Vini di Vignaioli a Fornovo con intrusi. Lista di assaggi e “il vino della manifestazione”

Vini di Vignaioli a Fornovo con intrusi. Lista di assaggi e “il vino della manifestazione”

di Giovanni Corazzol

Non sono tempi da far gli equidistanti, gli incerti o gli indecisi; qua bisogna prendere posizione, tirare ceffoni e dire le cose come stanno; pane al pane, vino al vino: a Fornovo c’è la sagra del vino più figa del bigoncio. Ci si va, si beve, si incontrano persone, si fa parola, si mangiano cose del tipo il PastrAmati o il PanciAmati dell’ottima Optima Carne di Bene Vagienna, oppure la Paella Valenciana, da abbinare a un bel bicchiere di Sangria. Ascoltando Paco de Lucia. Stando seduti fuori dal tendone della sagra. In pochi. Al freddo. Con la nebbia. Olé.

A Fornovo si va nei bagni evitando la fila, soddisfatti custodi del segreto del WC alternativo, quello vicino al bar dei vecchi, il bar dove bere il caffè e mangiare il surrogato di Boero; si va per dimostrare l’accresciuta abilità nello sputo, la disinvoltura con cui si è imparato negli anni a centrare il secchio di pittura posto a terra, davanti al tavolino.

A Fornovo si va la domenica e poi ci si dorme, perché si farà troppo tardi per tornare a casa, perché il lunedì mattina c’è la tavola rotonda a cui sai che andrà Fiorenzo Sartore – persona migliore – e perché c’è la cena, quella che si organizza prenotando per tempo, nel locale dove mangiare i migliori tortelli, con una carta dei vini prodigiosa. A Fornovo si va alla Pizzeria da Lino, dove ci si rifugia avendo fatto quel poco di casino che preclude i migliori tortelli e la carta dei vini prodigiosa. E lo si fa senza rimpianti, ché alla Pizzeria da Lino sta bene chi sa trovare la felicità in un menù “Pizza, pesce e … passione” e in una bottiglia ossidata di Etna Rosso di Calabretta del 1998, sostituita alla pari con una di Montiano di Falesco del 1999 (“che alla cieca con Petrus, non ci crederai ma …”).

A Fornovo si va cercando assaggi che permettano di condividere novità più che conferme, con l’ambizione mal celata e spesso fuorviante, di segnalare “il vino della manifestazione”, quello da consigliare , cercando di beccare un Bordeaux 1982 per poi fare il ganassa. Che poi il gioco è tutto lì, mica riassaggiare i bravi conclamati; che non ci vuol bravura a dire per esempio che Il Pendio, Nino Barraco o Il Cancelliere sono bravi; il vero gusto è scovare un nome meno noto e portarlo all’attenzione del mondo. Quindi:

Il Pendio, Etichetta Rossa, 2011
Il Pendio è azienda nota in particolare per i Metodo Classico di Franciacorta: Brusato, Brusato Rosa e Il Contestatore. Michele Loda e la sua felpa di pile verde hanno però mano felice anche sui vini tranquilli. Succede con frequenza sospetta di trovare in Franciacorta rossi convincenti (citofonare Cà del Vént). In sagra l’Etichetta Rossa – cabernet franc in purezza – pare vino pieno, ampio, succoso e maturo. Di quei vini da tavolata imbandita, con tovaglia a scacchi o con il pizzo, che figura bella la fanno sempre.

Az. Agr. Barraco, Grillo, 2014
Altro outsider (ah ah ah). Tutti i vini di Nino Barraco hanno sbaragliato. Anche i 2015 (Vignammare, Grillo e Cataratto) sembrano destinati alla grandezza. Paradigma di vini con durezze (acidità e sale grosso sparpagliato a bracciate) al servizio della materia e non viceversa, che non va mica bene. Tra questi il Grillo 2014 esalta davvero. Un vino talmente salato da far venire sete, una brezza marina che porta profumi di fiori bianchi e frutta gialla; spezie dolci arrivate a Marsala sul caicco di Corto Maltese, mischiate ad essenze agrumate strimpellate con l’ukulele. Una ballata del mare salato suonata da Marylin Monroe.

Il Cancelliere, Gioviano, 2013
Montemarano, Irpinia, uno dei luoghi dell’aglianico. Tra i vinnaturisti uno di quelli cui anche la controriforma convenzionale dimentica la filosofia produttiva; il bicchiere parla sempre, senza incertezze. Il Gioviano 2013 è un Campania Aglianico, da viti più giovani rispetto a quelle dedicate alla produzione del Nero Né, il Taurasi dell’azienda. Vince per il connubio tra bevibilità e compostezza, senza comprimere la natura speziata, piccante e sanguigna dell’aglianico. Vero che il Nero Né 2011 è vino di altro spessore, enorme per struttura e soddisfazione gustativa, connubio di agilità e possanza al gusto di arancia sanguinella.

