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	<title>Intravino &#187; slovenia</title>
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		<title>Colpo al cuore &#124; Primož Lavrenčič, un eroe nel vento</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 08:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Mattei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-21123" href="http://www.intravino.com/persone/colpo-al-cuore-primoz-lavrencic-un-eroe-nel-vento/attachment/mitja-in-primoz-lavrencic/"></a></p>
<p>E’ una rivelazione. Mettere il naso nei vini di Primož è come viaggiare veloci nello spazio e nel tempo. Avvicini il bicchiere e ti trovi nella sua terra, ne vedi il colore, senti la Bora che ti taglia in due.&#8230; <a href="http://www.intravino.com/persone/colpo-al-cuore-primoz-lavrencic-un-eroe-nel-vento/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-21123" href="http://www.intravino.com/persone/colpo-al-cuore-primoz-lavrencic-un-eroe-nel-vento/attachment/mitja-in-primoz-lavrencic/"><img class="aligncenter size-full wp-image-21123" title="Mitja in Primoz Lavrencic" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Mitja-in-Primoz-Lavrencic.jpg" alt="" width="710" height="399" /></a></p>
<p>E’ una rivelazione. Mettere il naso nei vini di Primož è come viaggiare veloci nello spazio e nel tempo. Avvicini il bicchiere e ti trovi nella sua terra, ne vedi il colore, senti la Bora che ti taglia in due. Primož è giovane, ha meno di quarant’anni. Insegna viticoltura a Nova Gorica e conosce il territorio a menadito. Ha un’abilità che tutti gli riconoscono e che noi non abbiamo potuto fare a meno di constatare: la capacità naturale di riprodurre, in maniera minuziosa,  il paesaggio all’interno delle sue bottiglie. Non è solo un vignaiolo, è un artigiano e cesella con precisione quest’angolo di Slovenia con tocchi di roccia e vento.</p>
<p><span id="more-21089"></span> L’azienda si chiama <strong><a href="http://www.sutor.si/intro.htm" target="_blank">Sutor</a>,</strong> è a Podraga, venti chilometri dal confine italiano, e si estende per cinque ettari nella valle di Vipacco. Un terroir unico. Primoz, con il piglio del viticoltore illuminato, si è preso la briga di rinsaldare e ristrutturare le vigne di famiglia. Ne ha cambiato le densità di impianto e la forma di allevamento, lo ha fatto rispettando l’ambiente ed evitando la scorciatoia di prodotti che potessero modificare l’assetto microbiologico dei terreni. Tra i filari  non si è mai visto un grammo di diserbante e col tempo è riuscito ad azzerare l’utilizzo degli insetticidi. La terra pare consapevole di queste attenzioni e sembra ringraziare, aprendosi senza remore e raccontandosi con intensità nei vini che partorisce. In Sutor convergono, in maniera spiazzante, tradizione e precisione tecnica. I vini sono lindi e acuti, profondi e millimetrici.</p>
<p>Assaggiandoli appare evidente la linea comune che li unisce. Senza razzismi, varietà tradizionali e ceppi alloctoni si perdono,  in maniera uniforme, nelle sensazioni generate dalla valle. Complice è la mano ferma di quest&#8217;uomo. Nessuna percezione di omologazione nelle sue produzioni.<br />
Diversità e matrice comune, questo è il senso.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-21124" href="http://www.intravino.com/persone/colpo-al-cuore-primoz-lavrencic-un-eroe-nel-vento/attachment/sutor2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-21124" title="sutor2" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/sutor2.jpg" alt="" width="710" height="177" /></a></p>
