Torchiare il curatore Giancarlo Gariglio per evitare banalità su Slow Wine 2013

di Alessandro Morichetti

Inizia oggi il Salone del Gusto a Torino ed è la mia prima volta. Per festeggiare, mi sono regalato un bel laboratorio di Krug alle 17 e non credo che arriverò alle 19 di stasera pienamente cosciente. Il clou, però, sarà domenica pomeriggio col più entusiasmante banco d’assaggio organizzato da una guida italiana nella storia umana e disumana (cit.). Un successo, diranno all’unisono organizzatori e questura. Quindi, per non arrivare all’evento sprovvisto di un lessico buono, pulito, giusto, ho pensato di sottrarre del tempo (in)utile ad un pezzo grosso di Slow Food per capire cosa mi aspetterà.

L’intervista a Giancarlo Gariglio – curatore insieme a Fabio Giavedoni di Slow Wine 2013, guida ai vini edita da Slow Food – ha due introduzioni a seconda del pubblico di riferimento.
Intro per mia madre. Slow Wine è una guida centrata più sulle aziende che sui vini; racconta le storie dietro una bottiglia, nasce da visite in azienda poi supportate da assaggi in batteria, non valuta i vini con un numero o simbolo e predilige il racconto. È una guida da leggere, per viaggiare e solo in un secondo momento per comprare (oltre metà delle cantine segnalate hanno aderito allo sconto di 10% per acquisti in azienda). E’ molto narrativa, descrive bene la cornice (uomini e vigne) e più a grandi linee il dettaglio (i vini).

Intro per l’appassionato. Non è una guida per bullarsi e non dirai mai al tuo compagno di banco Ais che un Vino è Slow senza che questi ti rida dietro. Non è una guida di grido, è un prodotto collettivo, frutto di tante piccole formiche che hanno costruito il puzzle spendendo ore e ore in azienda e assaggiando. Pro e contro non mancano, a seconda dei punti di vista. Vediamo di scoprire qualcosa in più.

Intravino: Giancarlo, siete ancora convinti di non usare il punteggio? Qualcuno ve lo chiede ancora?
Giancarlo Gariglio:
Lo usiamo nel backstage e la matematica aiuta facendo la media dei giudizi in commissione. Chi ha fatto la visita fa già una preselezione delle etichette da degustare: poi c’è una degustazione regionale cui ne segue una finale col responsabile presente. Siamo convinti che il punteggio in una guida centrata sull’azienda, comunque segnalando i vini di punta, possa non esserci. Tra mettere descrizioni senza punteggio o fare come il Wine Advocate, Robert Parker, dove tutti i vini stanno tra 88 e 92 salvo eccezioni rare, non ha molto senso perché appiattisce. Noi mettiamo una selezione di etichette e alcune segnalazioni. Facciamo leggere di più rispetto al solo punteggio. C’è molto più testo che altrove.

In base a quale criterio eliminate una cantina dalla guida?
Dall’impressione durante la visita, di primaria importanza, e poi dalla degustazione in gruppo.

Qual è il futuro di Slow Food Editore, quindi anche di Slow Wine? Copie stampate e vendute? Quali gli introiti pubblicitari?
Le copie vendute vanno da 35 a 40.000. Nessuna flessione, finora. La pubblicità legata ad editoria e giornali è in calo drastico. Non sono le vendite a soffrire bensì la raccolta della pubblicità tabellare. In Italia proponiamo la degustazione senza costi per le aziende il giorno della presentazione e crediamo sia bello, ci piace preservarla perché deve avere il sapore della festa senza selezione a monte. Altro capitolo sono le app: con Osterie d’Italia, ancor più che per Slow Wine, c’è stato un riscontro molto significativo e con oltre 10.000 copie è stata per molto tempo tra le più vendute dell’app store.

Nel merito della raccolta, abbiamo dei criteri etici: niente multinazionali e nessuna azienda di vino. Di fatto è un paravento e L’Espresso che ne prende dalle aziende non è meno indipendente di noi. Ad ogni modo, per le vendite stiamo puntando molto sull’estero perché il vino italiano vende in media il 30% in Italia e il resto fuori, quindi il grosso non è qui. Negli Usa abbiamo avuto la percezione di un mercato insospettabilmente ricettivo sebbene proprio in America siano nati numeri e punteggi centesimali. Il nostro feedback tra New York e Chicago è stato positivo: il criterio nuovo è piaciuto e, a pensarci bene, è utile per paesi dove si andava solo a raccontare il vino e non l’azienda. Eppure, chi non puo’ farsi il viaggio qui ha un plus. Lo stesso discorso, con le dovute specifiche, vale per la Germania.

