Union Des Grands Crus de Bordeaux, 30 assaggi targati 2016

Union Des Grands Crus de Bordeaux, 30 assaggi targati 2016

di Salvatore Agusta

L’Union Des Grands Crus de Bordeaux negli Stati Uniti, anche quest’anno l’associazione dei produttori bordolesi ha organizzato il consueto “tasting tour” in diverse città americane per presentare la nuova annata, in questo caso la 2016.

L’Union nasce durante un viaggio in Giappone nel 1970, quando un piccolo gruppo di produttori decise di formare un’associazione volta a unire le forze dei singoli. Questa oggi è composta da 135 château e si prefigge l’obiettivo di sviluppare iniziative promozionali in tutto il mondo.

Questi gli assaggi effettuati durante la tappa di New York dello scorso 21 gennaio.

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I cru della “left bank”


Saint-Estèphe, Pauillac, Saint-Julien

Ci troviamo nel costone destro del grande blocco di Médoc, queste sono denominazioni abbastanza piccole ma prolifiche, che contano 28 château grand cru classé del 1855. Zone ad altissima densità “aristocratica”, grazie anche al suo sbocco diretto sul Gironda sono infatti da sempre considerate come le più pregiate. Quasi tutti i vini qui prodotti maturano per un massimo di 20 mesi in rovere francese (50% nuovo). Il blend di base presenta sempre una percentuale maggiore di cabernet sauvignon rispetto al merlot; tuttavia non è raro trovare piccole aggiunte di petit verdot, cabernet franc e talvolta anche carmenère.

Château Cos Labory 2016
Si presenta con delle chiare note di frutta rossa come ciliegia e soprattutto amarena. Quest’ultima sembra legare perfettamente con la nota speziata di liquirizia e con la discreta nota di vaniglia derivante dalla maturazione in legno. Il vino non presenta una straordinaria complessità, diciamo che si tratta di una via di mezzo, ma di certo il suo bouquet è molto avvolgente. La vie en rose, 90 pts.

Château Phélan Ségur 2016
Vino storicamente di grandissima tradizione, con struttura ed eleganza. Tuttavia le note di asparagi ed erba fresca non sono le mie preferite. Il vino dispone di complessità ma secondo me qualcosa non è andata come doveva perché manca integrazione tra i sentori ed è come se le note non suonassero all’unisono. Ci rivediamo a settembre, 89 pts.

Château D’Armailhac 2016
Tutti in piedi, è lui il vino che stavamo cercando, Puillac da brividi. Grande equilibrio di frutti rossi, note di legno, acidità e tannini setati. Elegantissimo, facile da bere, con un grande e complesso finale. Direi quasi ruffiano, ma stimolante ed affascinante al tempo stesso. Calde note, vivide, splendenti. Puro dinamismo. Notti magiche, 98 pts.

Château Batailley 2016
Struttura, complessità e tanta capacità di esprimere sentori rossi di ciliegia, amarena e ribes.
Vino molto brillante, che intriga, specie per le note di cassis che ne esaltano il senso di spessore e intensità. La nota di legno avvolge i tannini in modo morbido, riducendo ogni eventuale austerità. Specchio, servo delle mie brame…, 96 pts.

Château Lagrange 2016
Vino impetuoso ed elegante, con sentori maturi e ben equilibrati. Tannini ed acidità lasciano presagire una ottima propensione all’invecchiamento; i sentori principali sono quelli più canonici di mora e frutti di bosco. Ottima nota di vaniglia, dona complessità e struttura. Ruggito di leone, 93 pts.

Château Léoville Barton 2016
Grazie alla posizione peculiare delle sue vigne (in tutto 17 ettari), i vini di Léoville Barton dispongono di un’eleganza sublime e compiacente, capace di ammaliare anche i palati più diffidenti. Sono vini che colpiscono per eccelsa struttura, grazie anche alla composizione del terreno che vanta grandi percentuali di ghiaia e argilla. Le note calde di frutti di bosco evolvono nel bicchiere sino a raggiungere note speziate che mai avrei immaginato. Il rovere francese, come cornice per queste sfumature vivide. La Vigna Rossa – Vincent Vang Goth, 96 pts.

Château Talbot 2016
Di un’austera e complessa struttura, magari meno suadente rispetto ai produttori localizzati più a sud, Talbot è forte quanto vincente. Di un colore rubino scuro, con sfumature violacee, il vino dispone di corpo, tannini fini e un finale lungo e persistente. Le note principali sono inizialmente di fiori a toni caldi, frutti rossi e vaniglia. Al palato riscontriamo more e liquirizia e un tocco leggero di tabacco. A Beautiful Mind, 93 pts.

