Spending review: dove vanno a finire i miei soldi. Spesi in vino, intendo

di Fiorenzo Sartore

Tra i segni inquietanti dell’inquietante tempo in cui viviamo, c’è pure che è diventato obbligatorio apprendere elementi di economia finanziaria. Volentieri, i termini sono in inglese. Uno dei miei preferiti è “spending review”, quella specie di analisi dotta dei conti della serva per la quale Enrico Bondi oggi dice che tutto sommato certe spese inutili come le scorte a “personalità che non corrono alcun rischio per la propria sicurezza” si potrebbero pure tagliare.

La spending review in sostanza serve a “identificare spese che non contribuiscono a raggiungere gli obiettivi che sono stati affidati” (Wikipedia). Caspita, ma questo non è parte del famoso rapporto prezzo/prestazioni che noi enoqualcosa rincorriamo ogni giorno?

In realtà la crisi ci sta imponendo, a vari livelli ed in differenti modalità, una severa spending review nei nostri acquisti enologici. Senza atteggiarsi troppo a Bondi dell’osteria, alcuni vini ormai non raggiungono gli obbiettivi affidati, in ragione del prezzo, e stanno per finire inesorabilmente sotto la scure. Vediamo qualche esempio.

Supertoscani griffati. Possono piacere o non piacere (a me piacciono), i famosi supertuscan espressione muscolare e iperbolica del terroir toscano, piantato con le famigerate varietà alloctone (cab, merlot). Certo è che Sassicaia, Solaia, sforano la spending review alla grande, quando in Toscana si trovano ormai epigoni allegramente ad un quarto di quella cifra. Addio Masseto.

Barolo boys. Il prezzo di Luciano Sandrone o Roberto Voerzio, per l’immortale rosso di Langa, è diventato impossibile da capire. Diciamo che è un limite mio? Sia come sia, taglio senza pietà le icone anni ’90 che oggi sono sorpassate a destra dalle nuove generazioni di barolisti – oppure dai vecchi langhetti, che non hanno mai sentito la tentazione del turbomodernismo.

I vini nella cantina dell’archistar. Alzi la mano chi non ha mai visitato una cantina disegnata dall’architetto mito. Avete mai fatto un calcolo approssimativo di quanto, in percentuale, il lavoro del nostro renzopiano si spalma sul prezzo dell’etichetta? Se l’obbiettivo affidato dalla spending review enoica è il taglio del superfluo, questi sono vini che non hanno molte speranze.

I vini della celebrity. Io non so bene come mai, ma ogni vino di attore, cantante, tronista, finisce per costare dal doppio al triplo di quello che vale. E’ una spesa del tutto ingiustificata, Bondi in persona approverebbe.

I garage wine. Si definiscono così i vini prodotti in quantità talmente esigua, che la cantina è così piccola da stare in un garage. Normalmente il produttore spara cifre mirabolanti, spiegando che “sai, ne faccio solo duemila bottiglie, le posso vendere al prezzo che voglio”. Ecco, appunto.

C’è un’unica categoria di vini per i quali sarei disposto ad uscire dalle ristrettezze della spending review, e sono i vini che possono costituire (dato il periodo, tanto per cambiare) un investimento. Per farvi giusto un paio di esempi, io investirei in etichette come Biondi Santi (non necessariamente Riserva) ed Yquem. Ma essendo un investimento, in definitiva rappresentano un rischio: meglio tagliare, per ottenere a breve dei risultati finanziari positivi. E ormai abbiamo tutti una nostra personale lista di tagli, nella revisione della spesa vinosa.

[Immagine: Nonsai.it]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

12 Commenti

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suslov

circa 7 anni fa - Link

io uso tale approccio finanziario: qual'e' il mio limite di spesa per sentirmi figo senza sentirmi un cretino quando voglio bere una buona bottiglia ? grosso modo sono 30 euro per un rosso e 20 per un bianco. gia' a 30 euro posso bere "figo" senza sentirmi troppo in colpa. per dire: posso bermi dei bei etna rosso, barbaresco, barolo, toscani, pure premier cru cote de nuits (ma comprati direttamente in borgogna) a quel prezzo. di solito quando sono salito su non ne e' valsa la pena (a parte con un barbaresco di bruno giacosa ma allora e' diverso). e ancora mi girano i maroni per un super gran cru corton che poi alla fin fine non valeva tutti quei $$$

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armando trecaffé

circa 7 anni fa - Link

basta alle tentazioni convenzionali...solo roba con rating Triple A...

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

e infatti costan proprio pochino i TripleA...

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Paduvino

circa 7 anni fa - Link

E che dite dei vini "Interpretazioni" di Proposta Vini.

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Daniele

circa 7 anni fa - Link

Collegandomi ai vini per i quali è ancora consentito uscire dalla spending review, non c'è solo Biondi Santi e Yquem... Ad esempio, i primeurs 2011 del Medòc escono in queste settimane a prezzi molto concorrenziali.. Si trova a meno di 50€ roba che veleggerà verso il doppio nel giro di qualche anno (a detta degli esperti), per cui se volete osare un pò ed investire.. Io non ho investito però, ne ho ordinati e me li berrò ;)

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

i bordeaux primeurs 2011 te li lascio volentieri.

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Daniele

circa 7 anni fa - Link

Why?

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Francesco Amodeo

circa 7 anni fa - Link

Manca la Franciacorta... :D

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Quanto ce piace l'esterofilia; non mi riferisco all'autore del post che cita un termine ma a chi questo termine l'ha voluto inzeppare nel nostro vocabolario. In effetti "spending review" fa moolto cool, rispetto a un qualsiasu "Ah regà, tocca da fa n'artro buco alla cinta". http://www.youtube.com/watch?v=ItaqR3OeAac

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suslov

circa 7 anni fa - Link

se proprio vuoi essere de tendenza pero' devi scrivere spendinreviu'

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Caro Sartore, non ci siamo. Ricordo un libro straordinario letto tanti anni fa, l' "immorale testamento di mio zio Gustavo" che iniziava con questa frase; ricorda nipote che i soldi spesi per le donne ti ritorneranno sempre, magari sotto forma di figli, ma ti ritorneranno sempre. Si, c'è la crisi, dobbiamo eliminare gli sprechi, ma cavolo! Qualche piacere della vita non è uno spreco e negandocelo non si risana il bilancio, si va alla neuro per depressione. E chi va alla neuro non risana nulla, costa al contribente e basta.

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Remo Pàntano

circa 7 anni fa - Link

...il vino non sarà mai caro abbastanza! E' sicuramente più caro al ristorante e lì, forse, una revisione dei ricarichi farebbe bene ai consumi! ... mi è capuitato spesso, per ragioni di "mestiere" di dover condividere con altri amici qualche boccia d'alto bordo, perchè per le mie tasche era alto l'esborso, ma ciò mi ha ripagato dell'esperienza e del piacere di aver condiviso l'evento! prosit il gustologo

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