Spagna, tutto quello che avreste sempre voluto sapere sui vini della Galizia

Spagna, tutto quello che avreste sempre voluto sapere sui vini della Galizia

di Redazione

Quando Massimiliano Ferrari ci ha proposto di scrivere per Intravino un pezzo a partire da quella che è stata la sua tesi del Master Sommelier ALMA-AIS dedicata alla Galizia non abbiamo potuto che accettare. Un po’ perché ci è sembrato un lavoro rilevantissimo, un po’ perché tratta di una zona del vino spagnolo che conosciamo pochissimo, e poi per il suo travolgente entusiasmo. Grazie. (jacopo)

L’idea di immergermi in un approfondimento del vino galiziano, con uno sguardo particolare alla Ribeira Sacra, nasce da tanta curiosità e un pizzico di incoscienza.
Se scrivere una tesi su una regione enologica della Spagna può sembrare già di per sé un azzardo, dal momento che la scelta sarebbe potuta ricadere su una qualsiasi zona italica o francese logisticamente più agevoli o dal fascino attrattivo immediato, quando poi si punta la mappa del vino iberico e si sceglie la Galizia come oggetto della propria ricerca allora si rischia di cadere nell’eccentricità enologica.
Eppure ho voluto intraprendere questo viaggio perché da più parti mi arrivavano echi di una rivoluzione del vino galiziano.

La Galizia è un territorio impervio, celato in un angolo di Spagna che di spagnolo ha poco, la cui letteratura enoica è scarsa e i cui vini rimangono un lontano Eldorado da raggiungere per il bevitore italico. La Galizia del vino è pressoché memoria di pochi eletti.
Ma come dicevo l’idea del progetto si è insinuata, si è fatta strada attraverso la lettura a tappeto di ogni articolo, approfondimento, semplice nota di degustazione sui cui sono riuscito ad arrivare. Presto ho avuto la sensazione netta che qualcosa di nuovo c’era e perciò volevo toccare con mano questa nouvelle vague del vino galiziano.
L’aggancio è stato quasi immediato. Un territorio vergine da diversi punti di vista, da affrontare con piglio da esploratore e sensi da degustatore.
La Ribeira Sacra si è poi affacciata nel progetto in modo naturale: volevo un focus sul territorio galiziano e l’ho trovato in questo luogo unico.
Ma se gli spagnoli stessi faticano, imbarazzati, a collocarla sulla mappa nazionale, al di fuori dei confini iberici diventa un frustante esercizio di fiducia credere alla sua stessa esistenza.
Per questi motivi il viaggio che ho compiuto in Ribeira Sacra è stato un percorso lungo i bordi di un buco nero enologico.
Quasi inevitabilmente nel raccontare i vini di questa terra mi sono imbattuto in frequenti misunderstanding che collocavano la Galizia e la Ribeira Sacra sempre nel punto sbagliato della mappa o confuse con il dirimpettaio Portogallo.
Per decenni infatti la regione galiziana è stato un angolo di Spagna quasi dimenticato complice una posizione defilata, una situazione economica arretrata ed un clima atlantico che l’hanno resa un territorio alieno alla Spagna stessa.
Dimenticatevi quindi la movida spagnola e la giovialità mediterranea arrivando qui, ma piuttosto abituatevi a nebbiosi panorami dalle sfumature verde smeraldo abitati da silenzi quasi monastici.

