Vendemmia 2012: nasce o muore il vino biologico?

di Antonio Tomacelli

Entra in vigore con la vendemmia 2012 il nuovo regolamento che certifica la nascita del vino biologico. Fino ad oggi, infatti, solo l’uva poteva dichiararsi tale, dato che il processo di vinificazione  prevede l’aggiunta del pericolo pubblico numero uno, l’anidride solforosa, comunemente conosciuta come zolfo o solfito. Proprio sulle quantità ammesse si è arenata per anni la trattativa a Bruxelles tra chi chiedeva alti livelli di solforosa, in generale i paesi del nord Europa e qualche grande industria, e i produttori del sud che, per motivi climatici, ne usano meno. Terzo importante attore nella trattativa, il movimento dei vini naturali, che ha sempre fatto dei bassi livelli di zolfo e dei limiti alle pratiche di cantina un cavallo di battaglia.

Giusto per chi dovesse passare di qui per caso, ricordiamo che lo zolfo è l’unico valido disinfettante del vino, usato già nell’antica Roma e ancora non sostituibile con prodotti meno dannosi. Aggiunto al vino ne impedisce l’acetificazione ma è presente come conservante in molti altri alimenti quali frutta secca, baccalà, marmellate, maionese e succhi di frutta (occhio alla sigla E220). Dopo anni di scontri si è finalmente raggiunto un accordo che prevede un tetto massimo di 100 milligrammi per litro nei vini rossi e 150 mg/l nei bianchi. Il nuovo regolamento stabilisce anche dei limiti alle pratiche di cantina troppo “invasive” ma restano comunque tanti gli additivi ammessi, purchè di origine naturale e certificata bio.

Il nostro modesto parere? 150 mg/l di zolfo nei vini bianchi sono tantini, anche al netto della nostra furia talebana ma voi, che notoriamente siete dei lettori moderati (in tutti i sensi), avrete un’idea diversa sulla questione: che aspettate a scatenare l’inferno, visto che di zolfo stiamo parlando?

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

18 Commenti

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Un post molto interessante sull'Anidride Solforosa lo ha scritto Daniele Cernilli qualche giorno fa: http://www.doctorwine.it/det_articolo.php?id_articolo=397. Molto validi anche i commenti.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

letto, cupamente interessante. tignanello, tanto per dire di un vino che non è al centro del mio cuore, sta intorno ai 40/50 mg/l, flaccianello e vigna del sorbo faticano ad arrivare a 40.... direi che 100 e 150 sono soglie decisamente alte per definire un vino biologico (per tacere dei "condimenti" in cantina). Non credo di dire una novità ma smetterei di usare appellativi come biologico, naturale, vero, biodinamico e comincerei (ma se n'è parlato fin troppe volte per i miei gusti) a scrivere metodologia di "preparazione" e "ingredienti" contenuti in una bottiglia. E' una pratica che parte dall'acqua minerale per arrivare alle merendine o al gelato, e posso confermare che la gente ci fa caso.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

dimenticavo: includerei una tracciabilità più semplice da consultare; come per le carni, tanto per intenderci

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Concordo assolutamente con Francesco. Leggere gli "ingredienti" legalmente consentiti per "costruire" un vino in cantina fa rabbrividire: viene istintivamente da chiedersi che cavolo stiamo bevendo! Poco importa se tali ingredienti (dalla gomma arabica al mosto concentrato, passando per i lieviti selezionati ed aromatizzanti e le famigerate e terribili chips) siano certificati "biologici" o "biodinamici" magari Demeter. Cambia poco, snaturano il vino. Direi che, al di là degli estremismi, basterebbe guardare ai protocolli di autocertificazione delle due associazioni di produttori naturali, VinNatur e ViniVeri, ed adeguarsi. Credo che le soluzioni siano due: 1. L'obbligo di scrivere in etichetta o sulla retroetichetta tutte le sostanze utilizzate sia in vigna che in cantina. 2. Per i produttori più seri, l'autocertificazione.

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

Francesco, 40/50 mg mi sembrano pochini davvero. Io ho delle vasche dove non ho mai aggiunto niente, ne in vendemmia ne dopo (2011, ancora da imbottigliare) che arrivano da sole a 35 mg. All'imbottigliamento ne aggiungeremo un po, e probabilmente si arriva sui 60 mg almeno. Il Tignanello, con diverse centinaia di migliaia di bottiglie, possibile che sia cosi basso? Sarebbe veramente sorprendente.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

ovviamente parlavo di SO2 aggiunta

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Francesco Gagliardi

circa 8 anni fa - Link

Con questo regolamento il vino biologico nasce già morto.. Moltissime aziende non Bio sono ampiamente al di sotto i limiti legali di SO2 che il regolamento impone alle aziende Bio. "Parturient montes, nascetur ridiculus mus"

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Alessandro Fenino

circa 8 anni fa - Link

...sì, ma non hanno uve bio e, secondo me, la differenza è ancora tanta. Poi, solforosa a parte, il regolamento ha tolto qualche (pochi) prodottino che in convenzionale si può usare, come ad esempio il pvpp. Io questo regolamento lo vedo come un inizio, spero che in futuro chiudano ancora un po' i paletti, ma non vorrei vedere applicati in una norma UE certi deliri da ipernaturismo spinto. Le radici del vino biologico sono le uve biologiche per cui sono profonde e non così facilmente replicabili dall'industria.