Listrac-Médoc

Ci troviamo orientativamente sopra Margaux, nel costone che si affaccia verso l’Oceano Atlantico. In questa denominazione troviamo solo 4 château. ll blend si compone principalmente di cabernet sauvignon e merlot in parti tendenzialmente uguali, la maturazione in barrique in genere dura 12 mesi e l’utilizzo di rovere di primo passaggio si aggira attorno al 33%.

Château Fourcas Hosten 2016
Vino ben articolato, tendenzialmente leggero, con profonde note di frutti di bosco scuri e soffici spunti di legno. Decisamente bilanciato con un finale lungo, piacevole che lascia il palato asciutto ed invita al nuovo sorso. Un pugnale ben affilato, 90 pts.

Moulis-En-Médoc

Siamo letteralmente sotto alla precedente denominazione, la reputazione di questa area si è sviluppata solo a cavallo tra il 18esimo e 19esimo secolo ed ad oggi vi sono solo 3 château “classificati”.

Château Poujeaux 2016
Si tratta di uno di quei vini che presentano un prezzo molto abbordabile rispetto agli altri e sono in grado di garantire risultati molto interessanti. Al naso si produce in una consueta trama di sentori che richiamano i frutti di bosco; ha una lieve venatura di quercia francese ma non posso dire che si tratti di un vino complesso. Ciò nonostante esprime un buon equilibrio e in bocca non scontenta nessuno. Onesto, 88 pts.

Haut-Médoc

È la “sub-appellation” più prestigiosa della zona e quella che nella sua parte più meridionale è più vicina a Bordeaux e al suo porto. Questo ha garantito sin dai suoi albori una maggior facilità in tema di trasporti, garantendo la diffusione del prodotto in tutto il mondo. Vi sono 9 château e, oltre alle uve menzionate sopra, in questi blend si trova sempre una minima percentuale di petit verdot e cabernet franc per arricchire di complessità il vino.

Château Belgrave 2016
Rispetto ai vini delle altre zone della Médoc, si tratta di un vino decisamente intenso, corposo e tendenzialmente muscolare. L’utilizzo di nuove barrique ogni anno apporta una costante nota di vaniglia che bene si amalgama ed integra con le note di frutti di bosco. Azzarderei la percezione di toni caldi e speziati probabilmente dovuti all’unione del legno nuovo con le note austere del petit verdot. Anche questo un vino molto accessibile, forse meno elegante rispetto alle zone più acclamate. Ricomincio da me, 88 pts.

Margaux

Margaux presenta al suo interno 19 gran cru classé, 19 produttori che hanno sempre mantenuto alto sia il buon nome della regione, sia il livello di belligeranza tra di loro. Ci sono voluti ben 100 anni a partire dal 1855 per restaurare la pace e le buone relazioni all’interno dell’area per lavorare tutti insieme verso una direzione. Il vitigno predominante è il cabernet sauvignon, tuttavia in tema di vinificazione, uso di botti nuove e tempi di maturazione in legno troviamo molte differenze tra produttore e produttore. Diciamo che ciò rispecchia anche le precedenti divergenze.

Château Brane – Cantenac 2016
Questo è uno dei rari casi in cui viene aggiunto al blend anche una punta di carménère; il risultato è un vino forte ed impetuoso, diretto al punto, senza alcuna sbavatura. riesce a sintetizzare eleganza, forza e profondità. I sentori sono molteplici e includono le note di asparago ed eucalipto, frutti scuri, pepe bianco e legno tostato. Ottima acidità, tannini copiosi e corposi, si percepiscono grandissimi margini di invecchiamento. Lo chiamavano trinità, 96 pts.

Château Cantenac Brown 2016
Leggermente meno dinamico del precedente vino, i suoi punti di forza sono la struttura e la complessità. È ricco, opulento, al limite del preponderante. Vino dai colori scuri, di un rubino intenso, coraggioso ed audace. Ma tutto questo non sarebbe nulla se non vi fosse una impeccabile acidità a bilanciare e armonizzare i suoni di questa orchestra. Il legno è una mera cornice che non si azzarda a dire una parola fuori posto. Pirelli P6000, la potenza è nulla senza controllo, 95 pts.

Château Rauzan-Ségla 2016
Anche questo un vino potente e longevo, si percepisce come la concentrazione di sentori sia frutto di un terroir unico, indiscutibilmente grandioso. Cabernet franc e petit verdot donano sfumature erbacee in grado di concedere profondità. Vino pastoso e dichiaratamente corposo, ma al contempo, tagliente e preciso, con note di mirtilli, more, prugne ma anche olive nere e foglie di pomodoro. Un soldato templare, 94 pts.