Mino

I vini galiziani hanno raggiunto palcoscenici degni di nota solo intorno agli anni Novanta quando i mercati internazionali si sono accorti che nel mare di vino rosso prodotto in Spagna esisteva un’isola felice di vino bianco chiamata Galizia o più precisamente Rias Baixas. Il successo arriva nel momento in cui l’Albariño lascia le frastagliate coste galiziane per approdare al di là dell’Atlantico e raggiungere il proprio posto al sole conquistando la critica e il mercato statunitense.
Negli anni a seguire bere galiziano significherà soprattutto aprire stereotipate bottiglie di bianchi giovani, contraddistinti da tenui tonalità del giallo, acidità sostenute, leggeri e profumati di fiori e frutta freschi.
Quello che è stato un successo per l’Albariño però si è rivelato un enorme cono d’ombra posto su tutte le altre varietà della regione, completamente oscurate dall’ingombrante vicino.
Se oggi l’Albariño continua a mietere i suoi successi mantenendo uno status di celebrità fra i vitigni bianchi spagnoli grazie anche a mani sapienti che hanno elevato questo vitigno a qualcosa di più che una semplice bevuta da aperitivo, la voce del vino galiziano conosce anche altre modulazioni, intensità e armonie differenti.
La Galizia è anche tanto altro. È la viticoltura eroica della Ribeira Sacra, è Ribeiro e Monterrei piccoli scrigni sospesi fra Spagna e Portogallo, è Valdeorras dimora di magnetici vini bianchi da Godello.
In Galizia ribollono nuovi fermenti che, in buona parte, interessano anche altre zone della Spagna del vino. Si tratta di un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dalle alte rese e dalle quantità verso una filosofia che sposa il concetto di terroir, del terruño, che esalta il luogo e mira alla qualità. Questo cambiamento ci restituisce un quadro multiforme del vino iberico, sfaccettato, dall’identità che si dipana in varietà fortemente connotate e in un territorio dalle potenzialità ancora inesplorate.
Oggi diversi produttori ispirati, provenienti da zone periferiche e fuori dai radar enologici classici come la Galizia, stanno raccogliendo la sfida di dimostrare che si possano produrre eccellenti vini di terroir anche in quella Spagna che non si chiami necessariamente Rioja o Ribeira del Duero.
Penso a produttori come Quinta da Muradella in Monterrei, a Do Ferreiro e Forja del Salnes nelle Rias Baixas, a Luis Anxo Rodriguez in Ribeiro o ancora a Rafael Palacios e Dominio do Bibei in Valdeorras, illuminati e illuminanti nel loro lavoro e nei loro vini.
L’inquietudine che si respira oggi in Ribeira Sacra in particolare è testimoniata anche dalla virata verso pratiche agricole di maggiore naturalità e dalla voglia di diversi vignaioli di smarcarsi dalle rigide gabbie burocratiche imposte dalla Denominacion.
Fazenda Pradio, Fedellos do Couto, Envinate sono solo alcuni dei testimoni riconosciuti di questa insofferenza. Teste pensanti che cercano espressioni differenti di questo territorio, la cui ricerca spesso si scontra con l’immobilismo istituzionale e per questo preferiscono muoversi in libertà al di fuori della DO.
Inoltre l’ascesa che la Ribeira Sacra sta conoscendo negli ultimi anni coincide con un cambio di paradigma che il gusto del vino sta vivendo a livello internazionale. A vini strutturalmente pachidermici si preferiscono bevute che fanno della leggerezza la propria ragion d’essere, la densità lascia spazio alla sottrazione e in questo i vini della Ribeira Sacra offrono un ventaglio di opzioni largamente apprezzate. Se un tempo nell’arena dei vini rossi spagnoli a dettar legge erano rotondità, muscoli, aromi legnosi e grandi strutture oggi si affacciano nuovi attori che assumono le sembianze di rossi dai colori diafani, in cui sapidità e freschezza unite ad un tannino carezzevole ne strutturano il nerbo.

