Storia verticale del Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero Hofstaetter dal 1969 al 2012

Storia verticale del Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero Hofstaetter dal 1969 al 2012

di Andrea Gori

Hofstaetter è una delle aziende più estese dell’Alto Adige: quasi 50 ettari di vigneto, più altri 80 che forniscono uve acquistate e vinificate. Ma i filari più importanti e preziosi sono forse proprio questi sull’altipiano di Mazzon, esattamente dall’altra parte della valle rispetto alla casa madre a Termeno.

La storia del pinot nero in Alto Adige va indietro nel tempo, fino al 1850 con l’Arciduca Giovanni di Asburgo. Personalità attenta all’agricoltura, fu grazie a lui che qui si cominciarono a coltivare varietà francesi come pinot bianco, nero, chardonnay, merlot e altri. Rammentiamo a tal proposito che lo chardonnay in Alto Adige è stato “pinot chardonnay” o “pinot bianco-giallo” fino a pochissimo tempo fa. La Tenuta Barthenau è stata fondata dall’omonimo professore di Chimica dell’università di Vienna, e la sua vicinanza con l’Austria gli fece scegliere di portare qui proprio il pinot nero. Da allora fino al 1959 non successe granché, o meglio successe che il nonno paterno trentino di Martin Foradori comprò la tenuta nel 1931 e trovò lì quel pinot nero: era “solo” un avvocato con la passione del vino. Lo vendeva alla cantina di Tramin che lo usava per tagliare la schiava. Nel 1959 il padre di Martin cominciò a fare sul serio con questa uva, dopo tanti viaggi in Borgogna.

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La zona del resto è adatta al pinot nero, con il suo clima particolare (le giornate di sole non sono moltissime). Basti pensare che dall’altro lato della valle, a Tramin, ci sono 1000 ore di sole in più. Lo stesso versante della valle ha tanti suoli, terreni e microclimi per cui anche una sola uva ha grande varietà espressiva possibile. Hofstaetter tra pochi anni arriverà a produrre quasi solo pinot nero in questa zona di Mazzon. L’area in effetti si è rivelata ideale per quel vitigno, e conviene concentrarsi su quello. Poi se la stella cometa da seguire è sempre la Borgogna, si è anche capito che in Alto Adige le caratteristiche sono per forza diverse. Il padre di Martin è stato anche il primo ad applicare in Alto Adige il concetto di vigna con cru separati in base a diverse date di impianto: ad esempio la vigna S. Urbano viene battezzata e impiantata nel 1942, mentre la prima annata come la intendiamo adesso è del 1967. Ma fino al 2013 la parola “vigna” non si sarebbe potuta usare sull’etichetta, così come l’uso della parole Mazzon… su questo l’Alto Adige è molto più indietro di quanto si creda.

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La verticale esplora vendemmie molto interessanti. Per esempio dalla 2012 alla 2009 troviamo annate con tanta acidità e bella materia, più “Borgogna” del solito grazie al clima. Nel 1987 si vinificava ancora col raspo, e la barrique incideva tanto a livello di gusto e tannino. L’era della barrique è andata avanti fino al 1990 poi c’è stata una graduale evoluzione. Se ceppi e cloni originari venivano dalla Borgogna, dal 1992 si è cominciato a mettere in pratica una selezione clonale su vigneti in zona, e il primo impianto dei cloni locali è avvenuto quest’anno. C’è sempre tanta discussione su pergola e spalliera, ma le vecchie pergole per ora battono le nuove spalliere che sono arrivate negli anni ’90. Molte devono ancora dimostrare il loro meglio, del resto i grandi rossi nascono da ceppi di 30 e più anni.