In assenza di certificazione, come vi regolate per “classificare” le aziende? Autocertificazione? Come avete ovviato alle critiche mosse al riguardo?
Abbiamo un questionario che non viene spedito ma che è compilato in azienda insieme ai titolari. I furbi esistono ma ci sono sempre stati, purtroppo. In 3 anni di visite qualche birbante lo abbiamo pescato. Poi, nella scheda, scriviamo se un’azienda è biologica, biodinamica o, da quest’anno, in conversione.

Le “segnalazioni” SW fanno la fortuna delle aziende o rappresentano più una valorizzazione di status?
Dai produttori ci arrivano feedback positivi, specie da chi è in difficoltà. La nostra guida sta diventando un mezzo di vendita in cantina più che in enoteca e questo ci fa molto piacere. Col vino quotidiano già mettevamo il prezzo in cantina ma quell’approccio non era decollato. Per questo abbiamo rilanciato col 10% di sconto, proprio per stimolare chi gira con la guida in mano. Gli inarrivabili di langa non hanno aderito perché nn vendono in azienda (penso a Gaja e Conterno su tutti). In questo c’è una forte differenza con la Toscana perché una struttura di vendita diversa fa sì che aziende come Felsina e Fontodi siano più propense all’adesione. Mediamente, il centro sud ha aderito molto: la Campania in prima posizione, bene la Puglia, quasi zero l’Alto Adige, poco Liguria e Val d’Aosta.

Alcune aziende si sono lamentate di esser state visitate da persone esterne al mondo del vino, incaricate solo per volere del fiduciario locale. Esiste una formazione per tutti i recensori?
Per una guida come la nostra sono necessari 200 collaboratori, facciamo 2000 visite dalla media di 3 ore e 6000 ore di lavoro non sarebbero materialmente affrontabili con un numero inferiore di collaboratori. C’è una formazione per chi va in azienda e direi che su 200 persone l’80% arriva da una esperienza pregressa, puri minima, di degustazione nel vino. Adesso stiamo creando un gruppo forte di studenti dell’Università di Pollenzo che, seguiti da Davide Panzieri, girano per aziende a farsi le ossa. Non penso ci siano persone capitate per caso. In tutte le regioni abbiamo fatto 1 o 2 giorni di formazione con Maurizio Gily, Ruggero Mazzilli, Gian Piero Romana e Marco Simonith, per offrire quei rudimenti di agricoltura che mancano a tanti degustatori, esattamente come mancavano anche a me. Di certo non siamo perfetti, chiaro.

Come mai alcune aziende emergono solo su Slow Wine mentre sulle altre guide finiscano nei bassifondi delle classifiche?
Dall’inizio, pensiamo di aver lanciato aziende quando nessuno ancora credeva avessere delle grandi possibilità. Non è una gara ma penso ad Enrico Togni, Stefano Amerighi, Panevino, Valdibella, Val delle corti, I luoghi, Graci e tanti altri. In altri casi, magari, abbiamo sbagliato per eccesso di fiducia. È vero che siamo la guida dei “piccoli” ma ad esempio quest’anno ci siamo sbilanciati nella chiocciola a Terlano, grande cooperativa in Alto Adige che fa però un lavoro sul tessuto sociale davvero impressionante, nonché vini splendidi. Insomma, la nostra prospettiva è un po’ diversa e qualche risultato dissonante ci sta eccome.

