Terlano da qui all’eternità, Rarity 2007 e Terlaner 2017

Terlano da qui all’eternità, Rarity 2007 e Terlaner 2017

di Andrea Gori

“Non devi ballare su troppi matrimoni” è la risposta che Klaus Gasser, direttore commerciale di Kellerei Terlan fornisce a chi chiede se ci sono bollicine nel futuro prossimo della cantina. Una cantina che preferisce, dal 1893, basare il proprio lavoro sui vitigni della zona accogliendo, quando è il caso, le sirene dell’internazionalità solo è importante per attirare l’attenzione della critica mondiale su questo fazzoletto meraviglioso di territorio di montagna.

L’occasione del nutrito ritrovo su Zoom è stata la nuova uscita di Rarity, ovvero la 2007, dedicata ancora una volta al pinot bianco, sempre più l’uva su cui pare l’Alto Adige abbia deciso di puntare per l’ingresso nell’olimpo ristretto dei grandi bianchi mondiali, sia come prezzo che come qualità oggettiva.

Nel caso del Pinot Bianco Rarity 2007 le uve arrivano da tre aziende agricole ai piedi delle montagne tra i 500 e i 600 metri slm, su suoli leggeri da porfido di quarzo sub-vulcanico, di età media  dai 40 ai 50 anni e che naturalmente hanno resa molto bassa, che diviene ancora più misera dopo molti interventi in vigneto. Un chilo di pinot bianco può arrivare ad essere pagato anche 10 euro ma con rese sotto il mezzo quintale ad ettaro, ovviamente.

Come da protocollo Stocker (lo storico maestro di cantina dal 1955 al 1983 che ha allevato il successore e attuale direttore Rudi Kofler) il vino viene fermentato e affinato in botti di legno per un anno (con parziale malolattica), poi trascorre in un siluro d’acciaio ulteriori 11 anni con i suoi lieviti ed è proprio la lenta autolisi dei lieviti (simile a quella che avviene in un metodo classico affinato a lungo) a dare gli aromi particolari e un equilibrio nuovo e sorprendente. Oltre, ovviamente, ad operare una stabilizzazione naturale che rende il vino non solo complesso ma anche longevo dopo l’imbottigliamento e quindi collezionabile. Sono alla fine poco più di 3200 bottiglie in totale con prezzi, per forza di cose, che arrivano a sfiorare i 200 euro al momento del lancio.

Rudi Kofler ci spiega che, con il tempo, anche vini dalla grandissima acidità ma comunque ottenuti da uve ben mature si armonizzano e si equilibrano anche nelle annate più crude, diventando più profondi senza perdere verticalità. Il ph rimane sempre basso ed è fondamentale per usare i lieviti in questo modo, così come l’utilizzo del solo mosto fiore con pressature solo fino a 0,6-07 bar (è soffice, fidatevi!) con acidità  definibile “croccante”, sulla quale armonia e complessità vengono con il tempo a dare vini sorprendenti per delicatezza e freschezza elegante.

La scelta del pinot bianco viene raccontata da Rudi ben motivata perchè è una “nostra” varietà, interessante per il potenziale evolutivo, un’uva da serie A che difatti gioca ruolo essenziale anche negli uvaggi del principe “Terlaner I”.  L’Alto Adige è una terra dove il pinot bianco tende a “scappare” e produrre troppo e troppo ricco, come il merlot: servono, appunto, vecchie vigne, altitudine, grappolo tagliato a metà per ridurre la resa e usare solo la parte del grappolo più vicina al tralcio.

Per questi motivi il  pinot bianco è il pallino e la passione di Rudi ancora prima in vigneto che in cantina. Rispetto ai Rarity usciti con lo chardonnay le soddisfazioni sono ovviamente maggiori sia per Rudi che per la cantina che proprio per il lavoro su questo vitigno sono anni che cerca di differenziarsi. Guardando agli ultimi Rarity solo una volta è stato rilasciato il Sauvignon ma con il 1992, un’annata particolare in effetti con una fermentazione che non finiva mai per ricchezza di zuccheri ed è durata davvero anni: grande vino ma caso più unico che raro.

terlaner grande cuvee 2017

terlano rarity 2007 pinot bianco
Terlano Rarity 2007 Alto Adige DOC Terlano
Naso di stella alpina, acacia e mandorlo in fiore, talco, canfora, ribes bianco, pompelmo e camomilla, mora di gelso, pesca gialla, zenzero, zafferano. Emerge alla distanza il suo lato gessoso e sapido, sale, sottile ma si sente energia e bomba di sale e menta. Nota calorica che sporca un poco la sensazione palatale, sorso compatto e deciso che anima il centro bocca in maniera godereccia e divertente tra caramello e idrocarburo, sensazione salina che lo allunga e lo spinge ai quattro angoli del gusto fino a stuzzicare l’umami. 94
Ha bisogno di altri 2-3 anni in bottiglia ma è indefinibile quanto può stare così chissà per quanto…

Terlano Nova Domus Riserva Alto Adige Terlano DOC Riserva 2017 60% pinot bianco, 30% chardonnay, 10% sauvignon
Primo vino creato come cuvée importante, malolattica quasi sempre svolta ma non è la regola, qualche botte viene lasciata senza svolgerla. Spina dorsale del pinot bianco, floreale, fresco e primaverile di rosa, lytchees, rosmarino e note tioliche delicate ma insinuanti, pesca sciroppata, vaniglia e cannella, arancio candito. Sorso importante e ricco, traccia appena calorica, allunga benissimo restituendo timo, gesso, idrocarburo, salinità e componente sapida che tiene insieme il frutto a tratti comunque esuberante. 93

Un vino fatto anche per invecchiare ma già di bella godibilità con una eleganza innata che danza a lungo nel palato, sorprende sempre sapere che ne vengono prodotte oltre 25 mila bottiglie.

Terlano Terlaner I Grande Cuvèe Alto Adige DOC Terlano 2017
Il naso emerge trionfante di note candite, agrumate, tarte tatin con tanto di burrosità e mandorle tostate attraverso le quali il frutto emerge a fatica ma è sempre presente, poi si avvertono arancio, lime e pompelmo candito, mela golden, nocciola, ginger, sapone di Marsiglia (bravo Paolo Baracchino!) osmanto e robinia, incenso e sandalo più note verdi intriganti tra prezzemolo e sedano. Ingresso in bocca sorprendentemente sottile che si spoglia di legno e orpelli svelando frutto turgido intenso e salatissimo, centro bocca di spessore e carnalità finale che si adagia su acidità di spessore e croccantezza superiori. 97 

Tra i grandi altoatesini di prestigio un vino giocato meno sul legno di altri e che migliora enormente bicchiere dopo bicchiere e raggiunge il top se si ha la possibilità di riassaggiare la stessa bottiglia a distanza di un giorno con uno sfinamento di tutte le componenti a tutto vantaggio di una eleganza all’inizio meno evidente (tiratura totale 2400 bottiglie).

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Osmanto

circa 3 mesi fa - Link

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