Una verticale di San Leonardo. Parole e musica di Paolo Conte

Una verticale di San Leonardo. Parole e musica di Paolo Conte

di Graziano Nani

Novecento è la canzone di Paolo Conte che meglio racconta quel piacere di voltarsi per indugiare su ciò che è stato. È la fine del secolo e l’Avvocato, con eleganza compassata, gira lo sguardo dietro le spalle per guardare cent’anni di storia, con tutti i suoi effetti vivi e guizzanti sul presente e quello che verrà.

È lo stesso tipo di sguardo all’indietro che Anselmo Guerrieri Gonzaga e Armando Castagno, durante la serata organizzata da AIS Milano, hanno rivolto a diverse annate di San Leonardo, osservate nella loro capacità di fotografare un momento storico e al tempo stesso di cambiare per arrivare fino ad oggi, con l’ambizione di evolvere ancora.

Ho pensato a Paolo Conte perché nel contesto dei miei ascolti è l’emblema della classicità proprio come San Leonardo lo è tra i vini che degusto. Un taglio bordolese classico con 60% di cabernet sauvignon, 30% di carménère e 10% di merlot, per un vino che non vede acciaio inox ma solo cemento, e passa tra i 18 e i 26 mesi in legno.

Un grande classico che nasce in Vallagarina, posizionata nella parte sud del Trentino e baciata dall’Ora del Garda, il vento caldo che attraversa la valle nelle ore del giorno togliendo umidità tra le vigne, per poi scomparire la notte amplificando quell’escursione termica tanto preziosa. Una zona piovosa, con precipitazioni molto superiori alle medie italiane, per le quali risulta provvidenziale la componente sabbiosa dei terreni calcarei con il loro effetto drenante.

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San Leonardo 2011
Ecco Duke Ellington, grande boxeur, tutto ventagli e silenzi. 
Conte ne “Lo zio” fonde suggestioni tra musica e pugilato, la classe incontra la potenza come in questo San Leonardo di grande impatto. Il frutto è intatto e delineato, spicca l’intensità del ribes, mentre la note floreale esplode in un boquet di viole. In bocca è seta pura, raffinato e sontuoso. Non c’è il minimo accenno a quelle note di peperone presenti in alcuni cabernet verso le quali, sottolinea Castagno, spesso si tende ad essere fin troppo magnanimi.

San Leonardo 2010
Un aeroplano,  nell’aria bionda e calda  vola piano. 
Le parole sono quelle di “Aguaplano”, con l’immagine di un aereo che vola leggero nei cieli del Brasile. Potenza senza peso, la chiama Castagno, rimandando al volo ancora più leggero di una mongolfiera. Se il 2011 è una meteora di frutta che piomba in bocca dopo un volo dalla stratosfera, questo è un vino che plana su note più eteree sostenute da un equilibrio millimetrico. Grazia, proporzione, eleganza, e una bella ciliegia che gioca con una sapidità marcata.

San Leonardo 2008
È meglio star qui a guardare i pianeti nuotare davanti a me, nell’oscurità del rebus, ah, che rebus.
È un vero rompicapo questo “Rebus” in cui Paolo Conte vede in uno specchio una barca pronta a portarlo esattamente nel punto in cui si trova. Anche la 2008 di San Leonardo è un enigma totale. Annata particolarmente calda e asciutta, offre un profilo sfuggente e non facile da decifrare. Il frutto emerge a tratti mostrando una freschezza che poi tende a defilarsi, a favore di sentori terziari cupi come un blocco di cacao amaro. Come spesso capita con le annate che hanno pioggia in difetto o in eccesso, commenta il produttore, serve tempo per capirci di più.

San Leonardo 2005
Diavolo Rosso dimentica la strada, vieni qui con noi a bere un’aranciata, controluce tutto il tempo se ne va.
Si dice che fu un parroco a dare a Giovanni Gerbi il soprannome di “Diavolo Rosso”, il giorno in cui il giovane e scatenato ciclista sfrecciò nel bel mezzo di una processione religiosa. Lo stesso soprannome citato da Conte calza a pennello per questo 2005, forse il più diavolesco tra quelli assaggiati, per via della nota alcolica in maggior evidenza che fa da apripista a un frutto integro e ancora nel pieno della sua freschezza, seguito da note salmastre che si alternano ad altre vicine al caffè. Un ragazzo che ama stare con i grandi, lo definisce il Marchese, un ventenne indiavolato che con il tempo saprà smussare i suoi impeti.