Château Du Tertre 2016
Forte quanto generoso nelle sue espressioni olfattive. Sentori di frutti di bosco, cassis, chiodi di garofano, tannini succulenti, corposi ma ben addomesticati. Grazie alla discreta percentuale di cabernet franc, è possibile scorgere anche alcuni profili erbacei come olive verdi ed asparago. Vino complesso, corposo, con una grandissima propensione all’invecchiamento. Connor Macleod, Highlander – l’ultimo immortale. 96 pts.

Pessac-Léognan

Pessac-Léognan, a sud di Bordeaux, si trova nella riva sinistra del fiume Garonna, più vicina all’oceano Atlantico. I seguenti blend si caratterizzano per un’alta percentuale di cabernet sauvignon e percentuali inferiori al 30% di merlot e cabernet franc. La maggior parte di questi matura in rovere francese di secondo passaggio per una durata che oscilla tra i 14 e 18 mesi.

Domaine de Chevalier 2016
Gran Cru classé de Graves, il vino presenta in colore rubino brillante, con sentori di ciliegia, amarena e ribes. Possiede una buona acidità, dei tannini piuttosto soffici e al palato rispecchia le note olfattive con una piccola aggiunta di sentori di vaniglia e spezie fini. Allegro ma non troppo, 92 pts.

Château Haut-Bailly 2016
Gran Cru classé de Graves, il vino presenta un rosso rubino poco brillante, tendente all’opaco. I sentori di frutta sono rarefatti e ciò che prevale maggiormente è la nota legnosa che a parere mio non è per nulla integrata. Al palato manca un pizzico di acidità e non vedo personalmente margini di invecchiamento.
Pensa, prima di sparare pensa, 88 pts.

Château Larrivet Haut-Brion 2016
Gran Cru classé de Graves, il vino possiede un colore intenso e al naso esprime sentori di frutta rossa matura. Al palato risulta ben bilanciato, con una discreta acidità, tannini non troppo asciutti e una buonissima struttura. Persino le note di legno sembrano armonizzarsi bene e, nel complesso, è un ottimo vino. Benvenuti a corte, 94 pts.

Château LaTour-Martillac 2016
Gran Cru classé dal 1953, al naso appare abbastanza statico, i sentori principali richiamano il peperone verde, cardi e leggere note di carciofo. In bocca stridono i sentori di legno tostato e la poca acidità. Non vi è alcun dubbio che questo vino possegga molteplici estimatori, ma io non sono uno di quelli. Vorrei due ali d’aliante, 82 pts.

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I crus della “right bank”


Saint-Émilion

Ci troviamo tendenzialmente sulla stessa latitudine di Passac-Léognan ma nella right bank, ossia nei pressi della parte bassa del fiume Dordogne, verso il confine interno della regione. In questo caso è il merlot che primeggia in tema di percentuale, seguito dal cabernet franc e solo in quantità minima le restanti varietà. La maturazione avviene in rovere francese per un periodo massimo di 22 mesi e la percentuale di “new oak” è di gran lunga maggiore rispetto ai cru di Passac-Léognan.

Château Balestard La Tonnelle 2016
Saint-Émilion Grand Cru classé. Il sorso è ricco, pieno, profondo ed affascinate. I frutti neri primeggiano sia al naso che al palato, il vino si compiace di una sontuosa acidità e di soffici fasci di tannini, che lasciano presagire grandissimi margini di invecchiamento. Struttura ed equilibrio, ma altrettanta eleganza per un finale lungo, complesso e fulgido. È l’uomo tigre, 92 pts.

Château La Couspade 2016
Saint-Émilion Grand Cru classé, al naso si distinguono i frutti scuri di bosco, mentre al palato si produce una discreta nota di pepe bianco e leggeri cenni di liquirizia. Il vino è completo, intenso e di forte impatto. In realtà il primo sorso è un po’ bugiardo, poiché sembra come quando si fa ingresso in una stanza dove vi è un gran vociare. Tuttavia, non appena ci si acclima un attimo, si comprende come tutte quelle note seguano un percorso armonico. Dejeuner sur l’herbe, 93 pts.

Château Dassault 2016
Saint-Émilion Grand Cru classé, vino è complesso, rigoglioso di sensazioni e piuttosto vivace. Al naso sono presenti i consueti frutti scuri, accompagnati da una leggera nota di vaniglia. Al palato si ripetono ma questa volta con sentori di cioccolato fondente. In sequenza, si mostrano note di eucaliptus, erbe balsamiche e spunti di sottobosco e terra umida.
Hegelismo puro, 90-91 pts.

Château Pavie Macquin 2016
Saint-Émilion Grand Cru classé, prestigio e popolarità accompagnano questo vino che al naso sprigiona sentori di frutti rossi freschi, come fragola e ciliegia selvatica, avvolti da un guanto vaniglia soffice. Sorprende l’armonica acidità, i tannini morbidi e la prestanza fisica che tuttavia non riduce il dinamismo del vino. Il Finale è lungo e persistente. Si tratta di un vino assolutamente fantastico. Pazzia! No, questa è Sparta, 98 pts.

