Un vino per l’estate, anzi, due

Un vino per l’estate, anzi, due

di Gianluca Rossetti

Estate di prossima inaugurazione, tra mattonelle a bordo piscina e acrilico dei costumi.

Un po’ dappertutto vestiti corti, sottili, stampati nel colore. E luce insistente, tanto da perderci le diottrie. Col sole ti guardano tutti da una fessura, alla Charles Bronson: per un po’ finalmente tremi, in mezzo all’afa tremi. Ma è paura. Poi ti ricordi che Bronson è altrove; ti calmi, ricominci a sudare e riannodi i fili di un discorso mollato a penzoloni:

S. Dov’ero rimasto? 

F. “Un vino per l’estate”.

S. Che titolo –lo posso dire?-  schifoso! Cos’altro ho scritto nel taccuino? Non ci vedo bene. 

F. Parlavi di un attore americano. 

S. Bravo? 

F. Non saprei, più che altro morto. 

L’estate è stagione di dialoghi immaginari ma possibili; con l’innalzamento della temperatura tutto è verosimile, perfino che l’asfalto evapori.

F. Servirebbero dieci vini, una lista.

 S. Lista?

 F. Sì, quella.

S. Perché la tua voglia di farmi raccontare le cose non esce mai dal perimetro di un elenco puntato? Che problemi hai con le subordinate e le coordinate? Hai mai letto Marco Aurelio?

F. Citare Hannibal Lecter che parla della scrittura di Marco Aurelio non ti servirà a convincermi che tu abbia letto Marco Aurelio. Comunque la lista spiega meglio e prima. Così poi ci si può dedicare ad altro.

 S. Tipo le benzodiazepine.

 F.  O il divorzio.

 S. Dieci vini  son troppi, massimo cinque. Anche se con tre mi sentirei più a mio agio. Ma punto coraggiosamente a due.

 F. Scrivi quella dannata lista!

La lista

1. Juighissa 2009 – Cantina della Vernaccia, Vernaccia di Oristano Doc Superiore. Alcol 17,5%. Circa 20 euro in enoteca per la bottiglia da 500ml.
Champignon, miele di agrumi, lucido da scarpe, cassetto della nonna, albicocca disidratata, burro di arachidi e sale. Naso appena scomposto da alcol e solvente ma articolato e intenso. Sorso profondo, retto dal calore che si fa sentire più dei 17 e passa gradi dichiarati in etichetta ma comunque espressivo, buono, lunghissimo.

PS: sito web non attivo.

2. Barbera d’Alba Doc Vigna Gabutti 2014 – Cappellano. Alcol 13,5%. Online a 40 euro.
Karkadè, mora di gelso, rose appassite, cenere, noce moscata, timo. In un lotto di sei ho notato una certa variabilità, cosa di cui non mi dispiaccio affatto. Ad eccezione di una bottiglia, dove può essere che il tappo non abbia lavorato a dovere, ho registrato impressioni tra l’estrema soddisfazione e il giubilo.

PS: retroetichetta che è un manifesto programmatico.

S. Così va bene, la dannata lista?

F. Che risposta vuoi?

S. Non ho capito.

S. Se sei depresso ti riempio di complimenti. Se sei euforico ti stronco ben bene, giusto per riportarti coi piedi per terra. 

F. Mi dovresti riempire di complimenti.

S. Perché, sei depresso?

F. No, ma preferisco.

S. Ho letto di peggio. Sentito? Hanno bussato alla porta. Arrivo!

S. Non ho sentito niente, sei sicura?

F. Hanno bussato, ti dico. Vado io.

S. Ok.

Il vino è un muta-forme buono a tutto: ad essere più o meno quello che cerchi, a riempire il tuo contenitore con la dose minima giornaliera di what ever you want. E se invece sei a posto di tuo, puoi sempre studiarlo, scriverne, parlarne. Quando manco di questo hai voglia, non rimane che usarlo come pretesto: un trucco, una scusa, un espediente per far convergere su altro, che magari conta poco. Ma che per sbaglio è giusto giusto nel bel mezzo di un qualche diavolo di taccuino.

F. Tesoro, c’è un tizio che chiede di te.

S. E chi sarebbe?

F. Non ne ho idea, ma assomiglia maledettamente a Charles Bronson.

1 Commento

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Luca Miraglia

circa 3 mesi fa - Link

Ad occhio e croce mi sembrano due vini diametralmente opposti, il primo non proprio "estivo", il secondo inarrivabile nella tipologia, come d'altra parte era baldo Cappellano, e sicuramente più fruibile con il caldo, magari appena rinfrescato.

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