cortezada

L’elemento che denota più di qualsiasi altro questo spazio viticolo è senza dubbio la pendenza dei vigneti. Con inclinazioni che rimandano più all’alpinismo che alla viticoltura, la Ribeira Sacra racchiude in sé l’essenza stessa del concetto di viticoltura eroica. Lungo le sponde del Miño si sviluppa una teoria implacabile di piccoli fazzoletti di vigna che si inerpicano lungo i fianchi granitici di queste sommità.
Declivi alture che ospitano terrazze vitate e muretti a sacco quasi perpendicolari al suolo sono l’elemento fondante del paesaggio viticolo dove l’uomo, con ingegno e sudore, ha costruito piccole opere di architettura agricola.
A sua volta la Ribeira Sacra è definita da una trinità laica che assomma l’unicità dei vitigni autoctoni ad una situazione climatica dai forti contrasti dove coesistono l’influenza oceanica con un microclima mediterraneo il tutto contraddistinto dalla firma di ardesia e granito.
Lo si potrebbe anche definire un terroir fluviale vista la centralità che i due principali fiumi della regione, il Miño e il Sil, hanno sullo sviluppo della viticoltura.
L’anima della Ribeira Sacra è poi frammentata in cinque sottozone, Amandi, Ribeiras do Miño, Ribeiras do Sil, Quiroga-Bibei e Chantada. Peculiari per alcuni tratti differenti per altri, ogni sottozona racchiude infatti una tessera del mosaico Ribeira, così da abbinare in un affresco composito la nota mediterranea di Amandi e Chantada, le scoscese pareti dei vigneti lungo il Miño e il Sil con la componente granitica di Quiroga.

vigneto ribeira

Mi sono imbattuto in diverse epifanie enoiche durante il mio viaggio.
Ho scoperto l’estrema versatilità di un vitigno come il Mencia, che nelle mani giuste è in grado di esprimere vini fortemente territoriali dotati, al medesimo tempo, di elegante levità e di una profondità unica. Penso, tra i diversi assaggi, al Pizarra, la versione principe che Adega Algueira ottiene da questo vitigno.
Ci sarebbe da dilungarsi troppo nello spiegare quello che Algueira rappresenta per la Ribeira Sacra.
Prima bodega a puntare, in tempi non sospetti, su varietà finite nell’oblio come il Merenzao e il Brancellao quando nessun’altra cantina ci avrebbe scommesso neanche una bottiglia, e passaggio dal concetto di assemblaggio a quello di produrre vinos de finca, cioè vini che in bottiglia esprimano ogni singolo vigneto al fine di elevare il terroir a massima espressione. Un’idea che solleva più di una reminiscenza borgognona.
Ma Mencia per me significa anche le diverse release che propone Guímaro. Anche qui stesso vitigno e tante idee dietro. Il fatto che ci sia anche lo zampino di quel geniaccio di Raul Perez non è un caso. Il Finca Capeliños, il Finca Pombeiras e il Finca Meixeman scrivono tutti Mencia sulla carta d’identità ma con tratti diversissimi l’uno rispetto all’altro. Sono tre versioni che mostrano le potenzialità del vitigno dove il Capeliños si esprime in una versione più classica, giocata più sulla semplicità del frutto mentre il Pombeiras e il Meixeman, provenienti da due vigne poste a 450 metri di altitudine, ognuna di circa settant’anni, giustificano gli accostamenti che mettono queste espressioni di Mencia al fianco di vini della zona settentrionale del Rodano come la Cote Rotie. Sono vini che assemblano, in un disegno equilibrato, la freschezza con una dimensione autunnale dei profumi, una fine nota balsamica ad una mineralità che emerge nella chiusura di bocca. Semplicemente grandi vini di terroir.
Il viaggio è stato anche un percorso rabdomantico che nell’incrociare vini, uve e vigneti non ha potuto fare a meno delle storie, dei volti e delle parole di chi lavora e vive queste terre.
Ho incontrato quindi l’ironica schiettezza di Xabi Seoane, l’uomo che sta dietro a Fazenda Pradio, e la sua determinazione a dare voce alle varietà minoritarie come le chiama, vitigni come Doña Blanca, Souson, Caiño Tinto, Brancellao e Merenzao che stavano sparendo dalle mappe della viticoltura galiziana a favore di varietà di più semplice gestione e maggiore remuneratività come Garnacha o Palomino.
Ho conosciuto l’entusiasmo e la voglia di rinnovamento di Adrian nella sua cantina Abadia da Cova. Adrian è un ragazzo giovane ma con idee chiare e piedi ben piantati a terra. Ha frequentato un master in enologia a Madrid e sul braccio porta scritta la sua passione per il vino con un tatuaggio, Sorì, di inequivocabile, langhiana memoria.
Adrian conosce le tradizioni del suo territorio ma allo stesso tempo ha anche tanta voglia di sperimentare e la consapevolezza di voler cambiare uno status quo. I rosati che propone da Merenzao e Caiño sono la prova di voler uscire dai confini classici sperimentando soluzioni nuove da vitigni antichi.

