Vietti va in America: una riflessione a caldo sulla Langa di oggi e di domani

Vietti va in America: una riflessione a caldo sulla Langa di oggi e di domani

di Francesco Oddenino

È ormai ufficiale la vendita dello storico marchio Vietti ad un gruppo americano e non avrebbe senso discutere le ragioni che hanno spinto gli eredi Vietti a vendere né tantomeno avventurarsi in pronostici sul futuro dell’azienda. Se un investitore americano ha avuto la forza, la bravura e l’intelligenza di fare un’acquisizione del genere, avrà anche la bravura di continuare nel solco tracciato, provando a migliorare il livello di qualità già ad ora altissimo. Non interessa insomma giudicare notizie che non ci sono, dato che le dichiarazioni successive all’accordo non contemplano le motivazioni alla base della trattativa né gli accordi di sorta.

La prima cosa però che mi è venuta in mente appresa la notizia è la frase che Bartolo Mascarello disse una ventina di anni fa commentando l’acquisto di un pezzetto di Cannubi – ad una cifra ai tempi folle – da parte di una nota azienda spumantistica astigiana. Frase così sintetizzabile: “d’ora in poi nessun giovane di Barolo potrà più permettersi di acquistare un pezzetto di terra a Barolo e iniziare a fare il vino, questo è un giorno nero per il Barolo”.

Oggi forse è un altro giorno nero per il Barolo e per la Langa in generale. Mai fino ad ora nessun marchio storico di primo piano era stato venduto: i prezzi della terra sono arrivati a livelli mai visti prima ma le vigne migliori erano ancora state acquisite da azienda storiche in mano a produttori piemontesi (vedi Ceretta e Arione per Giacomo Conterno, Brunate per Vietti, Cannubi San Lorenzo per Ceretto e altri che dimentico). Acquistate da gente che fa il contadino-produttore di mestiere, che lo ha sempre fatto e che vuole continuare a farlo. Ci sono state altre acquisizioni, ma sempre per vigne secondarie o marchi non di primissimo piano.

Se le cifre dell’acquisizione che stanno girando sono vere, probabilmente da oggi – o in un futuro non troppo lontano – nessun produttore storico di Barolo avrà la forza finanziaria per acquisire grandi vigne o altri marchi storici. Se un contadino/vigneron di Langa vorrà vendere andrà a battere cassa oltreoceano, sapendo che sicuramente guadagnerà di più e riuscirà a fare uno sgarbo all’odiato vicino di casa, a cui comunque non avrebbe mai venduto. In sostanza, credo con questa acquisizione sia stato varcato un confine invisibile.

Mi augurerei, con poche speranze, che la nostra terra non diventi null’altro che un bene d’investimento per grandi gruppi finanziari (vedi Bordeaux), sperando che almeno la generazione attuale abbia voglia di tenere duro e non vendere, ma ho l’impressione che il tempo delle visioni romantiche del presente e del futuro sia finito.

E allora mi chiedo: vale davvero la pena vendere oggi? La risposta potrebbe essere no (a meno che non ci siano motivi contingenti). Se non per questioni romantiche, se non altro perché vendere ora, alle cifre attuali, sarebbe ancora una svendita rispetto alle potenzialità di valore del nostro territorio.

Bottiglie storiche di Vietti ed Enrico Serafino

In questo momento, la qualità dei vini di Langa non è mai stata così alta e il Barolo è ancora un bene altamente sottoprezzato, pur essendo al centro dell’attenzione mondiale. Dando per scontato che con il passare del tempo una parte dei nostri marchi e delle nostre vigne passeranno in mani “straniere”, mi auguro almeno che la generazione attuale abbia la voglia di completare il lavoro di valorizzazione del territorio e dei prodotti intrapreso 20/30 anni fa, riuscendo poi appieno a goderne i benefici in futuro, lasciando alle future generazioni aziende/marchi dal valore decisamente più alto di quello attuale.

