Vino e Calcio, cosa fanno allenatori e giocatori quando non giocano a pallone

Vino e Calcio, cosa fanno allenatori e giocatori quando non giocano a pallone

di Andrea Gori

Tra gli eventi di maggior rilevanza e di successo della prima edizione della Milano Wine Week c’è stato Vino e Calcio, evento che ha puntato a mostrare due passioni incontrollabili, e spesso deleterie per amicizie e famiglia, come vino e calcio erano predestinate ad incontrarsi ed è forse uno specchio interessante dei tempi che oggi accada in maniera più continuativa del passato. Voglia di apparire e di riappropriarsi della vita in maniera diversa, voglia di ritmi più slow e senza riflettori, di certo il richiamo del vigneto dopo anni passati sul rettangolo verde del campo da calcio sembra quasi irresistibile. Abbiamo assaggiato negli anni i vini di personaggi come Nils Liedholm e Paolo Rossi, mentre all’estero abbiamo scoperto Iniesta alla guida di una grandissima azienda de La Mancha con milioni di bottiglie. Durante la Milano Wine Week li abbiamo radunati e quanto è venuto fuori è stato intrigante e istruttivo per molti aspetti. Ecco qui i video che abbiamo realizzato per l’evento Vino e Calcio.

Partiamo da Nevio Scala, indimenticabile giocatore tra Fiorentina, Roma, Inter e sopratutto Milan e grande allenatore del Parma dei miracoli, che parla di sè come contadino prestato al calcio per qualche anno. Nato a Lozzo Atestino, è sempre stato innamorato del lavoro sulla terra e fin da bambino seguiva il padre nei campi e trascorreva le sue giornate in campagna. Apre l’azienda agricola subito dopo aver concluso la carriera da calciatore, ma è solo oggi, dopo aver concluso anche quella da allenatore, che può dedicarsi anima e cuore alla sua cantina del padovano, con un’impronta decisa sul biologico e naturale come dimostra la sua garganega rifermentata in bottiglia: naso fine e invitante di pera, mela, noci e miele millefiori, iodio e sale. Bocca gustosa, fresca e sbarazzina, brillante come il gioco del Parma da lui allenato e capace di vincere la Coppa delle Coppe nel 1993.

Altra grande coppa, quella del mondiale del 2006, porta Andrea Pirlo a fondare, subito dopo il trionfo di Berlino, la sua azienda Pratum Coller a Montenetto di Brescia, insieme al fratello Ivan e la cognata Claudia. Un territorio poco noto ma ricco di potenzialità che Andrea sta piano piano scoprendo come dimostra l’ultima annata del Nitor, un vino ottenuto da uve Trebbiano di Lugana, con un colore dorato ricco e affascinante e bagliori verdi che ne sottolineano la dinamicità e freschezza. Note di sambuca, anice menta e un piglio diretto ma dolce lo rendono affascinante, fantasioso e stuzzicante come sapeva essere Andrea con il pallone tra i piedi.

Andrea Pirlo lo ha solo sfiorato nel Milan ma per Cristian Zapata sarebbe stata una bella sfida confrontarsi con lui. Sta rimediando con il suo Friulano prodotto insieme a Cristian Beltrame di Tenuta Beltrame nel mezzo della DOC Friuli, vicino alla bellissima città romana di Aquileia e i suoi mosaici mozzafiato. Il Friulano di casa Zapata-Beltrame è un vino sapido e fresco, con un frutto sorprendente tra mela e pera, miele di corbezzolo, tocchi mentolati di timo ed eucalipto e un gusto sapido al palato molto profondo che gioca con la dolcezza dell’estratto. Un vino schietto e diretto, perfetto per merende a base di prosciutto San Daniele, ma anche tante preparazione saporose di pesce.

