Altre Fiere | Un giorno a Summa, contro il logorio della domenica veronese

di Fabio Cagnetti

La domenica del Vinitaly, si sa, è bolgia infernale. E anche nelle varie fiere “off” è generalmente un giorno caldissimo, con pubblico magari più attento e appassionato di quello della kermesse scaligera, ma negli ultimi tempi non meno numeroso. Allora cosa fa chi proprio non regge una giornata di assaggi frettolosi, gomitate date e ricevute e file postelegrafoniche agli stand? Semplice, sterza verso il Brennero e si ferma molto prima, a Magrè sulla Strada del Vino, dove da dodici anni Alois Lageder raduna un piccolo ma selezionatissimo gruppo di colleghi per Summa. I chilometri da Verona sono 250 andata e ritorno, il tempo di percorrenza lo stesso che serve la domenica alle sei per scendere dal parcheggio multipiano del Vinitaly.

L’attenzione al dettaglio è massima: innanzitutto, Summa è classificato Green Event, con tutto ciò che ne consegue. Carbon footprint a saldo zero, stampe solo su carta ecologica, uso esclusivo di detersivi a ridotto impatto ambientale, bus navetta, carpooling, bici elettriche e chi più ne ha più ne metta. Incluso un seminario di Antto Melasniemi su ciò che l’ha reso famoso: la cucina ad energia solare.

Il nutrito gruppo di sponsor assicura piacevoli timeout gastronomici, e il pranzo è di livello, grazie anche alla collaborazione di chef blasonati: quest’anno le stelle sono Stefan Unterkircher di Castel Ringberg e Karl Baumgartner di Schoneck, nomi ben noti a chi conosce la cucina sudtirolese. Senza dimenticare i ragazzi della brigata del Combal.Zero allo stand della pasta Monograno Felicetti.

E i vini, direte voi? Una quarantina gli espositori, cifra che consente di degustare tutto o quasi senza sforzi sovrumani. La parte del leone la fanno i produttori di lingua tedesca. Nella Nahe mi hanno particolarmente convinto i vini di Gut Hermannsberg, di grandissima precisione aromatica e tensione, espressione di vigne in prevalenza di origine vulcanica come Steinterrassen e Kupfergrube: i 2010 sono splendidi come si sapeva, i 2011 una bella sorpresa. L’IDIG GG 2010 di Christmann dimostra che in Pfalz è stato possibile fare dei 2010 che integrassero perfettamente la mostruosa acidità, cosa non facile, ma il risultato è un vino austero, tagliente e di grande intensità, che darà grosse soddisfazioni negli anni. Molto buoni come sempre anche i Riesling di Wittmann in Rheinessen, mentre in un mondo di Riesling bisogna citare gli splendidi Silvaner di Hans Wirsching, in Franconia. Mi sono lasciato per ultimo Burklin-Wolf, che ha portato una batteria di estremo interesse: Kirchenstuck 2009 continua ad essere un caposaldo, ma provate il sorprendente 2003, un vino UFO che però non perde un colpo, sempre esotico, speziato e lussureggiante, ma mai spiacevole, certo non per gli amanti dell’austerità e del rigore, ma per quelli ci sono molte annate. Senza parlare del Langenmorgen 1999, ora pienamente accessibile, ampio e clamorosamente complesso: il 2010, ora chiusissimo, fra dieci anni sarà anche meglio. In Austria, guidano il plotone i produttori della Kamptal: Schloss Gobelsburg e Fred Loimer hanno presentato le ultime due annate dei loro Veltliner e Riesling, e sono questi ultimi, nel millesimo 2010, ad aver rubato la scena: l’Helligenstein di Gobelsburg, fragrante e ancora molto indietro anche per l’acidità impressionante, e il grandioso Seeberg di Loimer, potente, speziato e salmastro, sono due fuoriclasse. Gli amanti del Sauvignon fatto come si deve saranno certamente rimasti soddisfatti dai vini di Tement, con una bella verticale dello Zieregg, loro vino di punta (impressionante la versione Vinothek del 2007), e forse sbalorditi dal vino della loro proprietà slovena, il sapidissimo Fosilni Breg.

Passando all’Italia, oltre a un Bruno Giacosa senza etichette rosse – ma con l’anteprima del Barbaresco Asili 2009, giovanissimo, e con un valido Barolo Falletto 2007 da magnum – in cima alla lista c’è un triumvirato toscano. Andrea Costanti con un Brunello Riserva 2006 che più classico non si può, Cinzia Merli (Le Macchiole) con Paleo, Scrio e Messorio 2008, bambini che promettono bene e che continuano a rappresentare l’eccellenza assoluta della costa toscana, e Martino Manetti (Montevertine) con i grandiosi 2009: questo Pergole Torte darà grandi soddisfazioni. E poi i Verdicchio di San Lorenzo (grande davvero il Vigna delle Oche Riserva 2008), gli Aglianico di A Casa, i Garganega di Anselmi e, ultimo ma non ultimo, il padrone di casa, che, raramente lo si ricorda, è la più grande azienda biodinamica in Italia, e non da ieri. Se ne frega del riscaldamento globale lo Chardonnay Lowengang 2008, che ormai da vent’anni è tra le più grandi espressioni del vitigno in Italia e continua a rappresentare un modello di precisione varietale. I coraggiosi potevano terminare il giro di giostra con i Porto di Graham’s: stima per chi li ha provati tutti, io ho fatto una selezione terminata con un clamoroso Vintage Port 1994, che al naso ha un profilo da vino rosso, visciola matura, tabacco, grafite. Paurosamente giovane, dolce ma tutt’altro che sdolcinato, 20 gradi di alcool e il rischio di non sentirli, un equilibrio tutto spostato verso l’alto per un perfetto connubio di potenza ed eleganza. Peccato che in Italia nessuno beva più questi vini. O sì?

[Immagine: AloisLageder.eu]

5 Commenti

avatar

Dan Lerner (@Dan_Lerner)

circa 7 anni fa - Link

Fabio, qualcuno deve pur dirtelo ed è meglio che sia un amico: "kermesse scaligera" 'un se po' senti', manco pe' scherzo ;-)

Rispondi
avatar

Davide Tanganelli

circa 7 anni fa - Link

Summa è valsa da sola tutta la trasferta. Al ritorno, arrivando in fiera a Verona, vedendo la gente uscire dal Vinitaly devo ammettere che ho provato un certo orgoglio di essere stato a Magrè. L'unico suggerimento: far partire almeno un pulman da verona ad un orario adatto per arrivare proprio all'apertura. Confermo grandi Vini, un porto di Graham superbo, un pranzo degno di una grande occasione. Complimenti a tutta l'azienda Alois Lageder!!!

Rispondi
avatar

Pietro Caputo

circa 7 anni fa - Link

Fabio ti aspetto a Padova per aprire il Graham's 40 years old visto che apprezzi il genere e visto che mi sono imposto di condividere certe chicche con chi le può capire... a saperlo prima la deviazione da Verona non era poi così drammatica, anzi la Padova - Bologna è meno trafficata della 'Brennero'...

Rispondi
avatar

Gianpaolo Paglia

circa 7 anni fa - Link

anch'io aprrezzo molto il genere

Rispondi
avatar

giulo

circa 7 anni fa - Link

quasi quasi ne approfitto per uno spudorato OT (auto)promozionale per invitare tutti i cultori della materia (quorum ego) a visitare la valle del Douro a fine maggio, in occasione dell'Infowine Forum di Villa Real (http://www.infowineforum.com/)

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.