Dimmi 3 vini che il lettore in malafede potrebbe adocchiare.
Donnafugata Ben Ryé: chi è stato in visita capisce perché è un vino slow. 40 ha di terreno coltivati in maniera ineccepibile dove i conigli stanno mangiando tutto. Ripristino di vigneti, muretti a secco, valorizzazione con enoturismo fa di quel vino (Slow) un riferimento. Poi l’azienda non è slow, però quel vino è speciale e molto buono.
La Barbera d’Alba Superiore 2010 di Borgogno è Vino Slow perché primo risultato di un progetto nuovo con a capo Andrea Farinetti: un giovane che si dedica all’azienda, non usando concimi e diserbanti, facendo sperimentazioni (vinificazioni senza lieviti selezionati) con vini a prezzi interessanti e con un occhio alla tradizione; la Barbera è fatta in legno grande, molto bevibile alla moda dei Rinaldi.
Un altro argomento è Feudi di San Gregorio, in Campania. Prendiamo posizione sull’azienda apprezzando i bianchi che son usciti bene, un po’ peggio i rossi in cui un eccesso di rovere penalizza il risultato. È il primo anno che li segnaliamo e per chi visita l’azienda è interessante notare un cambiamento rispetto alla gestione Ercolino: con l’arrivo di Pierpaolo Sirch, agronomo ora amministratore delegato, il motto è meno marketing-più sostanza, e si sente.

10 vini da assaggiare assolutamente per capire Slow Wine.
I Barolo 2008 di Massolino e Giovanni Rosso, 2 batterie piemontesi spaventose.
Il Barbaresco Pora 2009 di Gigi Rosso Bianco. Annata che per noi ha patito ma questo è vino “piccolo” e molto Slow.
Castello di San Sano Borro al Fumo 2008 (sangiovese, malvasia lunga del Chianti), Rocche di Castagoli. Un grande vino, uno dei migliori toscani.
Rosso 2009, ‘A Vita. La zona del Cirò è in crescita nonostante il disciplinare internazionalizzato. Grazie alla coscienza storica di Librandi e agli intenti nobili di De Franco, Sergio Arcuri e Cote di Franze, la denominazione ha nuova vita.
Cerasuolo di Vittoria: un vino siculo, di basso grado e poco colorato che nelle migliori versioni ci piace molto. Da Gulfi ad Arianna Occhipinti a Cos, è sempre un bel bere.
Chianti Classico: abbiamo una visione particolare e talebana perché non diamo risalto agli Antinori e Frescobaldi. A ben cercare, la zona ha enormi potenzialità Slow con vini godibili, gastronomici, territoriali e convenienti. Qualche nome: Caparsa e Monteraponi. Il Chianti Classico 2009 di Le Cinciole, a soli 14 euro, è un vino a dir poco emozionante e buonissimo.
Malvasia 2009 Skerlj: solo 800 bottiglie di una Malvasia del Carso sottilmente macerata che ci ha fatto impazzire.
Brunello di Montalcino 2007, Fattoi: una vera azienda contadina incastrata tra la parte più bella della Pieve di Santa Restituta e Soldera. 24 euro in enoteca, un Brunello splendido.
In Campania, Luigi Tecce: Taurasi Poliphemo 2008 e Campi Taurasini Aglianico Satyricon 2009 dimostrano una maturità espressiva sull’aglianico, anche giovanile, davvero invidiabile.
Campi Flegrei Falanghina 2010, Contrada Salandra. Un baluardo a difesa dei Campi Flegrei dall’invasione del cemento.
Greco di Tufo 2001, Pietracupa.
Ok, sono più di 10 vini ma ci è stato imputato di essere statici e respingiamo la critica. Nessun Grande Vino tra i Barbaresco 2009 e un’esiguità di vini slow vorranno pur dire qualcosa. Ci piace prendere qualche rischio, insomma. Grandissimi i Barolo 2008, in affanno serio i bianchi 2011 dal nord-est a causa di un clima caldissimo.

Ultima cosa. Cè una cronica assenza di donne tra i degustatori italiani, come la spieghi?
Sono tutte a casa di Giavedoni, non mi sovviene altra spiegazione plausibile.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

54 Commenti

Sara Porro

circa 7 anni fa - Link

"Ultima cosa. Cè una cronica assenza di donne tra le degu italiane, come la spieghi? Sono tutte a casa di Giavedoni, non mi sovviene altra spiegazione plausibile." Vogliamo considerare questa battuta come un ironico tributo venato di nostalgia al B. che non si ricandida?

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Antonio Tomacelli

circa 7 anni fa - Link

Consideriamolo, ma l'abbinamento Giavedoni-Berlusconi ci sta come il Barolo sul Branzino :-)

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Sara Porro

circa 7 anni fa - Link

Eh, appunto. Solita faccenda del Berlusconi in sé e del Berlusconi in me.

