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	<title>Intravino &#187; viognier</title>
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		<title>Leon Barral &#124; Herault Blanc, un vino estremo in Linguadoca</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 15:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vie del Vino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-19963" href="http://www.intravino.com/vino/leon-barral-herault-blanc-un-vino-estremo-in-linguadoca/attachment/leon-barral/"></a>Didier Barral sa il fatto suo. E’ un purista. Lui nel territorio ci sguazza, è uno senza paura e i suoi vini ti urlano in faccia, tanto da essere scorbutici e ai limiti della rusticità. I prodotti che immette sul mercato sono frutto&#8230; <a href="http://www.intravino.com/vino/leon-barral-herault-blanc-un-vino-estremo-in-linguadoca/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-19963" href="http://www.intravino.com/vino/leon-barral-herault-blanc-un-vino-estremo-in-linguadoca/attachment/leon-barral/"><img class="alignleft size-full wp-image-19963" title="leon barral" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/leon-barral.jpg" alt="" width="180" height="500" /></a>Didier Barral sa il fatto suo. E’ un purista. Lui nel territorio ci sguazza, è uno senza paura e i suoi vini ti urlano in faccia, tanto da essere scorbutici e ai limiti della rusticità. I prodotti che immette sul mercato sono frutto orgoglioso delle sue vigne antiche, nobilitati e resi difficili dal rifiuto di aggiungere solforosa. Sono vini che fanno discutere per la loro natura ossidativa, per la torbidità, per l’imprecisione visiva. Eppure se saltiamo a piè pari queste riflessioni e arriviamo dritti al nocciolo della questione, non ci rimane che chinare il capo di fronte ad un bicchiere tanto deciso e schietto.</p>
<p>Basta assaggiare il suo <em>vino da tavola</em>,<em> </em><strong>L’Herault Blanc</strong> per capire di cosa stiamo parlando. E’ un blend di <strong>terret blanc e gris, roussanne e viognier</strong>, uve provenienti in parte da vigne vecchissime che superano i 90 anni di età. I terreni su cui vengono allevate le viti sono ricchi di scisto, minerale che marcherà in maniera riconoscibilissima il vino. Le tecniche di vinificazione prevedono una pressatura lenta (che può arrivare fino a 12 ore) con bucce e raspi, una fermentazione in cemento con lieviti indigeni e la malolattica in barriques parzialmente usate in cui il vino rimane un anno a contatto con le fecce. In nessun momento viene aggiunta solforosa, tant’è che &#8211; a seconda dell’annata -  la sua presenza totale nel vino può andare dai 5 milligrammi ai 20 milligrammi per litro (mal di testa  e malesseri vari rimandati  a data da destinarsi).</p>
<p>Noi abbiamo provato un 2003 e nonostante il cattivo presagio di un&#8217;annata stra-calda anche in Francia, ci siamo piacevomente meravigliati, trovandoci di fronte un vino di estrema vitalità. Per nulla segnato dalle temperature elevate del millesimo.</p>
<p><strong>Attenzione però, stop!</strong> Un suggerimento  prima di tutto dobbiamo farvelo: se deciderete di comprarlo, prima di berlo, lasciatelo “in piedi” almeno un paio di giorni. Il fatto che non sia né filtrato, né chiarificato, può creare grossi problemi se giudicate un vino dalla sua limpidità. Siamo sinceri fino in fondo: anche se farete particolare attenzione a non scuoterlo, troverete sempre elementi in sospensione. Specialmente se  &#8211; come noi – proverete a sciropparvi una bottiglia con qualche anno di affinamento in vetro.</p>
<p><strong>Ok! Torniamo al sodo:</strong> cromaticamente è intenso, di colore quasi ambra e piuttosto velato. A contatto con l’aria (si comporta splendidamente se si superano le 12 ore di ossigenazione) libera subito le imperfezioni che lo irrigidiscono e gioca immediatamente le sue carte migliori: note potenti e dense di frutta gialla matura (melone) e ricordi agrumati, si alternano. Incontriamo sensazioni di buccia, note di pietra umida, qualche accenno “verde” e vegetale (i raspi?). Al momento dell’assaggio rimaniamo interdetti. L’esplosione olfattiva si risolve in una bocca inaspettatamente fresca, croccante di un’acidità succulenta e bilanciante, che trascina a lungo i ricordi aromatici. Un bicchiere chiama l’altro e diteci se questo non è un pregio.</p>
<p>Un vino che gioca sul filo dell’armonia e della disarmonia. Barral non ha paura di calcare la mano, né di dire quello che pensa ad alta voce. Da bere con gusto a viso scoperto: astenersi boy-scout (<em>tranne Morichetti</em>) e bevitori politicamente corretti.</p>
