di | mar 20 set 2011 ore 13:27
28

C’è qualcosa di artigianale che andiamo perdendo e forse non dovremmo

Preferisco di gran lunga la prosa alla poesia ma le cose importanti della vita come conquistare una donna e fare vino necessitano poesia e metodo. Ferdinando Principiano è un Tarzan dalle fattezze nobili, barolista di Monforte d’Alba, “modernista pentito” e contadino critico. Nelle Langhe, pochi produttori ragionano di anidride solforosa, lieviti indigeni e vitalità del suolo. Esigenze commerciali e sottaciuto senso della storia (“Noi siamo il Barolo e voi non siete un…”) tendono a spostare altrove l’attenzione. Comprensibile, quando in vigna hai il nebbiolo. Qualcosa però si perde nel mezzo e qualche gesto antico non guasta, ogni tanto: la pigiatura a piedi, per esempio.

Ad ascoltare Principiano, c’è un senso ben preciso nel metodo antico. I 40 quintali di uva nebbiolo del vigneto Boscareto (Serralunga d’Alba) vengono pigiati a piedi da ormai 3 vendemmie. 13 persone, in botti da 400 litri, pestano con vigore uve rigorosamente non diraspate a grappolo intero. Un raspo ben maturo è la precondizione necessaria e Principiano sul Barolo Boscareto non aggiunge anidride solforosa, affidandosi a tannino e acidità naturali del vino per una lunga conservazione. I vini “pesantoni” che furono stanno gradualmente lasciando spazio a basso interventismo e mano gentile. In cantina, ho trovato molto interessanti la Barbera d’Alba Laura 2010, fragrante e scorrevole, da sgargarozzo e altrettanto il Langhe Nebbiolo Coste 2010, floreale, fresco e sinuoso: due vini in acciaio senza aggiunte di SO², consigliatissimi alla mescita.

Discorso a parte per il Barolo Boscareto, dai 2 ettari meglio esposti degli oltre 4 di proprietà nel prestigioso cru: la versione 2006 già in bottiglia prevede un affinamento decennale prima della commercializzazione e l’assaggio da botte delle annate 2008 (scura, terrosa, potente e tannica), 2009 (più sfumata ed elegante, pigiata a piedi per il 50%) e 2010 racconta un vino fedele alla coscienza del produttore, una maturazione stilistica parallela alla filosofia critica di approccio alla terra. A ben guardare, i volti sorridenti di Augusto Cappellano e Beppe Rinaldi Leica-munito (produttori di Barolo accorsi alla pigiatura; gli unici fuori dai tini, per intendersi) nascondono riflessioni profonde. Forse.
[Foto: Lorenzo de' Grassi per ilvinobuono.com]

avatar

Info su Alessandro Morichetti

Ruba merendine alle compagne di asilo e oggi vive in località Asili (Barbaresco). Ama tutti gli animali e solo alcuni esseri umani. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.” (Gandhi)
Spedisci via email

28 commenti a C’è qualcosa di artigianale che andiamo perdendo e forse non dovremmo

  1. avatar Mario Crosta

    Chissa’ che divertimento, altro che poesia! Il “citrico” con la Leica meriterebbe addirittura un primo piano. Invidiabili…

    Bravo Moricchio!

  2. avatar anonimo

    operazione scadente di marketing

    ci fossero state 70 vergini a pigire con indice e pollice ogni singolo acino sarebbe stato si un grande evento.

    tra l’altro il sig. in primo piano è un noto callista affetto da anni di una terribile infezione all’unghia del pollicione. con perdita di liquidi pustolenti non ben identificati.

    bevitelo tu sto barolo.

    • avatar Mario Crosta

      Meglio il Barbera d’Alba, dammi retta.

    • avatar Vinogodi

      …quoto…che orrore . Lo dico sempre anche a Fabio quando si ostina a fare la stessa cosa con l’Acclivi… bah…

      • Va detto che i tini tronco-conici in cui G.B. Burlotto a Verduno fa il Barolo Monvigliero sono ben più grandi (50 quintali, se non ricordo male) e il movimento interno alla botte è decisamente articolato.

