Straziami, ma di tannini saziami: il Sagrantino 2016 in anteprima

Straziami, ma di tannini saziami: il Sagrantino 2016 in anteprima

di Sara Boriosi

Tra me e il Montefalco Sagrantino c’è una storia tormentata fatta di incomprensioni, un rapporto sghembo che si tiene in piedi con tanta buona volontà nonostante le difficoltà croniche di comunicazione. Per me il Sagrantino è un vino bello e impossibile, che prenderei a testate ogni volta che mi avvicino scodinzolante al calice, inebriata dagli aromi voluttuosi, per poi ricevere indietro lo schiaffone dei tannini indemoniati che graffiano la lingua impedendone l’uso per le giornate successive. Che vino è quello che ti costringe a lavare i denti con la calce viva per togliere la nuance grigio blu spalmata diligentemente lungo tutta l’arcata dentale? Come si può provare amore per un vino che va bevuto in accompagnamento a blocchi di lardo rosolato nello strutto per agevolare il sorso e trovare equilibrio nell’abbinamento, per una come me che ingrassa se respira? Il Sagrantino è quel vino di cui tutte le tue amiche ti dicono di stare alla larga, che ha un caratteraccio e pensa solo a se stesso, che non si concede mai, però nei rapporti d’amore la razionalità non è prevista e in quel calice ci finisci lo stesso, ci anneghi volentieri e vaffanculo se poi la paghi perdendo l’uso della erre.

Straziami, ma di tannini saziami.

Con questo spirito conciliante mi sono presentata all’Anteprima Sagrantino per l’annata 2016, quella che è stata definita tecnicamente equilibrata per questi panorami malinconici di colline dolci che vegliano sulla valle umbra.

Alla consueta professionalità del Consorzio Tutela Vini di Montefalco, il personale (tutto di scuola AIS) ha accolto con mestiere anche chi, come me, ha avuto a disposizione poche ore per passare in rassegna le 50 bottiglie in assaggio.

In poco più di tre ore mi sono schiarita le idee e rimesso in quadra il mio rapporto con il Sagrantino, associando ad ogni assaggio che mi ha colpita, la faccia di un adorabile mascalzone. Solo così, ne sono certa, un’annata buona diventa davvero indimenticabile. Ma procediamo con la lista.

Fattoria Le Mura Saracene – Cantina Goretti un vino da manuale che si piazza prepotente tra i migliori assaggi. Il naso attrae per l’incredibile complessità dove gli aromi si presentano con educazione tendendo la mano: amarena su tutti, prugna e fiori leggermente appassiti, ricordi di humus e spezie dolci. Il quadro aromatico quasi al completo, confermato da un sorso equilibrato, dove il legno è dosato con mano gentile. I famigerati tannini sono lì sull’attenti, ma sembrano quasi (quasi) domati: le talentuose sorelle Goretti hanno preso in mano la cantina di famiglia rendendo contemporanea la produzione senza stravolgerne il timbro stilistico. Sagrantino modello Cary Grant: rassicurante quel poco che basta per farti cadere tra le sue braccia mentre in cuor tuo sai già che non sarai la sola né l’unica. Però a tua mamma piace.

Terre di San Felice Cantina che ho conosciuto solo ieri, produce appena 500 bottiglie. Il calice propone un campione di botte, dunque mi appresto ad assaggiare con tutte le riserve del caso. Il legno domina sia al naso che in bocca, e la frutta (che la denominazione vuole invitante e polposa) si affaccia con ritrosia per lasciare spazio al pepe nero, un po’ piccantino. Diamogli tempo e fiducia, il ragazzo si farà. Sagrantino modello Robert Pattinson: il bel tenebroso invecchia come noi ma le sopracciglia che lo hanno reso famoso nel mondo restano uguali.

