Verticale del Piromàfo di Valle dell’Asso, il vino più amato da don Gino

Verticale del Piromàfo di Valle dell’Asso, il vino più amato da don Gino

di Antonio Tomacelli

Luigi Vallone ora è altrove, mi piace pensarlo mentre cammina tra le vigne di un altro paradiso che non è Galatina. Prima di partire ha avuto la creanza di passare la mano, lasciando ad altri l’amata cantina ed i vigneti. Ma Elio Minoia, l’enologo che lo ha affiancato per tanti anni, è ancora lì che traffica tra botti e parcelle, affiancato dalla figlia Maria Chiara e supportato dal nuovo proprietario della cantina Valle dell’Asso, Pierantonio Fiorentino.

Si continua, dunque, cambiando tutto perché non cambi niente. Per fortuna, aggiungo.

In attesa del nuovo  corso, che si sa, la vigna ha tempi biblici, una verticale del Piromàfo, il vino più amato da don Gino ci sta tutta, meglio se affrontata tra le mura di casa Vallone in compagnia di amici. Sei bottiglie alla cieca, senza saper di annate o altre informazioni che verranno svelate solo alla fine.

Il Piromàfo è, per me, il negroamaro fatta eleganza, un concetto espresso magistralmente da Severino Garofano, il padre del Patriglione, un’idea del vino che ormai pochi praticano nel Salento che, negli ultimi anni, sta importando enologi e brutte abitudini, piegandosi troppo spesso ad un mercato che conosce solo vini senza personalità, pesanti e sgarbati comu na petra.

A quella petra il Piromàfo ha sempre opposto il gesto elegante di una voluta di gesso, di uno sbuffo barocco spuntato sotto un balcone di Galatina, e perciò territoriale come nessuno.

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Due note prima di entrare nel vivo degli assaggi: i vini sono stati serviti alla cieca e, ovviamente, senza una precisa sequenza temporale. Li ho rimessi in fila io ma voi fate come se. Ci sono alcuni tratti comuni a tutti i vini e quello che più colpisce è l’assoluta mancanza di ossidazione o stanchezza anche nelle annate più risalenti. Dopo 20 anni il Piromafo ha vita e freschezza e i profumi terziari tipici dell’età sono rari e poco avvertibili. Altro tratto comune in tutte le annate, anche le più calde, è l’eleganza, la finezza del negroamaro. Di questo negroamaro.

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Piromàfo Igt Salento Rosso, Cantina Valle dell’Asso

1999
Al naso è fungino, terroso ma colore e struttura sono ancora lì, a fil di calice. È un succo di amarene sotto spirito, pulito e disteso come chi non deve dimostrare più niente a nessuno. Ma davvero siamo nel Salento dei vini masticabili? 87

2001
Il peggiore della batteria, ma non tutte le bottiglie riescono col buco. È un negroamaro che si è perso per strada, piccolo, acidulo e anche amaro. n.c.

2003
Annata balorda per tutti ma il carattere lo vedi nelle difficoltà: tra frutta disidratata, tostature e caffè, mi rituffa in una tazzina di arabica. Finisce caldo, vinoso e molto comfort wine. Datemi un divano! 84

2006
Se non avete avuto una nonna che da piccoli vi viziava con un bicchierino di liquore al caffè, non saprete mai di cosa sto parlando. E no, il caffè Sport Borghetti non mi fa scattare la madeleine. Non gli dai 91 e non lo ringrazi per la botta di vita?

2007
“Buongiorno, mi fa un due chili di pasta di mandorle che oggi è il mio santo e vengono i parenti a fare gli auguri? Metta anche quelli con l’amarena e la buccia d’arancia. Cos’è questo buon profumo di vaniglia che si sente nell’aria?”. Divago, ma sono 90 punti da godere fino all’ultima briciola.

2011
Da grande vuole fare il grande vino ma, per ora, gioca sul prato e si diverte a stuzzicarci. Somiglia tanto ai parenti più anziani e crescendo darà soddisfazioni. Per ora è un 84: dategli tempo.

C’è ancora un altro vino da assaggiare ma ho la consegna del silenzio: tranquillo don Gino, la rivoluzione è in buone mani.

 

(la foto di copertina è di Giampiero Nadali)

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

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