Un bel giorno è successo che l’etica è entrata nel dibattito sul vino

Un bel giorno è successo che l’etica è entrata nel dibattito sul vino

di Fiorenzo Sartore

Un bel giorno è successo che l’etica è entrata nel dibattito sul vino. È arrivata da lontano, perché fare vino è un atto agricolo e l’agricoltura ha cominciato da tempo ad interrogarsi sui punti etici del suo lavoro: l’ecologia, innanzitutto. Quindi è stato inevitabile, necessario, e giusto, che il produrre vino si ritrovasse a fare i conti con l’etica, nonostante alcune conseguenze indesiderabili: un certo talebanesimo, l’intolleranza, la difficoltà a dialogare con chi non ne vuol sapere di quel che si definisce, per esempio, naturale.

Nonostante tutto chi fa vino, chi più chi meno, chi per convinzione e chi (ammettiamolo) per ragioni di marketing, si confronta con la visione etica-ecologica connessa alla produzione. Potremmo dire, quindi, che la tendenza è positiva.

Tuttavia dal mio punto di vista siamo ancora ad un punto incerto della traversata, e le contraddizioni interne al sistema a volte sono dure da accettare. Dico “dal mio punto di vista” intendendo la mia funzione di commerciante, siccome questo sono, un commerciante di vino. Io sono un anello della catena, ed ha senso che anche uno come me si interroghi: che sto facendo, io, per tutto questo? Sto dirigendo il mio lavoro verso un qualche tipo di sostenibilità, sono un interprete valido delle istanze etiche di chi produce? Insomma: come mi colloco io in tutto questo?

Parlo di me, ma parlo di quelli come me. I commercianti sono un canale adeguato e coerente con questa trasformazione/visione?

La risposta (strano a dirsi) è facile. Dipende: qualcuno sì, qualcuno no. Il fatto è che il termine “commerciante” è vago, perché nella filiera identifica alternativamente l’enotecaro indie (come forse avrete capito quello sono io) oppure il punto vendita interno ad un supermercato. Questi due luoghi non sono esattamente identici.

Questo mi serve, ora, per spostare almeno un po’ la responsabilità della filiera in capo a chi produce vino, e non a chi lo vende. Perché arrivati a questo punto della lettura posso svelarvi: il mio è un rant, cioè uno di quei post in cui il blogger si lagna.

Quindi adesso rilancio. Chi fa vino, magari in modo naturale ed etico, in che misura dovrebbe curare la sua filiera? È normale darsi un meraviglioso (dico sinceramente) codice etico, salvo poi affidare quel prodotto ad un canale di vendita che di etica se ne sbatte?

Come ogni rant che si rispetti tutti questi interrogativi sono nati, in modalità connetti-i-puntini, avendo osservato di recente eventi marginalissimi ma anche noti: il vino naturale piazzato su un scaffale da GDO, quel genere di distribuzione che, ecologicamente parlando, non ha nulla da dire. Io capisco che siamo, tutti quanti, immersi in una situazione di mercato nella quale è molto, molto difficile permettersi di essere selettivi nei confronti dei clienti – e diciamolo, finanziariamente parlando non è neppure raccomandabile.

Resta, per me, la visione di uno scenario contraddittorio, nel quale le istanze etiche di chi è naturale, bio, punk, alternativo (trovate voi una parola che vi piace) finiscono per interrompersi nel momento in cui quel vino esce dalla cantina. Probabilmente il tipo di controllo che immagino è solo, tecnicamente, impossibile. Ma questo non diminuisce la durezza della contraddizione.

[Immagine – crediti]

avatar

Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

23 Commenti

avatar

Francesco Garzon

circa 2 mesi fa - Link

Si è vero. Ma se poi alla fine il vino finisce in una bocca di un uomo che non compie azioni virtuose per cercare di promuovere il bene? Anzi è andato lui direttamente in cantina da Milano a Marsala in aereo giusto per prendersi una cassa di vino ? Cosa facciamo?
I consumatori non hanno nessun ruolo in tutto questo ? Direi di si, visto che si parla di etica.

