Vini passiti piacentini, oltre il Gutturnio c’è di più

Vini passiti piacentini, oltre il Gutturnio c’è di più

di Redazione

Il nostro lettore Davide Bassani ci ha inviato un interessante report sui passiti piacentini che volentieri pubblichiamo.

La parola identità è la prima a cui penso quando affronto il binomio vino-Piacenza. Gutturnio? Fermo o frizzante? Riserva o Classico? Superiore o Classico Superiore? Val Tidone, Val Nure, Val d’Arda o Val Trebbia? Malvasia oppure Ortrugo?

È capitato, però,  che io sia stato in quel di Castell’Arquato (a proposito, borgo splendido) sabato 28 aprile, durante il Monterosso Val d’Arda Festival per la “Degustazione di eccellenze di Vini passiti piacentini vendemmie 2007”, presso la galleria d’arte Transvisionismo e che un’idea sull’identità del vino piacentino me la sia fatta e, per complicare il quadro, ho scoperto che Piacenza è anche dolce.

Dai vini degustati sono emerse filosofie e metodi molto diversi in produzione ed in stile, oltre che storie personali e famigliari che in certi casi si perdono nei secoli nonché un livello qualitativo medio decisamente elevato, con alcune punte di eccellenza assoluta. Sottoscrivo quindi l’introduzione di Luca Bersani – che ha guidato la degustazione – quando dice che “Sicuramente i passiti piacentini hanno riscosso grande apprezzamento al di fuori del nostro territorio ed oggi possiamo annoverarli tra i migliori prodotti di questo genere in Italia”. La degustazione ha coinvolto tutti vini del 2007 (con l’eccezione de “ll Piriolo” di Lusenti, presente nell’annata 2009).

L’Ora Felice – Az. Agr. La Tosa, Vigolzone
A proposito di stile, Stefano Pizzamiglio, durante l’introduzione alla sua azienda, premette che il suo obbiettivo era di creare un vino quasi nordico, fresco, fine e non troppo denso. Proviene dal medesimo vigneto che l’azienda utilizza per la malvasia secca Sorriso di cielo e conferma al naso le premesse dell’introduzione: fruttato, piacevolmente aromatico, richiami di albicocca, fiori di acacia, miele. Di un bel colore giallo paglierino intenso, di discreta consistenza. In bocca è piuttosto complesso, conferma tutti i descrittori al naso, piacevole e mai stucchevole. Forse un po’ magro per essere un passito (ma è una scelta voluta), non opulento ma snello e bevibile. Piacevole.

Emozione di Ghiaccio – Az. Agr. Croci, Castell’Arquato
Altro giro per un vino dallo stile completamente diverso; icewine composto da una maggioranza – circa il 70% – di malvasia di Candia aromatica ed il restante moscato. Da una vigna esposta a correnti d’aria piuttosto fredde durante l’inverno e che ha permesso, almeno fino al 2011, ultimo anno di produzione a causa dei cambiamenti climatici delle ultime stagioni, la vendemmia tardiva. Vino concentrato, denso, di colore ambrato intenso. Profumi di agrumi canditi, tè, miele di tiglio, albicocca disidratata. In bocca è notevole, pastoso, ricco, esuberante ma bilanciato, dolce ma con una splendida acidità che rende la beva appagante; voluttuoso. Mai stucchevole. Complesso ed opulento ma dall’alcolicità contenuta (11°). Gran vino.

Il Piriolo (2009) – Az. Agr. Lusenti, Ziano Piacentino
Classico passito da malvasia di Candia aromatica in purezza dal comune più vitato d’Italia. Vino biologico da azienda certificata, uve appassite al sole per 25 giorni. Colore ambrato, consistente. Al naso intenso, complesso con aromi di pesca gialla sciroppata, fiori secchi di zagara, cera d’api, miele di castagno. In bocca è pura eleganza, grazia, piacevolezza. Dolcezza splendidamente bilanciata da un’acidità da manuale, aromi dolci e fragranti di frutta candita, carrube, vaniglia. Interminabile. Tra i migliori della giornata.

