Tema: lo chardonnay a qualunque latitudine

Tema: lo chardonnay a qualunque latitudine

di Denis Mazzucato

Ho parecchi amici appassionati di vino, alcuni di loro semplicemente cercano di bere bene quando ne hanno l’occasione, altri macinano chilometri in bicicletta solo per potersi permettere una bottiglia in premio, altri ancora sono veri e propri eno-nerd, che quando leggono, leggono di vino, quando vanno in vacanza cercano posti con vista sui vigneti, e se trovano 100 euro per terra entrano in enoteca con il braccio teso e la banconota svolazzante senza nemmeno metterla nel portafoglio.

Una cosa li accomuna tutti: nessuno di loro tiene la bottiglia migliore gelosamente per sé, anzi! Ogni volta che si scopre un vino buono, il primo desiderio è condividerlo, servirlo agli amici come per svelargli un segreto.

Qualche giorno fa c’è stata una serata così, meravigliosa, nelle quali un amico nel giorno del suo compleanno, anziché aspettare il regalo (che comunque è arrivato…), apre la sua cantina e mette insieme una grande degustazione a tema: lo Chardonnay.

Franciacorta Extra Brut DOCG, Mosnel, “EBB”, 2014
Come ogni serata che si rispetti si parte con una bolla. E che bolla! Giallo paglierino chiarissimo, luminoso. Bollicina finissima, naso di limone e ginestra, zenzero e leggerissimo pepe.

Bocca scattante, elegante, citrina e sapida, i 36 mesi di sosta sui lieviti gli hanno lasciato complessità senza un briciolo di peso. Servito alla cieca solo un commensale ha azzeccato la denominazione, perché l’aveva bevuto di recente. Dedicato alla “mamma” della Franciacorta Emanuela Barzanò Barboglio. Icona.

Sicilia Contea di Sclafani DOC, Tasca d’Almerita, Tenuta Regaleali, Vigna San Francesco, 2015
Bellissimo colore, giallo paglierino molto intenso, caldo e brillante.
Naso intenso e chiaramente di vino del sud: frutta tropicale, ananas, ma anche pesca e agrumi, speziato di vaniglia leggera.

Nonostante fosse aperto già da qualche ora in bocca inizialmente sembrava troppo caldo, pesante. Freschezza e sapidità non mancavano, assieme alla lunghezza, ma non invogliava troppo al secondo bicchiere. Lasciato nel calice è uscito alla distanza, distendendosi, e confermandosi alla fine della serata come uno dei vini preferiti, anche se probabilmente di un’annata non top. Colore.

Pouilly-Fuissé AOC, Château de Fuissé, Le Clos monopole, 2015
Questo vigneto giace sulle colline più alte della denominazione, dove il terreno è più ricco di calcare e roccia, il che dona al vino una nota minerale piuttosto netta, poi agrumi e ananas, fiori, boisé (è affinato in legno per l’80% nuovo) tra la vaniglia e il burro fresco.

Bocca di grande struttura, morbidezza importante, burrosa e fruttata, bilanciata dalla mineralità e dalla freschezza. Ad oggi non ancora nel pieno della forma, ma si farà, senza ombra di dubbio. Roccia.

Saint Clair, Omaka Reserve Chardonnay, 2017
Vendemmia manuale, selezione accurate dei cloni e dei lieviti, malolattica svolta, legno nuovo per il 50%. Ci sono tutti gli ingredienti per identificare un vino costruito tecnicamente molto bene, fatto per piacere, lasciando un po’ da parte per una volta discorsi di terroir, di annata, di emozioni. È un vino preciso, di pesca, agrumi, spezie dolci, vaniglia, bocca di buona struttura, senza eccedere, fresco, sapido ed equilibrato. Difficilmente con queste bottiglie si sbaglia un colpo, ma difficilmente ci si emoziona. Tecnica.

Chablis Premier Cru, Samuel Billaud, Les Forneaux, 2015
Da una stimata famiglia di produttori di Chablis, Samuel Billaud nel 2009 decide di fondare la propria etichetta e nel 2015 realizza la sua cantina e acquista 4 ettari dal domaine Billaud-Simon da cui è uscito. Talento indiscusso della denominazione, ci offre un vino affinato per 2/3 in acciaio e 1/3 in legno, ammirabile per precisione, eleganza e beva. Naso di limone, zenzero e ardesia, in bocca è verticale, scorrevole, piacevole, elegante, equilibrato. Non è particolarmente lungo, ma è una delle bottiglie che dura di meno. Rasoio.

Rully 1er Cru, P. et M. Jacqueson, “Margotés”, 2016
Piccola denominazione nel cuore della Côte Chalonnaise, a sud della Côte de Beaune, è una delle meno note di Borgogna. Pesca bianca e limone, legno piuttosto evidente e struttura importante. Non è risultato il preferito di nessuno, ma ha carattere e costa una frazione dei vini provenienti dalle denominazioni più pregiate. Alternativa.