<p>Bere oggi il bianco <strong>Burja</strong> (un blend di riesling italico, ribolla e malvasia, un anno sui lieviti con un venti per cento di  bucce) è bere direttamente un pezzo di Podraga. Un vino che, senza estenuare, fonde complessità, freschezza e lunghezza delle percezioni aromatiche. E&#8217; un vino da tenere in cantina, eppure buono da bere giovane. Ci regala &#8211; da subito &#8211; frutto, potenza minerale e un’acidità violenta e mai scomposta.  Grandissimi anche il <strong>Sauvignon</strong> e lo <strong>Chardonnay</strong>, vini da i quali non dovete aspettarvi espressioni generiche o convenzioni.</p>
<p>Qui <em>varietà internazionale </em>è una parola che risulta difficile da tradurre.</p>
<p>Primoz si considera un bianchista in terra da bianchi. Non lo si direbbe assaggiando l’altra faccia della sua produzione: Il <strong>Burja Rosso</strong> (merlot al <em>novantapercento </em>e refosco) ti esplode in bocca con la &#8220;solita&#8221; sapidità, il <strong>Pinot nero </strong>stupisce e conquista per la sua carica varietale, per il succo e la persistenza. Insomma, un successo su tutti i fronti. <strong>Decanter </strong>se ne era accorto inondandolo di riconoscimenti. Noi nel nostro piccolo confermiamo e rilanciamo raccontandovi progetti nuovi.</p>
<p>Una nuova cantina è in arrivo per Sutor.  Sarà modernissima, eppure seguirà regole architettoniche che la integreranno al paesaggio. Un utilizzo senziente del ferro e dei materiali inerti andrà a privilegiare il contatto con la terra e il cielo, evitando che si formino gabbie elettromagnetiche che potrebbero danneggiare i prodotti. Aspettando, curiosi, i risultati che questi elementi apporteranno ad una gamma enoica già strabiliante, ci consoliamo assaggiando in anteprima i vini della nuova avventura &#8220;solista&#8221; di Primož.<br />
Si chiama <strong>Burja </strong>(manco a dirlo) ed è un satellite, un’azienda nell’azienda. Il tema di questo nuovo viaggio? Nuove vigne, vecchie varietà.</p>
<p>La prima sfida è lo <strong>Zelen</strong>, un&#8217;uva antica coltivata  da una manciata di contadini nella valle. E&#8217; frutto di un appezzamento ancora giovane (nato da un&#8217;accurata selezione massale), eppure il risultato è gia concreto.<br />
Rimarchevole anche la <strong>Malvasia Istriana</strong>, agrumata e tesa.<br />
Un vino affilatissimo e garbato, un po’ come lo sguardo di Primož, fiero e consapevole di avere infilato la sua terra in un bicchiere.</p>
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		<title>Famolo strano &#124; Movia: se lo spumante non è &#8220;Puro&#8221; che piacere è?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 07:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Mattei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/DSC003911.JPG"></a>Oggi parliamo di uno spumante prodotto con metodo tradizionale ma a suo modo innovativo. Per scoprirlo ci siamo spinti fino alla slovena Dobrovo, a due passi dal confine italiano, alla corte di <a href="http://www.movia.si/">Movia</a>, un&#8217;azienda &#8211; attiva sul territorio dal&#8230; <a href="http://www.intravino.com/assaggi/famolo-strano-movia-se-lo-spumante-non-e-puro-che-piacere-e/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/DSC003911.JPG"><img class="alignleft size-large wp-image-16668" title="DSC00391[1]" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/DSC003911-700x525.jpg" alt="DSC00391[1]" width="392" height="294" /></a>Oggi parliamo di uno spumante prodotto con metodo tradizionale ma a suo modo innovativo. Per scoprirlo ci siamo spinti fino alla slovena Dobrovo, a due passi dal confine italiano, alla corte di <a href="http://www.movia.si/">Movia</a>, un&#8217;azienda &#8211; attiva sul territorio dal 1820 &#8211; che, negli ultimi anni, ha fatto discutere per il suo personalissimo stile. Per apprezzare appieno il lavoro di Movia sugli spumanti ci conviene fare un piccolo passo indietro. Solitamente, parlando di bollicine &#8220;tradizionali&#8221; ci riferiamo ai vini prodotti con <strong>metodo classico</strong>, cioé con rifermentazione in bottiglia. L&#8217;iter produttivo