Trovare per caso un Annuario Vinicolo 1927-28 e rimanere a bocca aperta

di Andrea Gori

Spolverando i mobili di una trattoria storica, non sai mai cosa ti capita tra le mani: Annuario vinicolo 1927-28. Una specie di Come eravamo, più di 80 anni fa. Sfogliare la pagine spizzicando qualche frase è un viaggio a ritroso entusiasmante. Il quadro racconta i tempi che furono, un’Italia del vino diversa quanto basta da quella di oggi, dove: non esistono Brunello di Montalcino, Franciacorta e Bolgheri, i vini della Sicilia Occidentale “marsaleggiano tutti”, Conegliano dà vini da pasto rotondi, la Malvasia di Bosa è più quotata del Passito di Pantelleria, Potenza è importante come Cuneo, l’Emilia ha “preso un posto preminente nel commercio italico”, la Puglia dà solo vini da taglio, il Falerno è il più grande vino del Meridione e dove oltre bianchi rossi e dolci esistono anche i vini “aperitivi“. L’Italia di fine anni Venti non pensava a verticali, banchi di assaggio e tre bicchieri ma aveva già con le idee chiare e l’enologo Arturo Marescalchi, compilatore di una guida ai vini ante-litteram, ci regala una visione sbiadita ma attuale di quello che già sapeva di essere il “paese più indicato pel regno della vite”.

Così pei vini bianchi da pasto, di moderata alcoolicità, ma piacevoli e di pregio, vanno ricordati i tipi Cortese del Piemonte e oltre Po’ pavese, i tipi Soave (Verona), i Conegliano (Treviso), i Polcevera (Genova), alcuni della provincia di Bologna, di Forlì, di Lugo (Ravenna), i Verdicchi della provincia di Ancona, i Trebbiani dell”Umbria (Perugia), i bianchi vergini di Arezzo, e della Valdichiana sienese (Siena), i bianchi dei Castelli (Roma), i Trebbiano degli Abruzzi (Teramo, Aquila), i Sansevero (Foggia), Locorotondo (Bari), il curioso Asprinio (Caserta e Napoli), i bianchi dell’Etna (Catania), quelli del Campidano di Cagliari.
Ma nei vini bianchi abbiamo specialità che meritano ogni maggior attenzione. I moscati o dei tipi Canelli e Strevi (vedi Alessandria e Cuneo), o dei tipi liquorosi alcoolici (vedi Siracusa, Pantelleria di Trapani, Zucco di Palermo, Trani di Bari, Moscato di Cagliari, ecc.), sono noti come vini di gran fama. Ma in molte altre provincie si trovano qua e là ottimi moscati e nei cenni illustrativi delle singole provincie sono indicati; celebri malvasie sono a Lipari (Messina), a Bosa (Cagliari). Vini bianchi alcoolici di merito sono l’Albana dei colli di Bertinoro (Forlì) e Imola (Bologna), il vino delle Cinqueterre (Spezia), il vino dei Colli Euganei (Padova), il Terlano e il Borgogna (Trentino), il Borgogna e Traminer defflstria, l’Orvieto (Perugia), il Capri e Lachrima Cristi e Falerno (Napoli), i Rogliano e Greco (Calabria), l’Albanello (Siracusa), il Corvo e Lo Zucco (Palermo), i tipi Alcamo, Castellamare (Trapani, Palermo), la Vernaccia (Cagliari).


Grandissima è la varietà dei vini rossi.
Vini rossi fini superiori da bottiglia si trovano in Piemonte (e basterà ricordare: Barolo, Barbaresco, Nebiolo della provincia di Cuneo, i Ghemme, Lessona, Gattinara della prov. di Novara, i Carema, della prov. di Torino, i Barbera, Grignolino, Freisa, Bonarda della provincia di Alessandria), in Lombardia (i Valtellina della provincia di Sondrio, i Broni e Canneto della provincia di Pavia), i vini della Riviera del Garda ; nel Veneto (i Valpolicella, Valpantena e Bardolino della provincia di Verona, il Lispida degli Euganei, Padova), (i Maddalena, S. Giustina, dell’Alto Adige Trentino), in Toscana coi notissimi vini di Chianti (Siena e Firenze), coi Carmignano, Rufina, Pomino (Firenze) e i vini dell’Elba (Livorno), i Falerno (Napoli), l’Aglianico (Potenza).

