Vi spiego cosa c’è dietro lo spot del Tavernello

Vi spiego cosa c’è dietro lo spot del Tavernello

di Tommaso Ino Ciuffoletti

Non avevo letto ancora i commenti che sono piovuti sull’affair Tavernello quando ho visto il video per la prima volta. E ho pensato: “Ma guarda che dura critica alla standardizzazione dei vini. Magari involontaria, ma efficace”.

Poi ho letto un profluvio di critiche di ogni genere, provenienti da addetti al settore. Alcune interessanti, altre (forse in maggioranza) più cattive che altro. Poi ho visto che il Direttore di una testata, Daniele Cernilli, ha pubblicato, in un commento su Facebook, la decisione di rinunciare alla collaborazione di Andrea Gori per aver preso parte al succitato video promozionale. (Ho sinceramente un po’ sorriso all’idea di un Direttore che ritiene di dire questa cosa tramite un commento su Facebook, ma questo forse è dovuto ad un’idea un po’ antica del ruolo che ho di un Direttore). Ho poi visto addirittura un lancio dell’Ansa “A wine2wine fa discutere campagna social Tavernello”.

O l’agenzia che ha lavorato per Tavernello ha avuto un’intuizione geniale, oppure il mondo del vino italiano è un mondo (piccolo e) un po’ strano. Perché montare una bagarre del genere su quel video promozionale del Tavernello richiede una certa abilità.

Il video è senza dubbio efficace. Spigliato, pur senza un ritmo particolarmente incalzante, semplice, ben fatto per un formato social. Ma, sia detto senza supponenza, niente per cui mi parrebbe sensato strapparsi i capelli (ammesso poi abbia senso, specie a una certa età, strapparsi i capelli in assoluto). Il format della giuria che deve svelare il proprio giudizio, è visto e rivisto, ed è un escamotage per creare tensione narrativa anche laddove da narrare non c’è poi molto. Tuttavia è un format che ancora funziona, non fa correre rischi, prende un pubblico ampio. Una sorta di usato sicuro. Per questo, con tutto il rispetto delle persone che hanno lavorato alla realizzazione di questo prodotto ben confezionato, non vedo nella rivoluzionarietà del format la ragione di questa eco (che pure, immagino, avrà fruttato un buon numero di visualizzazioni, quindi: chapeau!).

E allora forse il mondo del vino italiano è attraversato da strane isterie. E questo è in parte vero. Ma anche tra quelle più argomentate, mi ha incuriosito che delle critiche che ho letto non una si fosse soffermata su quello che invece a me aveva colpito e divertito.

In sintesi (sommaria senza dubbio) la questione principalmente discussa su social e affini riguardava l’inopportunità di vendere per buon vino il Tavernello. Di conseguenza il prestarsi ad essere strumento di questo tentativo, connotava una complicità di fatto.
Un strano modo di trattare un video promozionale. Che per sua ragion d’essere ha quella di fare promozione, in questo caso ad un marchio. Più strano ancora pensare che quel marchio non possa aver l’ardire di vendersi per buono. Forse però, il punto è che dei professionisti del vino si sono prestati come testimonial? Plausibile. Ma è una storia vecchia quanto l’editoria: ricevere soldi (o altra forma di compenso) da qualcuno dei cui prodotti potresti parlare (magari giudicandoli) è pressoché inevitabile, tutto sta a mantenere la propria professionalità e di conseguenza la propria reputazione. In questo caso poi, il fatto che fosse un video promozionale era ben chiaro (e magari fosse sempre così). Eppure nel caso di tanti giudizi che ho letto su questa vicenda, la condanna per i 3 protagonisti è stata piuttosto rapida, quasi fosse già pronta.

Ma, quando ancora ero lontano dal flusso che la discussione ha poi preso, ho guardato e riguardato il video e per me si tratta davvero di un’involontaria, ma efficace critica alla standardizzazione dei vini.

Il video parte infatti dicendo “Abbiamo fatto credere a degli aspiranti sommelier di degustare alcuni vini costosi e un Tavernello”. Il punto sta tutto in quel “costosi”. “Costoso”, nella mente del consumatore medio, è misura di buono. In mancanza di altri parametri, il prezzo è quello più rapido da conoscere e misurare. Ma noi sappiamo che spesso quel “buono” risponde a dei parametri stabiliti da giudizi internazionali, che decretano il successo commerciale di un vino e quindi la sua possibilità di crescere di prezzo.

Io ci credo che dei sommelier (e non m’interessa sapere se quelli del video lo siano o meno) anche esperti, potrebbero cadere in un vero tranello del genere. E anzi credo che sarebbe stato più divertente un video dove ad essere giudicati fossero stati gli esperti. Perché nel suo video Tavernello dimostra che per un’azienda come Caviro non è difficile conoscere i parametri di un vino fabbricato per essere inquadrato come costoso. E non è nemmeno difficle replicare quei parametri. Un messaggio del tipo: “Cosa mai ci vorrà a fare un vino
che pure voi immaginate costoso?”.

Ed è quasi un j’accuse. Molto forte peraltro.

In altre parole per me, quel video dimostra (involontariamente, ma in modo brillante) proprio ciò che alcuni dei suoi più critici più accalorati, sostengono da lungo tempo: la standardizzazione dei vini. E mi fa sorridere che trovandosi quel messaggio davanti agli occhi, lo abbiano ignorato e abbiano preferito dar contro al vile Tavernello ed ai suoi ignobili testimonial.

143 Commenti

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Paolo A.

circa 3 settimane fa - Link

Delle due l'una. O il mondo degli enostrippati è un castello di carta (carissima) o invece è basato su discriminanti oggettive. Nel secondo caso, Gori si è preso i soldini da CaViRo e (per me) ha fatto pure bene Nel primo caso, beh...chiudete Intravino.

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Eugenio Amato

circa 3 settimane fa - Link

Applausi!

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Esattamente. Quello che personalmente sfugge è se sia incapacità di comprendere il semplice assioma “prestare nome/volto a tutto quanto sia il contrario di quanto si fa normalmente di lavoro/passione significa perdere credibilità e reputazione” o se sia altro. Uno che sgrida un allievo perché non sa riconoscere a occhio e naso un tipo di aglio da un altro, sottintendendo che tale mancanza faccia di quell’allievo una persona incompatibile con l’alta cucina e poi si presta alla pubblicità di un prodotto industriale ipertrasformato e quant’altro...ha - ai MIEI occhi - perso qualunque credibilità, rispetto e reputazione. Ha ragione lui perché così ha fatto un botto di soldi? Buon per lui Per i sommelier è lo stesso...come per chiunque altro e qualunque altra professione. Poi c’è la buona fede...e mi auguro che i tre sommelier del tavernello abbiano peccato solo di quella. Altrimenti, come afferma Paolo A. chiudete intravino; se vale tutto, non vale più nulla o (citaz. colta), come detto nel film “gli incredibili”, “se tutti sono speciali, nessuno è speciale” Non rendete complessa una cosa semplice ;)

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

Sì, quindi questa è la riproposizione dello schema "Tavernello=Male" e della sua conseguenza "Chi si presta a fare una pubblicità al Tavernello=Alfiere del Male". Capisco. La trovo ridicola.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Invece non ha capito, ma non importa; rispondo solo quindi alla sua, di esposizione: Tavernello non è il male, ma è un vino in cartone dal costo al pubblico di meno di 2€/litro (su amazon sta a 1,29€) e se - come dimostrato da Morichetti, che chiede le royalties per l’idea, dei sommelier non trovano le enormi differenze tra questo e un vino ben più “quotato” dalle guide e dagli esperti, beh c’è qualcosa che non va, non le pare? Quindi, ribadiamo, se i sommelier non riconoscono alla cieca al volo un prodotto tipo tavernello, gotto d’oro o similari prodotti a strabassissimo costo, delle due l’una: i sommelier non capiscono un tubo e farebbero bene a cambiare lavoro, o il concetto di qualità, bontà, superiorità nei vini “altri” è fuffa. A me quando fecero assaggiare il Tavernello (senza sapere che lo fosse) non indovinai che lo fosse, ma semplicemente dissi ai miei compagni di cena “questo ve lo bevete voi perché non mi è ancora arrivato nello stomaco che già comincia a farmi male e dal sapore che mi lascia in bocca son certo che se ne bevessi anche solo un bicchiere, mi darebbe noia”; per amor del cielo, evviva tutti coloro che lo bevono volentieri e con gusto, ma che un professionista non lo distingua da prodotti di ben altra caratura, a me personalmente fa davvero specie. Poi liberi voi tutti di pagare per servirvi delle collaborazioni e dei servizi di professionisti che non sanno cosa stiano bevendo...contenti voi, contenti tutti. E no, chi pubblicizza - direttamente o indirettamente - tavernello o similari, non è un “alfiere del male” ma una persona che ha scientemente deciso che i vantaggi, economici o meno che riceve, siano più importanti di una eventuale (ripeto eventuale) perdita di credibilità, reputazione e/o rispetto. Viva la libertà di scelta.

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

Ma quindi, chiedo senza polemica, il punto è essersi prestato a girare una promozione del Tavernello, ma se fosse stata un'altra azienda sarebbe stato diverso?

