contendere. L'ho chiesto perché alcuni vini mi sono sconosciuti e m'interessava saperlo. Però visto che ci siamo sarebbe il caso di dire che i tanto vituperati Vecchia Modena e Concerto non sono replicati in milioni di bottiglie (nei 25 milioni di Chiarli vengono conteggiati anche i fiaschi degli autogrill) ma in 70000 pezzi il primo e 150000 il secondo. Che sembreranno tanti rispetto ai 400 di Denny Bini ma che rappresentano la normalità per molte etichette, anche di altre tipologie. Il Pederzana per esempio è in 50.000 esemplari e il più difficile Ancestrale (da rifermentazione in bottiglia) in quasi 20000. Giusto per citare i premiati "bastonati".

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Stefano Caffarri

circa 9 anni fa - Link

Vero. Mi scuso per l'evidente approssimazione, che non è dovuta a scelta filosofica, ma a semplice difficoltà logistica. Provare a diteggiare una degustazione in diretta con un bicchiere in una mano e un micro-notepad nell'altra per credere. Unico obbligo scrivere velocemente e premere altrettanto velocemente il tasto enter. La prossima volta vedremo di fare meglio.

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Dan Lerner

circa 9 anni fa - Link

Il mondo de I lambruschI è tanto variegato quanto interessante, questo intendevo dire Pierpaolo, e solo di questo "non merita discuterne" tanto mi pare evidente. Un mondo tanto amato da molti in Intravino che numerosi sono stati i post dedicati nel 2009 (in alto a destra una base di ricerca di alcuni post collegati), tanto interessante da non potersi certo esaurire qui. Qui apriamo un'ennesima finestra, e sono ben lieto che tu ti ci sia affacciato con la tua competenza ed esperienza, se vorrai contribuire ad accresere la conoscenza di questI vinI.

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sorgente del vino

circa 9 anni fa - Link

Complimenti per la "coraggiosa" degustazione. Solo 2 parole su 2 vini che bevo abbastanza spesso: Fontana dei Boschi: lo preferisco nelle annate magre, quando pare di tornare anni indietro. Buono, ma troppo ( per essere lambrusco). Sottobosco: mi piace un sacco, quando ha almeno un paio d'anni di bottiglia. Il malbo gentile abbisogna di tempo. Ancora complimenti paolo

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Pierpaolo Rastelli

circa 9 anni fa - Link

Concordo sull'irruenza del Sottobosco in età adolescenziale. E' un vino che reclama compagnia, per l'anima e per la tavola. Mai freddo, anzi terragno e accalorato nonostante l'acida lama che ne sfila, affilandola, la filigrana della bocca. E, scusandomi per l'off-topic, vorrei spezzare una lancia per un altro prodotto della famiglia Masini: l'Aresco. Un vino da meditazione dolce-non dolce che trascina in se il ricordo dell'autunno sia all'olfatto (mallo di noce, foglie umide, radice di liquirizia) sia al palato dove per ogni pulsazione dolce segue un'eruzione amara. Un palato contrastato, ecco. Si dice così. O almeno credo.

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Stefano Caffarri

circa 9 anni fa - Link

http://www.intravino.com/vino/emilia-la-dolce/ il mio vino dolce dell'anno, qui ne parlammo.

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patrizio mengozzi

circa 9 anni fa - Link

Al di là dei vari vitigni e delle varie tipologie, a me sembra che l'articolo sia incentrato sul fatto che il gambero ha preso una cantonata grande come le cantine da loro premiate con i tre bicchieri e, per quello che mi riguarda, non posso essere che d'accordo con voi. E poi lo sbaglio non l'ha fatto Cernilli, ma chi ha portato quei vini a Roma dal buon Daniele.

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Jacopo Cossater

circa 9 anni fa - Link

Ecco, intervengo solo per segnalare che sul GR uscito oggi (febbraio 2010) c'è una degustazione di Lambruschi e, alla cieca (credo, spero) Chiarli e Medici se ne escono con un bel 92 per entrambi. Camillo Donati con un 86 con 9 altri campioni a dividerli. Quali considerazioni, vista la chiara e netta divergenza di opinioni con il panel presente in Franciacorta?

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Jacopo Cossater

circa 9 anni fa - Link

Mi rispondo da solo, che non avevo visto che la terza di copertina l'ha comprata il consorzio riunito dei lambruschi. Ecco spiegata sia la scelta dei campioni che il 92 a chiarli. Questi stanno alla canna del gas, comunque.

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patrizio mengozzi

circa 9 anni fa - Link

Straquoto

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gp

circa 9 anni fa - Link

Non per difendere nessuno, ma credo che la dinamica sia un po’ diversa. Per quel che ne so, nei primi numeri dell’anno la rivista pubblica la “bella copia” di assaggi di determinate zone o tipologie effettuati mesi prima a livello locale per la guida, uscita nell’autunno dell’anno prima. Questo spiega i voti, che sono in genere coerenti con i “bicchieri” assegnati dalla guida: un vino tribicchierato non potrà che avere un voto dai 90/100 in su. Riguardo alla pubblicità, immagino che in questi casi qualcuno della rivista avverta i potenziali interessati (consorzi ecc.) che sta per uscire un articolo sul tema. Come metodo, suggerirei di accompagnare il confronto tra valutazioni divergenti con il confronto tra le rispettive descrizioni dei vini, se disponibili. A volte emergono differenze eclatanti che fanno pensare a campioni diversi – che secondo me, insieme ai diversi criteri di giudizio, spiegano il 90% delle divergenze di valutazione. Una delle tante possibili cause della diversità dei campioni è l’appartenenza a lotti di imbottigliamento diversi: per questo sarebbe sempre bene tenerne traccia (cosa che le riviste purtroppo non fanno).

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Massimo

circa 9 anni fa - Link

C'e' qualche Salamino di Santa Croce?

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M.Grazia (Soavemente)

circa 9 anni fa - Link

Il mio "Am ricord" di Lambruschi 3 http://bit.ly/c3HFTG

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Doc Savino

circa 9 anni fa - Link

Solo un appunto tecnico, prmettendo che non ho provato tutti quei "Lambrusco" (al singolare) che avete elencato: mi spiegate dove sentite il chewingum alla fragola e caramella al lampone nel Vecchia Modena Premium 2008 di Chiarli?

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