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luciano pignataro

circa 7 anni fa - Link

quoto Anche perché nella nostra guida la presenza femminile è molto rilevante e sempre più importante

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M.Grazia (Soavemente)

circa 7 anni fa - Link

Ecco, appunto. Grazie Luciano, a nome delle degustatrici-collaboratrici che non sono poche. Saluti. MG

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francesca ciancio

circa 7 anni fa - Link

e al gambero uno dei tre curatori è donna

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Antonio Tomacelli

circa 7 anni fa - Link

Espresso non pervenute, mi sa.

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

L'ultimo scambio era una battuta evidentemente concordata. Vi ringrazio di prendere tutto terribilmente sul serio ma se riuscite a risalire il testo magari c'è qualcosa di più interessante ;-). Grazie. Ad ogni modo, per chi fosse interessato all'argomento, rimando al post scritto poche settimane fa da Francesca Ciancio: "La copertina della rivista Meridiani è scandalosamente noiosa".

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luciano pignataro

circa 7 anni fa - Link

Peggio mi sento Proprio perché è una bellissima intervista nella quale Giancarlo risponde a tutto senza remore è una chiusura triste. Sarò di un'altra epoca

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Triste? Cosa c'è di triste luciano? Ma per favore. Il problema è reale e la risposta di Gianca evidentemente, volutamente, scherzosa e perculante. Se poi vogliamo accamparci sopra ragionamenti antropologici, giudizi di merito o considerazioni sul ruolo della donna nella sociatà contemporanea, liberi tutti ma lasciamo perdere una battuta che era e rimane tale. Mi spiace se a qualcuno non fosse piaciuta e ancor più se qualcuno la trovi irriverente o quant'altro. A noi è piaciuta e ci abbiamo sorriso, questo è quanto.

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luciano pignataro

circa 7 anni fa - Link

Alessandro, lungi da me dal pensare che tu e Gianka siate maschilisti, forse io per età e collocazione geografica lo sono certamente più di voi:-) Quello che voglio dire è che è un argomento di scherzo anche quando facciamo le degustazioni, ma in questo contesto e te è piaciuta, a me no. E sai perché? Perché occupa il centro del ring, tu fai finta di seccarti, ma lo sai benissimo e già pregusti i prossimi cento commenti:-)

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Margaret

circa 7 anni fa - Link

La statistica ci viene in aiuto: Slow 200 e passa collaboratori, Gambero 80 e passa collaboratori, Espresso 12 collaboratori. Comprensibile che non ci siano donne, per una normale incidenza statistica e non per chissà quale preclusione

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francesca ciancio

circa 7 anni fa - Link

beh margaret questo è tutto da verificare

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

comprensibile una quota rosa sotto l'8%? Non dico il 40 ma...

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Margaret

circa 7 anni fa - Link

Ok allora si tratta di una preclusione. INfatti quelli dell'Espresso sono famosi maschilisti!

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Giancarlo Gariglio

circa 7 anni fa - Link

Carissimi tutti, Mi dispiace che la lunga intervista di Alessandro sia ricordata solo per la frase finale. Forse era troppo lunga e quindi l'occhio è caduto sulla chiusura. Le degustatrici sono tante e molto brave. Su 200 collaboratori se un scorre il colophon vedrà molti nomi femminili. Anche tra i collaboratori principali. Quindi non ci sono discriminazioni di sorta e neppure favoritismi. La battuta, forse infelice in questi tempi di poltical correct, mi è scappata, perché la torchiatura di Alessandro è stata pesante! :-) Chiedo perdono se ho offeso qualcuno. Chiederei a tutti di concentrarsi sul resto. Gli spunti sono tantissimi nel bene e nel male...

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Carlo Cleri

circa 7 anni fa - Link

...forse potresti aver offeso Giavedoni. :-)

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Daniele

circa 7 anni fa - Link

Provo a ritornare sul seminato... I vini Lombardi, Veneti, Altoatesini, Friuliveneziagiuliani Non sono tra i 'must' del Gariglio, 'must' che mi sembrano molto territorial-autoctoni. Al di là dell'annata caldissima e del discorso sui bianchi, che considerazioni ci sono su tutto il resto? La spumantistica (che schifo di nome), i rossi, e per tutti i bianchi è stata un'annata calda??