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Il tuo è un rant molto ben confezionato, caro Fiore di Genova. Non è però sostenibile, come già ironizza Francesco Garzon. Non si tratta di scegliere commercianti ecologicamente compatibili, bensì modi di vendita eticamente corretti. Ti sembrerà strano, ma capita che le maggiori scorrettezze commerciali siano commesse da pesci piccoli, non da colossi. Dal punto di vista consumatore finale non è negativo trovare sugli scaffali di un supermercato un vino la cui produzione è avvenuta in modo meno dannoso per l'ambiente e le persone. Se poi il consumatore è un delinquente, un bandito, un disseminatore di spazzatura senza differenziazione, non è dato a noi saperlo.

Rispondi
avatar

sergio

circa 2 mesi fa - Link

"I consumatori non hanno nessun ruolo in tutto questo ? "(F G)
Contano poco. Sono eticamente trascurati anche da chi si ammanta di eticità.
Io sogno, da cliente consumatore, una critica enogastronomica veramente seria e etica ... che non esiste.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...permettimi sergio. Può sembrare assurdo per chi è fuori dai giochi , ma esiste. Certo aiuta , a volte, avere un "mestiere di sostegno" ; ma in tutte le categorie , dalla base produttiva, ai tecnici , ai venditori , ai critici , ai comunicatori, agli appassionati (wine lovers , bloggers , enoiperattivi) di gente in gamba e "eticamente sostenibile" ne ho conosciuta tanta ... come tanta all'inverso , faccendieri , troie e ballerine . Come sempre questi ultimi strepitano e fanno caciara maggiormente , per cui sembra che tutti siano così . Ma non è così...

Rispondi
avatar

Marilena

circa 2 mesi fa - Link

Non credo che il produttore con un codice etico “naturale, bio, punk, alternative” se ne sbatta di dove vada a finire il suo vino. Ma so che non sempre il mercato altrettanto “etico” che lui vorrebbe fosse di destinazione per il suo vino risulta bastevole, o abbastanza interessato, da permettergli di fare lo schizzinoso fino in fondo.

Poi ci può essere pure un altro motivo per la scelta (scelta consapevole e non dettata da necessità) di vendere in GDO: la volontà di rendere disponibile il proprio vino anche al consumatore che per tante ragioni non va, o non può andare, in enoteca. Il che a volte, anche se non sempre, può essere legato al tiepido interesse del mercato etico di cui sopra, o da difficoltà soggettive nel raggiungerlo in maniera soddisfacente.

Rispondi
avatar

Federico

circa 2 mesi fa - Link

Mi pare un po' la storia del produttore "naturale" e/o biodinamico che con il suo bel suv va a fare la spesa al centro commerciale per andare al supermercato e riempe il carrello di cocavaria per i figli e per gli sconti del griffatomarealmentecinoabbigliamento di stagione a basso prezzo per la moglie.
Insomma, per dire che la coerenza è l'osso più duro....in particolare quando è la nostra :-)

Rispondi
avatar

mariazzo

circa 2 mesi fa - Link

Penso che il vignaiolo dovrebbe pensare solo a fare bene il suo. Il fine è produrre un vino buono e venderlo. La soddisfazione sua ultima dovrebbe essere vedere la propria cantina vuota. Fine. Che senso avrebbe produrre vino se poi nessuno lo compra o è difficilmente reperibile? Per se stessi? allora non sei un imprenditore, ma solo un hobbista. IMHO.

Il produttore, se dovesse seguire tutta la filiera, allora dovrebbe vendere esclusivamente e stappare i suoi vini in cantina, per essere certo di chi lo ha bevuto e che non sia finito nelle "mani sbagliate"

Rispondi
avatar

AA

circa 2 mesi fa - Link

vignaioli (Bellotti) che detestano Farinetti mentre sono esposti sugli scaffali di Eataly.
come lui, altri simpatici attori del #nogomma, offerti dal Baffo in vendita scontata (Tenuta l'Armonia, Frizzi Pop - ad esempio)

altro che etica, è bisnéss,

Rispondi
avatar

amedeo

circa 2 mesi fa - Link

A Roma il Farinetti si è inventato un bello scaffale "Bio" e "Triple A", poi ti avvicini, guardi i prezzi e...toh, guarda il Silene di Damiano Ciolli a 16,90 (quando il prezzo medio nelle enoteche romane è 10/11). C'è qualcosa che non torna...il produttore lo sa che il suo vino viene venduto a un prezzo assurdo? O fa finta di niente perché comunque gli va bene così? Cercasi etica.