Questo viaggio, e ovviamente questo scritto zoppicante, non hanno alcuna pretesa di esaustività nel voler dare un’immagine di quello che oggi è la Ribeira Sacra. Unico comandamento è stato quello di non voler trovare certezze ma piuttosto inseguire interrogativi che spronassero la curiosità.
Se oggi la Galizia e i suoi vini cominciano, senza timori referenziali, a comparire sulle mappe del vino mondiale lo si deve ai produttori virtuosi summenzionati e a tanti altri che certamente dimentico, capaci di mantenere i piedi ben saldi nella loro terra ma con gli occhi e la mente aperti al mondo, al confronto, consapevoli di vivere e lavorare un territorio unico.

[immagini: Massimiliano Ferrari]

3 Commenti

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ale

circa 3 mesi fa - Link

Un articolo bello e interessante riguardo a una zona che ignoravo del tutto, grazie.

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Massimiliano

circa 3 mesi fa - Link

Grazie!

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Eugenio Amato

circa 3 mesi fa - Link

Ne ho bevuti pochi (4), ma quelli che ho bevuto mi sono piaciuti moltissimo (soprattutto i rossi). Qui l'elenco e le note scritte a mio "molto sindacabile giudizio" nel caso possa interessare a qualcuno: - Condes de Alberei Rías Baixas 2013 (bevuto il 26/9/2014) Buono, fruttato, abbastanza elegante, gradevole su cotture di pesci poco elaborate. Ottimo rapporto qualità prezzo. - Adega Algueira Brancellao Ribeira Sacra 2012 (bevuto il 25/9/2014) Non solo il più buon vino spagnolo bevuto fino adesso, ma sicuramente tra i primi 10 vini che io abbia mai bevuto. Bevuto a Cordoba al ristorante appena premiato da una stella Michelin "Choco" (74 euro in carta). Un vino che gioca tutto sulla delicatezza, la morbidezza e l'eleganza. Niente muscoli o sapori forti. Interessante nei profumi, ma è in bocca che gioca tutte le sue carte in un tripudio di sapori di frutta, netti, ma nello stesso tempo delicati, mai ingombranti. Il finale è di una fragola dolce e allo stesso tempo sapida. Assolutamente pronto, da bere ora, dopo averlo lasciato respirare nel bicchiere 30 minuti. Non credo che abbia un potenziale d'invecchiamento. Meraviglioso. - Adega Algueira Brancellao Ribeira Sacra 2013 (bevuto il 26/11/2016) Molto diverso dal 2012 in fatto di morbidezza ed eleganza. Ciò nonostante mantieni i sapori e ricorda un buon borgogna con una punta di dolcezza in più data dai sentori di fragola. L'acidità è ben presente. E' necessario decantarlo per farlo respirare un paio d'ore. Comunque molto buono. - Adega Algueira Merenzao Ribeira Sacra 2014 (bevuto il 13/11/2017) Appena aperto si mostra morbido con un buon bouquet, In bocca restituisce la solita fragola. Con la lunga ossigenazione si indurisce un po' mostrando l'alcool. Avrebbe avuto bisogno ancora di qualche tempo in bottiglia. Ottimo rapporto qualità prezzo.

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