San Leonardo 2003
Il popolo applaude e ringrazia  quel poco che sa, di Cina, di Budda, ma i cani gli scappano già.  Sijmadicandhapaijiee.
Pare una parola indiana o di chissà dove quella con cui Paolo Conte intitola Sijmadicandhapaijiee. Invece si tratta semplicemente di dialetto piemontese: siamo dei cani da pagliaio, letteralmente. Come questa canzone, anche la 2003 di San Leonardo ha riverberi esotici e originali che la rendono unica e diversa da tutte le altre, nonostante sia figlia della stessa terra. Il frutto è dolce e vira verso una versione sotto spirito. Nel bicchiere poco a poco si fanno largo sentori sottotraccia come quelli del fieno, e altri più pronunciati nella direzione del balsamico, per una beva complessiva da incorniciare.

San Leonardo 1999
Via via, non perderti per niente al mondo, lo spettacolo d’arte varia, di uno innamorato di te. It’s wonderful.
È davvero wonderful come il pezzo più famoso di Conte questo San Leonardo 1999, che si mostra intatto e in splendida forma con un equilibrio perfetto e una fuggevolezza tutta sua. “Difficile trovare qualcosa di facile da descrivere”, afferma Castagno, prima di addentrarsi insieme a noi tra i petali di un bouquet di rose e viole e altri mille fiori che non conosco. La bocca viva e ruggente gioca su intriganti suggestioni speziate, prima di chiudere con una sapidità divina che vorresti sulle labbra per sempre. Il mio preferito di tutta la verticale.

San Leonardo 1996
Come mi vuoi, cosa mi dai, dove mi porti tu. Mi piacerai. mi capirai, sai come prendermi? 
Questo 1996 ruba le parole al protagonista della canzone di Paolo Conte per una questione molto semplice: non tutti sanno come prenderlo. È lo stesso Marchese a raccontare che anni fa le suggestioni erano quelle dei friariello, con una nota verde che negli anni è evoluta fino a incontrare il pepe verde. Tra tutti quelli della serata forse il più angoloso, con un’acidità potente che squarcia un velo di erbe aromatiche prima di atterrare su un fondale di sottobosco.

San Leonardo 1994
L’ultima donna che avremo,  l’ultima donna che noi, per ultima abbracceremo, e il nostro corpo godrà.
L’ultimo vino della verticale è come “L’ultima donna” della canzone, che proprio in quanto ultima ci predispone ad un apprezzamento incondizionato. Se è brutta e grassa, fa niente, canta Paolo Conte, figurati se è sottile e affilata come la 1994. Dopo una parvenza di terra e una nota fuori dal coro come di cappero è tutta un aprirsi di sentori terziari a metà fra lo smalto e il lucido da scarpe, con una folata di caffè a chiudere le danze.

L’ultimo assaggio finisce così, senza convenevoli, che non ce n’è bisogno.

Proprio come i concerti di Conte, che semplicemente dopo l’ultimo pezzo saluta e se ne va.

E tramonta questo giorno in arancione, si gonfia di ricordi che non sai,
mi piace restar qui sullo stradone, impolverato, se tu vuoi andare, vai.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

6 Commenti

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Andreaa

circa 1 mese fa - Link

2008 annata calda e asciutta? Fatto disordine negli appunti?

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Graziano

circa 1 mese fa - Link

Grazie per l'intervento, ma abbiamo verificato: l'annata in Vallagarina risulta proprio con quelle caratteristiche, e i miei appunti in buono stato di salute.

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Andrea

circa 1 mese fa - Link

In effetti dalla Toscana alla Vallagarina non ci si mette neanche poi tanto.. ti credo che non si sente il peperone

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Andrea's

circa 1 mese fa - Link

Forse sono di croccante... Ma mi sfugge il nesso tra prossimita' geografica (!) e peperone

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Giovanni

circa 1 mese fa - Link

S.Leonardo forse uno dei vini + sottovalutati dalla critica ma per me è una certezza. Coerente nello stile negl'anni non ti delude mai in tutte le annate, qualche annata bisogna aspettarla ma nel tempo è una garanzia da conservare in cantina. più di altri maggiormente celebrati!

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AndreA

circa 1 mese fa - Link

Che bel pezzo, Graziano. Da contiano e leonardesco, quindi non proprio neutrale, anzi ancor più esigente.

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