Rispondi
avatar

sergio

circa 2 mesi fa - Link

Sei grande.
Farinetti è il contrario dell'etica.

Rispondi
avatar

Samuele

circa 2 mesi fa - Link

Io faccio vino ed ho deciso di farlo bio perchè ci credo.
Poi però questo vino lo devo vendere e purtroppo per la difficoltà del mercato non mi posso permettere di scegliere a chi venderlo ma lo vendo a chiunque lo voglia.
Questo fa di me eticamente un peccatore?
Probabilmente sì, come posso ovviare? Sempre che si possa.

Rispondi
avatar

Patrick Uccelli

circa 2 mesi fa - Link

Poni delle domande intelligenti Fiorenzo, sia a te stesso (come commerciante, ma anche come uomo) che a noi produttori.
È un processo.
E come hai ben riconosciuto, la traversata non solo non è finita, ma probabilmente è appena iniziata con l'uscita dal dolce grembo del porto sul mare aperto.
Bisogna confrontarsi con quello che dici, lo dobbiamo fare tutti però, altrimenti sarà sempre un incompiuta. Nel senso che un produttore leale non può assumersi anche la responsabilità di chi invece leale non lo è. Non è il suo compito, non è un dovere che gli spetta.
La traversata sarà compiuta solo quando ogni angolo del triangolo "produttore-commerciante-consumatore finale" (ognuno nella sua forma, sia ben chiaro) si assumerà fino in fondo la responsabilità di ogni sua azione. Sia nella scelta, che nella proposta.
È un collo di bottiglia dal quale sarà praticamente impossibile non passare.

Rispondi
avatar

Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Considerazioni da sera d'inverno, non ti preoccupare che col caldo passa tutto. Occhio però all'etica, è una merce pericolosa e se ti metti a epurare in base alla purezza ideale poi troverai sempre qualcuno più puro che ti epura. Lo diceva sempre il vecchio Nenni, che ne aveva viste diverse.

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 2 mesi fa - Link

Grazie a tutti gli intervenuti finora, aggiungo qualche appunto debitamente sparso. Questo, oltre che un rant, era (altra rivelazione) un tentativo di autocoscienza. Insomma un modo per mettere a fattore comune dubbi e domande che ho, per verificare cosa hanno da dire gli altri. Se infatti posso provare piu' o meno efficacemente a passare l'onere della filiera a chi produce (e abbiamo visto che il gioco non funziona del tutto, ma vabbe', diciamo che era un gioco), per me resta fondamentale l'interrogativo su come debba comportarsi la parte commerciale di questa filiera. E qui ritorna la parola scomoda - etica. Per la verita', mi piacerebbe chiedere: che cosa c'e' di male nell'etica? Stefano Cinelli confonde l'etica con la purezza - conosco bene il vecchio compagno Nenni, Stefano - ma no, qui non c'entra. L'etica regola il nostro comportamento, tutti ce ne diamo una. Tornando in argomento, io credo che la nuova, profonda e serissima attenzione agli aspetti di ecologia e sostenibilita' del mondo produttivo costituiscono probabilmente una rivoluzione tra le piu' profonde, ed etiche (aridagli) che ho visto nel mio ambito. Per me e' doveroso chiedermi: che faccio, sto a guardare, o mi schiero e cerco di essere un punto di connessione, di unione virtuosa, tra gli ambiti che connetto? Dando per scontato che si', io mi schiero eticamente (e qui devo scusarmi, perche' questa autoreferenzialita' e' l'aspetto piu' indigesto di tutto il mio discorso) sappiamo ora che esistono canali piu' o meno adeguati a recepire quelle istanze etiche. Sta ai produttori, adesso, capire bene se un tentativo di selezione di quei canali ha senso, oppure semplicemente gli aspetti economici e finanziari legati al lavoro rendono il mio discorso impraticabile, anzi, una chiacchierata oziosa.