    • avatar Massimiliano Montes

      Sono sicuro che i piedi se li lavano prima………..
      no… non sono affatto sicuro….

      E dopo un po’ cominciano a sudare… ed il vino invece che di sudore di cavallo saprà di sudore di piede.

      E chi soffre di onicomicosi?

      Spesso capita di avere desquamazione, specialmente tra le dita, o vescichette…

      Grazie a Morichetti di avermi segnalato qual’è il vino fatto coi piedi. Ne terrò sicuramente conto.

  3. avatar Lorenzo Nodari

    Sono un fedelissimo di Principiano, bevo i suoi vini da molto e ho seguito e condiviso il passaggio al metodo naturale. Attenzione non c’è spirito di appartenenza a gruppi specifici quali possono essere i biologici o i biodinamici “certificati”.
    Ferdinando è libero di interagire con i suoi vigneti senza seguire le ricette imposte da chi nel “suo” vigneto non ci ha mai messo piede. Il legame tra il produttore e il terroir è fortissimo ed emerge tutto nel calice.
    Bere un vino di Serralunga e sentire tutta Serralunga!Cosa volete di piu’ “oggi” dove in questo mondo non s’inventa piu’ ninte nessuno.
    Il giusto equilibrio tra “ciccia e finezza”!
    Ero in uno di quei Tonneau, un’esperienza di vita bellissima.
    Certifico che il Boscareto è un grande Barolo e che solo bevendo i grandi borgogna provo le stesse emozioni.
    ciao a tutti
    Lorenzo

  4. avatar Marossi

    Da principiano a Edorardo Campo della Fornace: il percorso è breve.
    Qui, in ogni caso, stiamo letteralmente assistendo a un lampante caso di feticismo podo-enologico.
    Vi anticipo che il prossimo post poetico di Morichetti ci segnalerà un vignaiolo che tiene lontane le donne mestruate
    dal vino in maturazione.

    • avatar esperio

      Divertenti A-M .Stavo pensando : Ma con tutti questi laureati e pseudo nobili che ci sono tra i nostri giovani e non, dove la si potrebbe trovare la risorsa umana?
      Si potrebbe suggerire all’elusiva Gelmini di introdurre “Masters su pigiatura e diraspatura”. Potrebbe essere una iniziativa molto TRENDY.

  5. Da un paio di vendemmie pigio anche io i rossi col raspo coi piedi senza solforosa e devo dire che la qualità del tannino è decisamente migliore. Non si tratta di marketing ma di ricerca di una qualità estrema.

    • avatar Lorenzo Nodari

      Bravo corrado,mi fanno molta tristezza quelli che pensano sia stata una operazone di marketing, forse non conoscono Ferdinando! Credo poi che certi personaggi che hanno (purtroppo) una forte influenza nel mondo del vino dovrebbero stare attenti a fare certe battute di cattivo gusto.
      Per il resto, solo grande qualità e quella non si puo` certo discutere!
      Grande Ferdinando Principiano e le sue ideologie!!!

  6. va bene il recupero della tradizione, la poesia, ma non c’é nessuno tra gli intervenuti che abbia il coraggio di dire che quelli di cui si parla in fondo sono vini fatti… con i piedi? :)

    • avatar Paolo Bernardi

      Ben vengano i piedi allora Franco! ;-)

  7. Che bello! Ferdinando ha le idee troppo giuste e mi sembra un passo avanti. Chi non usa solforosa li’? Nessuno mi sembra.
    Bello vedere Beppe e Augusto li’, nonche’ il norvegese a pigiare l’uva!

  8. avatar Enoteca Pitti Gola e Cantina - Firenze

    Grandissimi! In questi giorni abbiamo riassaggiato Il Serralunga duezerozerosei (cit.) e Il Ravera 2007, che da Gennaio ad oggi ha fatto passi da gigante in avanti !

    Saluti a Ferdinando !