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Dal punto di vista di Cernilli forse no, qualunque fosse stata l’azienda, ma questo eventualmente sarà lui a confermarlo o smentirlo. Per il restante discorso, dipende dall’azienda. Anche io senza polemica le chiedo: davvero non è palese che esistano differenti prodotti, di differenti qualità (reali o percepite) e non è chiaro che pubblicizzare il prodotto A sia differente dal pubblicizzare il prodotto B? E che ciò conduce a differenti reazioni ed opinioni? Il problema sa qual è? Che i marchi di prodotti di eccellenza non hanno bisogno di fare molta pubblicità, e non facendola, non hanno bisogno di “testimonial”. Io, ad esempio, guardo attentamente le pubblicità, e cerco di ricordarle bene, perché, concordando con quanto disse Tonino Guerra in un’intervista, “guardando le pubblicità so cosa non comprare”.

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Daniele Cernilli

circa 3 settimane fa - Link

Mi pare di aver fatto un discorso generale e di principio molto preciso. La questione non riguarda il Tavernello ma la pubblicità diretta fatta da un collaboratore della nostra testata

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Stefano

circa 3 settimane fa - Link

cioè, c'è qualcuno che compra Tavernello in cartone su Amazon? che meraviglia! (scusate, mi rendo conto che è un commento snob)

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SALVATORE AGUSTA

circa 2 settimane fa - Link

Chiunque scrive pubblicamente di un vino ne sta facendo pubblicità, solo che a noi lettori non è concesso sapere se si tratti di pubblicità gratuita o remunerata.

La controprova di quanto ho detto sta nel fatto che nessuno scrive un articolo per criticare un vino, una cantina o semplicemente per mostrare alcuni perplessità. Perché?
Perché si ha paura di essere citati in giudizio, di essere querelati e via dicendo.
Allora ci si rende conto, finalmente, che l'editoria enogastronomica non è totalmente libera o indipendente.

Gori ha preso parte ad una iniziativa pubblicitaria senza alcun fraintendimento o circospezione. Lodiamolo quantomeno per la trasparenza.

Tutti quelli che scrivono perché si sono fatti il weekend da un produttore con a carico pure la moglie o la compagna, lasciamo tranquilli, tanto sono andati solo per spirito di cronaca, fosse per loro se ne starebbero sempre a casa.

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Il Signor Mubarak

circa 3 settimane fa - Link

Non c'è niente di male a (farsi pagare per) pubblicizzare un vino, QUALSIASI vino. Ha fatto bene Gori a farlo, se non lo sentiva come un problema in termini di credibilità. Al suo posto e considerata la sua caratura (parliamo, per quanto mi riguarda, del recensore più esperto del sito e dai gusti a me più affini), avrei piuttosto optato per una grande cantina "blasonata". Ma lui certamente ne sa più di noi. D'altro canto, è innegabile che sia diritto di Cernilli evitare che i propri collaboratori siano testimonial diretti o indiretti di specifiche aziende/realtà del settore (ma non era questo il sito che anni fa lamentava gli spottoni di DoctorWine, banner vari ecc.???), così come è sacrosanto diritto del vostro "pubblico" storcere il naso. Mi fa sorridere che fingete di non essere anche voi un minimo "scandalizzati" :) Tutto ciò premesso, fingere di stupirsi per le reazioni altrui, arrampicarsi sugli specchi e, peggio ancora, tentare maldestre difese d'ufficio ("si tratta davvero di un’involontaria, ma efficace critica alla standardizzazione dei vini" is the new "è la nipote di Mubarak"), forniscono un quadro piuttosto desolante della redazione intravinicola ... ma lasciarsi sta cosa alle spalle e andare avanti, no? Lo domando davvero senza polemica. Tanto (grazie al cielo?) questa storia la dimenticheremo/dimenticherete dopo Natale.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Signor Mubarak, a me piace sempre mettere nome e cognome in fondo ad un'opinione che esprimo. È una forma di rispetto degli altri, ma anche di me stesso. Se non ho il cuore di mettere il mio nome in fondo a qualcosa che voglio esprimere, allora forse è meglio che la tenga per me. Detto questo, non c'è nessuna nipote di Mubarak, nessuna difesa d'ufficio, nessun'altra intenzione che lei - dal suo anonimato - intende dipingermi addosso. Ho visto quel video e ne ho tratto un'impressione, che mi faceva sorridere. Ho poi letto commenti che mi hanno lasciato piuttosto perplesso. E questo è quanto. Così è se le pare. Se non le pare, mi spiace (o forse no), ma così è lo stesso.

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Nicola

circa 3 settimane fa - Link

L’ho trovata una brutta pubblicità. Per carità non mi strappo i capelli per una cosa del genere né mi sembra io caso di parlare di problemi morali ed etici . Peró non mi sembra difficile capire che comunica uno sgradevole messaggio per quella parte di mondo del vino che arranca e fatica per far comprendere ai consumatori che non si può avere un prodotto di qualità a 3-4 euro al litro. Non è certo Gaja o Antinori che se ne lamenteranno, ma tutti i bravi vignaioli che provano a vendere i loro prodotti artigianali al giusto prezzo. Che poi “costoso” cosa vuol dire? Se il tavernello costa due euro al litro un vino che costa dieci volte tanto a bottiglia da 75 cl è “costoso”?

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Il concetto di "costoso" è piuttosto aleatorio e andrebbe tarato per gruppi di consumatori. Dovessimo dare una stima sommaria, direi che per un consumatore classico di Tavernello già una bottiglia da 10 euro è inquadrabile come costosa.

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

10 €? Lei vuole scherzare: andiamo insieme io e lei un sabato pomeriggio fuori da un supermercato e facciamo un sondaggio, poi vediamo. A 5 € la stragrande maggioranza della gente pensa che sia la bottiglia dell'occasione speciale (pranzo della domenica). A 10 € c'è la cifra di cui ci si vergogna perché c'è la povertà nel Ghana. Provare per credere.

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Daniele

circa 3 settimane fa - Link

Non capisco cosa ci sia di strano nel non voler continuare a far collaborare a una testata giornalistica chi fa il testimonial per una campagna pubblicitaria. Non riguarda il Tavernello e neanche Gori in senso stretto. Riguarda il fatto che per chi è iscritto all'Ordine dei Giornalisti è fatto preciso divieto di fare pubblicità a livello personale. Non so se Gori sia giornalista, anche solo pubblicista, però io sono giornalista, lo è Stefania Vinciguerra che è capo redattore della nostra testata e lo sono molti dei nostri collaboratori. Penso sia giusto che ciò che vale per noi debba valere per tutti. È un modo di considerare la nostra professione e non vuole criticare nessuno, solo affermare un principio che vale per tutti noi. e per me per primo

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Credo che un Direttore abbia la totale discrezionalità - negli ambiti della correttezza e della civiltà è meglio - di rinunciare alle prestazioni di un collaboratore se lo ritiene opportuno. Nella mia scarsa esperienza m'è capitato di venire liquidato con un lungo sms d'accuse a cui ho replicato con un laconico e serissimo "Capisco" (altra storia, altre circostanze). Quindi per me nulla quaestio al riguardo (mi sono solo permesso di sorridere del mezzo "commento su Facebook"). Detto questo però, il divieto di fare pubblicità, non è assoluto a quanto leggo Riporto dalla "Carta dei doveri del giornalista", sottoscritta dal Consiglio nazionale dell’Ordine e dalla Federazione nazionale della stampa l’8 luglio 1993.: "Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale". Secondo me in questo caso non ha molto senso tirare in ballo l'ordine (al netto dell'iscrizione di Gori), perché nel caso andrebbe dimostrato che quanto è stato fatto è incompatibile con la tutela dell'autonomia professionale.

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daniele cernilli

circa 3 settimane fa - Link

Non sono d'accordo. La partecipazione, presumibilmente pagata, a uno spot pubblicitario è a mio avviso contraria alla deontologia professionale giornalistica. Dopodiché questo varrebbe se Gori fosse iscritto all'Ordine e sarà eventualmente una decisione che verrà presa in quell'ambito. Esistono però dei precedenti in questo senso che mi autorizzano a dare un'interpretazione del genere, che è comunque personale. Per fortuna non sarò io a prendere eventuali decisioni nel merito, ma posso però decidere se ritenere opportuno o meno mantenere la collaborazione con chi opera delle scelte diverse dai principi che intendo perseguire.

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Franco

circa 2 settimane fa - Link

Tomo-lé Ciuffo! Te l'ha spiegata :)

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Me l'ha spiegata e in modo molto puntuale. E questo va a suo merito. Una cosa su cui peraltro, ero e sono totalmente d'accordo. "Credo che un Direttore abbia la totale discrezionalità - negli ambiti della correttezza e della civiltà è meglio - di rinunciare alle prestazioni di un collaboratore se lo ritiene opportuno". Trovo meno calzante - ma più che altro non necessario alla luce di quanto sopra - il riferimento alle regole dell'Ordine. Ma quello può darsi anche sia una cosa mia, dato che non ho mai avuto molta simpatia per l'Ordine (sia esso dei pubblicisti o dei giornalisti).

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

A proposito del sorriso sul commento su facebook vorrei precisare che questo è seguito a uno scambio di messaggi fra me e Gori, nel quale gli facevo presente che non ritenevo compatibile la sua iniziativa con la collaborazione alla nostra testata. Lui ha risposto, io ho replicato e solo dopo ho scritto su facebook. Lui poi ha commentato pubblicamente che non avendo contratti con noi, non ha ritenuto di dovermi avvertire in precedenza di ciò che stava per fare. I contratti sono anche verbali, peraltro, ma qui bastava solo un po' di delicatezza e di trasparenza, magari dovuta a una vecchia amicizia. Anche questo spero la faccia sorridere.

