Un Classico inganno di marketing: Santa Cristina Antinori sfida il consorzio (anzi due)

Un Classico inganno di marketing: Santa Cristina Antinori sfida il consorzio (anzi due)

di Andrea Gori

In ogni casa toscana è presente una collezione di vino semipermanente ovvero una decina di annate, spesso in verticale, del Chianti Classico Santa Cristina dei Marchesi Antinori, vino che ebbe un grandissimo successo decenni fa. Poi la potenza del marketing dei Marchesi ha trasformato il Santa Cristina (declassato o promosso nel frattempo a IGT) in un brand a sé stante con winebar negli aeroporti e nei centri urbani e una gamma di vini che comprende il “vecchio” gallo nero ormai IGT (base sangiovese più bordolesi) e due etichette di vino rosa, due bianchi (tra l’altro prodotti a Orvieto), l’indimenticato Capsula Viola (ricordate il Galestro?), un Vin Santo Valdichiana e un metodo classico.

Bottega3

Un rebranding complesso e ben riuscito che riesce a far passare un vino dichiarato con casa a Cortona come contemporaneamente Toscana e Umbria per di più sfruttando un recente passato in cui era tra le etichette più famose di Gallo Nero, appunto.

Ricapitolando: in un momento in cui il consumatore a parole avrebbe bisogno di chiarezza e semplicità e prodotti rassicuranti dal buon rapporto qualità prezzo c’è un brand che pesca gli elementi buoni a suo piacimento da due DOCG in costante ricerca di identità e affermazione qualitativa come Chianti Classico e Orvieto Classico per promuovere un vino che con tutta la buon volontà non potremmo mai definire come fascia premium nemmeno nella GDO (dove per inciso avviene la percentuale maggiore di vendita di questi prodotti).  Il messaggio che passa è che il Santa Cristina è un Chianti Classico più Classico di altri (nel cartellone non è un caso che la C di Classico sia maiuscola), un po’ super e migliore e per di più che costa meno, stesso discorso per gli Orvieto.

E’ davvero questo che Antinori intendeva quando inaugurando la nuova cantina al Bargino affermava che il vino del futuro era il Chianti Classico?

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

12 Commenti

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Ecco un ESEMPIO di cosa significa
avere gli "ESPERTI" dalla parte dei consumatori, dei clienti, dei lettori.

_______ "Ricapitolando: in un momento in cui il consumatore a parole avrebbe bisogno di chiarezza e semplicità e prodotti rassicuranti dal buon rapporto qualità prezzo..."
(Dall'articolo)______
Come consumatore questo voglio.

__ Quello che mi dispiace dover dire è che non è frequente, sui media italiani,
"sentire" il mondo degli esperti(compresi quelli che svolgono la nobile attività di CRITICA ENO-GASTRONOMICA) "DALLA NOSTRA PARTE".

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Paolo

circa 1 mese fa - Link

A parte l'incipit naif dell'articolo (abito nel Chianti e tra il mio centinaio di bottiglie di rossi di varia provenienza che compongono la mia modesta cantina, i vari Santa Cristina non hanno mai trovato posto), riconosco che il brand si è radicato nell'immaginario dei clienti di wine bar e gdo, spesso di età un po' matura come me e magari non così inclini all'approfondimento. Grazie per la schiettezza.

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Sancho P

circa 1 mese fa - Link

Bravo Gori. Pane al pane e vino al vino.

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Antinori punta a valorizzare i suoi marchi e poco gli importa delle denominazioni. Pensa che stan facendo la stessa cosa anche in Franciacorta, evidenziando in etichetta il proprio marchio e relegando la docg in controetichetta. Non ci vedo nulla di così terribile, evidentemente vendono di più così nel mondo. Converrai che dire "Chianti Classico" oggi non vuol dire davvero niente! Sull'Orvieto il discorso è tragicamente diverso. "Tragicamente" per la denominazione, su cui bisognerebbe scrivere molto!

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Fabio

circa 1 mese fa - Link

Santa Cristina: un nome divenuto famoso 30anni fa per merito di quintalate di pubblicità e di una facilitá di beva ideale per principianti e inesperti. Un vino ruffiano, facile e con un brand "santo". Chapeau ad Antinori. Ma stiamo parlando, nello specifico, di bevanda a costo produttivo "0,.." che vagamente assomiglia ad un vino. THE POWER OF MARKETING...

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

in realtà la qualità del Santa Cristina e il suo rapporto qualità prezzo lo rendono un vino formidabile. Il punto del post è che si cerca di promuoverlo e dargli un tono da "Classico" che non gli spetta per molti motivi... semmai un classico ma la differenza nella maiuscola non è poca!

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Michele Antonio Fino

circa 1 mese fa - Link

Comunque, Andrea, la parola "classico", scritta come ti pare, nella comunicazione di un IGT Toscana non la puoi usare con riferimento al vino. Come non puoi usare riserva, superiore o qualsiasi toponimo. È proprio il minimo

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

questo dovresti dirlo alla loro direzione marketing si è risentita per questo pezzo "offensivo" a loro modo di vedere...

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franco

circa 1 mese fa - Link

"dagli avvocati ci vai solo quando sei nel torto" :)

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Se ne era già parlato in un altro post, anche se non ricordo quale. La mia impressione è che tutte queste irregolarità legate per esteso alla comunicazione e non al prodotto in sé vengano nella maggior parte dei casi ignorate bellamente da chi di dovere.

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Ottotrapen

circa 1 mese fa - Link

Paolo mi ha fatto tornare con la memoria al 1980. Giravo la Toscana, terra di cui mi ero innamorato, e capitai a Castellina. C'era allora un'enoteca, mi pare comunale, condotta da un simpaticissimo invalido. Stavo studiando la distesa di bottiglie ben sistemate sugli scaffali, le cui etichette non mi dicevano niente, quando egli mi venne vicino. Gli dissi che intendevo comprare qualche bottiglia, ma che non trovano nessuna di mia conoscenza. Mi chiese quali conoscessi e io citai Brolio e Antinori. "Lei non conosce il Chianti", fu il suo commento e mi diede da portar via bottiglie di cui ancora oggi ricordo la bontà, fra le quali il Casavecchia di Nittardi e il Liliano della principessa Eleonora Ruspoli Berlingeri.

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Angelo D.

circa 1 mese fa - Link

''In ogni casa toscana è presente una collezione di vino semipermanente ovvero una decina di annate, spesso in verticale, del Chianti Classico Santa Cristina dei Marchesi Antinori..'' Ma che davvero..?

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