  9. avatar Nelle Nuvole

    L’unica pigiatura coi piedi a cui ho assistito risale a 26 anni fa. Un poeta-contadino celtico e suo fratello si congelarono fino agli stinchi guidati nell’operazione da un pastore sardo alto un metro e poco più. Le uve provenivano dalla zona ovest di Montalcino, altitudine circa 150 metri slm. Niente solforosa, niente lieviti aggiunti. Il vino risultante una ciofeca imbevibile, nonostante la volonterosa opera di piedi maschili taglia 45.
    Il poeta celtico produceva anche birra casalinga, leggermente migliore del vino piedato e a quel tempo era anche vegetariano.
    C’é da chiedersi “Come ho fatto?” ma ormai é troppo tardi.

    Complimenti alla scelta e anche all’articolista, non ho dubbi che il risultato sia eccellente. Ma se proprio dev’essere preferirei botti grandi stile Jacuzzi, la pigiatura partouze é più intrigante. Mi sembra di ricordare foto di pigiature piedate anni ’20 con partecipanti ignudi. Adesso siamo in fase di neo-puritanesimo.

  10. Un paio di volte l’abbiamo fatto anche noi. In realta’ se vuoi fermentare in botte aperta, con i raspi, pestare coi piedi e’ un modo molto piu’ efficace di farlo con il bastone, come si fanno le follature di solito, a causa dell’elasticita’ dei raspi che da una maggiore resistenza che e’ difficile vincere con l’uso delle braccia.
    Quando la fermentazione comincia, ovviamente, tutto questo non e’ piu’ necessario, perche’ il tutto diventa piu’ cedevole. Insomma, ha un senso tecnico e non di marketing (anche se poi e’ inevitabile che un poco lo diventi)

    • Quoto.

    • avatar Bante

      Ha ragione Paglia, è tutto più semplice e diretto di quello che si possa pensare: è vino.

  11. avatar controcorrente

    Modernista pentito? ma cosa sarebbe il modernismo? per quel poco che so io, i vini si fanno con le uve ed ogni uva ha le sue caratteristiche che dovrebbe trasferire al prodotto finale (vino). Oggi dire che si è modernisti pentiti, mi fa pensare che fino a ieri si è fatto porcate e da oggi si cambia registro ma, il vino si fa con i raspi oppure con l’uva? Mah!!!! A me tutto questo sembra solo il cambiamento di una strategia di marketing e nulla di più. Se i vini di Principiano hanno il sapore dell’uve da cui provengono lui ha fatto dei vini naturalissimi, se invece sanno di piedi e raspi …………………….lasciamo perdere!!!!!

    • Fatti un giro nel sud del Rodano e vedrai che quasi tutti i grandi usano macerazioni con i raspi, da percentuali tipo 30/40% fino al 100% nelle grandi annate con maturazioni fenoliche perfette. Che io sappia anche in Borgogna sul Pinot Nero qualcuno non diraspa.

  12. avatar Vinogodi

    … mi interesserebbe sapere chi è la tipa con la canottierina rossa , l’unica figura non disgustosa del quadretto d’insieme…

    • avatar Riccardo

      La moglie di Ferdinando…

      • avatar Vinogodi

        …posso associarmi pure io ai complimenti al produttore , quindi …

  13. L’idea di Ferdinando di lasciar affinare il Boscoareto 2006 per altri dieci anni è molto bella ed una scelta difficile per un viticoltore lasciare un vino per dieci anni fermo….
    Il 2008 in bocca è letteralmente esplosivo, cosa che non vale per i profumi che hanno bisogno ancora di affinamento….
    Comunque mentre aspettiamo che esca il Boscoareto consoliamoci pure con il Ravera e il “piccolo” di casa il Serralunga di una piacevolezza disarmante!
    Nessuno sa se il Moscato di Ferdinando ha smesso di fermentare? :)

  14. Principiano è molto coraggioso non perché pigia coi piedi l’uva e perché non usa solforosa, ma per come ha deciso di lavorare i vigneti. Chiamatelo bio,naturale,organico, secondo me la terra da vino si deve lavorare così, osservare e usare il buon senso. Io sono produttore e sono andato a trovarlo: il marketing non gli interessa affatto, semplicemente è convinto di ciò che fa, non accetta compromessi e si diverte. Buona vendemmia Ferdinando!