Rispondi
avatar

sergio

circa 2 mesi fa - Link

In questo video-intervista Leonardo Romanelli tenta di chiarire il concetto di vini etici: l'etica è essenzialmente sostenibilità e rispetto per l'ambiente. Ma, attenzione, soltanto i vini biodinamici e naturali possono dirsi etici secondo l'intervistato di Romanelli.
https://youtu.be/PWBOtzQr_40
Trovo assurdo questo concetto di etica collegato soltanto al biodinamico, al naturale ecc...
Ma trovo assurdo che si parli di vini etici. O, per essere più chiaro, capisco le ragioni commerciali dell'abuso della parola etica nel promuovere certi tipi di vini.
Come il termine naturale dovrebbe essere effettivamente vietato non soltanto sulle etichette così quello di etica dovrebbe sparire quando si parla di vini.
Etica, invece, per me è strettamente collegato al concetto di verità.
Etico è il produttore che dice la verità sulle pratiche in vigna e in cantina.
Etico può essere un produttore cd. naturale o uno convenzionale.
Tutti e due possono mentire e non sono etici verso i consumatori.
Perché i produttori di vini cd naturali possono mentire tanto è vero che VinNatur si è dotata di un nuovo disciplinare che tende verso una maggior garanzia dei consumatori.
Il commercio dovrebbe seguire la stessa logica: etica-verità.
E così chi fa comunicazione, blog compresi: mi racconti balle, mi nascondi dei fatti. ecc...: non sei etico.
E per finire la CRITICA a cui accennavo nel mio primo commento: in un mondo post-moderno in cui l'etica è un valore relativo, in cui prevalgono le post-verità, avere una critica indipendente e etica(che dice la verità) è importante per aiutare il consumatore nelle sue scelte.
Nell'era del web 2.0 ci sono molti creduloni manovrati dalla retorica della comunicazione(da paroloni come vini naturali, biodinamici...ETICI). Poi c'è una minoranza come me disillusa e scettica.

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 2 mesi fa - Link

Visto quel commento, Sergio, ma credo che a quel modo si stia andando fuori argomento - voglio dire: l'ecologia non sarebbe un fatto etico mentre la "verità" sì. Davvero? Pensavo di essere stato ingombrante io con quella parola, ma verità, davvero? Stiamo cercando la verità? Da un lato mi verrebbe voglia di complimentarmi per l'alto obbiettivo, ma alla fine devo dire solo: no, resto del mio parere, che è l'oggetto principale del post: sta avvenendo (anzi è avvenuto) un cambiamento nella produzione che, al netto di ogni marketing dovrebbe riguardare tutti noi della filiera. Che facciamo, diamo una mano, ci attiviamo in quanto parte, oppure non ci riguarda? Purtroppo invocare la verità nella critica appare non so se più fuori argomento o fuori portata.
Detto questo però l'unico concetto di verità nella narrazione che so evocare è quello connesso con le conversazioni che avvengono in rete, per dire che la verità è un'idea scarsamente circoscrivibile, ma le conversazioni la avvicinano per approssimazioni progressive - e questo è appunto un altro discorso, fatto in altre occasioni.

Rispondi
avatar

Denis Mazzucato

circa 2 mesi fa - Link

Ford diceva: "c'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti". Penso valga più o meno la stessa cosa: se i produttori "beat" facessero i duri e puri finirebbero per restare una nicchia per nulla influente. Se io fossi un produttore "alternativo" cercherei di distribuire i miei vini a più non posso. Credo che alla fine sia i produttori che i commercianti debbano non farsi troppi problemi e distribuire "quasi" a chiunque e vendere "quasi" qualunque vino. Prima di tutto per sopravvivere, e poi perché in un modo o nell'altro il messaggio deve arrivare a più persone possibili, altrimenti non ha futuro.

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

"Ma, attenzione, soltanto i vini biodinamici e naturali possono dirsi etici secondo l'intervistato di Romanelli. " Boh, non so se Romanelli l'ha detto, ma le obiezioni a una simile affermazione sono talmente facili che pare di picchiare un bambino con gli occhiali. Cioè, se tu non filtri il vino ma usi il lavoro nero, sei etico? Si sta perdendo di vista alla grande la scala delle priorità, in ciò che chiamiamo etica.