Abbiamo fatto di tutto per aumentare il valore del lavoro e del nostro territorio: siamo andati a far conoscere i nostri prodotti in giro per il mondo, abbiamo vivisezionato la nostra terra per creare una mappa dei cru per poi valorizzarne il nome, ci siamo candidati e abbiamo avuto il riconoscimento Unesco. Abbiamo fatto tutto questo, abbiamo aumentato il valore della nostra terra e delle nostre aziende ed ora non possiamo più permetterci di comprarle. Era quello che volevamo? Di certo è a questo che siamo arrivati. E abbiamo fatto benissimo a farlo, ma ora godiamocelo fino in fondo.

23 Commenti

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Matteo

circa 3 anni fa - Link

Bella analisi , mi piace. Soprattutto quando si parla della "visione romantica" (anche se si nuovono milioni e milioni di euro).Nel mio piccolo una o due gite nella zona di Alba le faccio tutti gli anni, il Barolo (ma anche il Barbaresco e gli altri rossi) sono una calamita a cui non so e non voglio resistere.

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Vinocondiviso

circa 3 anni fa - Link

Bel post, complimenti all'autore. Il punto cruciale, secondo il mio modo di vedere, è proprio il prezzo della terra. Ci sono dei problemi molto grossi anche in fase di successione ereditaria e cambio generazionale. Insomma, gli eredi non è detto che possano permettersi (=vogliano pagare le tasse di successione) i terreni carissimi che dovrebbero ereditare. Meglio quindi monetizzare... E' una tematica che riguarda le principali zone vinicole mondiali. "Le Vin e le vent", film appena ultimato di Cédric Klapisch (già autore di L’appartamento spagnolo) parla proprio di questi temi (ambientato in Borgogna).

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antonio

circa 3 anni fa - Link

Qualcuno può spiegarmi perchè ci si scandalizzi tanto per la vendita ad un gruppo straniero quando Farinetti, da anni sta facendo una politica di acquisizioni mirata esclusivamente alla speculazione senza apportare alcun valore aggiunto al territorio, anzi, sfruttando in modo sfacciato tutto quanto sia Langa e Barolo a vantaggio dei suoi supermercati.

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gp

circa 3 anni fa - Link

Nel caso di Vietti invece un valore aggiunto dovrebbe esserci: "Le principali sinergie si identificheranno nell’apporto da parte della famiglia Krause di un significativo parco vigneti, distribuiti tra alcuni Cru di sicuro pregio che, insieme al cospicuo patrimonio vitivinicolo già storicamente in dote all’azienda Vietti, andranno a costituire un progetto difficilmente uguagliabile per varietà e somma di terroir di valore. A tutto ciò si aggiungerà, nei prossimi anni, un piano di ulteriori, condivisi investimenti in vigneti ad alta vocazione". Aggiungo un dettaglio non da poco, che chissà perché non viene ricordato neanche qui su Intravino: Luca Currado rimarrà in azienda come amministratore delegato ed enologo, e Mario Cordero continuerà ad essere responsabile marketing e commerciale (fonte: Winenews). Farinetti invece alla testa della storica Borgogno ha piazzato il giovane figlio...

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Antonio, che Farinetti sia un imprenditore spregiudicato e abile non ci piove, smaliziato come pochi pure, però prima di lanciarmi in analisi perentorie chiederei ad esempio in centro a Barolo se la presenza di Borgogno allo stato attuale sia un plus o un minus rispetto al passato: turisticamente, architettonicamente e quant'altro. Te lo dico perché io l'ho fatto e la risposta non è esattamente quella che dici tu. E occhio, non si parla di qualità del vino bensì di "valore aggiunto al territorio". Gp, il giovane figlio ha fatto la scuola enologica, il padre ha soldi per comprare cantine, che cavolo doveva metterlo a fare, pelare patate?

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gp

circa 3 anni fa - Link

Applicando questa logica, se la famiglia Krause avesse un giovane virgulto che ha fatto la scuola enologica, dovrebbe mandare Luca Currado a... pelare patate. Se si ha un figlio qualificato (ma anche inesperto) da inserire nell'azienda appena acquistata, non bisogna per forza metterlo al vertice, scalzando la precedente conduzione. Spesso se questo succede è perché si vuole cambiare decisamente rotta, come mi risulta sia avvenuto nel caso di Borgogno, e come invece non dovrebbe succedere nel caso di Vietti, almeno stando alle dichiarazioni d'intenti.