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Carlo

circa 7 anni fa - Link

Ben Ryè grande vino!

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Josè Pellegrini

circa 7 anni fa - Link

Ma quanto siamo permalose.Quando noi del vino impareremo a sorridere e a ridere sarà sempre troppo tardi. Era una battuta e una batuta resta e la dignità delle donne del vino o delle donne e basta va ben oltre .Quanto al Ben Ryè a forza di trovarlo citato mi sta venendo a noia, con tutta la simpatia per le donne ( e gli uomini) Rallo , amici da sempre . Josè, già sono una Josè anch'io. Verace

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

@Giancarlo; Un piccolo suggerimento visto da fuori..... Se volete entrare nel mercato USA ....e rimanerci per un po....vi suggerisco di aggiungere un punteggio oltre il commento...come fa RP....da 85 a 100 Altrimenti in un paio d'anni sarete dimenticati come gia e successo a vostri connazzionali..... Il Nord-America ne a piene le tasche di chiocciole...bicchieri..grappoli...bottiglie.... Anche Decanter....dopo tanta testa dura ....si sono adattati...e si cominciano a vedere i risultati.....affiancando i centesimi Provare ...per credere

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Giancarlo Gariglio

circa 7 anni fa - Link

@montosoli Non pretendo certo di avere la verità in tasca sui mercati internazionali così complessi come quello americano. Mi baso piuttosto sulla nostra esperienza dello scorso anno in America. Abbiamo realizzato tre degustazioni con 1000 persone per tappa. Ci hanno tempestato di domande e ci è parso che il nostro lavoro fosse molto apprezzato. Ritengo che ci siano molti mercati e molti consumatori diversi... Non pretendiamo di conquistare tutti... Basta una piccola fetta dei 300 milioni di americani e abbiamo fatto bingo!

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Nic Marsél

circa 7 anni fa - Link

Mi è piaciuito il commento sul Ben Ryé, al contrario l'iniziativa dello sconto in cantina con guida alla mano non mi piace per niente. Finisce per insinuarsi qualcosa che non torna nel rapporto recensore/recensito.

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Simone e Zeta

circa 7 anni fa - Link

Sarebbe così se le cantine pagassero per questa iniziativa, se gratuita per me rimane unaformula promozionale interessante per avvicinare gli appassionati alla vigna.

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Nic Marsél

circa 7 anni fa - Link

Nel momento in cui metti un'azienda di fronte ad una scelta che implica un impatto diretto sul suo business, il rapporto recensore/recensito ne risulta oggettivamente influenzato.

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Simone e Zeta

circa 7 anni fa - Link

E' altresì innegabile che le molte non adesioni dimostrano che non tutti lo ritengono fondamentale per il loro business. L'opportunità era rivolta a tutti, diviene settoriale per scelta delle aziende. Concordo con te che sull'intreccio informazione/commercio il faro deve essere puntato, ma non mi sembra questo il caso. Cerco comunque di capire meglio.

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Nic Marsél

circa 7 anni fa - Link

Inoltre (etica a parte che è l'aspetto primario), l'iniziativa ha lo stesso appeal (per me) della tessera a punti del supermercato. L'ultimo dubbio riguarda l'applicabilità dello sconto : in cantina il produttore applica già all'appassionato il prezzo che gli pare e piace per mille motivi (giusti). Quindi si parla di sconto del 10% su quale prezzo di partenza?

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Giancarlo Gariglio

circa 7 anni fa - Link

Nella comunicazione che abbiamo fatto ai produttori abbiamo chiarito che l'adesione o meno alla nostra iniziativa non avrebbe cambiato di una virgola il nostro giudizio. Se leggerete la guida incrociando lo sconto ritengo che la cosa sarà chiara anche a voi. Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di chiarire anche questo.

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

Sicuro che questo scritto e giusto ? Il Barbaresco Pora 2009 di Gigi Rosso. Annata che per noi ha patito ma questo è vino “piccolo” e molto Slow. Ihih, corretto, grazie. [a]

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Mai come in questo caso è legittimo chiedere: Bianco o Rosso dottò?

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Marco

circa 7 anni fa - Link

Suona strano che i Feudi di San Gregorio vengano elogiati in una guida che fa della lentezza la sua bandiera. L'America è sempre più vicina...

