Sussurri e grida da Anteprima Amarone 2015 (migliori assaggi inclusi)

Sussurri e grida da Anteprima Amarone 2015 (migliori assaggi inclusi)

di Redazione

Elisabetta Tosi – veronese, blogger e giornalista del vino – ci ha inviato questo interessante reportage dall’Anteprima Amarone che condividiamo con piacere.

Le grida – metaforiche, ovviamente – sono quelle di giubilo, riportate sui comunicati stampa ufficiali del Consorzio della Valpolicella e confermate dai produttori per l’annata di grazia 2015. Bella forza, si dirà, piace vincere facile dopo un’annata di m… ehm, difficile come quella del 2014. In realtà, il 2015 è stato davvero molto positivo, perchè  a dispetto di un’estate molto calda (con temperature analoghe a quelle del 2013) e avara di pioggia, fin dalla vendemmia le uve sono apparse di ottima qualità, sane, con un grado zuccherino in continua crescita e una buccia spessa che ha garantito ai produttori sonni tranquilli anche durante l’appassimento (piccolo consiglio da indigena: quando assaggiate un vino fatto con uve  da appassimento come l’Amarone, non limitatevi a chiedere come è stata l’annata, o la vendemmia. Informatevi anche su come si è svolto il periodo di riposo delle uve).

I sussurri invece – anzi: i brontolii – sono quelli preoccupati dei produttori che hanno già iniziato a intravvedere le molte nubi che si addensano sull’orizzonte fin qui luminoso del grande rosso valpolicellese. Dopo anni di crescita, la brusca frenata dell’export ha lasciato parecchio vino in cantina, perchè non c’è abbastanza domanda da parte degli attori della filiera. Colpa della generosa annata 2017 (e quindi dell’exploit di vendite su mercati-chiave come la Germania), colpa del cambio di gusti dei consumatori, della concorrenza, dei falsi in giro un po’ dappertutto, ma colpa anche dell’ingordigia di tanti produttori: anziché gestire il proprio successo, magari cercando di darsi dei limiti, la denominazione Valpolicella ha continuato a crescere in superfice vitata (nel 2000 c’erano poco più di 5000 ettari in produzione, dieci anni dopo hanno già superato gli  8000) e produzione (nel 2018 sono stati prodotti 335 mila quintali di uve per appassimento, nel 2000 erano appena 116.752).

Sovrapproduzione, guerra dei prezzi, perplessità su alcune iniziative (come le missioni all’estero promosse dal Consorzio a cui partecipano sempre meno aziende), e quella frattura tra le Famiglie dell’Amarone e il  Consorzio che non si riesce a ricomporre: i motivi di scontento insomma sono più di uno.

C’è chi li manifesta brontolando, e chi con i fatti: tra gli illustri assenti di quest’anno all’Anteprima Amarone 2015 c’era anche la Cantina di Soave. Non era mai successo. I motivi ufficiali non si conoscono, ma la mancata partecipazione del socio che ha in mano il 49% della Valpolicella DOC fa pensare.  O forse no. Forse è solo un modo di esprimersi della Valpolicella, una denominazione la cui storia è costellata di baruffe chiozzotte più o meno estenuanti e costose (come ho già spiegato qui).

Un po’ come fanno certi ragazzini, che per darsi un tono da grandi non perdono occasione di attaccar briga. Diamole tempo, prima o poi anche la Valpolicella diventerà adulta (si spera).

Tutto ciò premesso, veniamo agli assaggi fatti all’Anteprima Amarone 2015, in maniera assolutamente casuale. Un po’ campioni di botte, un po’ vini già in commercio, e un po’ vini che in vendita ci andranno solo tra un po’ (da qualche mese a qualche anno). Personalmente, ho sempre avuto l’impressione che assaggiare vini non pronti è un po’ come mangiare l’impasto di una torta prima di infornarla: in genere è buono, ma la torta cotta e guarnita è un’altra cosa, perciò prendete le note che seguono con il beneficio d’inventario (anche perchè quando ho fatto gli assaggi era un giorno radice, e voi sapete cosa vuol dire, vero?).

Giovanni Ederle, Amarone della Valpolicella DOCG 2015.
In commercio. Frutta rossa al naso, matura e succosa, è così facile e scorrevole in bocca che lo bevi chiacchierando finché non t’accorgi che fa 16 gradi alcol. Accidenti, e dove li ha messi?! Un finto magro, ecco cos’è. Un back to the roots dell’Amarone che si auspicava da tempo, ed è segno di una tendenza in atto condivisa da molti. Soprattutto dai produttori nuovi come Giovanni: “D’accordo essere giovani e proporre cose nuove, ma se ti rifai al passato raramente sbagli” dice l’interessato.