Cantine dell’Angelo, Torrefavale, 2014
Angelo Muto vive e lavora a Tufo, in Irpinia. Con Cantina del Barone e Il Cancelliere forma l’associazione V.I.T.I. (Vignaioli In Terre d’Irpina). Con le sue mani da gigante presenta due vini da greco di Tufo: il Greco di Tufo 2015 e il Torrefavale 2014. Il Torrefavale è ricavato da una vigna impervia, abbarbicata a 500 metri slm, raggiungibile solo con i superpoteri o con una Panda 4×4. Sotto si vede il paese di Tufo e la stazione mineraria su cui si caricavano vagoni di zolfo – quello giallo evidenziatore – parte dei quali devono essere abbondantemente caduti in queste bottiglie, conferendo quella nota che non si può dire, perché diventata la nuova kryptonite della descrizione: MINERALE. Già, MINERALE; perché MINERALE è questo vino; un vino MINERALE e sapido e fresco, sensazioni che aiutano a veicolare il tenue frutto del greco portandolo in evidenza.

Tenuta Macchiarola, Tippi, 2015
Puglia, Lizzano, in provincia di Taranto. Rifermentato in bottiglia da uve primitivo. Bùm! Uno passa l’estate a negarsi un rosso e quando finalmente arriva il tempo scopre il bibitone perfetto e rimpiange la stagione finita. Aranciata amara, tamarindo, pompelmo rosa, cedrata e acqua tonica, scorze amare di agrumi, melograno, fumo e creta. E’ vino per amanti del genere fantasy, ma per chi sa goderne un piacere estremo. Corroborante, toglie la sete, aiuta la digestione.

Az. Agr. La Felce, Reconteso 2014
Andrea Marcesini sta a Ortonovo, La Spezia. Porta in giro una faccia da corsaro: pelle scura e barba bianca. Presenta un vino da tutti i giorni, che chiama Quotidiano Rosso e che etichetta come una pagina di giornale, da un uvaggio di massaretta, canaiolo, sangiovese, merlot e altri; poi un rimarchevole vermentino (In Origine) e un ancor più rimarchevole rosso da massaretta, il Reconteso. Vino da vigna vecchia di cinquant’anni, stupisce ancora per una chiarissima nota sapida e fruttata che lo rende goloso e subito amico.

Soc.Agr. Cantina Ribelà Srl, Pentima 2015
C’è vita sui Castelli Romani. Ribelà, seguita dal principe degli enologi naturali, il bravo Danilo Marcucci, è azienda giovane che in poco tempo sta mettendo a segno dei vini davvero buoni e intriganti, tutti nel segno della grande bevibilità. A partire da un rifermentato a base malvasia di Candia e trebbiano che alla sua prima apparizione si fa apprezzare per sorbevolezza, compostezza e controllo dell’aromaticità. Ottimo il cesanese in purezza (il Ferrigno), ma è il Pentima che pare il vino più ambizioso; a base malvasia, è un bianco macerato che tiene lontano  il dubbio che la macerazione possa omologare, nascondendo più che esaltando.

Lammidia, Bianchetto, 2015
“100% uva e basta” dice. Che sarà anche un pay-off vincente, ma lascia il dubbio di ogni forma apodittica. Abruzzo, Villa Celiera, Pescara. Azienda di 2,5 ettari a 600 metri slm che guarda l’Adriatico. Buona comunicazione, scelte chiare, vini che fin da subito credi di sapere cosa possono offrire. E invece no. Almeno non del tutto. Il Bianchetto ad esempio: trebbiano d’Abruzzo, vinificazione in cemento, leggera macerazione. Un sentore di zafferano che a Navelli se lo sognano e bevibilità estrema; qua e là quei sentori su cui litigare per ore o farsi bannare da qualche gruppo Facebook.

[La foto è presa in pizzeria, non in fiera, si capiva dai].

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

2 Commenti

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Vinocondiviso

circa 2 anni fa - Link

Concordo sul Grillo 2014 di Barraco mentre mi manca e mi intriga il Bianchetto, grazie per la segnalazione.

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Daniele - Ribelà

circa 2 anni fa - Link

Grazie per la citazione... concordo con le segnalazioni ma mi permetto di aggiungere il Rosammare 2015 di Nino, da berne ettolitri, e segnalare il fascino dell'Arneis di Gonella vini.

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