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Direttore, prendo nota della sua precisazione. Immagino che avrete avuto anche scambi privati e quindi sulla questione è giusto che io mi taccia, perché non posso sapere altro. Se non ringraziarla per la precisazione e la cortesia con cui l'ha espressa.

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Maurizio Valeriani

circa 2 settimane fa - Link

Esiste un documento più recente che regola i doveri dei giornalisti. Si chiama Testo Unico dei Doveri del Giornalista ed è del gennaio 2016 https://www.odg.it/testo-unico-dei-doveri-del-giornalista/24288. All'articolo 10 recita espressamente e senza possibilità di equivoci: Articolo 10 Doveri in tema di pubblicità e sondaggi 1. Il giornalista: a) assicura ai cittadini il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario attraverso chiare indicazioni; b) non presta il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie. Sono consentite, a titolo gratuito e previa comunicazione scritta all’Ordine di appartenenza, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali. 2. Il giornalista s’impegna affinché la pubblicazione di sondaggi attraverso i media contenga sempre: a) soggetto che ha realizzato il sondaggio e, se realizzato con altri, le collaborazioni di cui si è avvalso; b) criteri seguiti per l’individuazione del campione; c) metodo di raccolta delle informazioni e di elaborazione dei dati; d) numero delle persone interpellate e universo di riferimento; e) il numero delle domande rivolte; f) percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda; g) date in cui è stato realizzato il sondaggio.

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

Oh no!, la citazione dell'ordine dei giornalisti proprio no! Siamo l'unica nazione al mondo ad avere un albo obbligatorio per fare il giornalista (creato da S.E. cav. Benito Mussolini, direttore di giornali, tra le altre cariche). Gli altri fanno PIL, ricerca, brevetti, industria, fedeltà fiscale, senso civico, politica, infrastrutture, etc., noi facciamo gli albi...

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Anulu

circa 3 settimane fa - Link

La pubblicità è brutta, è particolarmente brutto Gardini. Tutto qui. Almeno se faceva ridere uno poteva anche abbozzare, invece neanche quello.

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Eugenio Amato

circa 3 settimane fa - Link

Non sono un professionista. Il vino lo bevo per piacere. Punto. Conosco solo le basi più banali su come si fa un vino. Detto ciò, non so perché, da più parti ho sempre sentito dire:"Sotto i 7/8 euro la bottiglia ... come si fa?". Così a sensazione dettata solo dall'istinto... questa frase mi ha sempre convinto. Magari ho sempre sbagliato. Quanto costa il Tavernello? (domanda retorica)

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Paolo A.

circa 3 settimane fa - Link

E' una pubblicità, né più né meno. Bella o brutta, a seconda dei pareri. Ma farla passare per una riflessione sulla "standardizzazione dei vini", anche no. Perché allora davvero si comincia ad avvertir l'odore di excusatio non petita, coscienza sporca e "péso il tacon del buso".

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

Non ho parlato di "riflessione", ma di "involontaria critica". E le parole sono importanti.

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Paolo A.

circa 3 settimane fa - Link

Critica involontaria è un ossimoro. La critica è l'atto volontario per eccellenza, più o meno dai tempi di Kant. Ma stiamo divagando e sarebbe ora di tornare ad usare il buon rasoio di Occam: la spiegazione più semplice è sovente quella giusta. Chiedo venia per il fuoripista filosofico.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Ahhh...il rasoio di occam 😍

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

Uno spot come quello del Tavernello non credo sia stato prodotto con l'intenzione di una riflessione come quella immaginata, ma più direttamente di promuovere un prodotto (a proposito di rasoi di Occam citati a sproposito). Ma nella costruzione del suo messaggio promozionale si poteva intravedere una ragione a sostegno di una tesi che non era intenzione proporre. Semplice.

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Paolo A.

circa 2 settimane fa - Link

Ma io sono perfettamente d'accordo con te. È promozione pura e semplice. Proprio per questo fatico a capire il senso dell'articolo. "Dietro" non c'è proprio nulla.

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Paolo A.

circa 2 settimane fa - Link

Anzi, in realtà lo so visto che questo e l'articolo di ieri di Morichetti saranno fra i 2 più commentati degli ultimi mesi. Com'era? L'importante è che se ne parli... Direi che ha funzionato

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

"Le parole sono importanti" (sic). Allora cominciate tutti (si, lo so che nello spot si fa questo riferimento, comunque errato) a non utilizzare il termine sommelier (persona addetta alla mescita) come sinonimo di assaggiatore, degustatore, "esperto" (professionista o meno) di vino. Siamo in tanti al mondo (la stragrande maggioranza) a insegnare, assaggiare, amare, presentare, narrare, analizzare, giudicare, vino senza essere sommelier. Nel resto del mondo (che usa le parole correttamente) i sommelier sono i tizi che stanno dentro un ristorante a far scegliere e versare il vino. Grazie.

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

"Perché montare una bagarre del genere su quel video promozionale del Tavernello richiede una certa abilità". E allora lo vedi che siamo d'accordo!

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david

circa 2 settimane fa - Link

La bagarre la fate voi, la facciamo noi. La fa chi vede 3 personaggi che per 2 lire si "vendono" e si sente offesa. A me, a voi, a noi cambia zero, non bevevamo il Tavernello prima, non berremo certo il Tavernello dopo. D'altronde manco quei 3 lo bevono. Ed è questo (forse) il punto. Ma va bene così.

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C.A.

circa 3 settimane fa - Link

Se ne sta parlando troppo. Tutta pubblicità gratuita. Oblio, Oblio, Oblio. Continuiamo ad usarlo come prodotto per sfumare gli spaghi con le vongole e buonanotte.

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Giuseppe

circa 3 settimane fa - Link

giorni fa sono stato in una nota cantina toscana, dove dopo aver assaggiato qualche loro vino ho acquistato alcune bottiglie da 15, 20 e 35 euro (costose). Ho poi bevuto un loro vino rosso venduto "sfuso" (2 euro/litro): i profumi erano diversi e meno intensi, i tannini piuttosto assenti e il sapore finale non era persistente, ma non mi sono sentito male né ho avuto mal di pancia o mal di testa. Il problema non è il costo ma il vino. Presso la grande distribuzione si trovano bottiglie a 3, 4, 5 euro con vini che sono indecenti quanto quello della publicità, ma anche delle buone bottiglie. Per quanto riguarda la publicità è publicità perciò lasciamola perdere. Per quanto riguarda l'esperto allontanato son d'accordo con Cernilli: già, a mio avviso, è difficile sempre essere distaccati , imparziali e non influenzati, magari dal nome o dalle mode, figuriamoci se comincio a fare il testimonial. Ps: in cucina consiglio di usare dei buoni vini, magari anche meglio di quelli che si bevono

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Boicottaintravino

circa 2 settimane fa - Link

la redazione di intravino che difende tavernello è come un agricoltore biodinamico che difende la monsanto, indifendibile. Non sarà mica una marchetta?

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Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

Ma sa che mi stavo preoccupando? È da ieri che mi chiedo "ma quando arriva il genio che ci accusa di fare marchette?" e Taaaac....!

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Ho visto ieri Tomacelli che faceva il bagno in una vasca piena di Tavernello bianco e usava solfiti come bagnoschiuma. Solo un caso?

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Marcello

circa 2 settimane fa - Link

Il Tavernello piace al consumatore ,e un vino molto venduto,lo spot ha colpito gli addetti ai lavori,o il consumatore che crea fatturato.

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vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

...il Tavernello piace al consumatore perché costa poco . Non ci fosse il Tetrabrik , sarebbe un altro contenitore , ma il risultato, in termini di successo di vendita, non sarebbe molto diverso . Forse non si hanno le statistiche aggiornate a portata di mano , ma il vino con costo inferiore ai 2,5 Euro/litro copre il 90% del mercato . Quello sotto i 5 Euro il 99 % . Già quello sopra i 10 Euro è nicchia , per buona pace di Nebbiolo , Brunello , Amarone , Bordeaux , Borgogna , Champagne , Rodano e compagnia cantante . Quindi , se vuoi fare soldi con la pubblicità , devi appoggiarti alle grandi realtà che fanno numeri e fatturati , quindi ad allta copertura distributiva . Non penso che Gardini e Gori verranno mai avvicinati da Flavio Roddolo per promuovere il suo Bricco Appiani o da Spiriti Ebbri per il loro SEE (270 bottiglie, seppur meravigliose e splendide splendenti...) ...

