Un breve focus su Tommasi per capire meglio l’Amarone (De Buris 2008 compreso)

Un breve focus su Tommasi per capire meglio l’Amarone (De Buris 2008 compreso)

di Salvatore Agusta

L’Amarone della Valpolicella è uno di quei vini che dispone di estimatori quasi in ogni angolo del mondo. Un effetto della sua natura per certi versi non così facilmente replicabile, per quanto sia vino che fa della tecnica con cui viene prodotto una delle sue cifre stilistiche più rilevanti. Mi riferisco alle condizioni climatiche e ai bassi livelli di umidità della Valpolicella: le prime permettono una piena maturazione delle uve mentre la seconda agevola un corretto e sano appassimento degli acini.

Altro elemento chiave coincide con le proprietà specifiche delle principali uve indigene del Veneto (corvina e corvinone su tutte). Uno dei segreti di questo vino è legato alla struttura della buccia degli acini. Questa, non solo possiede un alto livello di antociani ma risulta avere una consistenza e spessore di gran lunga superiore ad altre varietà. Ciò garantisce un’ottima compatibilità con il processo di appassimento e un elevato rendimento finale.

Tutti temi che sono emersi durante una masterclass che si è tenuta qualche giorno fa a NYC e dedicata al più famoso dei vini della famiglia Tommasi. Un’occasione per dilungarsi non tanto sul processo di vinificazione dell’Amarone, anche se dalla descrizione dei vini qualcosa si potrà dedurre, quanto per fare il punto su una delle aziende di riferimento della denominazione.

La cantina è stata fondata nel 1902 a Pedemonte, frazione di San Pietro in Cariano, e la gestione familiare oggi coinvolge la quarta generazione. Tra le vigne più prestigiose è possibile menzionare “La Groletta” con vigneti di addirittura 50 anni di età, la “Conca d’Oro” esposta a sud-est e per tale ragione con un maggior numero di ore di esposizione solare rispetto alle altre, e la “Ca’ Florian”, dalle quali uve si produce l’omonimo Amarone Riserva.

I Tommasi si definiscono tradizionalisti e ci tengono a precisarlo sin da subito. Come dice lo stesso Pierangelo Tommasi: “è sempre stato nostro preciso intento creare un vino che possa agevolmente accompagnare i commensali per tutta la durata del pasto, che sia intenso ma allo stesso tempo soffice, e soprattutto che non risulti stucchevole”. Per chi ama la tipologia il messaggio è abbastanza chiaro: non di rado, si incontrano alcune versioni di Amarone troppo opulente, che lasciano sia il palato sia i sensi sofferenti di una grossolana pesantezza.

Ma torniamo alla tradizione: secondo alcuni l’Amarone andrebbe lasciato maturare esclusivamente in botte grande. Viceversa, secondo un approccio spiccatamente più moderno, il vino potrebbe benissimo sostare in barrique francesi, spesso per un periodo di tempo più breve. La differenza è percepibile soprattutto al palato: sia le diverse dimensioni delle botti che la tipologia di legno portano infatti a profili gusto-olfattivi piuttosto diversi tra loro. Più austero e signorile il primo, più soffice e robusto il secondo.

Amarone Tommasi

Amarone della Valpolicella Classico DOC 2008

Salta subito all’occhio l’acronimo DOC poiché il disciplinare della DOCG è entrato in vigore solo a partire dall’annata 2010. Le uve utilizzate per la produzione di questo Classico provengono da La Groletta e da la Conca d’Oro e le percentuali utilizzate sono 50% corvina, 30% rondinella, 15% corvinone e 5% oseleta. Nel caso di Tommasi la fase di appassimento ha una durata di circa 100 giorni e ha luogo nei famosi fruttai, luoghi dove il controllo costante della circolazione dell’aria riduce possibili fenomeni di alterazione dell’uva a opera di muffe. L’annata 2008 è stata abbastanza regolare, con piogge al punto giusto e temperature molto bilanciate che hanno portato a un’ottima resa qualitativa. Specie in estate lo sbalzo termico notturno ha permesso alle uve di giungere a completa maturazione, garantendo un vino estremamente fine.

Rosso granato con sparuti e incostanti riflessi rubino. Al naso si percepiscono note di frutti di bosco scuri, spezie dolci, eucaliptus e un sentore molto tenue e soffice di legno. Sapido e complesso, con ottima acidità e abbondante struttura. Finale lungo e lievemente austero che concede eleganza ed equilibrio.