E di vini speciali è pure ricchissima l’Italia. Vini spumanti tutti suoi, graziosissimi, produce il Piemonte (provincia di Alessandria e Cuneo), vini passiti o speciali bianchi e rossi, vini Santi, tipi Caluso bianco (Torino), Recioto rosso (Verona), Aleatico (Toscana, Lazio, Puglia), Orvieto (Perugia), Est est est (Lazio), Monica e Girò, (Cagliari) ecc., e il notissimo Marsala (Trapani e Palermo).

E fra i vini aperitivi, la celebre specialità italiana, il Vermouth di Torino, che ebbe la sua culla veramente a Torino ed ha tutt’oggi i centri di maggiore e più classica produzione in Piemonte (prov. di Torino, Cuneo e Alessandria).

Leggere queste pagine mi conforta. Il mondo del vino italiano è cambiato ma l’analisi del Marescalchi rimane lucida e aderente anche letta con gli occhi nel terzo millennio.

Senza dubbio alcuno l’Italia eccelle su tutti i paesi del mondo per la grande varietà dei suoi vini, molti dei quali degnissimi della maggior considerazione; è tutta una gamma di toni e di sfumature in cui rifulge l’efficenza varia ma sempre gagliarda del suo bel sole, della sua configurazione accidentata, dei suoi terreni vulcanici, di quelle sue particolari condizioni complesse ambientali che ne fanno il paese più indicato pel regno della vite.

C’era pure spazio per la pubblicità progresso: “Nei paesi ove il vino è bevanda abituale, il vero alcolismo non esiste”.

Mentre continuo a cercare tra gli scaffali impolverati, mi chiedo cosa penseranno tra 80 anni i posteri di quello che scriviamo oggi, ma soprattutto: quanta bella roba interessante potrebbe venire fuori ravanando nelle librerie dei lettori di Intravino?

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

16 Commenti

avatar

Andrea84

circa 8 anni fa - Link

che cadavere che hai tirato fuori !!! :)

Rispondi
avatar

Carlo Cleri

circa 8 anni fa - Link

Io nella mia libreria personale ho una copia del libro "O.P, ossia il vero Bevitore" di Paolo Monelli del 1967. http://www.vincenzoreda.it/paolo-monelli-o-p-ossia-il-vero-bevitore/ anche se la mia non è l'edizione originale. Assolutamente strepitoso sin dal titolo. "L’optimus potor (vero bevitore) sa quando fermarsi, non perché sia dissetato, ma perché l’ebbrezza raggiunta gli pare bastevole e il gradito effetto di quanto ha bevuto non ha bisogno di essere supportato da altro liquido." In un altro passaggio dice che tra il vero bevitore (O.P.) e il volgare ubriacone passa la stessa differenza che esiste tra il fine conquistatore di donne e il volgare "brancicatore di contadinotte dietro la siepe". Lo trovai per caso in una libreria donata dagli eredi di un anziano professore ad un centro d'aggregazione giovanile. Non potevo lasciare un libro così nelle grinfie di ragazzini che passano ipomeriggi bevondo coca-cola e giocando alla play-station. Confesso di averlo rubato.