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Stefano.cap.1

circa 2 settimane fa - Link

Buongiorno a tutti. Caviro è riuscito nel suo intento: non si fa altro che parlare del Tavernello. Ci è riuscito ingaggiando figure di spicco, come farebbe ogni bravo imprenditore…..bene! Almeno per lui e per chi ha ricevuto giusto compenso. Credo che non ci sia nulla da condannare. Anzi aver fatto un passo del genere mi fa pensare anche ad una strategia di marketing che nel breve periodo porterà alla luce prodotti Tavernello, in vetro e con prezzi più alti del tetrapack….. tradotto….. stanno conquistando una nuova fetta di mercato. Ancora bene! Sempre per loro! Questa premessa però mi fa interrogare sul momento storico della situazione enologica italiana. Mi spiego meglio: credo che oggi il mondo del vino in Italia sia in un momento di esplosione dal punto di vista della diversificazione dell’offerta ma anche del numero sempre crescente di persone che si avvicinano a questo mondo (infatti non mi stupirei se nel giro di pochi anni uscisse qualche reality nostrano sul vino e sulle sfide di degustazione alla ceca in tv…. Format già cavalcato in America!). Siamo nel mondo del commercio globale e ci può stare! Allora la mia domanda per voi esperti, che rappresentano una guida per quelli come me a cui piace bere bene ma non sono dei professionisti: voi in questo enorme ventaglio di utenti a cui parlate, quale strada percorrerete professionalmente???....sarete quelli che non capiscono alla cieca la differenza tra vini costosi e non?….. quelli che non sanno rispondere a domande tecniche sul mondo dell’enologia, per poi declassare a enoingrippati e pedanti gli artefici delle domande?..... quelli che si venderanno alle aziende promuovendo vini industriali?......i partigiani che ricercheranno e promuoveranno sempre la qualità ad ogni costo?........etc, etc, etc…… Perdonate la lungaggine ma ripeto in sintesi una domanda fatta in un altro post, a cui non è stata data risposta, ma lo farò con maggiore chiarezza: non pensate che i professionisti del vino e della sua comunicazione sono oggi in un limbo, dovuto ad un cambiamento molto veloce del mondo enologico a cui non tutti loro erano preparati? Grazie

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Questo è senza dubbio il commento migliore e la domanda è del tutto pertinente. Io però non sono molto adatto a rispondere, dato che non sono né un critico, né un giornalista e sono un anti-professionista. Io credo che il vino fatto per essere venduto e trarne un profitto ha inevitabilmente bisogno di marketing. Sia il marketing della vigna pettinata e sempre inevitabilmente esposta ottimamente, sia il marketing del Tavernello, sia quello del vino autenticamente autentico che più autentico non si può che se incontro l'autenticità nemmeno la riconosco perché io sono più autentico. Non importa il pubblico a cui ti rivolgi, il tuo obiettivo è trarre profitto. Cambierai giusto gli strumenti della comunicazione in base al prodotto che stai cercando di vendere al pubblico di riferimento. Anche per questo fatico a scandalizzarmi per lo spot del Tavernello. Ma senza dubbio, la tua domanda sulla critica del vino è giustissima. Io credo che la critica vada storicamente a rimorchio della produzione. Sarà un approccio un po' marxiano sul rapporto tra struttura e sovrastruttura, ma credo che così come la produzione si articola per nicchie e settori, allo stesso modo la critica si adatta. Ma è un'opinione personale.

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Sancho P

circa 2 settimane fa - Link

Totalmente d'accordo. Esiste un mercato globale del vino, stratificato per fasce di reddito ovviamente, ma allargatosi a dismisura con l'ingresso dei paesi ex emergenti . Migliaia di aziende di ogni paese sono in competizione per intercettare centinaia di milioni di consumatori. Chi ha ha la stazza per farlo cerca di esercitare un influenza, di scalzare posizioni o acquisire sfere di influenza, non solo attraverso la pubblicità. Anche l'esempio citato da Cernilli, va letto in quest'ottica. Oggi, nelle società occidentali, c'è una sensibilità ambientale fortissima, soprattutto tra gli strati sociali mediamente benestanti. Non bisogna meravigliarsi se il tema ambientale, il biologico, il verde, ecc, vengano cavalcati ideologicamente perfino da colossi il cui unico obiettivo è alzare i tassi di profitto. Nulla di male, è il tipo di società nel quale viviamo. Basta esserne consapevoli e non autoingannarsi con delle favolette. La passione da sola non basta. Esistono vini eccezionali, perché provengono da vitigni che hanno una capacità primordiale di riuscire ad esprimere ogni piccola sfumatura del territorio. Il produttore che accompagna questo processo, anche con una vinificazione attenta ed una enologia di espressione produce quel genere di vini che personalmente preferisco in questo mare magnum nel quale tutti quanti nuotiamo. Simone.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Durante la manifestazione Wine2Wine a Verona c'è stato l'intervento di Christine Kelly, responsabile della Gallo Winery, la piu grande azienda vinicola del mondo, che produce piu di un miliardo di bottiglie l'anno. Ha parlato di come un'azienda del genere sta affrrontando il tema dell'ecosostenibilità a tutti i livelli. Dal packaging alle fonti di energia rinnovabile, dall'introduzione di pratiche viticole piu sostenibili, come l'utilizzo dell'acqua. Ecco, io penso che una grande cooperativa come la Caviro, che in parte fa cose del genere, potesse raccontare cose del genere piu che tentare di sdoganare il Tavernello come vino che alcuni esperti non riescono a distinguere da vini di ben altro prezzo. Mi è sembrata una comunicazione sbagliata e poco rispettosa. Il Tavernello, che rispetto profondamente per un ruolo persino sociale, non ha bisogno di una pantomima del genere. E' una commodity, un "confort wine", piace a un sacco di gente "normale" e merita rispetto. Ma non rappresenta una scelta di qualità in senso stretto, e anche questo va detto chiaramente.

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marcow

circa 2 settimane fa - Link

Tommaso 28 novembre 2019 "Io credo che la critica vada storicamente a rimorchio della produzione" Lei ha una concezione sbagliata della CRITICA. È l'opposto. La critica è al servizio del consumatore, del cliente. Per quanto riguarda la sua "interpretazione" della pubblicità del tavernello(standardizzazione dei vini) la rispetto ma penso che nel primo articolo dedicato alla pubblicità del tavernello ci sia una migliore interpretazione: si fa riferimento, per capire e "interpretare", al famoso esperimento di intravino con gli "ESPERTI". Nel mio commento, infatti, ne ho ripreso la "conclusione. Lei, poi, formula una domanda interessante: i 3 esperti potevano, invece, accettare la pubblicità di vini famosi, di qualità elevata, costosi eccc...? Penso che non dovrebbero. Il discorso non cambia. Dipende dalla concezione che abbiamo della critica: ho una concezione molto diversa dalla sua, come dicevo all'inizio del commento. Per cortesia lasciamo stare Veronelli: nessuno lo nomini più... con i tempi che corrono.

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Ciao Marcow, il punto della critica che segue la produzione non è solo mutuata da un approccio vagamente marxiano (anche se ammetto che un pochino d'influsso c'è), ma è anche quello "storicamente" a rafforzare la mia opinione. Se parliamo di vino, la storia di Robert Parker è lì a dimostrarlo.

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Stefano

circa 2 settimane fa - Link

Ma Parker non dimostra esattamente il contrario?

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vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

...Ma Parker dimostra esattamente il contrario ... salvo eccezioni ...

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Parker dimostra il contrario? Scusate, potete dirmi come Parker è diventato Parker?

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Gabriele Casagrande

circa 2 settimane fa - Link

Fin dalla prima visione dello spot, ho avuto diverse perplessità: si tratta di un "Branded Content" pubblicato da Fanpage sponsorizzato da Caviro. Sempre FP, nei giorni precedenti, aveva rilanciato un altro post (sempre sponsorizzato) in cui descriveva il "Tavernello come vino più social" sempre con interventi di Gardini, Pipero e Gori (Sic!). Il punto è che Caviro sta cercando di svecchiare l'immagine del suo amato Tavernello, sempre più assente dalle tavole, sempre più impiegato in cucina, da anni in sofferenza a causa della china presa sul mercato dai vini comuni in favore dei vini a denominazione. Riuscirà nell'operazione? Mah, io non ho mai visto gaudenti 35enni medio borghesi festeggiare a tavola a colpi di vino in brick. Allo stesso modo, non credo che, dopo questo spot su FP, un solo lettore uno di quella testata si sia recato al supermercato ad acquistare un litro di rosso. Concludo facendo sommessamente presente che la professione di chi racconta il vino dovrebbe puntare sull'identità, la riconoscibilità, la peculiarità e soprattutto il rispetto dell'artigianato, non di certo sull'appiattimento di un gusto standardizzato uguale nel corso degli anni. La cooperazione ha fatto tanto per il vino, ma è anche vero che, quando si compete su certe fasce di prezzo, la retribuzione non è più un reddito "vero" per un vignaiolo, ma un reddito di sussistenza, motivo per cui le marginalità della viticoltura in pianura si sono fatte via via sempre più sottili costringendo i vignaioli a un bivio: giocare d'azzardo mettendosi in proprio (Successo ultimamente soprattutto nel Reggiano) o abbandonare le vigne (Successo soprattutto nella mia collina modenese). Quindi, tornando a bomba: questo spot a chi giova? Perché tanto verrà presto dimenticato dal consumatore comune mentre noi, che non beviamo quel vino, continueremo a non berlo ma a discuterne animatamente.

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vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

...ok Gabriele , quoto ...

