Addio barrique, Mrs. Robinson ha scoperto la botte grande

di Antonio Tomacelli

Contrordine compagni” la barrique non è più di moda! A dirlo è Jancis “Cappuccetto Rosso” Robinson che, sulle pagine del Financial Times, annuncia il verbo: le botti piccole hanno fatto il loro tempo. Con lo stupore degno di miglior fiaba, Mrs. Robinson descrive una tendenza in atto sia in Italia, patria un tempo di botti gigantesche, sia in Francia, dove il ritorno dei legni da 500 e più litri di capacità è diventato inarrestabile (anche per questioni econimiche). Pensate: durante uno dei suoi viaggi in Italia, Jancis ha assaggiato lo stesso Sangiovese maturato in botti diverse (barrique e botte grande) scoprendo che il vino maturato in legno grande è più “refined and precise”.

Direi che a questo punto possiamo annunciare “la scoperta del secolo”. Dopo l’acqua calda, ovviamente. Il resto dell’articolo è tutto un dubitare del rovere di Slavonia e dell’effetto migliorativo che ha sul vino e Jancis non manca di ricordare Luigi Veronelli, uno dei primi giornalisti a spingere sul pedale della barrique. Il che, per carità, è vero, ma non fu solo Veronelli a influire sulle scelte dei produttori portando alle stelle i fatturati di chi fabbrica le botti.

Da trent’anni a questa parte la critica internazionale e le guide hanno premiato solo vini legnosi e pesanti o, come si dice in gergo, strutturati. Di questa circo(lo) Mrs. Robinson è socia Ad Honorem, insieme a Parker, Suckling e compagnia bella che per anni hanno imposto i loro gusti al mercato. Siamo felici che Mrs. Robinson ci abbia ripensato ma questa volta lei e tutta la critica enologica arrivano tardi. Già da qualche tempo infatti, i dubbi su certi eccessi percorrono la rete e chi beve per passione, sta pian piano voltando le spalle ai consigli degli “esperti del settore”.

Vogliamo parlare fuori dai denti? Oggi, grazie alla rete, produttori e consumatori dialogano direttamente e filtri o barriere non servono più. Le conseguenze sono facili da immaginare: Jancis Robinson e i suoi amichetti per la prima volta inseguono i gusti anzichè dettare le mode e questa, fidatevi, è la notizia del giorno.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

28 Commenti

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Sant'Antonio!!!

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kenray

circa 9 anni fa - Link

visitando le cantine allegrini scoprii che l'amarone veniva invecchiato per anni in barriques da 225 litri (monouso). costo di ogni singola barriques 1200 euros. e sti cazzi. un litro di amarone prima ancora di essere venduto costa quindi 5 euros. ora non ditemi che di moda trattasi. o si?

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MAurizio

circa 9 anni fa - Link

Oddio. Immagino che anche se adottassero questa pratica da ricchi ("James, il posacenere è pieno, ordina una nuova Rolls") monousata la barrique per l'amarone mica la distruggevano: sicuramente la riciclavano o rivendevano per "meno nobili" usi. I 5 euro/litro (che poi sono 3,5 a bottiglia) diminuiscono nettamente ...

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

I "giornalisti" sono il male peggiore del vino... Barriques a 1200 euri?? sti'azzi!! Sono tostate bruciando banconote da 100 euro?!?

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kenray

circa 9 anni fa - Link

hai ragione correva l'anno 2000 e il costo in lire faceva 1.200.000 ho solo contestualizzato il prezzo in euro se non fosse cosi mi scuso

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

Benvenuta carissima collega Jancis a sostenere quello che qualche modesto wine writer italiano ripete da svariati anni... Non é mai troppo tardi, anche per i prestigiosi e blasonati colleghi britannici...

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Jancis ha cominciato a cambiare alcune sue fissazioni quando e' stata in Bulgaria la prima volta, con Magdalena Winiarska, sette anni fa. Poi ha aumentato il numero delle pagine dedicate ai vini dell'Est sull'atlante dei vini del mondo che aveva in comune con Hugh Johnson. E' entrata in contatto con un mondo enologico d'altri tempi, una cosa che l'ha scioccata, dove per un vignaiolo avere una botte di legno voleva dire avere un tesoro, le pompe non si sapeva cosa fossero e i tappi di sughero erano un lusso. Acciaio inox: che cos'e'? In contatto con Magda per tanti anni ho seguito l'evoluzione di Jancis nei suoi giri per i paesi orientali e devo dirti, caro Franco, che ti aspettiamo in Polonia, ma anche in Ucraina, in Georgia, in Moldova. Vedrai che riuscirai anche tu a commuoverti. Come s'e' commossa lei, anche se non l'ha fatto vedere. Ma dentro il suo cuore qualche tarlo ha lavorato bene. Mai dire mai. Sant'Antonio!!!

