Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria: nasce la “doc Roma”
In genere funziona così: si parte dai vini prodotti in un determinato territorio e, successivamente, si richiede al ministero una certificazione d.o.c. (denominazione di origine controllata). Se si fa il percorso inverso siamo in presenza di quella che, con termine tecnico, si chiama “fuffa” o “marketing”. La genialata del giorno – sbilanciamoci, dell’anno – si chiama Roma doc ed è opera del manager Erder Mazzocchi, uno che punta tutto sul global marketing senza sapere di cosa parla. Il bello è che il Comitato Nazionale Vini, anziché respingere con un sorriso la proposta, ha subito approvato i disciplinari, rifilando un dispiacere alla neonata docg Frascati Superiore, che verrebbe assorbita da una più roboante Roma doc. Ora, in attesa della definitiva approvazione, lo scrivente qui sottoscritto vuole sapere:
A) Quanti dei 1.700 ettari previsti nel disciplinare rientrano nel Grande Raccordo Anulare?
B) Voci di corridoio sussurrano che nel disciplinare è contemplata anche la “Romanella”, il classico vinello della casa bianco o rosso, frizzante e abboccato: vero o falso?
C) Non avete di meglio da fare all’Arsial? Oltre a leggere i quotidiani, intendo?
Una delle tre è una domanda a trucco, le altre due no: le terrazze di Roma sono piene di pergole che attendono una certificazione e poi vuoi mettere la figata di poter scriver sugli annunci “vendesi appartamento centralissimo in zona doc – telefonare ore pasti – chiedere di Romolo”?








No, dai, non è vero.
Venditti sta già scrivendo una canzone:
“Vieni a bere con me il vino del Grande Raccordo Anulare / che circonda la Capitale…”
Se fosse vero…ci sarebbe da piangere sulla “credibilità” della nostra enologia regionale
Nell’articolo linkato si legge “Brand prestigioso” suppongo si tratti di Roma, non aggiungo altro, a parte
FORZA ROMA, FORZA LUPI, SO’ FINITI I TEMPI CUPI!
Dev’essere consuetudine di questi tempi stilare un disciplinare prima di avere almeno provato a fare il vino.
http://www.gardaclassico.it/vini-garda.php/p-4×35x201/Vinitaly_2011.htm
…a’gnuranti ma no lo sapete che ‘n Francia c’anno a denominazzione Pariggi rive droite…’a burini laziali…ma annatevela a e pijà n’der…
“Erder Mazzocchi ci tiene anche a far sapere che il progetto partirà solo se sarà sostenuto dai coltivatori.”
Ho pensato:”Speriamo di no!”…
Poi mi sono arreso subito: “Tanto alla fine che cambia??”
Purtroppo niente…
le solite doc italiane
(scusate per la generalizzazione ma era d’obbligo!)
e della DOC Venezia non ne vogliamo parlare???
Venezia la stanno preparando..e non sto scherzando, hanno già impiantato i vigneti sull’isola di Mazzorbo con varietà autoctone (ne hanno prelevato il clone da una piantina abbarbicata sul campanile di Sammarco)…cerca un po’ su Internet e vedrai….
Ribadisco: non si tratta di una della mie puttanate…
Se penso subito ad un etichetta mi viene in mente questa.
L’ATTICO: Doc Roma, sottozona Colosseo, Cru Vigna Scajola.
E sai cosa bevi…
… oramai il nostro disciplinare comprende di tutto e di più… fosse per me prenderei scuola da quello francese!
Menzioni geografiche aggiuntive ammesse: Vigna Stelluti, Vigna Murata, Vigna Clara, Vigna Pia, Vigna Fabbri, Vigna dei Cojoni***.
*** antico modo di dire romanesco: “La vigna dei cojoni fa l’uva tutto l’anno”, i. e. “la madre dei (cit.) è sempre incinta”, ecc.
nel mio giardino cresce spontanea una vite di uva americana
quasi quasi chiedo anch’io la doc per Maiatico.
da qui a fare vino però ne corre.
mica ho l’attrezzatura.
cmq il vino romano assaggiato poco tempo fa mi ha creato disturbi psicologici per cui chiedo ad Alemanno un risarcimento danni.
