Sotto a chi tocca | La gente del vino: Francesco Annibali (ovvero: della densità di parola)

Sotto a chi tocca | La gente del vino: Francesco Annibali (ovvero: della densità di parola)

di Emanuele Giannone

Alcuni saranno famosi, altri lo sono già ma poco cambia: sono le persone che – a vario titolo: giornalisti, degustatori, blogger, sommelier – ci aiutano a bere meglio, capire di vino, approfondire la nostra passione e divertirci.
La gente del vino: sotto a chi tocca!

Chi sei? Presentati.
Francesco Annibali, classe 1973. Giornalista pubblicista specializzato nell’agroalimentare, titolare dell’ufficio stampa FAEC. Mi occupo di formazione e giornalismo del vino da quasi venti anni. Vivo a Civitanova Marche.

Francesco Annibali

Qual è stata la tua sveglia enoica?
Autunno 1995, Leeds. Ero lì per l’Erasmus, poco più che astemio. Degli amici olandesi mi convinsero a bere un bicchiere di Chablis, o Sancerre, adesso non ricordo.

E quale, da adolescente o giù di lì, il primo vino ad averti propriamente sedotto?

La seduzione arrivò l’anno successivo all’Osteria dell’Arancio di Grottammare, con il Barolo Cascina Francia 1989. Fu uno shock estetico paragonabile nella mia vita solo alla prima volta che vidi un quadro di Bacon dal vivo. Mi aiutò a sciogliere alcuni nodi esistenziali che avevo piantati in gola, e a prendere decisioni importanti. Soprattutto sentii gli amici che erano lì con me vicini come mai prima.

Ricordi il vino che ha rappresentato il cambio di passo?
Il Riesling 1983 di Trimbach, bevuto in azienda nel 1999. Considerai seriamente di trasferirmi in Alsazia.

I tuoi dieci vini della vita?
Ahi. La gara a chi ha bevuto il La Tache più vecchio la perdo facile. Diciamo che amo molto il Lambrusco rustico, lo Champagne da pasto, parecchia Alsazia, lo Chardonnay dei climi continentali, il Chianti Classico giovane e fragrante, i rossi del Rodano molto ricchi, l’Aglianico campano feroce, il Cabernet di Coonawarra, il Moscato d’Asti maturo, quello che prende di zabajone. Ne dimentico molti altri.

Il tuo vino quotidiano?
È qui che c’è una strada spianata per i vini fatti in maniera più spontanea. Anzi più frugale, per dirla con Giampaolo Gravina. Manca forse l’umiltà di imbottigliarli come sfuso e di non raccontarli come verità di territorio. Per quanto mi riguarda sono una sponda magnifica per la cucina di tutti i giorni. Chiaro bisogna prima accettare culturalmente – per questo tipo di vini – di forzare un po’ l’orizzonte ‘peynaudiano’ nel quale ci muoviamo, senza scadere in una operazione-nostalgia. Soprattutto servirebbe un packaging nuovo di zecca, dando una occhiata al mondo della birra, che su questo ci sta rompendo le ossa.

Il vino naturale.
Il Capitale post 1989 si è auto-illimitato con la sua forza annichilente. Così, dopo aver prestato alla mia generazione il benessere adolescenziale, le ha tolto tutto. Senso, comunità, progetto, destini. Persino la terra sotto i piedi. Non accetto – mai lo farò – di ballare nell’oscurità, ma reagire a tutto ciò con una nomenclatura affascinante – o poco più – è come tentare di affondare una portaerei con i sassi del bagnasciuga.

Il vino che vorresti ardentemente ma che non hai ancora avuto?
Quel Madeira evocato recentemente da Giampiero Pulcini nell’Accademia degli Alterati. Ma anche quel bianco in anfora di -anta anni, dimenticato in una vecchia cantina, in Georgia, o in Armenia.
Avessi a disposizione la macchina del tempo: un buon rosso di Bordeaux degli anni 60. Ma non uno grande. Bevuto in un ristorante di Londra, a metà anni 70. Dopo un giro alla Tate Gallery, mentre fuori piove.

