Zonin Vs. Santa Margherita | Chi è stato più social nella corsa alla conquista di Internet?

di Antonio Tomacelli

Ora che il Vinitaly è distante possiamo dirlo con tranquillità; le sirene del marketing hanno strillato forte prima e durante la fiera, ma gli impavidi blogger hanno resistito ai loro richiami. Beh, quasi tutti, diciamo che qualcuno si è fatto coccolare nei salottini e nei privée, ma sostanzialmente la ciurma di Intravino ha tenuto botta. Due le aziende tentatrici che hanno massicciamente corteggiato la rete a caccia di visibilità: il gruppo Santa Margherita e le Cantine Zonin. Ognuna di loro ha sfoderato grinta e voglia di social-izzare, non sempre con risultati brillantissimi. Vogliamo vedere com’è andata? Togliamoci lo sfizio di dare un po’ di voti ai due giganti allora, con la tara delle coccole. Graditissime, naturalmente.

Il pre-Vinitaly

il primo a occupare militarmente la rete è Zonin. Nessuna sorpresa visto che il panzer è l’agenzia Hagakure ideatrice dell’operazione My Feudo. Il lancio non è brillantissimo e l’operazione poco comprensibile. Fortuna che Francesco Zonin c’è e ci mette una pezza grande quanto un lenzuolo. Molto del clamore in rete è merito di Intravino, ma l’operazione nel bene o nel male è andata in porto. Com’è finita? I 13 tra blogger ed esperti chiamati a comporre il loro blend, hanno degustato alla cieca in fiera tutti i campioni, compreso quello di Casa Zonin che effettivamente finirà in commercio. I risultati non rimarranno nella storia e nessun blend ha prevalso sugli altri, ma Francesco Zonin, da noi intervistato, non si da per vinto: “È solo un primo approccio” dice. Voto 6 (l’alunno è bravo ma può fare di più)

Profilo basso e un bel convegno invece per Santa Margherita. L’iniziativa di destinare ai bloggers una quarantina di accrediti è piaciuta molto, considerato che da questo orecchio l’Ente Fiera non ci sente. Alla rete era dedicato il convegno sul tema dei “vinini“, parola pronunciata per la prima volta da Angelo Peretti di Internetgourmet. Indica “vini dal prezzo particolarmente favorevole, dalla beva non troppo impegnativa per tenore alcolico, con forte attitudine a svolgere il prezioso ruolo di vino quotidiano” (cit. Vinix). In sala praticamente solo bloggers che hanno ascoltato con interesse l‘iradiddio di dati raccolta dall’ufficio marketing. Sui tavoli, in degustazione, alcuni tra quelli che Santa Margherita considera “vinini” compreso il loro Pinot grigio riserva. Da segnalare infine, il mega schermo che nello stand visualizzava i tweet intercorsi tra Santa Margherita & friends. Voto 8 (si vede che l’alunno è preparato)

Forse non sapevate che: nel famoso convegno sulla responsabilità dei blog, le due aziende erano presenti: Francesco Zonin era tra i relatori per spiegare l’iniziativa My Feudo, mentre il responsabile marketing di Santa Margherita, Lorenzo Biscontin, era dall’altra parte della barricata. Il suo intervento in favore della libertà della rete per poco non ha scatenato una ola.

Accoglienza e disponibilità

Sul campo Zonin ha stravinto alla grande. Presente sempre con i bloggers di My Feudo (con cena la sera prima), relatore del convegno sui blog e ottimo padrone di casa nel suo stand. Lo scrivente, accompagnato dagli editor Mattei e Morichetti, è stato ospite del salotto Zonin e si è trattenuto in amabile conversazione con Francesco per circa un’ora. Tema dell’incontro? Vini bianchi di Sicilia e Puglia, più un tot di amabile cazzeggio. Voto 8,5 (ci sta tutto)

Santa Margherita ha affidato invece le sue “pubbliche relazioni” al brand ambassador (per gli amici b-ei) Alberto Ugolini, persona altrettanto disponibile ma in perenne sbattimento fra tremila appuntamenti. Lunga chiacchierata invece, nei corridoi della fiera con Lorenzo Biscontin, sul tema “marketing e vino” che merita un post a parte. Voto 6, quasi 7 (beh sai, gli accrediti)

Le frasi peggiori

Siamo dei piccoli produttori” pronunciata durante il convegno da Francesco Zonin. Si vabbeh, in confronto al mercato mondiale, ci sta pure, ma parliamo sempre di un fatturato di 100 milioni di euro.