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		<title>Relax &#124; Aphrodisium Casale del Giglio e sigaro Toscano Garibaldi</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 08:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry Nesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-19016" title="Immagine 2" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-214.png" alt="Immagine 2" width="233" height="233" />Tradizione e territorio: quante volte le nostre bocche si sono riempite di questo binomio? In realtà i più grandi exploit nel mondo del vino provengono dalla capacità di saper guardare oltre le sacre regole e creare una nuova tradizione anche in un territorio vergine. La scommessa della famiglia Santarelli parte da questo presupposto, dare origine a dei vini impiantando vitigni internazionali accanto ad autoctoni su un suolo, quello dell’agro pontino, bonificato solo negli anni 30 e nei quali non credeva nessuno a livello enologico.</p>
<p>I vini nati da questo impegno e curati dall’enologo Paolo Tiefenthaler sono oramai dodici, tutti caratterizzati da un’ottimo rapporto qualità/prezzo (fattore oramai non indifferente). Quello che sto per degustare si chiama Aphrodisium 2008, è ottenuto partendo da uve di petit manseng, viognier, greco e fiano in proporzioni variabili a seconda delle annate, con un processo chiamato criomacerazione che imita per certi versi quello dei più famosi Icewine (difficile che le uve possano ghiacciare ad Aprilia).</p>
<p>Il sigaro che mi attende nel posacenere è un semplice ma mai banale Toscano Garibaldi, anche per la vicinanza territoriale del tabacco Kentucky campano-laziale. Appena acceso esalta sentori  vegetali racchiusi in un gusto morbido e piacevole. La nota della leggerezza è quella che lo contraddistingue, se fossimo in musica parleremmo di un adagio. Un leggero retrogusto di legni umidi impregna un poco il palato ed è qui che deve intervenire  questa vendemmia tardiva.</p>
<p>Nel bicchiere, il vino ben freddo ha un colore giallo dorato brillante e la gradazione alcolica è intorno agli 11 gradi. Attenzione, non aspettatevi i segni pesanti di un passito siciliano, qui il gioco è un equilibrio fra acidità sgrassante e note zuccherine quasi corroborate da una leggera effervescenza. In bocca deterge notevolmente e dona note di uva, pesca e ananas che si vanno a sommare a quelle vegetali di fondo del sigaro. Dal matrimonio alchemico emergono legni profumati e fragranze orientaleggianti (sandalo?), con note di vaniglia e un deciso finale che richiama la barrique.</p>
<p>Per il vino il prezzo è intorno ai 24 euro in enoteca.</p>
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		<title>Che vino scegliere per il primo appuntamento?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morichetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vie del Vino]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-13107" title="primo appuntamento" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-113-299x300.png" alt="Immagine 1" width="299" height="300" />Se dite di non averci pensato non ci credo. Qualsivoglia <em>enostrippato</em> sa che scegliere il vino per il primo appuntamento è vitale. Vogliamo trascurare il convitato odoroso proprio ora che la biondina del terzo piano ci ha concesso la cena a lume di candela? Naaa, non ci credo, come non credo ai consigli del <a href="http://www.telegraph.co.uk/foodanddrink/wine/6546214/Sauce-wine-perfect-for-a-first-date.html" target="_blank">Telegraph</a>. Finché dicono che il vino dev&#8217;essere elegante, sottile e seducente come l&#8217;uomo fatale, mi sta bene. Ma se suggeriscono Viognier australiano, Pinot Nero argentino o neo-zelandese, sento che si può fare di meglio.</p>
<p>Nostri consigli per il vostro vino da primo appuntamento. Il Verdicchio Terre Silvate 2008 di <a href="http://ladistesa.blogspot.com/" target="_blank">Corrado Dottori</a>, imprevedibile e danzante. Se preferite il pugno di ferro nel guanto di velluto, andate con il Gewurztraminer, <em>worldwide</em>. Champagne è la risposta banale. Se serve guardarsi negli occhi a lungo, scegliete qualcosa che viene dalle Langhe. Per una serata frizzante e imprevedibile, il Beaujolais non teme confronti.</p>
<p>Suvvia, allo scoperto. Che vino avete scelto al primo appuntamento? Scelta azzeccata o tonfo totale? Per quanto mi riguarda ho un solo chiodo fisso: si inizia sempre con una bollicina popolare, Prosecco o Lambrusco. Il resto vien da sé.</p>
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