  15. avatar francesco

    Seguo da tempo intravino e, ogni tsnto, faccio qualche intervento….

    Ho interagito con qualcuno di voi per cercare un collegamento fra come facevamo il vino attorno agli anni ’60 ’70 nella mia famiglia e quello che fanno oggi i migliori produttori(mio padre era un piccolo produttore dell’alta toscanae la produzione era per il consumo familiare).

    Per me fermentazione alcolica e malolattica dei processi produttivi moderni, fino a qualche mese fa, erano astrazioni che ho potuto confrontare con il processo seguito da mio padre e ho constatato affinità e differenze: il nostro vino veniva bevuto solo per autoconsumo nel corso dell’anno.

    Vengo al punto.

    Sono rimasto molto stupito dalla reazione negativa, in alcuni di voi, che ha suscitato la pigiatua con i piedi; mi ha colpito la nettezza del giudizio negativo e l’ironia(e qui lo stupore di un dilettante come me è aumentato).

    Ccome unico figlio maschio, dai 12/13 ai 20/22 anni ero deputato alla pigiatura con i piedi sia per la mia vendemmia sia per quelle dei nonni e degli zii sprovvisti di “piedidopera”.

    Prima di entrare nelle botti era assolutamente naturale lavarci i piedi e le gambe perchè chicchi e raspi mi arrivavano a metà coscia, almeno.

    Era una operazione naturale come lavarsi il viso ogni mattina.

    Anche le braccia erano lavate accuratamente perchè, finita la pigiatura, dovevo spostare e ammucchiare i raspi verso la parte posteriore della botte per evitare che intasassero il foro di uscita del mosto.

    Ricordo le risate della mia fidanzata (impiegata milanese), ora mia moglie, nel vedermi uscire da quella botte tutto rosso di vino, con bucce appiccicate dappertutto.

    La sensazione peggiore? Il pigiatore diventava una grattugia perchè provavi un prurito infinito.

    Mio padre per molto tempo si rifiutò di usare semplici mezzi meccanici, al posto dei piedi, perchè diceva che i piedi sfregavano meglio e con dolcezza le bucce dei chicchi (avevamo solo vino nero) con maggiori benefici per il vino (non so, forse per il colore, non mi azzardo a dire altro, ma forse voi potete valutare meglio).

    Un altro suo commento era che con i piedi non si rompevano i chicchi meno maturi; infatti, noi “pulivamo” a mano l’uva raccolta e poi pressata dolcemente nelle bigonce, e qualche chiccco ancora acerbo sfuggiva all’attenzione.

    I piedi che sudano? penso fosse una battuta dell’amico intervenuto.

    A portata di mano, mentre pigiavo l’uva, avevo sempre degli “stracci” puliti con i quali mi asciugavo il sudore che dopo un pò, ma non sempre, poteva colarmi dalla fronte.

    L’ultima immagine che al momento mi viene alla mente sono io che rosso di vino, in calzoncini corti, zoccoli ai piedi (me li portavano quando scendevo felice dalla botte) e, sempre grattandomi, mi dirigevo verso la vasca e la fontana dove venivo innaffiato d’acqua.

    Pulito e sereno, ritornavo nella cantina dove il babbo si era reimpossessato del ruolo di dominus assoluto di tutte le operazioni.

    Una variante non rara era quando io e i miei cugini ci fronteggiavamo “botte contro botte” sfidandoci a pigiare senza appoggiare le mani sui bordi della botte…una fatica tremenda… da ragazzini.

    Ho sentito il bisogno di raccontare perchè non mi andava di sentire denigrare una procedura che, nella sua naturalezza, esigeva un grado di pulizia altrettanto naturale.

    Da allora il vino lo bevo con molta moderazione, non sono un esperto, mi appassionano le storie dei vignaioli che raccontate nel blog e spesso vado a trovarli con tanto rispetto e stima.

    saluti a tutti

Lascia un commento

1. Ospite
Commenta subito
2. Iscritto a Facebook o Twitter
Commenta con il tuo profilo social
accedi
3. Iscritto a Intravino
Registrati/Login



Inserisci un'immagine nel commento cliccando qui.