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 2012
Balsamico e fiore di magnolia, mirtillo e prugna, acceso, ampio e speziato, tocchi di vaniglia e pepe. Bocca agile ma con nerbo, tocco di dolcezza ma tannino e acidità sono ben dosate: il vino si beve con enorme piacere. 92+

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 2011
Note squillanti fruttate ricche e profonde, fragole e mirtillo, anice, finocchietto, ampio e con tanta varietà. Bocca dal bel ritmo, tannino agile, acidità alta, freschezza e spigliatezza del sorso, finale molto lungo e materico. 88

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 2009
Incantevole e saporito, tanta spezia, anice cardamomo e tocco di liquirizia, pepe nero, buccia di peperone, bergamotto e amarena. Bocca che sorprende: la dolcezza iniziale lascia velocemente il campo ad un tannino roccioso e sapido, che allunga il sorso e il piacere. 91

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 2007
Rigore stile ed eleganza, note balsamiche molto ben definite, menta, bergamotto, tocco di arancio rosso, floreale intenso di viola e lavanda, ferroso e iodato. Bocca affilata energica con lunghezza e classe, frutta rossa freschissima e tocchi di cacao e torrefazione, tannino delicato ben affinato. 93

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 2002
Esile e trasparente nel colore, naso molto fine, etereo con note di frutta sotto spirito, canditi, noci e noce di cola, confettura di arancia, vermouth rosso. Bocca sapida fine ma molto ben in equilibrio con frutto, rimane freschissimo e rilancia nel finale su frutto rosso e nero con buona definizione, disseta e soddisfa anche nel suo essere esile e fine. 87

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 1997
Una delle vendemmie preferite di Martin, annata spartiacque in generale per il pinot nero in Alto Adige. Ha note ossidative e di evoluzione ben presenti con sale e spezia che dominano la scena, carne iodio e ferro, lieve fumé, corteccia sottobosco e pepe. Bocca finissima, esile ma molto caratteristica con lato sapido salato e frutta delicata che però in bocca si allarga. Tannino dolce ma non molle, che dona al sorso una freschezza completa senza smancerie di dolcezza. Un vino nell’ultimo momento forse utile per essere goduto ma davvero bello e affascinante. 90

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 1993
Un’altra favorita di Martin, la prima dove ci ha messo mano con macerazione a freddo (anche se con raspi): animalesco e sale, eucalipto e noce di cola, frutta sotto spirito e marasche. Bocca esile ma ancora piacevole con tannino sapido e affilato che sfina il sorso, chiude dopo tocchi speziati intriganti, un po’ contemplativo ma bella la prova di resistenza dopo 23 anni. 87

Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 1990
Frutta di bosco e sedano, erbe aromatiche e tocco appena gommoso. Bocca ampia e rocciosa, bel ritmo e sapidità, freschezza non banale nonostante il frutto bello vivo. Legno che si sente ancora ma che oggi non stanca e non snatura il vino, sorprendente anche a tavola e non solo da contemplare nel bicchiere. Godibilissimo ed elegante, proietta una bella luce sul futuro dei vini di oggi, se questa è la stoffa del vigneto. 93

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Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero 1969
Tecniche semplici, legno grande, pergola: vino non fatto per durare ma stupendo. Colore finissimo ma con ancora riflessi rubini residui, naso affascinante, complesso, ematico ma dotato di carico di frutto ancora in parte fresco tra lamponi e mirtillo in confettura. Bocca agile e freschissima, affascinante, entusiasmante ricco e sapido, tannino ancora vivo e pulsante. Persistenza e dinamica, frutto e stile, elegante e immediato: una piccola grande meraviglia che la dice lunga sul futuro del vino in Alto Adige. 94

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Filippo Apostoli

circa 4 anni fa - Link

Beaune ha circa 1,300 sunshine hours/year. Roussillon circa 2,300 sunshine hours/year. La vite ha bisogno di almeno 1,200 ore per dare un'uva decente.
Vuoi dirmi che da un lato della valle siamo in Borgogna e dall'altro siamo al confine con la Francia?

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Filippo Apostoli

circa 4 anni fa - Link

Confine con la Spagna ovviamente...

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

in pratica, si... ma rispetto alla Spagna il clima è mediamente molto più rigido per la vicinanza delle montagna e le altitudini sono diverse

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elle

circa 4 anni fa - Link

mi incuriosisce la commistioni avvocati/produttori di vino. sarebbe da approfondire (ora come ora mi viene in mente Antonelli a Montefalco)

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

sarebbe interessante in effetti! ma io credo che professioni come avvocato, notaio o medico e farmacista (vedi Biondi Santi) fossero professioni che garantissero una certa agiatezza qualche anno fa e quindi avevano la possibilità di investire (o buttare) soldi nel vino

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