Rispondi
avatar

sergio

circa 2 mesi fa - Link

"Ma, attenzione, soltanto i vini biodinamici e naturali possono dirsi etici secondo l'intervistato di Romanelli". " Boh, non so se Romanelli l'ha detto...". (Maurizio)---------------Ho detto che è stato l'intervistato non Romanelli che faceva soltanto le domande. Non capisco bene le tue obiezioni. Riassumo il mio pensiero. Limitare l'uso della parola etica (e di vini etici: di questo si discuteva nell'intervista di Romanelli) soltanto ai vini cd naturali, biodinamici ecc... è un comportamento scorretto 1 nei confronti dei consumatori e 2 nei confronti dei produttori seri di vino cd convenzionale. Se etica si deve usare soltanto per i vini cd naturali, biodinamici ecc... si dica chiaramente che chi 1 produce e 2 beve vini non etici, cioè convenzionali, ha dei comportamenti non etici. Etica invece l'ho collegata a comportamenti sinceri e onesti di figure come il produttore( convenzionale o biodinamico ecc...), il commerciante, il comunicatore, il critico. Non è etico soltanto chi usa il rame o chi non usa i lieviti tanto per fare un esempio. Ho centrato il concetto di etica su altri comportamenti(sincerità, onesta , rispetto della verità) Maurizio, ripeto, se mi fai capire meglio posso dire qualcosa in più

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

Sono io che non avevo letto bene e mi scuso. Comunque quello che volevo dire è che parlare di etica in relazione a questioni come l'uso dei lieviti selezionati vuol dire aver perso completamente la bussola. A meno che uno li usi e dica che non li usa per fare il figo, allora il concetto di etica ritorna. Ma le questioni importanti mi pare comunque che siano altre. Al primo posto il rispetto del lavoro, sia del vignaiolo (quindi se paghi l'uva o il vino a prezzi da fame e poi vendi bene il vino in bottiglia sei molto peggio di chi usa il glifosate, e capita anche a certi "vignaioli" non solo agli industriali) che dei lavoratori.

Rispondi
avatar

Valter

circa 2 mesi fa - Link

E poi,chi stabilisce cosa? Quali sono i parametri per definire l'etica? È più etico un appassionato enotecario o ristoratore che non paga le fatture o la GDO che le paga puntualissimo? È più etico il ricarico spesso non etico che molti operatori riversano su una bottiglia o il ricarico spesso equo della GDO che certo rende più possibile l'acquisto di certe bottiglie anche da parte di coloro che non godono di posizioni sociali privilegiate? Vendo solo vini etici,da tanti anni,prima che divenisse una moda,come rappresentante,non ho mai venduto alla GDO una sola bottiglia ma incomincio a credere che la mia non sia una scelta etica.

Rispondi
avatar

sergio

circa 2 mesi fa - Link

@ Maurizio "Al primo posto il rispetto del lavoro, sia del vignaiolo (quindi se paghi l'uva o il vino a prezzi da fame e poi vendi bene il vino in bottiglia sei molto peggio di chi usa il glifosate, e capita anche a certi "vignaioli" non solo agli industriali) che dei lavoratori" Condivido. @ Valter."E poi,chi stabilisce cosa? Quali sono i parametri per definire l'etica?" Condivido. Solo che dopo non riesco a seguirti quando parli di...VINI "ETICI"

Rispondi
avatar

Valter Ferrero

circa 2 mesi fa - Link

Per etico intendo che sia coerente con alcuni principi,ad esempio non utilizzo di chimica di sintesi in vigna e cantina,ma anche che in vigna e cantina i vignaioli ci stiano,che non sfruttino personale che li sostituisce sempre mette loro vanno continuamente in giro per fiere,clienti,manifestazioni...Rappresento tantissimi vignaioli, per poterli portare con me in giro spesso devo programmare con un anno di anticipo....Poi potrei citare altri fattori che fanno un vino etico,non ultimo il fatto che molti vignaioli sono etici fino al momento in cui ti devono pagare le provvigioni o fino a quando devono rispettare accordi sulle esclusive territoriali....

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.