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alessio

circa 3 anni fa - Link

Perché i vini di Farinetti , non sono vini di punta ..

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Enrico

circa 3 anni fa - Link

Winner !!!!!

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Salvy Bignose

circa 3 anni fa - Link

Un bel pezzo e molto ben bilanciato. Grazie. Questo apre anche spazio al piu largo tema delle barriere all'ingresso del mercato del vino. Magari, dopo che l'Italia recepira' le normative Europee e abolira' le quote vigna, allora i giovani vignerons potranno esplorare nuovi terroirs che magari sono economicamente piu accessibili di un gran cru di Barolo. O magari con l'abolizione delle quote ci sara' l'invasione dei grossi gruppi (italiani o esteri non importa, non usiamo stupidi patriottismi) che piantaranno vigna ovunque. Io spero sempre che il mercato sia educato e maturo per chiedere e premiare la qualita' piuttosto che la quantita'. Magari il governo potrebbe intraprendere misure che favoriscano lo sviluppo di tanti piccoli artigiani del vino piuttosto che di pochi grossi industriali del vino. Tema molto delicato....

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Alessio

circa 3 anni fa - Link

Ma se l'anno scorso Giacomo Conterno ha acquistato 4 ettari per la modica cifra di 7 milioni di euro... quanti giovani di Barolo o anche di Monforte possono permetterselo? Da una mia deduzione qualcuno che può permetterselo c'è e ci sarà sempre... Sinceramente che il compratore sia lo zio di america o Mr. Bee o Farinetti o Rivetti o Conterno a me problemi non ne crea questo è il mondo che va avanti e la langa da questo processo non è esclusa.

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suslov

circa 3 anni fa - Link

Dunque. - il vignaiuolo (dalle mani callose etc.) nel XXI secolo virtualizzato e globale si rende conto che il terroir vende, eccome se vende. - quindi il vignaiuolo alza continuamente i prezzi delle sue bottiglie perche' il prezzo e' ampiamente sostenuto. esempio: il prezzo di rocche di castiglione di vietti l'ultima annata e' salito di 40 euro 40 e non mi risultano casse di invenduto. - a questo punto per un mero astratto virtuale calcolo aritmetico sale il prezzo del terreno - e quindi il vignaiuolo incassa, soprattutto tenuto conto del fatto che comunque puo' continuare a lavorare nell'amato terroir ben remunerato e felice di aver incassato al momento giusto tutto questo e' basato su un assunzione che siamo tutti "homini oeconomici". magari e' uno schifo e magari sarebbe meglio vivere armoniosamente tutti insieme dei frutti della terra ... pero' il vignaiuolo che alza i prezzi non puo' poi lamentarsi dei bei tempi andati quando la terra costava poco e tutti erano contenti ... o no ?? e comunque questo vale sia per i vignaiuoli del piemonte che per quelli della borgogna che tra qualche decennio per quelli dell'armenia occidentale ... segno che forse il modello dell'uomo come 'homo oeconomicus' fa un po' schifo ma ci azzecca ...

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videodrome

circa 3 anni fa - Link

I giovani cmq per l'intanto posso fare i negociant e acquistare le uve cosi come facevano i loro padri o nonni (conterno e giacosa docet). Il discorso è diverso...quanti giovani che diventeranno proprietari quando erediteranno hanno voglia di passare la loro vita in vigna o invece preferiranno monetizzare?

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Francesco Oddenino

circa 3 anni fa - Link

d'accordissimo, ma trovare uve in Langa da vigne buone, anche strapagandole, non è semplice. Come in tutte le aziende famigliari, non sempre i figli hanno la stessa passione o la stessa volontà dei padri nel lavoro....anzi spesso rifuggono proprio il lavoro dei padri con il quale magari è dura confrontarsi. E la vigna non fa differenza...

