Veronelli dixit: “La granaccia di Quiliano è fra i migliori vini d’Italia e quindi del mondo”

Veronelli dixit: “La granaccia di Quiliano è fra i migliori vini d’Italia e quindi del mondo”

di Giorgio Michieletto

Passare da Quiliano è facile. Fermarsi un po’ meno. Ma c’è qualcosa di magico in questo punto della Liguria, fra Savona e Vado Ligure, fuori dalle rotte più battute. Quando entri nella valle, ti sembra quasi di doverti stringere per passare. Dietro i boschi fitti. Lassù c’è proprio il punto esatto in cui gli Appennini incrociano le Alpi. Davanti il mare. Laggiù, il via vai verso il porto. Ti giri… pale eoliche e un orizzonte tranciato dai profili delle industrie. In mezzo i colori degli orti, il fascino di un borgo vissuto, un torrente e i sentieri dimenticati fra i faggi.

Nella frazione di Valleggia ci sono le albicocche, ma non è così facile trovarle. Anche le poche vigne rimaste si nascondono. E’ passata da Quiliano la granaccia, arrivata dalla Spagna nel 700 e poi sì, si è fermata qui. Pare che il vitigno (grenache) sia stato piantato da famiglie locali che facevano affari con gli spagnoli con la produzione di carta, poi di fatto è diventato “autoctono” e nel 1978 si è guadagnato una medaglia da parte di Veronelli: “La granaccia di Quiliano è fra i migliori vini d’Italia e quindi del mondo”.

Per capire cosa può essere oggi fermatevi nel giardino della cantina Innocenzo Turco, nascosto nel centro del paese, fra ulivi e camelie. L’interpretazione di Lorenzo che ha preso in mano l’azienda familiare con una storia che risale al fine 800 è tutta giocata sulla finezza perché un rosso che guarda il mare dovrebbe essere spensierato ma non banale.

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Il vigneto con più fascino e storia di Quiliano è proprio dell’azienda Innocenzo Turco, un piccolo clos, meno di un ettaro esposto a sud ovest: il cru Cappuccini, accanto al vecchio convento. Per entrarci apri un cancello, al margine del bosco. E le vigne ti si spalancano davanti: si buttano dentro uno spicchio di mare e nuvole. Acini piccoli, molti spargoli. Per gli innesti è sempre stato utilizzato il vecchio clone e i terreni sono per lo più sabbie e argille. Qui nasce il vino più ambizioso, Granaccia Cappuccini Colline Savonesi Igt.

Vinificazione in rosso tradizionale, fermenta in acciaio, macerazione di più di 20 giorni, poi 18 mesi in tonneaux di secondo, terzo e quarto passaggio. La 2017 è ancora da aspettare, l’impronta del legno al momento è importante e sposta il vino su note di spezie dolci. Amarena, confettura di frutti rossi, poi mirto, liquirizia, olive. Un tappeto di erbe aromatiche, macchia mediterranea e un bel finale sapido, di pulizia.

Riviera Ligure di Ponente Doc Granaccia 2018 oggi ha invece raggiunto un equilibrio in bottiglia ed è una vera istantanea del carattere della granaccia di Quiliano. Come una polaroide, un po’ vintage ma sempre di moda. Il colore è scarico e luminosissimo. Piccola frutta rossa, lampone, agrumi come il pompelmo e mandarino, fiori come ciclamino, erbe e resine, poi note ematiche quasi ferrose sia al naso che il bocca.

Un bel pepe bianco. Tannino praticamente inesistente, beva “pericolosa” trascinata dall’acidità. I vitigni sono nella parte più in basso del paese, ma molto ventilata, verso la chiesa di San Pietro in Carpignano. Macerazione di circa 15 giorni, solo acciaio per 12 mesi e bottiglia. L’evoluzione, rispetto a un ricordo più croccante e tutto frutto della scorsa estate, è molto interessante.

Anche gli assaggi dalle vasche hanno già quell’impronta di eleganza mediterranea e lo sprint di un vino sottile che può pensare in grande e incontrare anche il gusto del momento. A Quiliano se ci passi devi fermarti e prenderti il tempo per restare immobile dove tutto scorre e si incrocia. Poi sali lungo la strada verso il bosco per vedere il mare e scopri che il vento tiepido non entra mai nella vigna dei Cappuccini.

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Sommelier Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

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