Un paio di letture veloci ma inquietanti sui cambiamenti climatici

Un paio di letture veloci ma inquietanti sui cambiamenti climatici

di Fiorenzo Sartore

Il mio flusso di feed stamattina aveva almeno due letture sullo stesso argomento: i cambiamenti climatici, che si dovrebbero leggere, ogni volta, con un altro termine, surriscaldamento globale. Il primo proviene da Corrado Dottori, produttore a La Distesa in Cupramontana, Ancona, noto sia per la qualità dei suoi vini sia per la grande profondità intellettuale con cui racconta il suo mestiere, anche attraverso un blog che, a mio modo di vedere, è di gran lunga uno dei migliori del settore. Dice Corrado:

Gli eventi estremi ciclici e ripetitivi, come quelli cui stiamo assistendo, ci fanno toccare con mano ciò che le teorie – fisiche e biologiche – già ci avevano predetto: il cambio epocale dei nostri climi, delle nostre stagioni e, dunque, in definitiva, dei nostri terroirs. Non si tratta più di stagioni strane o particolari: si tratta della normalità con cui avremo a che fare nei prossimi anni. Inutile piangere, sbagliato farsi trovare impreparati.

Nel prendere atto di un cambiamento ormai definitivo, aggiunge anche:

Mi colpisce sempre più la sostanziale incapacità della “scienza agronomica”, quella delle Università, di aiutare i viticoltori di fronte ad eventi cui si era preparati da tempo. In questo senso – ma è solo un esempio – l’effetto nefasto delle selezioni clonali degli ultimi vent’anni mostrano il disastro intellettuale, prima che economico, cui si è andato incontro. Se a ciò si aggiunge la programmazione “politica” che ha portato ad espianti di gran parte del patrimonio di vigne vecchie – le uniche che stanno rispondendo in modo positivo alla siccità ed alla calura – viene da chiedersi cosa sarà di noi fra cinquant’anni.

La seconda lettura, se possibile più inquietante, è pubblicata sempre oggi da Linkiesta, e il titolo già è sufficiente a capire di che si parla, Il cambiamento climatico c’è e ci distruggerà tutti. Nel riportare uno studio del Finnish Meteorological Institute, dice tra l’altro:

Di questo passo, ci aspettano solo enormi problemi: oltre allo scioglimento dei ghiacci, ci sarà l’inaridimento di ampie aree della terra, cui seguirà lo spostamento di centinaia di migliaia di persone. Le correnti si modificheranno, e così anche l’habitat dei pesci – e questo influirà sulla vita degli stessi pescatori. Se si aggiunge l’inquinamento e il rischio di nuove forme patogene generate dallo scioglimento dei ghiacciai, il quadro è (quasi) completo. Sarà un grande caos, e noi lo sapevamo.

Due indizi non faranno sempre una prova, ma di certo forniscono ampi spunti per meditare su quel che ci sta succedendo. Di seguito, l’infografica animata dello studio in questione.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

8 Commenti

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Francesco Cannizzaro

circa 3 mesi fa - Link

Ma come?! il surriscaldamento globale non è una storiella inventata dai cinesi?! L'anno 2017 porta con sé un dato chiaro: non è più il caso di chiedersi se dobbiamo fare qualcosa, ma cosa dobbiamo fare. E farlo al più presto. Sono interessanti le soluzioni proposte da Attilio Scienza, facilmente reperibili sul web, che propone di puntare sulla genetica e una viticoltura alternativa.

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Andrea

circa 3 mesi fa - Link

Il buon Dottori è talmento immerso nella profondità intellettuale che si dimentica di fare quel che dice. Ma non aveva impiantato i suoi vigneti tutti con selezione clonale?

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FP

circa 3 mesi fa - Link

Infatti, il Dott.Dottori è un grande parolaio, dice cose condivisibili , ma a volte la fa fuori dal vaso, vedi un suo post sulla MMT , dove siatteggiava a novello Paolo Barnard. Anche in questo caso il discorso delle vecchie vigne ci sta, un po' meno l' attacco a tutto campo contro gli agronomi. Per ciò che riguarda i cambiamenti climatici, a mio avviso si sta facendo l' errore di misurare un evento che dura milleni , con uno strumento di misura adatto per periodi molto molto più brevi. In sostanza nessuno di quelli che ne scrivino e ne parlanano potrà vivere abbastanza per vedere se stiamo parlando di eventi saltuari o di veri cambiamenti. Purtroppo.

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Fiorenzo Sartore

circa 3 mesi fa - Link

> il discorso delle vecchie vigne ci sta
ecco, allora atteniamoci al discorso, senza divagare con il solito giochetto della fallacia ad personam (ma ancora?)

> In sostanza nessuno di quelli che ne scrivino potrà vivere abbastanza...
ecco, questo e' il genere di atteggiamento che invidio a chi nega l'esistenza del problema, tutto sommato e' un fatto millenario quindi inutile farsi troppi problemi, sul lungo periodo sappiamo tutti come va a finire. va be', e a parte quel che dice Dottori abbiamo opinioni anche sullo studio scientifico? Chiedo, tanto per aumentare il mio ottimismo.

gia' che ci siamo, una nota di stile. a me va bene che commentiate pure con sto tono da regolamento di conti usando id anonimi, uno il coraggio se non ce l'ha non se lo puo' dare. peccato pero'. con immutata stima, eh.

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FP

circa 3 mesi fa - Link

Il mio nickname è sempre stato questo per i pochi commenti che faccio , qui , come su disqus. Evito ulteriori polemiche, mi scuso se il.tono viene considerato fuori luogo. Io volevo semplicemente dire che non sapremo MAI se tra 1000 anni Staffolo o Cupramontana saranno le odierne Sirolo e Numana oppure se a Jesi gireranno orsi polari. Quindi ok il rispetto per la natura, a prescindere,ma siamo sicuri sicuri che dietro tutto questo ci sia la mano dell uomo?

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

il problema è drammatico , non solo per l'enologia . Sinceramente sono sconcertato per le nostre generazioni future e l'incapacità di prendere decisioni politiche globali drastiche , almeno per creare un'inversione di tendenza. In ogni caso ci vorranno secoli per rimediare allo scempio di pochi decenni...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 mesi fa - Link

Non so se questo anno spaventosamente caldo e secco sia colpa dell'uomo o di una variazione naturale del clima, ma dal mio punto di vista il saperlo cambia poco. Amo la storia e ho visto che tante volte il clima è cambiato, spesso anche velocemente, e chi non si è adeguato in fretta ne ha pagato duramente le conseguenze. In Maremma sto raccogliendo Merlot, Ciliegiolo, Alicante e (incredibile!) Cabernet perfettamente maturi, colorati e ricchi di polifenoli in modo non credibile. Uve buone, non sono loro il problema, il problema è che la terra intorno a me si sbriciola come fosse sabbia. Qui non piove da mesi, l'erba è morta ovunque e i terreni agricoli sono a serissimo rischio di erosione. Temo che dovremo ripensare seriamente la viticoltura di collina, perché con climi di questo tipo tante cose dovranno essere cambiate.

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Andrea

circa 3 mesi fa - Link

Apprezzo sempre le sue opinioni frutto di conoscenza e buon senso e il modo pacato con cui le esprime.

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