Bisogna tornare ai vini del territorio“. Beh, meglio tardi che mai, caro Ugolini.

L’Ente Fiera

Nel complesso tanta disponibiltà e apertura da parte dei colossi del vino ci ha piacevolmente stupiti, soprattutto se messa a confronto con quanto ha fatto l’ente fiera per il popolo della rete: praticamente zero. Vi racconto l’ultima perla? Presentazione della guida Slow Wine nelle segrete del centro congressi. Chiavette e telefonini azzerati e tanta delusione per non poter trasmettere in liveblog quanto stava per accadere. I vertici di Slow Food si attivano e chiedono all’ufficio stampa due password per accedere alla wifi presente in tutta la fiera. In tempo reale, dall’ufficio stampa si precipita nei sotterranei una segretaria con i moduli da firmare che, dopo aver fotocopiato i nostri documenti, ci ha rilasciato le password. NON hanno mai funzionato. Sarà per il prossimo anno? Voto 4 (bocciati senza pietà)

E voi enoblogger, come avete vissuto l’anno I della nuova era vinicola? È cambiato davvero il modo di comunicare il vino?

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

6 Commenti

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Sul fronte del vino una buona cosa è stata preparata da tenimenti Angelini, anche considerata la mia fortuna di partecipare con altri stimati blogger agli assaggi del sangiovese, mi ha dato la possibilità di parlare con soddisfazione di vino. Cmq anche ai piccoli non è andata male, figurati che una chiata co numero privato chiedeva indicazioni per lo stand dove potesse assaggiare la "Vernaccia di Feisbuk" ;-)

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BirraZen

circa 10 anni fa - Link

Qui (http://www.facebook.com/event.php?eid=104943982881328&ref=mf) sta scritto "ottimi vini di Enrico Rivetto, il produttore più "social" del Piemonte".

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terrecontese

circa 10 anni fa - Link

Dalla Romagna, solo buonumore. Per noi è stata la prima uscita in tutti i sensi, non solo social-oriented. Primi vini, primo approccio, tanti amici Vento in poppa per le nuove forme di comunicazione e interrelazione con tutti Saluti Emanuele

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Max-Avvinare

circa 10 anni fa - Link

Ma siamo sicuri che essere "social" per un'azienda vinicola sia "coccolare" i blogger, e non i normali appassionati? Non lo dico con polemica, ma giusto per non autorefenziarci tra blogger e aziende. Conosco entrambe bene le aziende e so che fortunatamente le stesse cortesie le usano nei confronti dei normali clienti (sempre tenendo conto del fattore tempo e risorse), ma non c'è il rischio che alcune aziende invece pensino di usare i blogger come "scorciatoia social"? Comunque quello che hanno fatto loro e altre aziende vinicole al Vinitaly non deve essere più visto come una novità. La non normalità sono le aziende che fanno ancora finta che internet non le riguardi.

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Alessandra Rossi

circa 10 anni fa - Link

Bell'articolo. Stuzzica un paio di sorrisi e serie riflessioni su cosa davvero funzioni in rete, quanto a wine&food communication. Di primo acchito pare che funziona tutto o quasi: ogni sn, ogni blog, testata o pagina su fb ha il suo gruppo di utenti più o meno condivisi con altri spazi. E' dalla cena Voiello di Genova, organizzata da Hagakure in febbraio, dove era tutto ineccepibile tranne la ristorazione ed il vino (solo che gli ospiti erano food blogger...) che mi chiedo non solo cosa voglia il pubblico, ma anche come lo comprendano, interpretino ed arricchiscano i "grandi della comunicazione". A Vinitaly quest'anno ho meditatamente evitato social communication per concentrarmi sui buyers e sul mercato internazionale del vino. Meno chiacchiere e più marketing, tanto per imparare cose nuove. Quindi seguo volentieri a posteriori le iniziative vissute e commentate (con gusto in questo caso), da altri. Alberto Ugolini di Santa Margherita andava effettivamente acchiappato al volo :-). A Verona ci ho condiviso momenti non di lavoro, ma ludici, ebbene si, ci siamo concessi anche questo. My Feudo lo commentai all'inizio: non mi entusiasmò particolarmente poiché ne vedo tutti i giorni di iniziative più o meno collettive, anche solo tra i vignaioli maremmani. Non sono ancora riuscita a capire il plusvalore di questa dove stia, anche se ovviamente sostengo ed osservo ogni sorta di sperimentazione, anche questa di Zonin. Anzi, sperimentiamo tutti ogni tanto, fa bene alla salute ;-). Saludosss Ale

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