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

"Sempre più assente sulle tavole"? Quali tavole? Ma il fatturato e le quantità vendute da Caviro le conoscete? http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2019/01/28/tavernello-innovazione-e-robot-per-vino-piu-venduto-italia_4bfffd31-6f2f-4ec2-9012-67bcdb855544.html https://www.italiaatavola.net/articolo.aspx?id=10953

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marcow

circa 2 settimane fa - Link

Spesso nei dibattiti, non solo in questo, si usano le parole esperto e critico come sinonimi. Ma non lo sono. Pipero è un espero ma non è un critico Un sommelier bravissimo è un esperto ma non è un critico. Un wine influencer potrebbe essere un bravo esperto ma non è un critico. Parker è sicuramente un grande esperto ma non è sicuramente un critico. Ecc... Un critico deve sicuramente essere un esperto ma non basta. E qualcosa di più: deve avere altre qualità e compenze. In Italia abbiamo molti esperti e... pochi critici.

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marcow

circa 2 settimane fa - Link

È qualcosa di più.

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Stefano

circa 2 settimane fa - Link

Scusa Tommaso, ma davvero non sai la storia di Parker? guarda che è diventato famoso proprio andando controcorrente, ormai decenni orsono... tu da quanto lo conosci? poi una curiosità su di te: scrivi che non sei,,, non sei... non sei...; ma esattamente chi sei? (ammetto che è una domanda che si presta a risposte tra ironico e il sarcastico, ma cerca di farmi capire); allora meglio: che cosa fai /sai nel campo del vino?

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Ciao Stefano, credo sia giusto presentarsi. Ma prima una nota su Parker... o forse no, perché mi piacerebbe scriverne a parte a questo punto. Perché la storia di quel 1982 è appunto il primo passo di una costruzione di marketing così ben riuscita che merita di essere trattata a parte. La tua domanda è legittima e ne approfitterò per scrivere due note di bio che accompagnino la firma. Cercherò di risponderti in modo sintetico e puntuale: ho lavorato 9 anni come responsabile della comunicazione e del marketing (prendi la parola con beneficio d'inventario) per un gruppo di aziende vinicole. Ho fatto il 3° livello del wset. A casa mia il vino si è sempre fatto (credo di essermi tagliato le dita alla prima vendemmia quando avevo 8 anni) e ora lo faccio anche io per vedere di far conoscere un paese che vorrei non morisse e che si chiama San Giovanni delle Contee. Per il resto lavoro in una società che pianta alberi in giro per il mondo e scrivo su alcune riviste.

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Franco

circa 2 settimane fa - Link

Già solo il fatto che vieni dai luoghi del lago di bolsena, ti rende oltre che rispettabile. Grande Ciuffo, avanti così

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Anche tu di quelle zone Franco? Grazie! E w Bolsena che ci ha dato tanto bel tufo! ;)

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Franca

circa 2 settimane fa - Link

penso che il consumatore sappia benissimo che se vuole la qualità deve spendere (così come sa che se compra un paio di scarpe a 10 euro sono fatte di plastica). Chi compra il Tavernello non cerca la qualità, si adatta a comprare un vino adatto alle sue tasche. Anche il fatto che, pur di vendere si faccia pubblicità con messaggi farlocchi non è una novità. Concordo con il fatto che sia fuori luogo la diffusione di questo messaggio da parte di personaggi come Gardini ecc...

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Nicola C.

circa 2 settimane fa - Link

Scusate me se il messaggio fosse “tu sei schiavo del marketing, tu compri con gli occhi, tanto che non sai distinguere un Tavernello”, allora potrebbe sottintendere che, al contrario, un consumatore più oculato e meno influenzabile riconoscerebbe il Tavernello, e lo rinoscerebbe come inferiore agli altri vini. Personalmente vedo un leggero vizio nella costruzione del messagio.

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Coimbra

circa 2 settimane fa - Link

Tralasciando questi discorsi troppo impegnativi secondo me ci sono due tipi di vini: quelli che si bevono per cercare la felicità e quelli che si bevono per fuggire dalla tristezza. Il tavernello ed i suoi simili rientrano nella seconda categoria. Il resto è contorno

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Sancho P

circa 2 settimane fa - Link

Basta buttare un occhiata alla fotografia statistica fatta da Nomisma sul mercato del vino italiano nel 2018, per avere un quadro più preciso e non condizionato dalle impressioni soggettive e dai pregiudizi. Il primo elemento che viene fuori è che le visioni pauperistiche sono ingannevoli. Gli italiani bevono Franciacorta(la denominazione più venduta), prosecco, Amarone ecc.Non sono bevitori di Ronco e Tavernello. Chi va in enoteca o al ristorante, non compra e non apre vini dai 5 euro in giù.. Non è più l'Italia degli anni 70/80. Le famiglie, i giovani, bevono meno ma meglio. L' attenzione che c'è attorno al mondo vino né è la conferna. Eravamo una nazione di allenatori, stiamo diventando un paese di sommelier. Una pubblicità come quella in oggetto, ha il fine di rilanciare quel prodotto, strizzando l'occhio al consumatore un minimo più attento, per suggerirgli che puo' comprare anche il Tavernello, perché è meglio di quello che crede.Che poi funzioni è un altro paio di maniche.

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Giuseppe

circa 2 settimane fa - Link

prof Cernilli potrebbe cercare un termine diverso da normale anche se asteriscato?! Lo ha usato anche, in un suo recente articolo, per vini con un costo piuttosto contenuto: quando si consumano vini di fascia alta si è un super o anormali? Consumo anche vini che acquisto anche presso la grande distribuzione a costi contenuti: ce ne sono dei buoni e di pessimi. Non consumo Tavernello, (neanche in cucina); possono decidere anche di metterlo in bottiglia, a qualunque prezzo, o modificare il loro messaggio pubblicitario o trovare testimonial più altolocati, se il vino rimane lo stesso amen.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Anch'io compro vini nei supermercati. La parola "normale" fra virgolette deriva da "norma" che è un concetto matematico simile a "media". Lo intendo in questo senso.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Consumatore "medio" non ha connotazioni negative.

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Gelsomino

circa 2 settimane fa - Link

Non sono un consumatore medio e non acquisto mai vino nei supermercati. Mi servo solo in enoteche di fama consolidata e compro esclusivamente Unico 1995 Vega Sicilia. Mi accontento di una bottiglia al mese, da bere sul pollo allo spiedo con patate che mi fornisce una rosticceria di fiducia. Ho gusti semplici. Gli altri vini non mi piacciono granchè, non mi dissetano e comunque non avrei ulteriori quattrini per acquistarli. Una volta mi piaceva tanto anche Latour 1982, era buono, spigliato, beverino insomma, se ne avanzava un po' lo usavo per sfumarci il ragù per condire gli spaghetti, veniva squisito. Non lo trovo più, pazienza, non si può mica avere tutto. Auguri di Buone Feste a tutti i disoccupati/invalidi buongustai come me.

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

Non mi risulta proprio. Di sicuro, tra i vini DOP/IGP, Franciacorta non è quello più venduto, anzi. Prima di questo ce ne sono ben altri (Prosecco, Delle Venezie, Sicilia, Chianti, Montepulciano d'Abruzzo, Terre Siciliane, Salento, etc.). https://winenews.it/it/aspettando-la-vendemmia-ci-sono-38-milioni-di-ettolitri-di-vino-in-cantina-italia_399860/

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Sancho P

circa 2 settimane fa - Link

Franciacorta DOCG denominazione più venduta nel 2018. Non è una percezione mia, che tra l'altro lo bevo raramente, lo dicono i dati

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

Mi fornisce la fonte di questi dati cortesemente? Intendo visualizzabile o individuabile univocamente. Io la mia l'ho riportata. Inoltre, è difficile trovare i dati di vendita (ovviamente ufficiali), di solito si trovano i dati di produzione (HL). Nel 2017 (non ho quelli del 2018) tra i dati di DOP imbottigliate, Franciacorta si trova al 17° posto dopo (in ordine decrescente, fonte pubblicazione periodica UIV, 14 Gennaio 2019): Prosecco, Chianti, Conegliano Valdobbiadene Prosecco, Montepulciano d'Abruzzo, Asti e Moscato d'Asti, Soave, Alto Adige, Trentino, Chianti Classico, Piemonte, Sicilia, Valpolicella Ripasso, Bardolino, Barbera d’Asti, Valpolicella, Bonarda dell’Oltrepò Pavese. Per le IGP è (sempre in ordine decrescente): Terre Siciliane, Delle Venezie, Emilia, Veneto, Puglia Poi occorre, quando si parla di questi argomenti usare termini giuridicamente corretti: si sta parlando di DOP o di DOP e IGP insieme? O, rimanendo nelle DOP, intende le sole DOCG? Nel mondo del diritto enologico e quindi delle vendite per categorie merceologiche/legali, a meno che non sia precisato, con il termine generico "denominazioni" s'intendono sia le DOP che le IGP.

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Marco Anichini

circa 2 settimane fa - Link

Dopo tanto disquisire, credo che il Signor Gori e il Signor Cernilli si siano comportati di coscienza, etica - in primis - e deontologica - in secundis - o anche viceversa. Evidentemente le loro coscienze non collimano, e allora ognuno fa ciò che ritiene più giusto, per sé e per il suo lavoro. Quello che mi domando é: ma se uno come Bastianich (ristoratore pluristellato, inflessibile critico gastronomico, acclamato produttore di vino) fa la pubblicità al Mc Donald's, facendoci credere che li fa lui i panini, perché Gori non dovrebbe fare la pubblicità al Tavernello? Da Mc Donald's non ci andavo prima, figuriamoci dopo che c'è stato Bastianich, e il Tavernello non lo bevevo prima, figuriamoci se lo bevo ora solo perché lo ha testimoniato Andrea Gori (ristoratore pluripremiato, inflessibile giudice enoico, apprezzato giornalista gastronomico). Tutti e due ne capiscono quanto gli pare, ma non per questo se si buttano in un pozzo mi ci butto anche io.