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Giancarlo Gariglio

circa 7 anni fa - Link

Ecco il commento cattivo. Non capisco l'accenno all'America ... Comunque gentile Marco se per caso leggerà la scheda di Feudi si potrebbe fare un'idea precisa della nostra eticità... Il Fiano era molto buono, così è uscito dalla tripla degu alla cieca. I rossi molo di meno e così vedrà scritto sulla guida...

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zakk

circa 7 anni fa - Link

e come si fa ad entrare nel gruppone dei collaboratori?

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Giancarlo Gariglio

circa 7 anni fa - Link

@ Zakk: basta avere curiosità, capacità di scrivere e un po' di esperienza nel mondo del vino. Ci fa molto piacere ampliare il numero di collaboratori e quindi invito tutti coloro che condividono la nostra filosofia a mandare una mail a slowine@slowfood.it. Poi ci si consce, e si capisce il contributo che ognuno è in grado di dare. Grazie Zakk per la domanda

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Perchè stati uniti e non asia? quella si che sarebbe stata una scelta "diversa" e coraggiosa.

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emrico togni viticoltore di montagna

circa 7 anni fa - Link

Scusa Panzy, ma non concordo. L'Asia in questo momento è l'Eldorado, il posto dove tutti vogliono amsare e fanno a pugni per andarci, l'America invece è il Paese dove sono nati i punteggi e crecare di inculcare un nuovo modo di vedere le cose e valutare un'azienda non solo dal risultato nel bicchiere ma nel suo complesso credo sia molro più difficile e coraggioso che convincere gli asiatici della validità dei vini taliani.

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Si, in parte condivido. Però.. negli usa la guida slow è vista come la figliastra del gambero. Dunque tra chiccioline e bicchierini non vedo grosse differenze. Continuo a sentire questa "valutazione dell'azienda" rispetto ad una generica "valutazione dei vini" ma a farla spicciola non c'è questa enorme differenza. Anche slow premia i vini (grandi vini e vini slow) e alla fine i premi che contano sono quelli. Dunque perchè non esportare questo nuovo concetto di "valutazione dell'azienda" in asia dove le guide italiane - nessuna - non ci mettono piede? Che senso ha per una cantina fare un tour con la guida (gambero o slow) negli states dove per lavoro ci vanno 3-4 volte l'anno? Perchè non fare i road in asia, russia, brasile e provare ad esportare un concetto nuovo di vino italiano?

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Carmelo Limpio

circa 7 anni fa - Link

Non è esatto. L'Espresso ha l'edizione giapponese e il Gambero sta facendo (o ha fatto ) una grande tournée in Cina dove sta facendo o ha fatto già un'edizione in cinese.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 7 anni fa - Link

scusa, ma ancora non concordo. la differenza di valutazione tra azienda e vini è abissale, perchè come dice Alessandro nel post, ci sono aziende come la mia che, seppur recensite in tutte le guide, non riescono ad uscire e sai perchè, perchè ci sono zone minori che vengono degustate in batterie generiche, quindi vengono penalizzate. visitare l'azienda, capire come lavora e soprattutto contestualizzarla all'interno del territorio è fondamentale per poi giudicare i vini. un giudizio asettico basato solo sulla mera degustazione e poi sui punteggi oggi non ha più senso perchè saprai meglio di me che il vino lo puoi fare anche con l'uva!

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

occhio a definire l'Eldorado l'Est asiatico...chi si butta laggiù è perchè non riesce a vendere o non riesce a vendere più come prima negli Stati Uniti che saranno ancora per molti anni il mercato principale.

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emrico togni viticoltore di montagna

circa 7 anni fa - Link

Andrea, lungi da me definire eldorado l'asia, però non puoi negare che adesso ci sia una corsa all'ora su quei mercati perchè là il consumatore poco sa, l'importante è che sia made in italy. poi concorod con Panzy che si potrebbe fare cultura anticipando le orde barbariche, ma la lotta è impari, stamo parlando di slowfood contro l'agroindustria, l'etica contro il business!