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Capisco il tono provocatorio di Antonio tomacelli ma non lo condivido. Non ho una particolare simpatia per Jancis Robinson, che trovo troppo fredda e tecnica, però ne riconosco la professionalità. A questo proposito ricordo la querelle mediatica fra Robert Parker e lei rispetto alla valutazione di un Bordeaux "fruttatone", Chateau Pavie, pluristellato dal primo, una marmellata secondo la seconda. Se c'é una cosa che Mrs. Robinson NON é é l'essere seguace del Parker pensiero, casomai rappresenta la vecchia guardia britannica che ama vini eleganti e fini ma sa poco del vino italiano, però negli ultimi tempi sta migliorando. Un'altra cosa che la Nostra non fa é seguire i gusti, ella informa e giudica, nel suo stile di giornalista e di critica. L'articolo l'ho letto anche io, Mrs Robinson scrive un fondo tutti i week-end sul FT, due settimane fa ne ha scritto uno sulla diversa percezione delle vendite del vino italiano negli USA, forse più interessante per un dibattito che questo sul cambiamento degli stili di invecchiamento. Sarà per noi italiani enosboroni una scoperta dell'acqua calda, ma per il pubblico medio di quel giornale é una novità leggere che anche i francesi stanno sperimentando con botti più grandi, come gli italiani fanno da sempre.

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Baser

circa 9 anni fa - Link

Brava, Mrs. Nelle Nuvole. Proprio brava.

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marco cecchini

circa 9 anni fa - Link

generalizzazioni per scrivere qualcosa se ne fanno sempre. vi sfido a invecchiare un refosco dal peduncolo rosso in botte grande. impossibile. la botte piccola apporta piu' ossigeno a un vino, il refosco, che tende a ridursi per una sua caratteristica intrinseca. altrimenti puzzerebbe. su un merlot e sangiovese accetto botte grande, su un cabernet sauvignon e refosco botte piccola. PARLA UN PRODUTTORE DI VINO, NON UN GIORNALISTA. TUTTO IL RESTO E' NOIA

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Scusi, ma chi e' che sta generalizzando?

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

stavolta :) non sono d'accordo con te Antonio. con tutto il rispetto per Veronelli, Jancis robinson e' infinitamente piu conosciuta di Veronelli al di fuori dell'Italia e le conseguenze di un suo cambio di opinione sui vari mr Smith, non sui wine geeks che poi sono una piccola percentaule, possono essere importanti.

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Per carità Giampaolo! Io segnalavo solo il fatto che lei parlasse di Veronelli come dell'unico colpevole per l'invasione delle barrique, quando sappiamo tutti che tra gli autori del misfatto c'è sicuramente lei e i suoi colleghi. Ecco, la furbata di tirarsi fuori dal gruppo non mi è piaciuta punto