Cantina Luca Di Tomaso Luca ha il primato di essere il più giovane tra i produttori di vino di Montefalco ed è proprietario dell’omonima cantina a Giano dell’Umbria. Sono 4000 le bottiglie prodotte. Il suo Sagrantino mi ha colpita per il frutto che definirlo meno cupo è riduttivo. Una bella marmellata di frutta a bacca nera al giusto punto di maturazione, brillante e vivace, un pot pourri di spezie ben dosato e un sorso dall’acidità netta, tesa, ma che non va in conflitto con il tannino tipicamente aggressivo. Sagrantino modello Brad Pitt, adorabile canaglia che ti strapazza ma te lo lasci fare perché tanto un fico così dove lo ritrovi?

Agricola Mevante Propone un campione di botte. Il Sagrantino prodotto da Mevante è timido, introverso. Al naso fatica un po’ a esprimere i profumi tipici così sfacciati negli altri calici, ma attenzione perché gli aromi ci sono tutti, sono lì in equilibrio perfetto, precisi e definiti nella consueta complessità di un grande vino. Il produttore non abbia paura di spingere un po’ sul frutto, perché dal Sagrantino ci si aspetta una bomba di profumi quasi lussuriosi, e qui c’è stoffa da vendere. Sagrantino modello Hugh Grant, che balbetta e sbatte gli occhioni incredulo stile ma che daver davero ti piaccio io? ma è solo una finta perché nel frattempo tu, la tua amica e pure sua zia ottuagenaria siete pronte a lasciare casa marito e gatto per un’ora con lui.

Cantina Fongoli Crudo, più che aggressivo nei tannini, non si concede a chi ha poco tempo come me. Bisogna essere lungimiranti e capirne il potenziale da qui all’eternità, perché questo vino ha bisogno di tempo, tanto tempo, e nel diman non v’è certezza. Però va detto che è un campione di botte, diamo fiducia al tempo. Sagrantino modello George Clooney ne Il ritorno dei pomodori assassini: nel 1987 nessuno avrebbe scommesso un soldo su quel mullet dal sapor mediterraneo, e invece.

Cantina Lungarotti Il calice si presenta severo nei profumi mentre l’assaggio è generoso, elegantissimo ed equilibrato. Lo stile della casa si riconosce, perché la famiglia Lungarotti è capace di rendere elegante vini tipicamente più vocati alla potenza che alla finezza. Una bevuta sfacciatamente buona per il vino più mascalzone del mondo, che ti attrae con l’aroma e ti massacra col tannino. Sagrantino modello Bradley Cooper: talmente fico e sicuro di sé che se vuole fa un figlio con una delle donne più belle del mondo, ma se gli gira bene, la lascia per mettersi (forse) con la più potente.

Fattoria Colsanto Si offre all’assaggio esprimendo una discreta personalità. Molto balsamico, molta purea di frutta matura, un vino rude quanto basta: è lo zio burbero che fa divertire i nipotini senza concedersi mai un sorriso. Una bevuta franca, forse leggermente sbilanciata di legno. Complessivamente gradevole. Sagrantino modello James Gandolfini: imponente, gigantesco, sempre sull’orlo di perdere il controllo eppure gentile e sensibile. Da diventarci matte.

Le Cimate L’assaggio mi colpisce per l’impatto. Qui nel calice c’è un vino di livello, poche storie. Buono, intenso, sfaccettato. Ne annuserei il contenuto a lungo, ma ho poco tempo a disposizione. Equilibrio da funambolo tra la frutta ultramatura, sfumature speziate e rimandi floreali di grande qualità; un vino che, nonostante le difficoltà del tannino che lo caratterizzano, si fa gustare senza giri di parole. Bottiglia delle grandi occasioni per pasti imperiali. Sagrantino modello Colin Firth, che è il più fico di tutti e non devo spiegare il perché.

Romanelli Legno che primeggia coprendo clamorosamente gli aromi del calice; decisamente non integrato, anche qui c’è bisogno di tempo. È noto infatti che la cantina lavora bene, questo in assaggio è un campione ancora in affinamento. Sagrantino modello Sean Penn: sta con le donne migliori che scarica puntualmente perché ancora non è pronto per una storia seria. E ha sessant’anni suonati.