Rispondi
avatar

carolina

circa 8 anni fa - Link

io ho un manuale dell'enologo del marescalchi di non so quanti anni fa, stupendo e giuro che lo leggo ogni pre vendemmia. è la mia bibbia nei momenti di sconforto, già bibbia del papà anni che furono. tenuto come una sacra reliquia e guai a sporcarlo! se vuoi te lo porto in visione, sia mais che dia delle dritte :))

Rispondi
avatar

carolina

circa 8 anni fa - Link

ah e comunque ho portato a casa un raboso del 74 che giaceva in un magazzino del mercato delle robe usate, in buonissimo stato come colore, desso lo assaggeremo per capire se soldati aveva ragione.

Rispondi
avatar

Angelo

circa 8 anni fa - Link

Andrea, è certamente un documento storico di indubbio valore, ma, per quanto mi concerne, tra quelle righe vi sono, tra le tante alettanti considerazioni, tanti luoghi comuni; ma in effetti, non è lo stesso oggi tra le mille e più recensioni quotidiane lette qui come altrove? :-)

Rispondi
avatar

Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

"la Malvasia di Bosa è più quotata del Passito di Pantelleria" Da siciliano condivido pienamente anche oggi! E' bellissimo, lo vorrei avere tra le mani per un'ora (un'ora sola lo vorrei). @ Carlo Cleri: Anche "brancicare contadinotte dietro la siepe" ti da le sue soddisfazioni ;-)

Rispondi
avatar

Carlo Cleri

circa 8 anni fa - Link

Penso proprio di si... poi sono di chiare origini contadine. Ma è l'uso del verbo "brancicare" che è meraviglioso!!!! ;-)

Rispondi
avatar

Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

:-)

Rispondi
avatar

Andrea Giordano

circa 8 anni fa - Link

...ma cos'è l'enelettrofino???? diabolico!!

Rispondi
avatar

ALAN

circa 8 anni fa - Link

ma come facevano a quei tempi senza il sassicaia...?

Rispondi
avatar

Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Ne faccio a meno volentieri anche oggi ;-) E' uno di quei vini sopravvalutati dal marketing e dal rapporto qualità/prezzo vergognoso. Mi dispiace per Giacomo Tachis...

Rispondi
avatar

Mauro Marabini

circa 8 anni fa - Link

Sono collezionista di libri antichi sul vino e la vite,non possiedo-purtroppo- questa pubblicazione, ma tante altre che vanno a ritroso nel tempo. Ora c'é tanta letteratura sul vino ma andando indietro libri su questo argomento sono scarsi, diciamo fino agli anni '50. Chi possiede testi anteriori a quella epoca li conservi religiosamente oppure li venda a caro prezzo. Scusate l'intervento, ma mi piace parlare di libri antichi o rari sul vino.Ho colto l'occasione! Chi desidera qualche informazione in merito,me le chieda! Saluti a tutti Mauro

Rispondi
avatar

Carlo Cleri

circa 8 anni fa - Link

... e perchè dovrebbe chiederci scusa per un intervento così garbato e intelligente? Grazie invece per il suo prezioso consiglio.

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

Mitica la retro con i dati sull'alcoolismo (con due o) e la pubblicita' di quello che sara' stato un filtro, l'enelettrofino...gia' la tecnologia e la chimica si insinuavano in quegli anni!! Il migliore resta Mario Soldati con Vino al Vino, attualissimo! Per la viticoltura mi hanno regalato un mese fa un superclassico che non conoscevo, L'arte dell'agricoltura del romano Columella.

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

Qui a Vicenza comunque abbiamo la biblioteca piu' importante al mondo con testi antichi di viticoltura, enologia ed agricoltura in generale, http://www.lavigna.it/it/ Vero tesoro culturale!

Rispondi
avatar

Marco De Tomasi

circa 8 anni fa - Link

Giusto ieri ho dedicato un articolo al più antico testo sui vini vicentini (1754): potete anche scaricarci il .pdf (la digitalizzazione l'ho trovata in rete ed è quella del volume in possesso a La Vigna. http://vitisblog.wordpress.com/2011/06/15/ville-roccoli-e-prosecco/

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.