Pomerol

Ci troviamo al confine nord di St.-Émilion, le due denominazioni si toccano ma Pomerol risulta essere un quinto della sorella più grande. In questo spazio relativamente piccolo vi sono ben 11 cru, ancora una volta primeggia il merlot accompagnato quasi esclusivamente da cabernet franc. Maturazione in legno per un massimo di 22 mesi; le percentuali di botti di nuovo passaggio si aggira attorno al 50%.

Château Beauregard 2016
Vino alquanto pesante, piatto, e forse un po’ troppo stucchevole. Una struttura monolitica, opulento, direi anche abbastanza statico. Quest’anno non è andata per nulla bene da queste parti. Manca l’acidità il che non aiuta affatto, specie se si guarda al vino in prospettiva. Le note di ribes nero, chiodi di garofano e gli accenni di eucaliptus sono le principali espressioni. Bómbolo, “e si te dico de sì me meni, si te dico de no me meni, e dimme che me vo’ menà”, 82 pts.

Château La Conseillante 2016
Diciamo che anche in questo caso la pesantezza la fa da padrone. Un vino che non mi esalta per nulla. La versione di merlot che è stata prodotta al di qua del confine ha risentito di condizioni climatiche avverse (eccessive piogge) e il risultato non lo nasconde affatto. Ma mi faccia il piacere, 82 pts.

Château La Croix De Gay 2016
Questo chateau si trova nella parte nord della denominazione e il risultato sembra essere leggermente migliore. Il vino ha una struttura un po’ più efficiente, con toni caldi e non del tutto piatti. Ci sono delle note di terriccio, sottobosco e foglie di pomodoro che danno ampiezza e complessità. Ciak, buona la prima, 88 pts.

[immagini: Union des Grands Crus de Bordeaux]

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

7 Commenti

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Leonardo Finch

circa 3 mesi fa - Link

Sia a Listrac che a Moulis non vi sono cru classé del 1855, vi sono invece diversi cru bourgeois anche se la classificazione di questa tipologia è tutt'ora in fase di ridefinizione. Pessac-Léognan non Pessac-Léognac

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Jacopo Cossater

circa 3 mesi fa - Link

Grazie Leonardo, ho corretto Pessac-Léognan. Sul primo punto sentiamo l'autore.

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Salvo

circa 3 mesi fa - Link

Ciao Leonardo, avevamo pensato ad una parte iniziale che descrivesse le varie classificazioni a partire da quella del 1855, ma per ragioni di spazio abbiamo tagliato. In ogni caso, corretto nel dire che i crus di Médoc non sono stati inseriti nella classificazione del 1855 sebbene vi siano chateaux molto antichi e risalenti ad almeno 70 anni prima della citata classificazione. Questi sono stati al centro di moltissime discordie, sembrerebbe legate principalmente a ragioni politiche ed aristocratiche. Tuttavia la classificazione dei crus Bourgeois, dopo tante peripezie e annullamenti, oggi è ufficialmente valida. Infatti nel 2009, l'ennesimo tentativo di classificazione per assicurare un ranking di qualità è stato approvato dalle autorità pubbliche; il decreto del 20 ottobre 2009 e l'ordinanza ministeriale del 16 novembre 2009 hanno autorizzato una procedura di selezione qualitativa per il Crus Bourgeois in Médoc. La selezione ufficiale del Crus Bourgeois Médoc è pubblicata ogni anno a settembre dal 2010. Per tale ragione ad oggi si è (più o meno ) concordi nel ritenere questi chateaux idonei a far parte della Union Des Grands Crus de Bordeaux. Ulteriori informazioni per le vicende storiche di questa classificazione sono disponibili presso http://www.crus-bourgeois.com

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Leonardo Finch

circa 3 mesi fa - Link

Ciao Salvo, grazie per le precisazioni.

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Francesco Brenna

circa 3 mesi fa - Link

Alcuni giudizi molto coraggiosi: La Conseillante 82 punti, Haut Bailly 88. Il primo è considerato dalla critica anglosassone e francese come uno dei migliori mai prodotti e il secondo pure. Sul lato opposto: Armailhac 98pt, per uno Château che produce buoni vini ma che sicuramente non è annoverato tra i top di Pauillac

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Leonardo Finch

circa 3 mesi fa - Link

Darò un colpo al cerchio e uno alla botte :) Armailhac 2016 grande riuscita. La Conseillante 2016 vino monumentale (delle annate che ho avuto la fortuna di assaggiare finora, dalla 2010 in poi, sicuramente la migliore all'uscita).

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Francesco Brenna

circa 3 mesi fa - Link

Grazie delle note.

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