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SirPanzy

circa 7 anni fa - Link

Carmelo, hai ragione. Non sono aggiornato. Il gambero con il road 11/12 é sbarcato a Singapore, Mosca, Rio.. Etc Enrico, non voglio discutere dell' importanza di valutare una azienda rispetto un secco giudizio sui vini. Anzi. Però, nel mio mondo immaginario, slow dovrebbe attaccare il mercato asiatico per esportare il suo concetto di base: buono-pulito-giusto. Soprattutto quel Giusto che da quelle parti fa colpo (a maggior ragione se arriva dall' Italia) Non solo li, chiaro, ma soprattutto. Enorme investimento ma con un alta probabilità di successo. Mi piace pensarla così.

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

Il vino Italiano di qualita' in Asia ha solo dei punti dove fare target.....cioe dove c'e l'afflusso di turismo Mondiale.....Macau, Hong Kong, Kuala Lumpur, Seul etc. Per il resto, ci pensano i Cileni, Argentini, Australiani a riempire i scafali con vino frutto-bomba.... Per il tempo che il Vino Italiano penetra al interno del Asia....i Cinesi hanno gia piazzato i loro prodotti.. Per il secondo anno consecutivo ....la rivista Decanter ha dato l'International Trophy Best in Show award and un bordolese fatto in Cina.....cosa che l'Italia secondo produttore Mondiale ne ha preso solo uno....

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Gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

questo non vuol dire nulla. Se si vuole essere in un mercato bisogna investirci, e farlo bene. I francesi lo hanno fatto, lo stesso gli australiani, i cileni anche grazie ad un accordo bilaterale sulle tasse, gli spagnoli si stanno facendo sotto. Parlane con un cinese, e lui ti dira': l'Italia non fa nulla, fa poco e lo fa male. Parla con qualsiasi persona, in qualsiasi mercato estero, e ti dira lo stesso. Complotto? No, e' che quando non c'e' l'aiuto dell'emigrante italiano e il marketing e la promozione vanno fatti da zero, e davvero, siamo incapaci. Colletivamente, poi ci sono un sacco di aziende che da sole sanno muoversi, e lo fanno bene. Ma da soli non si fa sistema, e' ovvio.

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

L'aiuto del emigrante Italiano c'e stato e c'e alla grande......e grazie a loro che il Made in Italy e avanzato in giro per il Mondo..... Poi che il tipico produttore Italiano se ne va in vacanza ai Caraibi o in Egitto.....ma non va a visitare il proprio distributore in California......questo e all ordine del giorno..

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Leonardo Romanelli

circa 7 anni fa - Link

Quando i Frescobaldi leggeranno di produrre Chianti Classico saranno oltremodo stupiti :-)

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Andrea Fontana

circa 7 anni fa - Link

Cioè??

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Enrico Albisetti

circa 7 anni fa - Link

I Frescobaldi non sono produttori di Chianti Classico.

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Andrea Fontana

circa 7 anni fa - Link

Si questo lo so. "Cioè?" nel senso che non capisco da dove è uscita questa affermazione. Sulla guida non ve ne è traccia e nei commenti precedenti neanche. Sorry Andrea (grazie Leo!), visto solo ora che non c'è traccia di un commento che avevo messo qui. Si è trattato di errore nella trascrizione, il senso era riferito al Chianti in generale. [ale]

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Leonardo Romanelli

circa 7 anni fa - Link

C'era nel testo ed ora è stato corretto

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gp

circa 7 anni fa - Link

Cioè che Frescobaldi imbottiglia noti Chianti e Chianti Rufina, ma non Chianti Classico, anche se in siti più o meno commerciali presenti in rete i suoi vini sono a volte erroneamente indicati come Chianti Classico (errore o frode?).

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manilo

circa 7 anni fa - Link

Io compro solo Slowine ma la domanda fatidica non la fà nessuno,quanti pensano che le guide sono marchettare? Sinceramente non amo i punteggi, mi piace anche perchè la uso come uno stradario vinicolo,girando ogni tanto per la penisola, trovo informazioni sul cantiniere e prodotto. Per la formula del 10%di sconto,paragonata ai punti del supermercato è un pò riduttiva e poi quanti di noi non hanno la tessera del GDO o del benzinaio. A me Gariglio mi stà a genio come il Morichetti,questo non sò se sia un complimento o una condanna (; Prosit.

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manilo

circa 7 anni fa - Link

Ma quando una premiazione a Roma?

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Il chiaro

circa 7 anni fa - Link

A Roma avete già mille opportunità. Piuttosto a quando eventi anche in città meno "importanti"? Cambiare la sede ogni anno non arebbe per niente male.

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