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francose

circa 8 anni fa - Link

io non arrivo a 100 qli\ha di uva altri arrivano,sempre uve bio, al doppio e qualcuno quasi al triplo. quanti bio irrigano e,di conseguenza,spingono sulla "pappa" ? c'è stata l'esplosione del vigneto bio.perchè? perchè molti pensano che nella crisi generale del settore(altro che abbiamo superato la francia guardate quanto prosecco\glera è stato piantato)la nicchia di mercato possa tirare a campare. ma tirano a campare le aziende vitivinicole i cui titolari fanno ben altro e introitano da ben altre fonti. Per cui fà moda avere l'azienda vitivinicola,meglio se bio,come fà moda avere la governante filippina.

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giovanni solaroli

circa 8 anni fa - Link

Io la vedo cosi: prima non c'era nulla, ora c'è un regolamento. Che si potrà sempre modificare in base agli attori in scena e al loro peso. Chi sta sotto ai quei valori(tanti)quale nocumento gliene potrà mai venire? E il consumatore ne risulterà danneggiato? Io non credo. Si poteva far meglio? Certamente, ma tempi ed interessi in gioco impongono passi da elefante. Staremo a vedere. saluti

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Il Guardiano del Faro

circa 8 anni fa - Link

Si può fare anche senza solforosa aggiunta, Mark Angeli docet, lui lo dice anche in etichetta. questo vino deve viaggiare ed essere conservato sotto ... tot gradi... ecc, insomma, per il trasporto e per la distribuzione ci si può aggiustare come per le mozzarelle di bufala, per il contenuto speriamo di no.

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Bante

circa 8 anni fa - Link

Io invece pensavo che avessero più bisogno di solforosa al sud. Perché credevo che le temperature più alte facessero partire più volentieri le malolattiche ed insomma tenessero più vivo il vino, fino ad ammorbidirlo troppo. Pensavo che per salvare l'acidità, al sud, avessero bisogno di frenare, di fermare il vino con i solfiti prima dei loro colleghi delle terre più fredde. E allora avevo capito tutto al contrario.

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PBernardi

circa 8 anni fa - Link

...e siamo in due... infatti anche secondo me dovrebbe essere cosi'. MI dicono che c'e' pero' una mentalita' diversa di approccio non una necessita' enologica.

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Durthu

circa 8 anni fa - Link

Eh si, ci manca solo di dover trasportare il vino nelle celle frigorifere: proprio un approccio sostenibile...

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Massimo Cattaneo

circa 8 anni fa - Link

E' stato trovato un sistema legale ed allo stesso tempo elegante per eliminare nel giro di poco tempo tutte la varie diciture: biologico, naturale, biodinamico......Tra poco sulla maggioranza delle etichette si potrà scrivere biologico rendendo il significato stesso del termine privo di importanza e di attenzione da parte dei consumatori. La strada ovvia e corretta per disciplinare la materia è stata ignorata e ancora si continua a parlare del nulla.

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francose

circa 8 anni fa - Link

hai perfettamente ragione. basta andare al sana e vedi le bio merendine similmulinobianco.o nei supermercati con le confezioni di frutta e verdura il concetto iniziale di biologico era culturale oggi è solo businnes al pari di altri e,al pari di altri,la produzione si stà spostando in altre aree del mondo. dei vecchi pionieri del biologico alcuni continuano a farlo per scelta culturale senza neanche certificarlo,altri l'hanno impacchettato come businness comanda e fanno o i guardiani o i consulenti.

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lello mattoscio

circa 8 anni fa - Link

giusto occuparsi della solforosa,ma non sarebbe meglio mettere l'accento sugli aromatizzanti chimici provenienti dalla Cina(sono legali?).Riportare la composizione del prodotto in etichetta,del resto,come tutti i prodotti alimentari,e tracciabilita' del prodotto ed e' fatta.Semplicissimo.

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andrea

circa 8 anni fa - Link

se per fare vino senza solfiti ho bisogno di milioni di kw per refrigerare costantemente il prodotto dall'inizio della sua storia fino a quando non viene bevuto, devo saturare con azoto o anidride carbonica altrettanto costantemente il prodotto,e usare una sofisticata tecnologia anch'essa con un'enorme consumo energetico.... faccio bene da un lato ma n'tu culo al risparmio energetico!!! facciamo le cose saggiamente , cerchiamo di diminuire il livello di solforosa, e di annullare l'utilizzo di prodotti in cantina ma soprattutto in vigna , le viti poi se stanno bene danno frutti buoni sani e poco bisognosi di tutte le porcherie.

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