Alto Adige Chardonnay, Colterenzio, Lafòa, 2015
Frutta fresca e qualche nota leggermente tropicale, tanti fiori, noce e vaniglia appena percepibile. In bocca buona struttura, grande equilibrio, freschezza e sapidità, molto lungo. Un vino che in Francia ci dovrebbero invidiare, magari lo fanno. Armonia.

Friuli Isonzo Chardonnay DOC, Vie di Romans, 2015
Albicocca, mela, frutta tropicale, spezie dolci e una nota vegetale leggera molto ben integrata. Bocca di grande struttura ma anche equilibrato e scorrevole. Finisce lunghissimo su scorze di agrumi canditi.
È il vincitore della serata, quello che ha messo d’accordo tutti: chi preferiva i vini più burrosi e chi quelli più agili. The Winner.

Chardonnay Valle d’Aosta DOP, Les Cretes, Cuvée Bois, 2015
Parziale delusione, l’abbiamo trovato tutti un po’ seduto, fin troppo morbido, burro e vaniglia a sovrastare le note più fresche di mela e agrumi. L’annata 2015 è stata molto difficile per la Valle d’Aosta, e ne abbiamo avuto una testimonianza. Da riassaggiare in annate più fortunate. C’est la vie.

Se c’è una cosa che porto a casa da questa serata è la conferma che i vini italiani, anche quando si misurano su vitigni internazionali e sfidano potenze enologiche secolari, non devono avere paura di nessuno.

Idee per la prossima sfida?

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Denis Mazzucato

Monferrino DOC, informatico da troppo tempo, sommelier da troppo poco, musicista per sempre. Passato da Mina, Battisti e Pink Floyd a Fiano, Grignolino e Chablis, cerco un modo per far convivere le due cose. Mi piacciono le canzoni che mi fanno piangere e i vini che mi fanno ridere.

9 Commenti

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Horace

circa 4 mesi fa - Link

Fa piacere che il vincitore della serata sia un friulano, sembra che lo chardonnay non possa essere coltivato decentemente in Italia.....

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VINOLTRE

circa 4 mesi fa - Link

VIe di Romans sempre una certezza....

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Nelle Nuvole

circa 4 mesi fa - Link

Mi piacerebbe sapere cosa esattamente significhi "frutta tropicale". Non è una domanda oziosa e non credo che sia la prima volta che la pongo. La categoria della frutta tropicale comprende l'ananas, il mango, l'avocado, il litchi, il cocco, il frutto della passione. Sapori e profumi molto diversi fra loro. "A naso" direi che stia ad indicare il dolce, il morbido, l'agrumato surmaturo, l'eccesso di tutto quanto elencato. Se così, non mi piace che venga avvertito nello Chardonnay. A parte ciò il post mi è piaciuto molto.

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Paolo A.

circa 4 mesi fa - Link

Se ci pensi vale lo stesso discorso per "frutta bianca", "frutti di bosco", "sentori minerali" etc etc, di cui sono strapieni gli appunti di degustazione.

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vinogodi

circa 4 mesi fa - Link

... Sono d'accordo con Paolo . Le generalizzazioni sono fastidiose , soprattutto in chi legge . Se devo far leva sulla capacità d'astrazione quando leggo , preferisco un più specifico "androceo di amarillidacea " nella descrizione di un Clos de Mazeray (famoso monopole di Jacques Prieur) oppure di "isostemone di Brassica" nel caso del Clos de Bouchère di Roulot...

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Paolo A.

circa 4 mesi fa - Link

Ti piace vincere facile. Prova a individuare, come ho fatto io, l'infiorescenza della Welwitschia mirabilis (pianta che vive solo in Namibia) nel Tavernello e poi ne riparliamo.

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Renzo

circa 4 mesi fa - Link

Mi suona strano che tra i preferiti ci sia un vino bcon spalle larghe come Tasca e non ci sia Billaud; certo che Billaud dura meno, è finezza ed eleganza, incisività, profondità doti peculiari di un grande vino; doti non presenti nell' altro , seppur ottimo. Per carità , i gusti sono gusti ...

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Renzo

circa 4 mesi fa - Link

Lafoa ottimo vino; i francesi dovrebbero invidiarcelo? Dipende da cosa si è degustato di francese...

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Renzo

circa 4 mesi fa - Link

Potenze enologiche secolari? Se parliamo di Francia, generalizzando, ok; ma a parte lo Chablis non ci vedo nessuna potenza in ballo . Un Saint Aubin ben fatto avrebbe fatto coriandoli di tutti quanti

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