Tre vini con il potenziometro a fondo scala

Tre vini con il potenziometro a fondo scala

di Gianluca Rossetti

Quando penso ai vini naturali, quando dico o scrivo dei vini naturali, dovrei sempre considerare ”quanto” per i miei parametri quel vino è naturale. Assodato che è un aggettivo vuoto che ognuno riempie come gli pare, ma preso anche atto che più o meno tutti capiamo di che pianeta si tratta, resta da definire il dettaglio. Come dire: mi piace la chitarra elettrica distorta. Sì, ma quanto distorta. Crunch o lead?  Coi potenziometri a 2 o a 6? Con Le medie a 0 o a 3? Con gli acuti a metà corsa o a un quarto? Ecco. La risposta non la trovo per me, figuriamoci se riesco a spiegare le cose al prossimo. Per questo non preciserò più, d’ora in avanti, se un vino è o non è di questa o quella famiglia. Vado cercando altro. E quello che cerco mi arriva da direzioni inaspettate e che non intendo indagare oltre. Tanto, comunque, più o meno, all’incirca, sempre nei paraggi dell’artigiano mi ritrovo. Vorrei solo precisare che non è intenzionale, ecco. Perché il lettore deve sapere.
Riprendo il filo per rispondere ai quesiti iniziali e dire che alcuni vini (omissis) sono una sbandata controllata, mentre passa per radio un riff di Dave Matthews. Altri (omissis), un salto di carreggiata con Dimebag Darrell nelle cuffie. Ognuno scelga a piacimento. Ma di quelli che seguono, per amore di verità, non so assolutamente nulla.

Vecchio Samperi perpetuo – Marco De Bartoli
Se la Malvasia Riserva di Columbu avesse uno specchio, vedrebbe questo.
Non parlo di riconoscimenti stretti né di sapore. Ma dell’Intercity che deraglia puntandoti al plesso solare. Della biondina delle medie che per una frazione di secondo guarda te. Della volta che hai visto Alessandro Nannini da un metro e gli hai attaccato bottone. Di Franco Mussida che ti fa ”Left handed theory” sotto il naso.
In entrambi i casi, dopo il primo sorso, mi son dovuto sedere.

Old Vines Primitivo 2011 – Morella
Viti prossime al secolo. Un’esplosione di cacao e genziana, more di rovo e macchia cotta dal sole. Vino in cui l’alcol (16%) non intralcia ma sostiene e anche la struttura gioca di rimessa, fa correre veloce. Chiudere gli occhi, ritrovarsi a casa. Chiedendosi come mai non lo si sia incontrato prima. Primitivo per gli altri, tardivo per me.

Arboreus 2012 – Paolo Bea
Trebbiano spoletino che sosta per 23 giorni a contatto con le bucce, poi 97 giorni con le prime fecce. 9600 bottiglie prodotte nel millesimo. 12,5% alcol. Numeri in etichetta che dicono qualcosa ma raccontano poco. Paglia, senape, lievito madre, resina. Un sorso dritto, salato, quasi umami, che ti porta fuori pista in un secondo. Dopo un ruzzolone memorabile, rimango a gambe incrociate nel sottobosco: circondato dal caos e dalla bellezza. Ne so meno di prima, una seconda bottiglia aiuterebbe. Per la scienza.

Di vini così, che sono un pugno in petto, è pieno il mondo e vuota la mia cantina. Cantina dove restano le chitarre, a prendere polvere, e un paio di amplificatori.

Tutti con i potenziometri a fondo scala.

1 Commento

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Marcovena

circa 3 settimane fa - Link

Anche io ho incontrato la biondina delle medie quando ho bevuto l'Artiglio (millesimo 2012) di Cinque Campi....solo che quando ho finito la bottiglia se ne è andata!!

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