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marcow

circa 2 settimane fa - Link

Marco Anichini: "Bastianich (ristoratore pluristellato, inflessibile critico gastronomico, acclamato produttore di vino) fa la pubblicità al Mc Donald’s, facendoci credere che li fa lui i panini, perché Gori non dovrebbe fare la pubblicità al Tavernello?" In questa opinione ritorna il concetto di critico che, in un precedente commento, ho separato dal concetto di esperto. Non mi sembra che Bastianich, come Cracco, sia un critico. È un esperto ma non è un critico Secondo me un critico oltre a non fare pubblicità per prodotti che recensisce non dovrebbe fare tante altre cose che scalfiscono la sua credibilità. Non può avere un blog dove pubblicizza cantine e vini o ristoranti, pizzerie ecc... nel caso di critico gastronomico. In Italia le due attività si svolgono in modo scandalosamente promiscuo. Un critico non può partecipare alle verticali organizzate da produttori di vino. Ecc... Insomma il CRITICO, con la C maiuscola, deve essere come la moglie di Cesare. Deve apparire anche formalmente, oltre che sostanzialmente, indipendente. Ora voi capite che, mentre gli esperti abbondano, i critici, in Italia, scarseggiano.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Gori nella fattispecie non dovrebbe perché è iscritto all'Albo dei Giornalisti di Firenze dal 2011, e le regole per lui come per tutti gli iscritti vietano la pubblicità diretta da parte degli associati. Ho appena controllato e la cosa è pubblica, ovviamente. Si può contestare la regola, si può non essere d'accordo con l'esistenza di un Albo professionale. Però sta di fatto che giornalisti, medici e anche altre categorie, non possono essere testimonial di campagne pubblicitarie. E finché esistono regole e si accettano quando si accede in una specifica categoria professionale, queste vanno rispettate.

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luis

circa 2 settimane fa - Link

E con questo la discussione è chiusa!

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Direttore, perdoni, non sia così categorico se non riporta la norma correttamente. Il divieto imposto dall'ordine non è assoluto. La norma recita chiaramente che "Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale". Vengo ora dall'ascolto di Radio24 sulle cui frequenza è stato da poco trasmesso lo spot di una società che inietta resine espandenti per consolidare fondamenta a rischio di edifici privati. A fare questa pubblicità era Mario Tozzi. Geologo e ... giornalista. Per cui le ripeto, totale discrezionalità da parte sua di non volere Gori come collaboratore. Ma se vuole tirare in ballo l'Ordine (e non capisco perché), allora meglio farlo correttamente. Perché ad oggi, l'incompatibilità con la tutela dell'autonomia professionale di Gori non si può dare per scontata ed esistono precedenti che fanno pensare che non sia così automatica.

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Maurizio Valeriani

circa 2 settimane fa - Link

Ecco Il Testo Unico dei Doveri del Giornalista (gennaio 2016) e Daniele Cernilli ha perfettamente ragione: https://www.odg.it/testo-unico-dei-doveri-del-giornalista/24288 Articolo 10 Doveri in tema di pubblicità e sondaggi 1. Il giornalista: a) assicura ai cittadini il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario attraverso chiare indicazioni; b) non presta il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie. Sono consentite, a titolo gratuito e previa comunicazione scritta all’Ordine di appartenenza, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali. 2. Il giornalista s’impegna affinché la pubblicazione di sondaggi attraverso i media contenga sempre: a) soggetto che ha realizzato il sondaggio e, se realizzato con altri, le collaborazioni di cui si è avvalso; b) criteri seguiti per l’individuazione del campione; c) metodo di raccolta delle informazioni e di elaborazione dei dati; d) numero delle persone interpellate e universo di riferimento; e) il numero delle domande rivolte; f) percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda; g) date in cui è stato realizzato il sondaggio.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Il divieto esiste ed è preciso. È lei che dovrebbe informarsi bene presso l'Ordine. La prego di farlo. Faccia una richiesta precisa all'Ordine dei Giornalisti e vedrà cosa le rispondono.

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Direttore, la capisco, ma io ho citato per esteso la norma a cui lei si riferiva. E basta leggerla, il divieto è espresso in modo chiaro, ma nel caso in cui si verifichi l'incompatibilità con l'attività professionale che l'Ordine governa. Immagino quindi che una decisione in merito spetterà al Consiglio di Disciplina che valuterà dell'incompatibilità e deciderà relativa sanzione. Questo per correttezza. E per due ragioni: la prima è che la sua decisione di fare a meno di un collaboratore è del tutto slegata da eventuali sanzioni dell'ordine, la seconda è che finché quella sanzione non arriva - per quanto si possa immaginare che arriverà - ha poco senso sbandierarla con tanta insistenza. Inoltre ho citato un precedente (che non mi risulta - ma accetto smentita - abbia dato luogo a sanzioni). Ma ce ne sono altri in cui la sanzione è stata provvisoria. Caterina Balivo ha fatto da testimonial ad un noto marchio di moda ed è stata sospesa per 6 mesi. E ricordo anche Mughini che fu sospeso per la sua pubblicità degli occhiali. Insomma sicuramente ne sapete più di me, ma guardare i precedenti viene da consigliare anche a voi che ne sapete di più, di aspettare il giudizio del Consiglio di Disciplina.

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Ora che ci penso ... si ricorda la "Camicia coi Baffi" di Costanzo? E i krumiri di destra o di sinistra con Lerner e Feltri?

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Feltri fece pubblicità dando i proventi in beneficenza. Costanzo fece quella pubblicità molti anni fa e probabilmente le norme erano diverse. Ma questa discussione è sterile. Coinvolgiamo l,'Ordine e vediamo chi ha ragione. Mi sembra la soluzione giusta, no?

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Del resto la cosa l'ha fatta presente anche Luciano Pignataro sul suo blog, e lui è un giornalista di lungo corso che conosce bene il regolamento.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Senta, io posso capire molte cose, comprese le difese d'ufficio. Mi chiedo però perché non mi da retta e s'informa su come quella norma venga interpretata. Io non sbandiero nulla. Lei dimostra molta sensibilità sul tema. Chiamiamolo una volta per tutte. Chiediamo a chi è competente sul caso se è possibile per un giornalista essere il testimonial a pagamento per la campagna pubblicitaria di un prodotto. Lo fa lei o lo chiedo io? Che dice?

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

O vuole ancora parlare d'altro?

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Aurora N

circa 2 settimane fa - Link

Scusate, forse non c'entra niente, ma la pubblicità, spesso di aziende tutt'altro che eccelse, che si trova su riviste di vino online e cartacee, blog, ecc, non è forse figlia della stessa madre? Sorry, per l'intromissione.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

No, signora. C'è una differenza fondamentale. Una casa editrice ha la possibilità di pubblicare annunci pubblicitari. Basta che sia esplicita. Lo fanno tutte le pubblicazioni in tutto il mondo. Per le regole dell'ordinamento giornalistico italiano invece un giornalista non può fare pubblicità diretta mettendosi al servizio di un prodotto specifico come testimonial. Spero che la differenza le appaia chiara.

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marcow

circa 2 settimane fa - Link

Il commento di Aurora N e la replica di Cernilli sono interessanti.
È vero, come dice Cernilli, che le due pubblicità sono regolamentate in modo diverse e la pubblicità sulle pubblicazioni è possibile: "Basta che sia esplicita" aggiunge Cernilli.

Ora vi invito a leggere il commento di
SALVATORE AGUSTA
1 dicembre 2019
"Chiunque scrive pubblicamente di un vino ne sta facendo pubblicità, solo che a noi lettori non è concesso sapere se si tratti di pubblicità gratuita o remunerata.

La controprova di quanto ho detto sta nel fatto che nessuno scrive un articolo per criticare un vino, una cantina o semplicemente per mostrare alcuni perplessità. Perché?
Perché si ha paura di essere citati in giudizio, di essere querelati e via dicendo.
Allora ci si rende conto, finalmente, che l’editoria enogastronomica non è totalmente libera o indipendente.

Gori ha preso parte ad una iniziativa pubblicitaria senza alcun fraintendimento o circospezione. Lodiamolo quantomeno per la trasparenza"

Il commento di Agusta è in alto nel dibattito e, forse, non tutti lo hanno letto: è stimolante e s'inserisce nello scambio tra Aurora N e Cernilli.

Ciò che lega i 3 interventi è il fatto una pubblicità può essere esplicità o non esplicita, trasparente o non trasparente. Agusta contrappone il comportamento "trasparente" di Gori a quello di chi fa pubblicità "in modo non esplicito" nelle pubblicazioni sia cartacee che online.
E Aurora N intravede delle somiglianze tra la pubblicità, ammessa dalla normativa vigente, di un vino scadente su una rivista di vino e la pubblicità di Gori: entrambe sono a pagamento e esplicite.