Collenottolo Tenuta Bellafonte Gran bell’assaggio, un calice che mantiene tutte le caratteristiche che ci si aspetta dal Sagrantino, soprattutto un certo temperamento che però è diretto, chiaro, non così difficile da affrontare grazie alla morbidezza della confettura di amarena, netta e gustosa, e a certe spezie dolci che accompagnano il sorso. Il tannino è sotto controllo, piacevolmente vivace. Bellafonte garantisce una tacca sul muro ad ogni vendemmia. Sagrantino modello Keanu Reeves che è immutabilmente troppo bello, troppo bravo, troppo intelligente e a quanto pare ha un cuore grande così, però sta con Alexandra Grant e da lì si capisce che noi non potremmo pomiciarci nemmeno nei sogni più segreti perché Reeves è troppo troppo.

Valdimaggio Cantina Arnaldo Caprai A Marco Caprai non interessa fare vini piacioni; lui vuole fare vini che rispecchino totalmente l’anima ruvida, scorbutica, cupa e profonda del Sagrantino. E nelle bottiglie ci riesce sempre. Tante etichette prodotte dalla cantina, ma Valdimaggio è da togliersi il cappello grazie alla sua persistenza pazzesca. Sagrantino modello Clint Eastwood, sei con lui ma sai che ci sarà sempre qualcos’altro a interessarlo più di te che sei un accessorio, una sigaretta: spenta una se ne accende un’altra ma va bene così, è Clint Eastwood e travalica le ere geologiche rimanendo sempre IL fico.

Esco dalla degustazione con il cuore a mille e le idee confuse. Il Sagrantino ha fatto di me ciò che voleva, lasciandomi stordita dai profumi intensi e gli assaggi vigorosi. Fatico a spiccicare parola, ma forse questo è un bene così evito di rompere le scatole a chi mi sta a tiro.

Questa annata riconferma clamorosamente la natura di un vino che è un pezzo d’uomo, un uomo tutto d’un pezzo. Buono e dannato.

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Sara Boriosi

Vivo come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, il mio cuore appartiene al Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osservo il mondo, più dei vini mi piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo faccio nel mio blog Rosso di Sara ma soprattutto per Intravino. Gestisco con godimento la migliore enoteca della città, ma lo faccio piena di sensi di colpa.

4 Commenti

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Paolo

circa 1 mese fa - Link

Sagrantino tutta la vita allora! Ne vado matto anche io! Come sempe, complimenti per l'articolo.

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coppocoppo

circa 1 mese fa - Link

Perticaia? Di Filippo? Colleallodole? li ricordo molto rappresentativi. comunque mi documenterò, molte cantine mi suonano nuovissime. grazie!

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Sara

circa 1 mese fa - Link

Eeeh, Di Filippo (Etnico) un grande BOH. Campione di botte che al momento del mio assaggio, nell'ultimo turno degustazioni a nastro, è risultato decisamente compromesso. Ho preferito non parlarne piuttosto che esprimere un giudizio tarato su un assaggio pregiudicato. Perticaia piuttosto gradevole, un po' cicciotto. Ciao Coppocoppo, vai e colpisci!

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Anulu

circa 1 mese fa - Link

Articolo simpatico e scritto benone, la migliore firma di Intravino secondo me è Sara Boriosi. Peccato che il mercato del vino abbia già deciso da tempo che il Sagrantino è un vino finito commercialmente. Le cantine sono tutte piene, c'è chi sta vendendo le annate 2010 ancora, mentre questa era l'anteprima 2016. I distributori non lo vogliono, gli importatori piuttosto vanno a cercare altro in Umbria (anche produttori improbabilissimi, che dureranno il tempo di una moda). Si tratta di un vino per pochissime occasioni, che è stato prodotto in quantità troppo elevate rispetto a quanto il mercato internazionale riesce ad assorbire. Sono vini che non vogliono più manco gli americani., figurarsi. Forse ne dovrebbero dimezzare il prezzo, e allora forse lo vendono. Troppo alcol, troppo tannino, troppo di tutto. Le due denominazioni principali dell'Umbria (Orvieto e Montefalco) sono ai minimi storici, sotto ogni punto di vista.

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