Tutti gli oggetti si misurano e si pesano. Tranne il vino

Tutti gli oggetti si misurano e si pesano. Tranne il vino

di Gianluca Rossetti

Il vino è incomprensibile. Finora mi era accaduto di dirlo per gli essere viventi, meno per le cose inanimate. Ogni oggetto è misurabile, se la tecnica assiste: lo analizzi, ne fai clone da utilizzare alla bisogna. Gli oggetti, i manufatti, i prodotti non possono avere vita propria: cambiano, si deteriorano, piacciono ad alcuni e ad altri poco. Ma muovono seguendo un percorso che con il giusto metodo puoi decifrare, dalla nascita all’estinzione. Il vino è una cosa, un prodotto, una merce: piace o no; apprezzabile secondo canoni; valutabile. Uhm, sicuro? In realtà sottostimavo l’effetto: il suo mescolarsi ad altro come cibo, compagnia, umore. Pensiamo per un attimo al dopo. A quando ti alzi da tavola e l’unico brivido te l’ha regalato il condizionatore. O a quando, al contrario, entri in una stanza preceduto dalla tua sicumera in doppiopetto per poi uscirne spettinato come una recluta con l’uniforme in disordine. Accade per quanto tu abbia studiato, per quanto tu conosca la bottiglia e i suoi parenti prossimi.

Quindi, gli oggetti si misurano e si pesano. Esito solo parzialmente possibile per qualsiasi creatura che fiata perché al respiro unisce, anche in minima parte, una sorta di imprevedibilità costituzionale.

Tipo il vino insomma.

Ederlezi Costadilà bianco 450 slm –  Ederlezi
Glera 100%, fermentazione sulle bucce, rifermentazione in bottiglia innescata dall’addizione di mosto; 11% alcol. Senza solforosa aggiunta né chiarifiche o filtrazioni. Profuma di lime e l’attacco è potente ad anticipare due pennellate secche di pera acerba e pompelmo. Annuso, bevo e resto interdetto: mi piace? Non so, ma ne bevo ancora quindi va bene. Poi mando giù un tocco di Vacherin Fribourgeoise, formaggio da latte vaccino delle Prealpi svizzere, e trovo che “abbinamento armonico” non basti a rendere l’idea. Tagliere di formaggi in festa e sinapsi pure. Sui 13 euro.

La Grande Dame 1998 – Veuve  Clicquot
64% pinot noir, 36% chardonnay. Dorato di intatta vivacità. Perlage finissimo per quanto le bollicine siano poco numerose. Ma hanno una grana elegante che punge quanto il velluto. Complesso, articolato su toni di mela golden matura, brioche e, dall’altro lato della barricata, champignon e lieve cenno proteico. Persistenza e dinamica da record. Per una approfondita disamina leggere qui (post di Andrea Gori del 17 marzo 2016). Se ne parla tra amici mentre lo si beve: per qualcuno è favoloso, altri sono meno convinti. Non ha importanza: abbiamo passato due ore insieme, chiacchierando come non capitava da un po’. Online intorno ai 160 euro.

Mirum Verdicchio di Matellica Riserva 2014 – La Monacesca
Direttamente da Potenza Picena (MC), un vendemmia tardiva senza uso di solforosa in fermentazione che sosta un anno e mezzo in acciaio e alcuni mesi in vetro. Alcol 13,5%. Semplicemente buonissimo e mi spiace di non avere sottomano il libro di Francesco Annibali perché viene voglia di rimettersi a studiare, pur non ricordando se di questa bottiglia abbia mai scritto qualcosa. Un vino con l’argento vivo addosso: struttura, durezze, persistenza ma spigoli e curve a gomito svaniscono dopo mezz’ora d’aria. Profuma di semi di finocchio, mandorle e scorza di agrumi e muove senza fratture, liscio come l’olio. Io non ho da fare e mi diverto ad osservarlo da bordo calice. Adora i climi temperati: non servitelo ghiacciato. Circa 27 euro in enoteca.

Lumenera Vermentino di Gallura 2016 – Murales
Vendemmia tardiva, acciaio sei mesi, quattro in botti di rovere da 500l, di nuovo acciaio per tre e poi un anno in vetro. Alcol 14%. Mia una delle cinquemila bottiglie prodotte e vendute tra i 18 e i 20 euro. Basilico, timo, foglia di geranio, frutta tropicale, pepe bianco e tè al gelsomino. Intenso anche il sorso ma il bouquet è stordente. Bilancia che pesa più sul piatto delle morbidezze. Notevole persistenza e discreta dinamica, forse appena frenata dal bagaglio che il vino si porta appresso: alcol ed estratto in particolare. Etichetta curiosa. Perché l’ho scelta? Non mento: mi ha incuriosito dallo scaffale e poi il vino mi è pure piaciuto. Lo so, è culo.

 

2 Commenti

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Andregolf88

circa 2 settimane fa - Link

Interessante... comunque per il vermentino le cose sono due: o è sbagliata l'annata oppure lo sono i vari periodi di maturazione ed affinamento... terza opzione una vendemmia a gennaio 2016... :-)

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Gianluca

circa 2 settimane fa - Link

Rilievo corretto, grazie. Vera la seconda. In pratica ogni annata determina quanto tempo si protrae la sosta in ogni contenitore. Ferma restando la vendemmia tardiva, per il millesimo 2016 i dati esatti sono questi: tonneaux per circa tre mesi, acciaio quattro e vetro due.

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