Forse l’unico vero vino di un calciatore a convincere ed esaltare la critica, è la creatura di Andrea Barzagli insieme all’amico Gianfranco Sabbatino “Le Casematte”.  È un meraviglioso esempio del terroir straordinario della Sicilia, un vino capace di vincere per due volte i prestigiosi Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Vino sapido affumicato, minerale, fruttato e selvatico di more, mirtilli, cardamomo, bergamotto e note di arancio rosso bellissime, con una bocca solida e grintosa come il gioco in difesa di Andrea “The Rock” Barzagli.

In Toscana tra i calciatori vignaioli ci sono Dario Dainelli con il suo “Red” che viene servito nel locale in centro a Firenze “Osteria del Calcio” e Kurt Hamrin, l’uccellino del secondo scudetto della Fiorentina che produce il suo “numero 7” insieme alla Fattoria di Sant’Appiano in Val d’Elsa. Ma di recente  la Toscana del vino ha suscitato anche la passione del mr. Luciano Spalletti con “La Rimessa”. Da toscano DOC Luciano ha mantenuto un forte legame con la sua terra a Montaione dove ha aperto la casa vacanze “La Rimessa”, bellissima tenuta di circa 50 ettari immersa in un paesaggio incantevole sulle colline toscane, con caratteristico fienile e la fornace, divise entrambe in appartamenti, e qui viene a rifugiarsi ad accudire animali e orto e a rilassarsi. Ovviamente non poteva mancare il vino,  il BordoCampo, da sangiovese e merlot, ruffiano e piccante in ugual misura, dalle note di fragole, tabacco, amarene e ciliegia appena speziata e un palato ricco fruttato di piacevole beva.

Torniamo in Veneto per una strana coppia che qui produce vino in Valpolicella. Il primo è Damiano “Anima candida” Tommasi che con l’azienda Pietro Zardini imbottiglia il suo Ripasso “Numero 17”. Vino schivo che da bravo mediano non ruba la scena al numero uno Amarone ma sa essere concreto, affascinante e dotato di energia e fascino unici come il calciatore e l’uomo Tommasi che, da presidente dell’Associazione Calciatori, sta dimostrando tutto il suo valore anche come dirigente. Damiano è nato a Negrar, nel cuore della Valpolicella, e cresciuto a Sant’Anna d’Alfaedo, al limite nord di un territorio ricco di storia e prestigio nella produzione vitivinicola che non poteva non esercitare su di lui un richiamo irresistibile. Irresistibile anche per un altro grande veneto del nostro calcio come Alberto Malesani, indimenticabile allenatore di Fiorentina, Chievo, Parma e Modena, che produce Amarone della Valpolicella con la sua azienda La Giuva dove lavora con le figlie Valentina e Giulia da cui il nome che è un acronimo che unisce “Giulia” a “Valentina” Malesani.

Alberto è nato e cresciuto nelle colline veronesi e il vino che produce è per lui ricordo d’infanzia ma è nel 1999, quando si trova a Bordeaux per una partita di coppa Uefa contro la squadra locale, che ha la fulminazione sulla via di Damasco. Visita qualche cantina, assapora del vino rosso insieme alle ostriche e ne rimane affascinato al punto di cominciare a pensare all’investimento in agricoltura. Scelta coraggiosa ma che lo sta premiando perchè i suoi vini sono una bellissima espressione del territorio di Trezzolano, piccolo insediamento dell’alta Val Squaranto, caratterizzato da terreni collinari, calcarei e ventilati.  Il suo è un Amarone affatto sdolcinato ma ricco e profondo, con un tannino e una mineralità sapida che seduce ad ogni sorso grazie ad un mix irresistibile di frutta di bosco, spezie esotiche, tostature raffinate e un’avvolgenza che ricorda le belle manovre delle squadre da lui allenate.

[Photo & Video: Oscar Covini ph, Logo by Francesco Stralanchi]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Renato Salvatici

circa 1 settimana fa - Link

Un piccolo errore però doloroso per un fiorentino: Kurt Hamrin non ha purtroppo vinto lo scudetto con la Fiorentina ma con il Milan.

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Andrea Gori

circa 1 settimana fa - Link

Cavolo hai ragione! due volte secondi e mai una gioia...ieri come oggi!!!

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