Amarone della Valpolicella Classico DOC 2009

I processi di vinificazione sono speculari in un contesto in cui tutto è volto a preservare l’integrità degli acini prima della vinificazione: solo così è possibile evitare la formazione delle temute micosi, infezioni che potrebbero andare a influire sulla qualità del mosto. Dopo l’appassimento e la vinificazione il vino matura per 3 anni in grandi botti di legno di Slavonia di secondo passaggio. L’annata 2009 è stata più calda della precedente, con un periodo estivo iniziato in maniera quasi improvvisa che ha portato le piante a una elevata maturazione fenolica. Ciò se da una parte ha favorito l’estrazione degli antociani dalle bucce, generando un colore più intenso, dall’altra ne ha affievolito i livelli di acidità.

Opaco e poco brillante, specie se comparato all’annata precedente. I sentori sono marcati e le note richiamano frutti di bosco pieni e maturi, caffè e spezie tostate. Il tannino è fine e riporta a note tipiche dell’appassimento. Gli zuccheri residui sono maggiori (8 g/l rispetto i 7 g/l dell’annata precedente) per un Amarone nel complesso piuttosto opulento.

Amarone della Valpolicella Classico DOCG 2010

Annata tendenzialmente fredda e piovosa, con fenomeni che si sono prolungati anche in primavera. Le uve sono giunte a maturazione con una struttura piena e una polpa alquanto diluita. Una situazione che ha giovato in sede di appassimento grazie soprattutto a una più attenta selezione in fase di raccolta.

Di ottima acidità, i tannini sono leggermente meno levigati e appare nuovamente quella timida austerità che lo rende piuttosto elegante. Fresco e bilanciato, emergono al palato anche spunti di prugne mature supportate da cenni di pepe bianco e curcuma. Di buona complessità anche se non del tutto in equilibrio.

Amarone della Valpolicella Classico DOCG 2013

Inverno lungo ma senza eccessivi picchi di temperatura, primavera corta e leggermente più fredda del solito, con qualche pioggia di troppo. Stagioni che se potevano inizialmente preoccupare sono state poi riequilibrate da un’estate calda, equilibrata, caratterizzata da forti escursioni termiche specie a settembre, prima della raccolta.

Un equilibrio che si ritrova anche nel vino: intenso e di ottima freschezza, dai tannini avvolgenti. Amarena matura e frutti di bosco, liquirizia e tabacco più di caffè e cacao. Di grande finezza, pieno e persistente.

Amarone della Valpolicella Classico Riserva De Buris 2008

Una nuova etichetta per i Tommasi: il vino prende il nome della villa De Buris, la più antica villa di origine romana presente nelle “vallis pollis cellae”, le valli dalle tante cantine, mentre le uve provengono dalla sezione più alta della vigna “La Groletta”. Circa 2 ettari dove il suolo prettamente argilloso e la specifica esposizione garantiscono una vendemmia di qualità assolutamente superiore. Il blend prevede corvina 62%, corvinone 25%, rondinella 5% e oseleta 8%. L’appassimento avviene su canne di bambù, nel rispetto della più antica tradizione, e ha una durata di 110 giorni. La maturazione in botti ha una durata di 5 anni.

Il vino è molto diverso dai precedenti? Sì e no, se da una parte è Amarone che richiama immediatamente la versione “tradizionale” dall’altra è vino che presenta tutto un altro passo in termini di fluidità dei sentori, intensità dei sapori, armonia dei colori. Si tratta di un Amarone di grande eleganza, un concentrato di forza, equilibrio e brillantezza all’interno di un contesto di sicura nobiltà. Si presenta delicato grazie a sensazioni di grande finezza, tutte da assaporare. Un grande Amarone, ideale se lasciato decantare per almeno un paio di ore e, a parere di chi scrive, bevuto in assenza di accostamento gastronomico dedicandogli tutta l’attenzione che merita.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

3 Commenti

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Claudio Ferrucci

circa 2 anni fa - Link

Ho da poco bevuto il 2013. Non sono un grandissimo esperto ma mi fa piacere sapere che la descrizione che ne fa l'autore dell'articolo è molto vicina a quelle che sono state le mie impressioni al momento dell'assaggio. Secondo me un vino valido.

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Salvo

circa 2 anni fa - Link

Ciao Claudio, sicuramente un gran vino. Come racconta la famiglia Tommasi, l'idea è quella di perseguire uno stile molto equilibrato, lasciando al tempo e all'attesa il compito di affinare il vino.

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Claudio Ferrucci

circa 2 anni fa - Link

Concordo. Infatti ne ho preso subito un'altra bottiglia :)

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