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Aridaje! Non capisco perché ci si ostina a mettere tutti i critici e degustatori anglosassoni insieme nell'amore per vini ipermuscolari e stralegnosi. Non mi sembra che la Robinson si sia mai accodata al gusto Parkeriano, la sua colpa semmai é stata quella di dare poco spazio al vino italiano. Però nei suoi giudizi di questi ultimi anni mi é sempre sembrata equilibrata e lontanissima dagli eccessi di certa critica americana. E neanche, leggendo quest'ultimo articolo, mi sembra che si tiri fuori dalle guazze, riporta solo un nuovo indirizzo, evidenziando soprattutto le ultime scelte di alcuni produttori della Borgogna.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Il vino italiano e' poco conosciuto nel mondo anglosassone, non c'e' dubbio. Basta vedere i corsi del WSET (Wine and Spirits Education Trust, di cui la Robinson e' stata una delle prime allieve), che nel libro Exploring the Wines of the World, dedica una dozzina di pagine all'Italia, tanto quanto una delle regioni della Francia (Bordeaux o Borgogna) e giusto poco piu' della Germania. Di chi e' la colpa? Un pochino degli esperti anglosassoni, con poche eccezioni (N.Belfrage MW, per es.), ma direi sopratutto nostra. Cosa facciamo per penetrare quei mercati? C'e' una strategia comune come hanno Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Cile, USA, Germania, Francia? No, e' la risposta. Ne parlavo a Merano con P.Penco, un primo passo potrebbe essere quello di portare il WSET in Italia, che oggi ha 25.000 studenti in tutto il mondo, tranne che da noi, che saranno la "classe dirigente" del vino nel mondo domani. Tra l'altro in Italia non esiste una formazione simile, che va molto al di la di quello che viene insegnato nelle scuole di sommelier.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Caro Gianpaolo, come hai ragione! Aggiungerei però che se il vino italiano é poco conosciuto, o meglio ancora, poco ri-conosciuto dalla stampa anglosassone, lo stesso vino é in proporzione inversa molto venduto in paesi di lingua inglese (ie Regno Unito, USA e Canada). Di chi il merito? In primis della "ristorazione all'italiana" presente in massa in questi paesi, anche se purtroppo la qualità non va a braccetto con la quantità e ancora si vedono in giro vini pessimi a prezzi stracciati in posti in cui la pasta collosa viene servita come side dish. Però nella ristorazione medio-alta tanti nostri vini sono sempre presenti e fanno la loro porca figura. In "secondis" della fatica, entusiasmo, testardaggine e personalità degli italiani, sia quelli residenti in loco sia noi ambasciatori (produttori, export managers, ecc.), che da anni ci sottoponiamo a ritmi stressanti, pasti osceni, viaggi lunghissimi, tastings oceanici, pur di vendere quella cassa in più che fa la differenza. Se ci fosse una struttura promozionale come quella sulla quale possono contare Australia, Cile, Francia e aggiungerei Spagna, avoglia a convincere la stampa sussiegosa con la puzza sotto il naso. Invece dobbiamo continuare ad arrampicarci sugli specchi. Ma che lo scrivo a fa'...

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bacillus

circa 9 anni fa - Link

Ogni occasione per sputtanare quella merdaccia di roba che è la barrique (tostata media-tostata forte-doghe segate-doghe spaccate-rovere francese(che poi è tutto di Slavonia)-rovere americano, eccheppalle) è assolutamente benvenuta. Tomacelli, nonostante lo sterco che ti diverti a spandere sulla mia testa, io ti dico bravo! Su questo argomento ti sono vicino... :-) Ah, riguardo al Refosco dal P.R., la prima cosa importante è riuscire a raccoglierlo maturo: il resto è davvero noia.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Lungi da me difendere la barrique (piccola botte francese) in un vino che francese non e' e che e' sempre stato maturato in mezzi fusti (500 litri), fusti (1.000 litri) e grandi botti di rovere di Slavonia (che a un certo punto si e' cominciato ad importare soltanto perche' il rovere italiano lo impiegavano tutto per fare le traversine delle ferrovie...). Pero' c'e' un problema. Il Chianti e' sempre stato maturato tradizionalmente nei caratelli da circa 300 litri. Da parecchio tempo non se ne fanno piu', hanno chiuso le botteghe artigianali che li producevano e i produttori hanno dovuto trovare una botte di simile contenuto per continuare a farlo secondo tradizione. L'hanno trovata, la producono in Francia e si chiama barrique. Adesso la fanno anche in Georgia, in California, in Spagna, in Ungheria, percio' si potrebbe acquistare anche lì. Comunque, se ripeto "Sant'Antonio!!!" un motivo c'e'...

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Ecco, se ci spieghi tutta questa devozione ci fai un favore :-)