Signori, Augusta ci ricorda la pubblicità più subdola: quella "non esplicita", quella "nascosta"... tra le parole di un brillante racconto, recensione o presentazione.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Sarebbe logico, senonché Gori è un giornalista e viene addirittura definito come tale nel sottopancia della pubblicità. E questo secondo me e anche secondo quanto prescritto dall'Ordine dei Giornalisti non si può fare. Semplicemente.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Detto questo, un conto è pubblicare una recensione indipendente ancorché positiva su un vino, un conto è partecipare a una pubblicità ancorché esplicita. Da sempre io scrivo dei vini che mi piacciono. Fu una scelta presa con Bonilli ai tempi del Gambero Rosso sul Manifesto e venne sottoscritta dai responsabili di quel quotidiano all"epoca. Pensare che questo mini l'indipendenza giornalistica è abbastanza inverosimile. I produttori di vino sono piccoli e deboli e non fanno paura a nessuno. Il problema se mai sta nel rispetto del lavoro altrui, se onesto. E io penso che questo sia un aspetto da tenere in considerazione.

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Aurora N

circa 2 settimane fa - Link

Ho capito la questione formale, ma il discorso è pericolosamente rovesciabile. Qualche visionario, potrebbe avere il sospetto o peggio ancora rimanere con il dubbio, che nei confronti delle aziende paganti la pubblicità, il giudizio di qualche rivista che si rivolge ad appassionati ed operatori con un approccio per quanto possibile oggettivo, possa essere un "giudizio condizionato" ammorbidito, oppure nel dubbio propendere per qualcosa in più piuttosto che per qualcosa in meno, nei confronti delle aziende paganti la pubblicità.. Insomma un giudizio non libero. Se questo accadesse, sarebbe gravissimo, quanto un arbitro che con cognizione di causa falsifica il risultato di una partita di calcio. So bene che non è il caso della Sua rivista, altrimenti i Suoi editoriali non sarebbero la mia prima lettura del lunedi mattina. Ospitare della pubblicità pagante , di prodotti che prima o poi bisognerà giudicare, magari con un voto in centesimi, non pensa che in potenza possa divenire un conflitto d'interessi? Saluti.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Non è una questione formale, è sostanziale. Una differenza sostanziale che ponevo discrimine fra ciò che è consentito da ciò che non lo è. Sono dati di fatto non formalita

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Che pone un discrimine, ovviamente i

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Le aziende paganti la pubblicità? Ma questo avviene normalmente attraverso concessionari o persone che non hanno rapporti con i redattori. E le cose funzionano così per tutte le pubblicazioni al mondo, piu o meno. E con editori con grandi interessi economici che possiedono giornali e televisioni allora? Pensa davvero che un pugno di spiccioli come quelli che girano nel mondo del vino possano condizionare dei giornalisti seri?

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Aurora N

circa 2 settimane fa - Link

Caro Doc, Sfogliando per anni le guide dei vini, o leggendo riviste online sullo stesso argomento, ci si rende conto, anche con un certo fastidio, che vengono pubblicizzate determinate cantine.Nelle pubblicazioni di chi deve valutare con imparzialitá, troviamo la pubblicità di alcune delle aziende che vengono giudicate. Suonerebbe un po' strano a chiunque Lei sostiene che questa pratica diffusa non vada ad influenzare il giudizio di chi scrive e che non vengano esercitate pressioni, da parte dell'editore, magari per dare una spintarella a qualche prodotto. (Se poi si tratta solo di quattro spiccioli, non comprendo perché ospitare tali pubblicità). Ne prendo atto. Ma visto tutto questo, non capisco però , dove sia lo scandalo se Gori and Friends , abbiano partecipato apertamente, alla luce del sole, ad una operazione commerciale. Lo mettiamo in croce perché iscritto all'albo dei giornalisti? Allora, mi spiace ma stiamo guardando il dito anziché la luna. In attesa del Suo prossimo editoriale, La saluto. Aurora.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

No signora, non stiamo guardando il dito. Stiamo guardando il regolamento di un Albo professionale che si accetta quando se ne fa liberamente parte. E una cosa seria, non una barzelletta come sembra braconsiderarla lei. Secondo, io le assicuro che non ho mai subito pressioni da alcun editore edaalcun produttore. Ma lei pensa che la pubblicità della Fiat faccia scrivere a un giornalista che la Panda è la migliore macchina del mondo,? Poi, le guide serie, e quelle dove ho lavorato io lo erano, non hanno mai accettato pubblicità di cantine. Lo hanno fatto su altri mezzi, ma su quelli spesso c'erano collaboratori diversi da quelli che operavano per le guide. Terzo, sarebbebene che suoi dubbi di principio venissero supportati da esempi specifici. Dire " sfogliando le guide" senza fare nomi di cantine e di pubblicazioni nel merito, vuol dire sparare nel mucchio senza fare le distinzioni che pure esistono e sono molto determinanti. Quarto, sa nel mio caso la pubblicità quanto pesa sul fatturato aziendale? Più o meno il 5%. Devo aggiungere altro?

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Aurora N

circa 2 settimane fa - Link

Le distinzioni esistono eccome e non la prendo come una barzelletta. Io prendo atto laicamente di quello che sostiene, e lo do anche per scontato. Dopodiché, la questione rimane: chi deve valutare i vini, ospita la pubblicità di alcune cantine. Lei dice che questa pubblicità non interferisce e non ha mai interferito con le valutazioni. Benissimo. Fa piacere saperlo.

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Se non ci fosse una ragionevole speranza che possa influire, non vedo perché un'azienda dovrebbe spendere soldi per un'attività di beneficenza a favore di chi oltretutto non ne ha bisogno.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Semplicemente per sostenerei niziative che possano risultare utili per l'intero comparto vitivinicolo e non semplicemente per interessi personali di bottega, ad esempio.

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Stefano

circa 2 settimane fa - Link

Piano con le barzellette però, che ancora sto ridendo per l'esempio della Fiat che non condizionerebbe i giornalisti. Doctor, posso darle un piccolo consiglio non richiesto? Il suo parere è chiaro, la sua storia professionale limpida: non si incarti in ulteriori risposte

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Tra una risata e l'altra mi citerebbe un solo articolo dove si sostiene che la Panda è la migliore auto del mondo? Così, per ridere insieme e per non incartarsi. Il tutto veicolato, è proprio il caso di dirlo, da una campagna pubblicitaria della Fiat.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Della serie, per favore non analizziamo. Le pressioni delle grandi lobby hanno a che fare con le politiche dei trasporti e non con articoli secondari. Il mondo del vino è piccolo e povero rispetto adaltri, e per questo molto meno inquinato da marchette varie.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Banalizziamo ovviamente. Il correttore imperversa.

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Sancho P

circa 2 settimane fa - Link

Posso consigliare la lettura di stappato, il bel libro di Tiziano Gaia? Tra l'altro recensito anche su intravino.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Chi ospita pubblicità e di che tipo? Quanto incide sull'economia delle aziende editrici? Chi esprime giudizi è un giornalista, che deve rispettare una deontologia professionale e viene controllato su questo dal suo ordine professionale, oppure è un influencer, un blogger o cose simili? Mi farebbe degli esempi concreti e precisi a sostegno di quanto sostiene? Così, per chiarire cose in modo puntuale. Chi è che si comporta male e da cosa lo vincerebbe? Ecco, fare informazione significaquesto non semplicemente esprimere opinioni astratte.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Evincerebbe ovviamente

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Stefano

circa 2 settimane fa - Link

Vabbè, c'ho provato, era un fatto di stima. Ora mi meraviglio però che un comunicatore del suo livello... di comunicazione capisca poco ! Basta vedere come qui da Grande Inquisitore sia diventato grande inquisito.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Senta, se vuole darmi lezioncine temo che si sopravvalutati. Io rispondo con sincerità. Se questo vuol dire non capire di comunicazione né prendo atto ma ne sono orgoglioso.

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Stefano

circa 2 settimane fa - Link

Ora se permette ho altro da fare: c'è su un altro sito una analisi dell'annata 2015 a Montalcino che mi pare una lettura intetessante...

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Arriveranno lezioni anche su quello?

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Sopravvaluti ovviamente

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vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

... vorrei portare una testimonianza , anche se avulsa dal contesto dell'articolo in questione , ma visto che sono stato tirato in ballo , seppur indirettamente ( ma tutta una categoria è interessata...) , vorrei dare un contributo alla conoscenza "specifica" (esperienza personale) di quel che accade "nella" guida o "nella" redazione , anche se qualcuno può crederci e tanti, disincantati , no . Ho collaborato con Daniele Cernilli per anni facendo parte della commissione Emilia Romagna del GR ma , più direttamente , per la Guida Essenziale di Doctor Wine (da circa 6 anni, da quando è nata) e come articolista "free" sul magazine , facendo oltre un centinaio di articoli . Non è il mio mestiere , perché sono un Dirigente aziendale e mi lega al vino solo una sterminata passione plurigenerazionale . Non ho mai , sottolineo MAI , avuto segnalazione o indicazione su quanto scrivo o devo scrivere (o giudicare) da parte di Daniele Cernilli , se non tre - quattro volte su cui ci siamo confrontati , come giudizio, in quanto entrambi abbiamo assaggiato parecchio e abbiamo i nostri gusti e ci piace dialogare nel merito , meglio se con il bicchiere davanti e le gambe sotto un tavolo imbandito . Ma sempre nel rispetto reciproco ( ma questo è normale quando i rapporti personali sono di amicizia , ma anche di stima e rispetto) e per poche frazioni di voto , in quanto di esperienza e gusti molto simili , salvo alcune categorie di vini che non giudico per mia incapacità personale di relativizzare il giudizio . Mai , dico mai , nessun riferimento a pubblicità , a simpatie , a categorie da sostenere o meno , ad amicizie con produttori o quant'altro. Sono convinto che non sempre è così da altre parti , ma trasferire l'esperienza dell'articolo al massimo sistema della critica enologica e la sua indipendenza di giudizio , vedo che è un attimo , così come le velate illazioni che avranno anche un fondamento per alcuni , ma non nel caso specifico ... grazie e mi taccio sull'argomento d'ora in poi...

