Assalto alla Toscana | Luca Zaia e il Risiko del vino

di Andrea Gori

Girando per il padiglione Toscana del Vinitaly 2010, sorrisi a denti stretti e malcelata delusione tra i produttori. Un “pensavo peggio, speravo meglio” che non fa sperare granché bene per il futuro. Ciliegina sulla torta, l’inaugurazione di Luca Zaia: timoroso di un altro scoop stile Brunellopoli dell’Espresso, il nuovo presidente del Veneto ha aperto la fiera sparando bordate sul sistema toscano dei vini Doc e Docg. L’ennesimo sequestro è stato orgogliosamente sventolato per elogiare il lavoro di controllo del suo Ministero delle Politiche Agricole. Qualcuno ha aprezzato l’intervento, a me la tempistica delle dichiarazioni suggerisce altre riflessioni. Senza meno, due gli obiettivi raggiunti.

Il primo è commerciale. Presentando i vini rossi toscani come “malfidati” e puntando il dito sui produttori disonesti – a quanto pare così comuni nel Granducato – si finisce per indebolire un concorrente pericoloso per i vini rossi del Veneto, in continua crescita. Il secondo è di natura politica. Giocando in casa, Zaia ha lanciato un bel siluro ad una delle poche regioni ancora “rosse” d’Italia (specialmente dopo le dichiarazioni del neo-eletto presidente Enrico Rossi, che regala pillole del tipo “fermeremo i barbari sull’Appennino”). Ennesima occasione in cui schermaglie politiche rischiano di mettere in crisi aziende che operano in un comparto clou come quello del vino. Di certo, non giova a nessuno che la Regione Toscana, tra proclami e smentite, non abbia da tempo un Assessore alle Politiche Agricole a pieno servizio (la delega all’Agricoltura, da due anni, è nelle mani del Presidente della Giunta Regionale).

[foto di Luca Ciriani]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Questo dubbio personaggio, ridicolo nei comportamenti e di dubbia capacità, non se ne era andato nella sua Comoda poltrona in Veneto? Potrebbe lascaire perdere il resto e occuparsi della sua regione ? Abiiamo tanto aspettato di togliercelo dall'Agricoltura e questo genio "osa" parlare di Toscana; cosa che rischia di non capire! Mio nonno diceva sempre che la gallina è un animale stupido, basta guardarla negli occhi!! PS: Con stima, amicizia e passione verso tutti gli amici veneti, non confondete!!

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

al di la di tutto quello che si dice la realtà e' che dell'agricoltura, ovvero del futuro del comparto agricolo, delle persone che vi lavorano, dell'agricoltura come possibile settore strategico per un paese come il nostro, non gliene frega nulla a nessuno. Interessano solo i voti del milione e passa famiglie che sono agricoltori.

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Totò

circa 10 anni fa - Link

Certo, sul piano politico un assessore regionale all'agricoltura potrebbe risolvere molte cose. Potrebbe essere un ottimo catalizzatore "locale/regionale" per risolvere alcuni problemi legati alla "produttività disonesta" e non. Secondo me è altrettanto fondamentale che la maggior parte dei produttori vinicoli toscani (alcuni per fortuna) concentri risorse e investimenti oltre alla produzione di prodotti di eccellenza anche verso altre azioni e comunicazioni che vadano al di là di gualdrappe, campanili più o meno alti, nobili virtù e terre baciate da Dio. In buona sostanza sono sempre i soliti discorsi che rimangono tali perché si fa finta di capire o non si capisce che per ottenere risultati bisogna investire (sic!). Il pragmatico Veneto sta crescendo perché forse ha capito che bisogna essere pragmatici e reattivi per risolvere i problemi legati alla crisi economica e non Mi sembra che in Toscana ci sia poca pragmaticità. Una delega all'agricoltura potrebbe risolvere il problema o forse è una questione di retaggi culturali?

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Gregorio

circa 10 anni fa - Link

Delle due l'una: o si continua a tacere oppure si dice anche l'etichetta di questo pessimo vino. Per quale motivo al consumatore americano è consetito evitarlo e al consumatore italiano no? Cosi mi trovo costretto, nel dubbio, a non comprare nessun Chianti. E' questo che si vuole?

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Paolo Cianferoni

circa 10 anni fa - Link

Penso che se si guardano i problemi agricoli e vitivinicoli dal punto di vista politico/partitico, non si arriva da nessuna parte. Riferendomi ai post, non credo che il sistema Veneto possa essere svincolato dal sistema Toscana perchè le sinergie sono strettamente correlate. Quando si fa campanilismo si fa danno (se non oggi, domani certamente). E' molto importante avere una visione strategica complessiva italiana, e non solo regionale: Il vino italiano. Per essere precisi poi sulle ultime frodi commerciali del Chianti e dei Supertuscans, Zaia fa un errore, quello di vantare l'incisiva azione del ministero. Infatti l'incisiva azione l'ha fatta solo la Procura di Siena. Ma in Sicilia, in Puglia, in Veneto, in Piemonte, dove volete, chi è in grado di controllare quanto invece viene controllato in Toscana (sitema ARTEA, Procura di Siena, ecc.)? Questa è la domanda che sorge spontanea...

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Maurizio Fava

circa 10 anni fa - Link

zaia è stato il peggior ministro agricolo della storia, surclassando perfino pecoraro. Lo dico svincolato da argomenti partitici, considerando il migliore Alemanno (fino allo sbracamento dei suoi ultimi tre mesi, fatti alla ricerca di consensi elettorali...) basta chiedere agli allevatori onesti di vacche da latte, ridicolizzati nella loro onestà dai regali fatti ai truffatori, veri "grandi elettori" del signore in oggetto. da subito ha usato il ruolo di ministro svilendolo a mero strumento di clientele di campanile finalizzate all'elezione in regione. se si perseguono fini personali e gli interessi generali diventano merce di scambio, i risultati son quelli che sono, e si può anche fare danni al "concorrente" toscano pensando scioccamente di favorire in questo modo il cliente veneto. in realtà, queste cose ci fan diventare lo zimbello di concorrenti e potenziali clienti esteri. proprio oggi una americana mi ha contestato la mancanza di serie politiche di marketing e supporto al vino italiano sui mercati esteri. Devo tristemente ammettere che ha ragione. Un tempo invidiavamo Sopexa, ora anche Wine from Spain e TUTTE le società di promozione dei vini del mondo, dal Cile al Sudafrica, all'Australia e tra un po' arriveranno Cina e paesi dell'Est...

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Vincenzo Messina

circa 10 anni fa - Link

pessimo vino è la frase usata da zaia e anni fà per distruggere il nome del brunello la realtà è che a causa dei disciplinari troppo rigidi non sono potuti andare dietro ai gusti in continuo movimento dei consumatori, per cui per adeguare i vini alle nuove richieste diverse aziende sono state costrette a fare qualche piccola scorrettezza soprattutto nel cambio dei vitigni non riconosciuti dai disciplinari.

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