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Devozione? E se fosse un'imprecazione? Scherzi a parte, la notizia che hai riportato e' solo la prima di una lunga serie che seguira' in pochi anni, in quanto finalmente si stanno rendendo conto anche i pezzi da novanta come Jancis che non esistono dei legni miracolosi (tra l'altro il migliore sarebbe il castagno, ma purtroppo ce n'e' pochissimo al mondo) o dei formati di botte miracolosi. Il vino buono rimane buono e quello cattivo rimane cattivo, soltanto che e' l'arte del buon enologo a fare in modo che il legno non soffochi, non violenti, l'uva. Senno' si beve un vino di legno, non un vino d'uva. Ha ragione il produttore di Refosco a dire che non si deve generalizzare. Tra l'altro nell'Est europeo si fanno ancora a mano piccole botticelle da 200-260 litri (scrivono con il gesso la capacita' su ciascuna perche' e' impossibile farle tutte uguali artigianalmente) e quindi usano quelle per molti dei loro vini, sono tradizionali per i loro vini (come il Refosco, che ha avuto origine in quelle zone), sono sempre andate d'amore e d'accordo con quel tipo di vini. Io pero' ho un amico produttore che ad Ovada barricava Barbera e ha smesso di produrlo perche' non piaceva piu' a nessuno. Cioe' non bisogna avere uno spirito di parte, a priori e generalizzante. Bisogna amare il prodotto che si fa e la gente che lo beve e con l'uso dei legni in cantina usare il cervello, giudiziosamente.

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corrado dottori

circa 9 anni fa - Link

Ma nella botte piccola non stava il vino buono?

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

A proposito di infondatezza dei proverbi suggerirei di leggere http://splitters.wordpress.com/2010/04/10/legoismo-delleccezione/

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Un vecchio adagio recitava che "la Barrique è come una minigonna: sta bene solo a chi può permettersi di portarla". Mi stupisce che un critico enologico del livello di Mrs. Robinson cada nella trappola di una sterile contrapposizione tra botte grande e botte piccola. L'argomento, dl mio punto di vista, è molto più interesante quando si smettesse di ragionare per "tendenze". La tradizione della Barrique bordolese (o della piece Borgognotta) ha radici così profonde che il solo pensiero di discuterla significherebbe ipso facto mettere in discussione l'intero sistema produttivo di queste due enclave. Altra cosa è discutere l'uso estensivo che di questo aggeggio è stato fatto per livellare gusti e "insaporire" vini prodotti nelle latitudini più disparate. Per quanto concerne l'utilizzo di legno piccolo in toscana e in piemonte andrei invece più cauto con le generalizzazioni. Fuor di dubbio la grande botte restituisce il frutto in modo più "essenziale". Detto questo non mi sentirei di dire che un produttore come Elio Altare (tano per dire del piemonte) o uno come Fontodi (per par condicio ci metto la toscana) non siano "territoriali"

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Marco Lugli

circa 9 anni fa - Link

Sbagliato generalizzare a mio avviso. La botte piccola se usata con sapienza (servirebbero anni di stage in Borgogna) miscelando diversi legni di diverse età e diverse tostature può dare ottimi risultati. Restando sul panorama Italiano invece è innegabile che i migliori risultati sono attribuibili alla botte grande (20-30 hl a crescere), soprattutto se penso alle langhe e o alla Toscana. Non è facile usare la botte piccola senza snaturare e mascherare il vero carattere del vitigno e del terroir da cui proviene. Non è facile ma è fattibile.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

dipende un po dal vitigno. E' sicuro che vini come il Riesling non vanno bene con la barrique, mentre lo chardonnay e' un classico (che poi possa piacere o meno). Sul Sangiovese dopo parecchi anni io sono giunto alla conclusione che non va bene (c'erano gia' parecchi che lo dicevano, lo so). Poi vogliamo dire una banalita'? E' questione di gusti.

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giulio

circa 9 anni fa - Link

Secondo me però, per quello che può contare, la barrique se usata bene è ancora una bella risorsa. E l'Italia è piena di esempi che confermano ciò: Gaja (più o meno tutta la produzione), Pergole Torte, I Sodi di S. Niccolò, Fontalloro, Rancia, i vini di Voerzio e Sandrone e molti altri ancora solo per citare Piemonte e Toscana. All'estero mi sembra che non ci sia partita. La Borgogna usa barrique come Bordeaux (pur con stili titolamente diffeenti).

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Cristiano

circa 9 anni fa - Link

La barrique per il sangiovese potrebbe anche andare bene; non sempre e non incondizionatamente. Il discorso si farebbe lungo, comunque diciamo che con barrique anche vecchie, ma tenute maniacalmente, ho avuto buoni risultati. Quello che un po' contesto di questa discussione è che si da per scontato che le barrique debbano essere per forza sempre nuove o quasi, perchè ?

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Marco Lugli

circa 9 anni fa - Link

Per voler mettere i puntini sulle i: in Borgogna usano la pièce da 228 litri mentre in Bordeaux la barrique da 225 litri, più lunga e meno panciuta..

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