è lungo e caratterizzato da alcuni passaggi fondamentali che danno un <em>imprinting</em> al prodotto finale. Eccone alcuni: l&#8217;utilizzo del  <em><strong>liqueur de tirage</strong></em> (una miscela contenente zuccheri e lieviti in grado di far partire la rifermentazione in bottiglia), il <em><strong>degorgement</strong></em> o <em>sboccatura</em> (in parole povere, l&#8217;espulsione &#8211; tramite varie tecniche &#8211; delle fecce prodotte dal lavoro dei lieviti) e la possibile aggiunta di una <strong>liqueur d&#8217;expédition</strong> o <em>liquido di dosaggio</em> (&#8220;ricetta segreta&#8221; di ogni azienda che va a connotare il gusto e il grado di dolcezza del prodotto finale). Facile, no? Bene, ora potete dimenticare tutto, perché il vino di questi sloveni &#8220;pazzi&#8221; segue una strada completamente diversa.</p>
<p>Partiamo dall&#8217;inizio. Mirko e Ales Kristancic hanno delle idee ben precise che possiamo riassumere in due parole: <strong>Triple A</strong> (<a href="http://www.velier.it/Monografie/monografia?id_mono=140">qui</a> trovate il manifesto). I vini degli Agricoltori, Artigiani e Artisti sono <em>espressione speciale</em> di un territorio, raccontato attraverso passaggi produttivi che, di fatto, ne anticipano lo stile: lieviti autoctoni, lunghe macerazioni, affinamento sulle fecce, zero filtrazioni e nessuna chiarifica. Tutta la gamma produttiva di Movia stupisce per unicità espressiva, ma c’è un vino in particolare che lascia a bocca aperta.</p>
<p>Si chiama <strong>Puro</strong> ed è lo spumante “metodo classico” <em>meno classico</em> che ci sia. Partiamo dalle cose più semplici: noi abbiamo assaggiato il <strong>Rosé 2001</strong>, uvaggio di pinot nero e pinot grigio. Il vino base è  “confezionato” secondo lo stile aziendale e maturato in legno per 4 anni. Dopo l&#8217;imbottigliamento viene indotta la rifermentazione con l’aggiunta di mosto fresco. Il vino non viene mai “sboccato”, pertanto al suo interno rimangono dei lieviti vivi, che continuano a muoversi e a lavorare. Il risultato? <em>Gusto in evoluzione &#8211; </em>come direbbe Teo Musso per le sue birre.</p>
<p>Il bello viene, però, al momento dell’apertura. Al contrario del nome, lo spumante potrebbe risultare <em>impuro </em>se dovessimo servirlo a tavola in maniera convenzionale, senza i necessari accorgimenti. Ma state calmi, abbiamo un asso nella manica da giocarci. Movia, infatti, fornisce insieme al vino dei simpatici cilindri in cartone. Questi ci  permettono di conservare lo spumante “a testa in giù”. Grazie a questo <em>escamotage,</em> tutti i depositi presenti all’interno della bottiglia confluiranno verso il collo e sarà più semplice eliminarli. Si, ok. Abbiamo la nostra bottiglia e non ci manca l’annesso cilindretto, abbiamo stoccato il vino per lo meno 2 settimane sottosopra, ma adesso senza troppi giri di parole, che <em>cavolo</em> dobbiamo fare? <em>Facilissimo</em>, adesso <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Q1CNNcdPndI">ci tocca “degorgiare” il vino al momento</a>.</p>
<p>Immergiamo il collo della bottiglia in acqua (un cestello da ghiaccio calza a pennello) e la apriamo: la pressione del vino farà fuoriuscire il “tappo” di lieviti accumulati in precedenza. Questo operazione consente di avere un vino “pulito”, dal bel colore rosa e con riflessi ramati. Insomma, scenografico, bello da vedere, ma <em>‘na faticaccia</em>! Oltretutto, state attenti: se non avete la mano ferma rischiate di giocarvi un bel po’ di prodotto al momento della sboccatura <em>casereccia</em> e &#8211; a dirla tutta &#8211;  il vino non è proprio a buon mercato. Purtroppo, dietro all&#8217;idea geniale, questo spumante conserva aspetti interessanti ma perde qualcosa al momento della “prova bicchiere”. Troppa rusticità nel complesso: l&#8217;assetto olfattivo è pregevole, pur insistendo su note fecciose, ma il liquido latita di finezza e di &#8220;spinta&#8221; al palato. Sembra quasi un prodotto da bere più con la testa che coi tre sensi canonici.</p>