Vigna del Volta – Az. Agr. La Stoppa, Rivergaro
Il Vigna del Volta nasce nel 1995 (in origine includeva anche un discreto saldo di moscato) ed è figlio di una scelta identitaria (appunto) di Elena Pantaleoni, la titolare. Da azienda con una forte presenza di vitigni internazionali ad una scelta inequivocabilmente piacentina e, da qui, la malvasia di Candia appassita al sole da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 20. Pressatura con torchio verticale, fermentazione in barrique per 10 mesi per poi finire in bottiglia. Colore ambrato, quasi cupo, pastoso. Naso di frutta candita, albicocca, pesca essiccata, lacca, agrumi. In bocca è lievemente tannico, forse troppo “duro” ma comunque dolce e morbido senza essere stucchevole, anzi. Forse il più “giovane” tra i passiti: chissà con qualche anno di bottiglia in più.

Vin santo di Albarola – Az. Agr. Barattieri, Vigolzone
Introduce Massimiliano Barattieri, esponente dell’azienda di famiglia, tale dal 1796; prima annata di Vin Santo risalente al 1823. Uva pigiata attorno a dicembre con torchio a gabbia in legno, successivo affinamento di 10 anni in botticelle di età compresa tra i 50 e i 250 anni (!). Ognuna di queste botticelle contiene “la madre”, fondamentale per la riuscita del vino: un insieme di sedimenti e lieviti naturalmente accumulatisi durante gli anni (anche se in questo caso si potrebbe parlare di secoli) che dona ulteriore complessità ad un vino a dir poco unico. Colore tra l’ambra ed il castano chiaro, quasi viscoso, al naso un turbinio di profumi, miele di melata, datteri, crema di marroni, frutta candita, pesca e albicocca essiccate, smalto, cera. Ampio ed infinito, complesso e sfaccettato: splendido. In bocca è un susseguirsi dei profumi evidenziati al naso che risaltano alle papille e rivelano un quadro leggiadro, dolcissimo (quasi 300g/l) ma assolutamente non stucchevole, acidità magistrale e grande concentrazione, di grande eleganza. In una parola: capolavoro.

Vin Santo di Vigoleno – Az. Agr. Lusignani, Poggiolo
Anche in questo caso vino in stile ossidativo da un’azienda nata nel primissimo dopoguerra. Da 100 kg di uva (pigiata con torchio verticale) si hanno circa 15 litri di vino la cui fermentazione è avviata in tini aperti. Dopo l’avvio della fermentazione il vino viene trasferito in barrique non tostate e colmate per il primo anno. Dopo un anno – in primavera – il vino viene travasato e viene eliminata la feccia (a differenza del Vin Santo di Barattieri). Da qui in avanti la barrique non verrà più colmata e, alla fine dei 10 anni di affinamento, la barrique sarà colma per circa ¾ del suo volume. Il colore è mogano, il liquido pastoso, ricco, l’olfatto spazia dal mallo di noce al dattero, al fico essiccato al forno. Profumi terziari intensi di cera, lacca, legno, vernice. In bocca è intenso, equilibrato, dolce e fresco. Potenza e finezza. Un fuoriclasse.

Che dire? Sicuramente, come hanno asserito tutti gli intervenuti, dai produttori ai relatori, siamo davanti a produzioni dal potenziale incredibile. I Colli Piacentini (e le loro infinite DOC) hanno peculiarità paesaggistiche e territoriali ben definite ma malamente sfruttate. Paradossale, secondo me, che questi vini facciano tutta questa fatica a farsi conoscere fuori dal territorio piacentino.

 

Davide Bassani

3 Commenti

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Mattia Grazioli

circa 10 mesi fa - Link

Manca quello che mi piace di più; la malvasia passita de Il Negrese...

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Davide Bassani

circa 10 mesi fa - Link

Vero: conosco bene la Malvasia de Il Negrese e confermo che è ottima; ti assicuro però che i vini presentati durante questo evento si sono difesi benissimo!

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Mario

circa 10 mesi fa - Link

Da provare La danza del sole di Solenghi in Val Tidone. Passito complesso e che a differenza di molti altri non stanca ...

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