Nei Domaines di Vigna d’Oltretevere trasformano anche l’acqua in vino… roba da non credere….e poi con le catacombe che hanno a Roma vuoi mettere come s’esalta il potenziale d’invecchiamento…
trasformare l’acqua in vino è una specialità della casa a roma.
è o non è la capitale del cristo risorto?
State dimenticando la sottozona Vaticano: lì c’è qualcuno che dice di essere un umile operaio nella vigna del Signore (cit.)
Perchè “dentro” il raccordo anulare ? Morena (nella cui toponomastica rientra appunto Via delle Vigne di Morena …), tanto per fare un esempio, è sempre comune di Roma e siamo ad oltre 15 km dal centro. Per non parlare poi del XX municipio o delle “periferie” di XII, XIII e VIII …
Tutto sommato, cercare di promuovere il marchio “Lazio” in campo vinicolo dovrebbe essere sempre “meritorio” (almeno per i laziali intesi come gli indigeni che faticano non poco a vendere l’uva agli innumerevoli produttori di Marini, Frascati, Velletri e via castellando … e che a loro volta poi finiscono per svendere il prodotto negli ipermercati di zona).
Poi, ovviamente, se lo “status quo” fa comodo ..
“Se abitassi a Roma, implorerei ogni mattino alla porta del principe per aver i suoi vini”.
Il Principe era Alberico Boncompagni Ludovisi; l’”imploratore” era Gino Veronelli ed i vini erano il Fiorano bianco e quello rosso……ed era – ribadisco era – l’unico motivo per creare una ROMA DOC!!!
Quanto tempo fa?
Quali erano le varietà utilizzate?
Chi era il loro enologo?
Rispondendo a queste tre domande si capisce come quell’”ERA” appartenga al passato remoto e non al passato prossimo.
“Un tempo qui era tutta campagna” (cit.)
1. Credo dal primo dopoguerra agli anni premetanolo. E’ stata la prima realtà biodinamica nazionale, con zero disserbanti e prodotti chimici o di sintesi.
2. Per il rosso – anticipando di decenni altri produttori -blend bordolese di Cabernet Sauvignon e Merlot; per il bianco Malvasia di Candia, un’uva autoctona nel Lazio e il Semillon.
3.Giuseppe Paglieri e Tancredi Biondi Santi.
Ei fu……
Risposte esatteee!
Anni luce da quest’innovativa Roma DOC.
A quanto pare la voglia di DOC si sta diffondendo a macchia d’olio:
http://www.cronachedigusto.it/component/content/article/330-il-caso/6139-doc-sicilia-riparte-la-procedura-martedi-la-decisione-a-roma.html
Sarà che con questo governo l’industria del vino trova le porte spalancate…
A quando la DOC Piemonte? E addio barolo… (e addio anche alle IGT)
La DOC Piemonte esiste già (disciplinare pubblicato in GU nell’ottobre 2010), così come la DOC Venezia citata qualche commento fa (disciplinare in GU nel gennaio di quest’anno).
Amen.
Allora ci manca solo la DOC Italia…
Cito dal disciplinare della doc Venezia:
“Art. 3. – Zona di produzione – 1. La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini della denominazione di origine controllata “Venezia” comprende tutto il territorio amministrativo delle province di Venezia e Treviso.”
Cioè non solo la Doc è farlocca perché non si riferisce a una tradizione vinicola degna di nota, ma è pure falsa e ingannevole nei confronti dei consumatori perché “cammella” una provincia che non c’entra (questo è un caso in cui la clandestinità dovrebbe essere veramente reato!).
Ma quelli del Comitato Nazionale Vini quando si guardano allo specchio la mattina cosa provano?
Mi domando a quando l’IGT Padania?
In arrivo anche la DOC Maremma
Ora anche la DOC Roma…la piramide di qualità italiana è una GRANDE BUFFONATA!!!Voto una riforma che veda prima di tutta una tabula rasa di tutte le IGT, DOC e DOCG e poi riorganizzare tutto il sistema vino italiano sul modello francese!