Vendere il vino. Ma a chi

di Fiorenzo Sartore


Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, intervenendo sul referendum di Pomigliano, dice che il contratto di lavoro ottenibile servirà a garantire “livelli essenziali di salario”. Formula vaga e inquietante: cosa intende per essenziale? Con i consumi depressi dal basso potere d’acquisto del ceto medio, prevedere contratti di lavoro utili a garantire solo l’essenziale non promette nulla di buono. I consumi essenziali non comprendono (temo) il vino di qualità, o l’alta ristorazione.  Quindi questo vino a chi lo vendiamo? I sottopagati ed i precari ce li siamo giocati da tempo. Quelli che sembravano garantiti da contratti nazionali si dovranno accontentare dell’essenziale. Chi rimane? I ladri e gli evasori dispongono di discreti capitali ma (scusate) non mi sembrano gran che interessanti. Resta quel numero di persone che sul piano sociale e culturale è in grado di concedersi uno stile di vita auto-premiante: grandi ristoranti, grandi vini, tempo libero di qualità. Se escludiamo ladri ed evasori, è una minoranza schiacciante.

[Via Piovono rane]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

3 Commenti

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Alessandra Rossi

circa 9 anni fa - Link

Io non la metterei giù dura così. La contrazione dei consumi non è riservata solo ai vini, mmh? La ristorazione di qualità e con un po' di cervello sta adottando nuove offerte di piatti unici e materie prime più povere. Si abbassano i costi ma non si rinuncia per forza all'eccellenza. Vino se ne beve meno. Magari i bevitori sono gli stessi e non sono drasticamente calati, bensì si fermano a uno o due calici laddove prima arrivavano a 3 o 4. Per motivi economici ma anche per i punti sulla patente. L'alta ristorazione, i vini sopra i 20 euro, si, questi stanno soffrendo di più. Mi pare in linea con l'andazzo dell'economia mondiale però. D'altra parte personalmente credo fosse ora di prendere coscienza della necessità di un ritorno ad una certa frugalità. Si è speso molto più di quello che potevamo permetterci, speso, non investito. E nello specifico si è prodotto molto più vino di quello che il marketing delle aziende fosse capace di smaltire. Poca lungimiranza, in due parole. Ma non è un errore solo dei vignaioli mi pare. Ora rimbocchiamoci le maniche, è già in atto una certa morìa di aziende agricole e servizi correlati, una selezione fisiologica in periodi di crisi che se non altro insegnano a chi sopravvive nuove arti. Vedi la relazione diretta online che sta sostituendo l'adv.. Maremmanamente, Ale

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

se si passa un po di tempo all'estero si vede come l'andare al ristorante non sia una cosa elitaria o da appassionati. La gente va spesso, e consuma vino nonostante i ricarichi in media molto piu' alti che in Italia. Il fatto e' che l'andare al ristorante per molti e' ancora una cerimonia, non una cosa comune. E poi c'e' il problema dei salari, quelli italiani sono molto piu' bassi della media europea e le coppie che lavorano sono molto meno che all'estero.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Credo che la contrazione dei consumi sia evidente un po' in molti settori. Ovviamente non vuol dire che tutti mediamente perdono un 10% sulla vendita di questo o quell'articolo. Vuol dire che si sta creando una selezione naturale (e ce voleva!). Il vino storicamente si è sempre contraddistinto in due categorie: Bene energetico primario, bene voluttuario. Fiorenzo, mettiti l'anima in pace: di vino come fonte energetica in Italia ne serve sempre meno, e chi ne necessita non lo cerca certo in un'enoteca. Il vino in quanto bene voluttuario è sempre stato (lo dice il termine) un mondo destinato a persone con una capacità di spesa superiore alla media. Per quanto mi risulta direi che queste persone sono vive e vegete, puntano sull'esclusività (reale, non di marketing) di un prodotto, costruiscono lentamente un rapporto simpatetico con la loro enoteca di fiducia (sia essa vicina o lontana), non accettano errori professionali, sono attenti e non disdegnano una correzione di rotta se fatta a ragion veduta (tipo impuntarsi a non vendere loro un krug da bere sulla torta e portarli su un brachetto o un moscato, a seconda del corretto abbinamento). Insomma, per quanto mi riguarda, sono molto esigenti ed io sono felice di realizzare il mio profitto in base a professionalità concrete come credo faccia anche tu e molti altri colleghi

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