Tre persone del vino alle quali senti di dovere molto.
Tre sono troppo poche. Antonio Attorre e Valerio Chiarini di Slow Food. Antonio mi affascinò, un intellettuale prestato al mondo del cibo. Valerio manteneva lo spirito gioviale, nonostante la competenza. Alessandro Masnaghetti mi ha insegnato a degustare sul serio, l’orizzonte nel quale mi muovo è quello. Prima la valutazione dell’esecuzione tecnica, poi tutto il resto. Carlo Macchi ti mette mille pulci nell’orecchio quando hai un bicchiere in mano, costringendoti a dubitare di tutto. Sangiorgi ha fatto il più grande libro in lingua italiana del Dopoguerra sull’argomento. Forse non è la persona più facile del mondo, ma prendere il suo carattere a pretesto per isolarlo in un recinto e non rendergli merito è una cosa di una meschinità raggelante. Daniele Cernilli è una sponda. Alta, altissima, irraggiungibile. Ma dovrebbe tirarsela di più.

Il Verdicchio è il tuo vino di riferimento. Perché?
Adesso non esageriamo. Non stiamo parlando di Pomerol o Malvasia di Bosa. Ad ogni modo non ho vini di riferimento.

Cosa detesti nel mondo del vino?
La prospettiva gourmet, chi lo usa solo per abbinarlo alle pietanze. Una trovata lillipuziana della borghesia francese del Diciannovesimo secolo. In realtà gourmet ed enofili non sono nemmeno cugini di terzo grado. Loro sono in pace con sé stessi. Vinum, Vena, amore. Il vino serve ad avvicinare le persone. Parlare, empatire, unire uomini e donne. Creare uno spazio comune e autentico.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

9 Commenti

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

Ma ke fiji de na bona donna, giusto per far vedere i 20kg di differenza... ahahah

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amedeo

circa 4 anni fa - Link

Cos'è questo uno spot o cosa? Non vi pare che quel link all'attività dell'intervistato sia una rovinosa caduta di stile? Sono perplesso. Ti abbiamo risposto in due, essendo la prima puntata va anche bene. Per ora basta così, grazie. [a]

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Guarda, l'ho messo io. Credi sia una caduta di stile? Non saprei. Cioè se uno vuole informarsi sul mestiere, lo fa. Magari ci riflettiamo, grazie del feedback.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Amedeo, non mi sembra ma il dubbio è sempre lecito e provo a spiegare. Francesco Annibali è, nella veste cui il link fa riferimento, un libero professionista. Il riferimento alla sua professione e il link per chiarire ruolo e mansioni servono semmai più alla trasparenza che al sospetto di spot. A ogni buon conto, qualsiasi intento promozionale è escluso. Considera pure che questa è la prima di una serie di interviste. La tua osservazione dà lo spunto per spiegare che i riferimenti alle esperienze professionali degli intervistati saranno contenuti anche nelle prossime uscite; e che varrà lo stesso principio, cioè quello di fornire informazioni sulla persona e non di promuoverne l'attività. Spero di averti fornito elementi utili. Altrimenti... assum (quasi) semper.

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sergio

circa 4 anni fa - Link

Le perplessità di Amedeo sono comprensibili ed anche apprezzabili per la motivazione ma la scelta editoriale, illustrata ampiamente, è condivisibile ed opportuna, almeno in questo contesto.Si tratta di personaggi pubblici che si fanno intervistare da un blog pubblico.Aggiungo un mio personale pensiero: l'attività svolta dall'intervistato ha un peso non irrilevante nell'interpretazione del discorso.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Io invece trovo al limite del fastidioso che in calce ad una intervista così il primo appunto sia su un minchia di link (aggravante: da parte di chi ci legge spesso e dovrebbe aver capito stile e correttezza). Argomento chiuso davvero e per tutti.

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Nelle Nuvole

circa 4 anni fa - Link

Però quanto siete pignoli! Si tratta di una buona intervista con domande intelligenti e risposte sincere. La prima di molte, spero. Servirà a capire chi c'è dietro una firma, qualcuno che forse già conosciamo per averlo letto. Un essere umano, non solamente virtuale. Secondo me è una buona idea, resto in attesa delle prossime. PS In effetti, conoscendo Francesco Annibali di persona, posso confermare che dal vivo è meglio che nella seconda foto.

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Il moralizzatore

circa 4 anni fa - Link

Ho com'è l impressione che questo post fara' discutere un bel po'...ci sarà mica qualcuno un po "geloso" della popolarità di Annibali??

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bruno

circa 4 anni fa - Link

Nelle critiche al post o meglio nella motivazione specifica ci sono tutti i limiti dell'Italia del vino e dei suoi valori comunicativi

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