<p>Aiutateci dunque a capire. Dove finisce la curiosità e dove inizia la qualità effettiva? Cosa bisogna aspettarsi da uno spumante <em>sur lie</em> come questo? La cosidetta &#8220;evoluzione del gusto&#8221; a contatto con i lieviti, a che cosa può portare? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</p>
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		<title>La rivoluzione del vino di Paglia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 10:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morichetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4109" href="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/bucce.jpg"></a>La nuova frontiera del marketing si chiama <em>wine for blog</em>. Il produttore invia un cartone misto dei propri vini, chi lo riceve ne parla come meglio crede. Se ha un suo blog puoi farlo lì, altrimenti viene ospitato. Lo scambio&#8230; <a href="http://www.intravino.com/persone/la-rivoluzione-del-vino-di-paglia/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4109" href="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/bucce.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4109" title="bucce" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/bucce-300x248.jpg" alt="bucce" width="300" height="248" /></a>La nuova frontiera del marketing si chiama <em>wine for blog</em>. Il produttore invia un cartone misto dei propri vini, chi lo riceve ne parla come meglio crede. Se ha un suo blog puoi farlo lì, altrimenti viene ospitato. Lo scambio è alla pari: visibilità al costo di un cartone di vino, magari anche buono. L&#8217;idea è partita da Gianpaolo Paglia di <a href="http://poggioargentiera.com/blog/2009/05/26/voi-assaggiate-e-poi-dite-la-vostra-proprio-qui/ " target="_blank">Poggioargentiera</a> ed è poi stata ripresa da <a href=" http://www.wineislove.it/tasting-list-chi-vuole-degustare " target="_blank">Francesco Zonin</a>.</p>
<p><em>Chi ci guadagna?</em> Apparentemente tutti: il produttore fa parlare di sé, il consumatore ha un bel cartone di vino senza spendere un euro.<br />
<em>Chi ci perde?</em> Probabilmente l&#8217;informazione, aggirata da chi adotta strategie di marketing <em>aggressive</em>.</p>
<p>Ad ogni modo abbiamo aderito. Il vino che ha destato maggior curiosità è l&#8217; Ansonica della Maremma Toscana igt <a href=" http://shop.poggioargentiera.com/scheda.asp?lingua=0&amp;id=19  " target="_blank">Bucce</a> 2007, un bianco macerato sulle bucce che richiama vinificazioni diffuse tra Friuli e Slovenia, assai poco in Toscana. Paglierino/dorato opalescente per l&#8217;assenza di filtrazione, presenta un naso sottile di mela e pesca, fieno e dal finale appena accennato di erbe aromatiche, gradevole nella sua discreta complessità. Al palato può spiazzare, secco e morbido, perde un po&#8217; di brillantezza a centro bocca prima di sprigionare la propria misurata carica tannica da macerazione, insolita per chi non è avvezzo a questa tipologia di bianco. Nel complesso un vino curioso e sperimentale, tutto da discutere riguardo la capacità di mantenere il carattere varietale da parte delle uve bianche vinificate in rosso.</p>
<p>Saremmo curiosi di valutare un prodotto dall&#8217;equilibrio acido-tannico spostato anche solo di poco a favore della freschezza. Trattandosi di vino ancora &#8220;senza storia&#8221;, un assaggio dopo il 2010 darà qualche informazione in più sul potenziale evolutivo dell&#8217;etichetta.  La tenuta dopo una settimana a bottiglia aperta è stata eccellente. Nel complesso, 83/100 per una bottiglia acquistabile, direttamente dal produttore, a 16 Euro.</p>
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