Successo del Prosecco e provincialismo italiota. Un’analisi ignorante

Successo del Prosecco e provincialismo italiota. Un’analisi ignorante

di Alessandro Morichetti

Vado al dunque senza troppe perifrasi perché successo del Prosecco – ok, non come lo Champagne ma un minimo di elasticità mentale regalatevela ogni tanto – e provincialismo italiota sono un tandem inscindibile tipo gemelli omozigoti. Quando fa capolino uno, di solito interviene l’altro. Stiamo parlando di un vino con le bolle spesso dolciastro che ha ormai letteralmente invaso il mondo, con una produzione maggiore dello Champagne in quantità e infinitamente minore come reddito e margini ma paragonarsi a Carl Lewis e darsi del perdente perché lui ha vinto nove ori olimpici e tu uno fa abbastanza ridere.

Del mezzo miliardo di bottiglie prodotte al 99,9% con Metodo Martinotti io ne prendo per buona una piccola parte decisamente residuale, che mi soddisfa parecchio. Per lavoro tratto 4 aziende che presidiano quel segmento a dovere (due rifermentati, un Extra Dry e un metodo classico) ma potrei arrivare a consigliarne un dieci-quindici. Il grosso, grossissimo della produzione che sta letteralmente invadendo il mondo è vino appositamente dolcino, carino e bollicino che accontenta molti non strettamente wine-addicted a un prezzo abbordabile.

Si sprecano settimanalmente infografiche perlopiù anglofone che si premurano di evidenziare nel dettaglio le differenze tra Prosecco e Champagne, roba che solo a pensarla in certi ambiti enosnob a certa gente verrebbero le palpitazioni. Basti per tutti Wine Folly col suo “Champagne vs Prosecco: The Real Differences“.

Wine Folly

 

Se uno non vede che forma di successo sia questo il motivo è presto detto: ignoranza e provincialismo italiota.

Ho iniziato ad amare il buon Prosecco grazie all’amico Giampi Giacobbo e quando mi ha introdotto alle ombre fatte bene, profumate lievemente di mela e pera, semplici ed asciutte, quasi dissetanti, certo gratificanti, ho individuato e battezzato un amore che in realtà covava da tempo.

Locale deposecchizzato

Va altresì molto di modo, tra enochic e fenomeni italioti, denigrare il mondo del Prosecco sempre e comunque, a prescindere. Sfottendone il blasone ma senza contestualizzazione: che ci siano decine di milioni di bottiglie insulse sono il primo a dirlo così come dico che un Grande Prosecco trova la sua dimensione espressiva perfetta in quell’equilibrio della leggiadria che richiede talento. Il Grande Prosecco è vino sottrattivo per definizione, giocato su alcol e zuccheri residui non invadenti e coprenti: anche nelle versioni più carezzevoli, perfette ad una temperatura ben rigida, l’equilibrio può rimanere e risultare vincente. Nel mondo se ne sono accorti e se ne stanno accorgendo. In Italia, specialmente tra appassionati che si danno un tono e, peggio, critici senza palle, no. Gente che spesso gira il mondo con la testa chiusa nel Grande Raccordo Anulare.

Ci lasciamo leggendo insieme la scheda che Michael Edward – uno dei più eminenti esperti di Champagne al mondo – scrisse su The World of Fine Wine parlando di un Prosecco ben noto. A buon intenditor, poche parole.

June 2015
Col Credas Brut 2014
Valdobbiadene Docg – Rive di Farra di Soligo

Pale and pristine, a stream of tiny lace-like bubbles. One senses the altitude and the scents of mountain flowers and plants. The palate has an electric charge, a driving energy, propelling, yet with the subtlest completeness and douceur of the Valdobbiadene terroir. Dry but without asperity. As Franco Adami says, “We contemplate a rest of three to six months on the lees of the ‘base spumante’ but without leaving it in contact with the yeast after the second fermentation, which could decrease freshness.” Brilliant. 18+

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Ama tutti gli animali e qualche umano.

10 Commenti

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Alvaro pavan

circa 2 mesi fa - Link

La versione sur lie, rifermentata in bottiglia, potrebbe aspirare a vette di suprema qualità sulle migliori rive. Il problema é che nessuno ci crede. Si è creata la storiella del colfondo, che in generale, mi sembra una presa in giro...

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Alessandro Morichetti

circa 2 mesi fa - Link

Non ho capito ma il Prosecco che bevo in assoluto di più e per distacco è un sur lie, col fondo, e lì trovo una mia personalissima vetta della tipologia. Che poi qualcuno ci marci non è difficile da intuire.

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andrea jermol groppi

circa 2 mesi fa - Link

Il prosecco ormai è un vino polarizzato. Lo charmat, in generale extra dry, piace a chi non pretende troppo da un vino: vuole piacevolezza immediata senza troppo pensiero. Ma neanche retropensiero. Il rifermentato sur lie piace a chi dopo essere arrivato alle borgognate da 5000 euro a serata ritrova il piacere di un vino semplice e diretto ma non banale e piatto, dissetante in una giornata d' estate sotto una pergola sul mare in compagnia ma anche da soli, da finire a sorsate. Entrambi vengono disprezzati da chi sta nel mezzo

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Sergio

circa 2 mesi fa - Link

La cosa notevole del post è l'evidenza che pure tu, inaspettatamente, appartieni ad un'altra generazione: Carl Lewis come paradigma, anzichè il contemporaneo Usain Bolt! (w tutta la vita l'eleganza del primo, of course)

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Alessandro Morichetti

circa 2 mesi fa - Link

No Sergio, semmai sono solo vecchio ma cambiando nome e numero delle medaglie il risultato non cambia ;-)

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Alvaro pavan

circa 2 mesi fa - Link

Se i sur lie, quei pochi che lo sono davvero, e si contano sulle dita di una mano, vengono venduti in cantina tra 6 e 8 euro, vuol dire che la potenzialità del territorio è esplorata ancora in maniera superficiale. E per inciso, il prosecco metodo classico è il torto più grande che si possa fare a questo vino, a modesto parere.

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wine princess

circa 2 mesi fa - Link

Un caro amico, cittadino del mondo nonchè grande esperto nelle difficili arti del cunnilinctus e del bere bene, un giorno ebbe e dirmi “Voi italiani non sapete bere!“... Ho sempre pensato che avesse proprio ragione... Chi trova un amico trova un tesoro, anche se a pensarci bene definirlo amico era un po' riduttivo...

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Matteo Cabras

circa 1 mese fa - Link

De Gustibus. A me il prosecco anche nelle versioni migliori non emoziona e non mi stuzzica. E prima di darmi dell'enofighetto dico che se ho bisogno di freschezza e immediatezza nel bere preferisco una birra industriale alla spina. Poi contento del successo di un prodotto del made in Italy, che non può che portare ulteriori attenzioni sui nostri prodotti, ma sarebbe errore fatale puntare troppo su vini che oggi il mercato premia ma che un domani chissà...

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Denis Mazzucato

circa 1 mese fa - Link

Madeline Puckette, che seguo sempre, è un esempio lampante della libertà di giudizio di cui godono dall'altra parte dell'oceano. Cose che qui da noi ci sogniamo. Che peccato.

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Valerio Rosati

circa 1 mese fa - Link

Io sto diventando pericolosamente addicted all'Asolo Extra Brut. Da provare per chi è ancora convinto che il prosecco sia un vino "dolcino" che deve piacere a tutti...

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