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Alvaro pavan

circa 3 anni fa - Link

Barolo sottoprezzato? Non credo. Piuttosto molte delle bottiglie che fanno tendenza le trovo sovraprezzate e, personalmente, parecchio sopravvalutate qualitativamente. Ma, il barolo, è davvero un grande vino? Alvaro pavan

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Vinocondiviso

circa 3 anni fa - Link

Alvaro, il Barolo è il Pogba del vino, ancora abbondantemente sottovalutato (magari resterà un'altro anno alla Juve ma l'anno prossimo guadagnerà 4 volte tanto). I prezzi di Borgogna ed i relativi costi dei terreni sono in continua ascesa, trovare un buon village a 40 € è praticamente impossibile. A Barolo con 40 € si comprano ancora tanti grandissimi vini. Giacosa, Conterno, Roagna e Gaja sono delle eccezioni in Langa.

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Ale

circa 3 anni fa - Link

beh...se i produttori non guadagnano abbastanza da poter investire nei terreni (che prevedo abbiano prezzo correlato alle potenzialità di guadagno) si che costa troppo poco, chi investe tutti sti soldi penserà di riuscire a vendere a prezzi tali che gli ripaghino l'investimento

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Montosoli

circa 3 anni fa - Link

Se l'Italiano non e capace di mandare avanti una Azienda ...che non e piu a livello famigliare...ben vengano gli stranieri...Americani....che e sempre meglio dei Cinesi...!! Mai contenti....

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Francesco Romanazzi

circa 3 anni fa - Link

Perché gli americani sarebbero meglio dei cinesi? Quali americani? E quali cinesi? E qual è l'italiano che non sarebbe in grado? Ma che la capacità di fare vino o gestire un'azienda dipende dalla nazionalità? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? (Cit.) Dai su, i discorsi da autobus lasciamoli sugli autobus, per favore.

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gp

circa 3 anni fa - Link

D'accordo nel merito, ma la Rete cos'altro è se non un gigantesco autobus, senza conducente e soprattutto senza bigliettaio? ; )

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Grand cru

circa 3 anni fa - Link

In Borgogna, dove i prezzi dei terreni della Cote d'Or piu' prestigiosi (e non solo grand e premier cru) sono molto piu' alti che in Langa, non mancano giovani produttori e aziende familiari che riescono a vivere e lavorare dignitosamente, espandendo anche la produzione con piccoli appezzamenti, magari con l'aiuto di finanziatori anche esteri privati. Il mondo va cosi, e' inutile girdare al lupo allo straniero, i langaroli hanno fatto quello che dovevano fare per promuovere le loro cantine, e francamente non mi stupisco di vedere che per motivi prettamente economici passi in mani straniere una cantina cosi importante, vorrei proprio vedere quanti langaroli rinuncerebbero a una parte di incasso pur di lasciare la loro terra ad un italiano piuttosto che ad un americano... Basta ipocrisie, discorsi moralistici e false tutele del territorio solo a parole, se avessero tenuto davvero al territorio in Langa non avrebbero consentito di costruire edifici eco mostri, capannoni industriali tutto intorno, un ospedale (Bra Alba) che sembra la nuova Montedison che purtoppo si vede per kilometri, non avrebbero disboscato selvaggiamente e non avrebbero piantato cabernet e merlot... chi insegue il profitto a tutti i costi poi non si lamenti se altri ci si infilano

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GAETANO

circa 3 anni fa - Link

Ecco,mi piace contemplare la "visione romantica",quindi.....il vino è nato per dare gioia,in un contesto di pura solidarietà e amicizia...trovo già assurdo che alcuni vini,vedi i romanee-conti,alcuni chateaux di Bordeaux ed altri ancora,possano toccare cifre depravate.... Ma sapere che "pezzi di terra "di grande valore affettivo dove hanno seminato con tanto affetto uomini che amavano la propria terra e sentivano il vino come un qualcosa di tanto speciale,SIANO STATI VENDUTI AD IMPRENDITORI CHE HANNO A CUORE SOLO IL LORO PORTAFOGLIO E NON SI SONO MAI SPORCATI LE MANI DI TERRENO.... E' UNA DELUSIONE.

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Bob62

circa 3 anni fa - Link

Concordo 100%. In più non hanno quello acro odore di sudore mixato con verderame e zolfo quando si avvicinano per salutarti.

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bob62

circa 3 anni fa - Link

La verità sta nelle emotive parole di Antonio Galloni http://vinous.com/articles/the-end-of-the-innocence-jul-2016

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