Bottiglie prodotte: 1700. Prezzo scaffale: 40 Euro

Santi (GIV), Amarone della Valpolicella Classico DOCG “Santico” 2015.
Campione di botte. In commercio da marzo 2020. Al naso e in bocca ricorda un mazzo di erbe aromatiche dell’orto, con una prevalenza di menta, seguita dai profumi sottili e caldi dei fiori secchi e delle spezie dolci: i profumi tipici delle vallate di S.Pietro in Cariano e Negrar da cui vengono le uve. Al gusto è coerente, lungo, elegante, fine, molto piacevole e armonico.

Bottiglie prodotte: 80 mila. Prezzo scaffale: 30 Euro

Pietro Zanoni, Amarone della Valpolicella DOCG “Zovo” 2015.
Campione di botte. In commercio dal 2021. Un Amarone molto fresco, che sa di ciliegie mature con un accenno di prugna e viole. In bocca è fruttato, la beva è piacevole e continua, il finale pulito.

Bottiglie: 8000 Prezzo scaffale: 35 Euro

Accordini Stefano, Amarone della Valpolicella Classico DOCG “Acinatico” 2015 .
In commercio. Dalla cantina più alta della Valpolicella Classica (e quindi da vigneti a 500-600 mdi altezza) vengono le uve per questo Amarone che sa di frutta rossa anche di rovo al naso e in bocca, ciliegia sotto spirito ricoperta di cioccolato e di polvere di caffè. Gusto secco, lungo e pulito.

Bottiglie: 50 mila Prezzo scaffale: 30 Euro

Albino Armani, Amarone della Valpolicella Classico “Albino Armani” 2015. In commercio. Un tipico Amarone maranese, dalla struttura poco imponente ma tutt’altro che fragile, i profumi di toar (terra vulcanica), erbe balsamiche, resina di bosco e fruttini di rovo: in bocca compaiono anche le prugne scure. Da comprare e metter via, saprà ripagare con generosità la pazienza di aspettarlo.

Bottiglie: 10 mila. Prezzo scaffale: 25.

Elisabetta Tosi

4 Commenti

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Giuseppe

circa 1 mese fa - Link

Complimenti bell'articolo spero ne scriverai altri per Intravino. Ehmmmm e cosa sarebbe "un giorno radice"? A costo di beccarmi gli insulti ma la curiosità è troppa per resistere... Saluti Giuseppe

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Elisabetta Tosi

circa 1 mese fa - Link

Ciao Giuseppe, mi fa piacere che tu abbia apprezzato l'articolo :-) Il giorno "radice", come il giorno "foglia", è il giorno NO secondo il calendario biodinamico: giorni in cui non bisognerebbe assaggiare vini, perchè hanno tutti la luna per traverso, sono scorbutici e chiusi, e non vogliono parlare ("aprirsi") con te. I giorni SI invece, sono i giorni "fiori" e "frutti", e sono considerati ideali per gli assaggi. Purtroppo, l'unico giorno in cui potevo assaggiare era un giorno NO, e ho dovuto arrangiarmi in qualche modo... :-)

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Marcello vaona

circa 1 mese fa - Link

Come ho già appuntato ad alcuni tuoi colleghi pregherei anche te di rettificare l'articolo e di porre maggiore attenzione ai dati che diffondi. Non sempre infatti le aziende (soprattutto i colossi) diffondono dati rispondenti al vero, o meglio, taluni spesso diffondono dati che se potrebbero sembrare corretti al lettore superficiale, dovrebbero onvece fare alzare le antenne al giornalista accorto. Parlo dei dati diffusi da Cantina Soave in merito alla sua presenza in Valpolicella; se infatti è vero che rappresenta il 49% della valpolicella DOC è altrettanto vero che dal conteggio è esclusa la zona classica e valpantena riducendo di fatto la superfice di detta cantina al 25% circa (sempre tantissimo, sia chiaro). Spero che anche tu chiederai alla Cantina Soave maggiore chiarezza sulla diffusione di questi dati. Con tutta la mia solita stima ti saluto.

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Elisabetta Tosi

circa 1 mese fa - Link

Ciao Marcello, grazie per la precisazione. Ho tratto quel dato dai comunicati stampa ufficiali della Cantina: lo farò presente :-)

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