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Aurora N

circa 2 settimane fa - Link

Nessuno mette in dubbio la professionalità di Cernilli e della rivista che dirige. Alla messa in croce, di una iniziativa commerciale-per quanto discutibile possa essere- io ho contrapposto il dato di fatto che guide e riviste online non disdegnano di pubblicizzare cantine e vini. Per opinione personale, sarebbe meglio evitarlo. Sarebbe opportuno che chi deve valutare, votare, esprimere giudizi su un vino, sia messo al riparo anche da una discussione come questa. Tutto qua. Nessuna accusa, nessun sospetto e soprattutto nessuno da inquisire. Pensavo di esser stata chiara, ma evidentemente non è stato così. E con questo, su questo, mi taccio anche io. Saluti a tutti.

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giovanni da bolgheri

circa 2 settimane fa - Link

buongiorno,dovrebbe fare la pubblicità della panda a metano su docw,così avremmo un mondo migliore

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Personalmente possiedo una Lancia Y a Gpl. Che sto acquistando a rate peraltro. Spero di contribuire a un mondo migliore

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 2 settimane fa - Link

Credo che alla fine tutta questa discussione sia stata un “pour parler”; tutti a scannarsi contro Cernilli che ha dovuto difendere la sua posizione in maniera lunga ed articolata su “l’affaire Gori”, le regole da rispettare e non rispettate, etc. etc. ...ma dopo di questa discussione, vedo che Gori continua a pubblicare su Intravino. Quindi? N.B.: Attenzione, non ho alcuna simpatia/antipatia nei confronti di nessuno qui dentro. Non è una questione pro-contro Gori e/o Cernilli; è solo una constatazione: - Gori pubblicizza Tavernello - Cernilli fa notare che, per una serie di norme e regole, non può e non vuole avvalersi ulteriormente della collaborazione di Gori su Intravino. - Lunga discussione fra Cernilli ed alcuni utenti e redattori su tale scelta. - Difesa delle proprie ragioni a corroborare la scelta di Cernilli a non avere più Gori fra i redattori. - Gori continua a pubblicare su Intravino Fine (?) : lo sapremo nel prossimo episodio delle “mirabolanti avventure del Tavermello” :-)

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giovanni da bolgheri

circa 2 settimane fa - Link

meglio di beautyfull

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Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

Ti manca un passaggio: Doctor WIne continua a incassare pubblicità dalle aziende che recensisce. Intravino MAI.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Doctorwine ha pochissima pubblicità, quasi zero, e sempre esplicita.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Poi io non avevo parlato né di Doctorwine, per delicatezza, né di Intravino, per il fatto che sto postando qui. Vedo che questo non è bastato per evitare commenti sgradevoli, ma ci sono abituato.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 2 settimane fa - Link

Spero che “commenti sgradevoli” non fosse rivolto a me; io anzi cercavo di “difenderla” e condivido il suo punto di vista. Devo però fare ammenda, ero convinto - sbagliando - che Cernilli fosse “direttore” anche su Intravino e non solo su DW; da questa mia erronea convinzione, la mia meraviglia nel vedere pubblicato Gori dopo le precisazioni di Cernilli sul caso.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Non era rivolto a lei.

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Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

Parlare di un fondatore di Intravino come Gori su Intravino non è parlare di Intravino e neanche tanto implicitamente? Devo essermi perso qualche passaggio... "Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?" (Luca, 6,39-45)

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

No, non è parlare di intravino. Lei cerca la rissa come sempre. Passo e chiudo, ho già detto fin troppo e mi scuso con i lettori.

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Luca P.

circa 2 settimane fa - Link

Questa discussione è davvero molto interessante e penso, visto il fervore di molti dei partecipanti, che stia toccando nervi scoperti del mondo della comunicazione enologica (magari riattivando anche qualche antica tenzone, non posso fare a meno di pensare alla vicenda Sangiorgi/G.R.). Personalmente provo fastidio quando vedo le pubblicità delle aziende vinicole nelle guide, ovviamente ci vedo qualcosa di strano, ma non rinuncio a consultarle utilizzandole come strumenti e non come "manuali per acquisti obbligatori". Il mondo dei consumatori però è vario e magari qualcuno acquisterà proprio il vino pubblicizzato in guida (io non li guardo nemmeno, non saprei ripetere un nome)..però sarà sempre una scelta che fa il consumatore, senza pistola puntata alla tempia. Dopodiché se davvero sul fatturato delle guide pesano così poco i soldi derivanti dagli inserti pubblicitari, tanto varrebbe eliminarli, magari si recuperano introiti riacquistando tra i lettori chi si era allontanato proprio per questi motivi.

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BAFFO

circa 2 settimane fa - Link

Giustissimo. Complimenti ad Aurora N per aver mantenuto la calma e il punto delle Sue argomentazioni.

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

Dott. Cernilli, nutro per lei stima e rispetto (l'ho avuta anche come formatore nel II livello ONAV di cui è membro autorevole). Però, come osservavo sopra (vedi mio intervento) e prescindendo dal caso in oggetto, lei che è così "internazionale" (e lo sto dicendo non ironicamente) perché tira fuori una delle tante nostre miserie italiane, l'Ordine dei Giornalisti, relitto del ventennio e unico caso al mondo? Non farà mica come fanno con la famigerata e presunta "mineralità" taluni pseudo esperti? (ovviamente, non centra nulla, ma è per divertissement) contro il cui utilizzo improprio, giustamente, si batte

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Di relitti del ventennio ce ne sono ben altri. Il Codice Rocco, l'IRI, e personalmente sarei per l'abolizione degli ordini professionali e del valore legale del titolo di studio. Non degli esami per prove e pubblicazioni però. Detto questo però se si fa parte di un ordine professionale, per libera scelta, si accettano delle regole. Altrimenti non si dovrebbe usare un titolo, come giornalista. Medico o notaio, se poi si dissattendono i minimi sindacali che consentono di fregiarsi di quel titolo. Ventennio o meno. Poi un invito. Abbiamo già abusato dell'ospitalità di Intravino, dove peraltro io non sono il benvenuto, come avete visto. Se volete comunicare con me raggiungetemi altrove per favore.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

Per Tomacelli, 134 commenti mi sembrano un buon risultato. Non dico che dovrebbe ringraziarmi per un contributo gratuito a un sito concorrente, ma almeno riconoscermi una buona dose di fair play, che dice?

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Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

Quello senz'altro.

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C.A.

circa 2 settimane fa - Link

Dott. Cernillli, nella discussione è stato citato l'ultimo libro di Tiziano Gaia. Dal momento che vi si possono trovare degli spunti interessanti associabili alla discussione in oggetto, sarebbe interessante un suo parere. E non dica che non l' ha letto Grazie

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Confesso di essermi perso un po' di scambi qua sopra (ma del resto tocca pure lavorà! ;)), ma siccome avevo menzionato il caso di Tozzi ed ero andato a rivedermi lo spot, ho fatto caso che il copy dello spot è piuttosto furbetto e recita "come geologo consiglio . Può darsi che sia bastato questo per mettersi al riparo da beghe con l'ordine? Se sì, sarebbe davvero curioso. A margine, credo invece che nel caso di Costanzo e le camicie Dino Erre vada rammentato che le pubblicità sono di fine anni 80 e la norma sui testimonial iscritti all'albo è di inizio '90. Ma insomma, erano giusto precisazioni su una questione che mi pare abbia preso altri binari.

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BAFFO

circa 2 settimane fa - Link

Questa levata di scudi in nome di un ferro vecchio del ventennio ha veramente un sapore amaro. Lo scandalo sarebbe che un iscritto all'Ordine ha partecipato a volto scoperto ad una pubblicità? Bah! Con gli ultimi interventi, la discussione aveva preso una piega piu interessante affrontando questioni ben più spinose. E mi sembra che ognuno un idea se la sia fatta.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

A me non risulta che Tozzi sia un giornalista iscritto all'ordine. Lo conosco da quando aveva quattordici anni ed era il fidanzatino di mia sorella al liceo, bene quindi. E' un geologo,non un giornalista per quanto ne so. Il libro di Tiziano Gaia non l'ho letto, è la pura verità. Tiziano l'ho conosciuto bene per averci lavorato per almeno quindici anni ai tempi della collaborazione fra Gambero Rosso e Slow Food. Faceva parte di Slow Food ed era il principale collaboratore di Gigi Piumatti e di Carlo Petrini all'epoca. La causa con Sangiorgi non fu solo del Gambero ma anche di Slow Food peraltro. Sono passati vent'anni dai fatti. Tanti.

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daniele cernilli

circa 2 settimane fa - Link

In ogni caso se Tozzi fosse un giornalista e avesse fatto qualcosa di contrario alla deontologia professionale sarebbe da criticare allo stesso modo. E sarebbe sanzionabile allo stesso modo.

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Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

La discussione termina qui, grazie a tutti per la partecipazione.

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