Sotto a chi tocca. La gente del vino: Daniele Cernilli (il mega-Direktor, anche un po’ Doctor)

Sotto a chi tocca. La gente del vino: Daniele Cernilli (il mega-Direktor, anche un po’ Doctor)

di Cristiana Lauro

Alcuni saranno famosi, altri lo sono già ma poco cambia: sono le persone che – a vario titolo: giornalisti, degustatori, blogger, sommelier, commercianti – ci aiutano a bere meglio, capire di vino, approfondire la nostra passione e divertirci. 
La gente del vino: sotto a chi tocca! Oggi è il turno di: Daniele Cernilli.

 

Chi sei? Presentati. Qual è stata la tua sveglia enoica?
Sono un ex professore di lettere delle medie. Da giovanissimo, avevo appena 24 anni, mi appassionai al vino per merito di un mio compagno di liceo e poi di università, Enzo Bellotti, che è stato poi un membro della spedizione archeologica di Paolo Matthiae ad Ebla. Lui, che era un vero fissato per vini e cibi, e che tutti noi prendevamo in giro per quello, riuscì a farmi capire che il mondo del vino non era così banale, anzi, comprendeva aspetti anche culturali e storici, oltre che di puro piacere. Subito dopo scrissi una lettera a Veronelli, che allora dirigeva la rivista Vini&liquori, che mi rispose subito e m’invitò a collaborare con lui.

 

Quale fu, da adolescente o giù di lì, il primo vino ad averti propriamente sedotto?
Il primo vino che mi incuriosì davvero fu un Barolo dei Fratelli Barale del 1961. Lo acquistai in un’enoteca di via Ostiense, allora si chiamava Quadrozzi, perché era vicino a casa di mia zia che mi aveva invitato a cena e mi aveva chiesto di portare una bottiglia. Lei abitava con mio zio a due passi da lì, quando sono sceso dall’autobus mi resi conto di essermi dimenticato il vino, entrai lì e mi feci consigliare. Nel 1978 mi costò tremila lire, una fortuna. Il biglietto dell’autobus ne costava 50, quindi fate i conti. Però era buonissimo, invecchiato a dovere e andava bene con lo spezzatino che aveva preparato mia zia per cena. Fu un trionfo.

 

Ricordi il vino che ha rappresentato il cambio di passo?
 Credo il Fiorano Semillon del 1971, poi uno Chateau d’Yquem, sempre del ’71, che mi portò dalla Francia la mia fidanzatina dell’epoca, che era andata in Savoia per motivi di studio.

 

I tuoi dieci vini della vita?
Solo dieci? E’ difficile ma ci provo. Sassicaia, Monfortino, Brunello Riserva del Greppo, Vintage Tunina, Villa Bucci, Faro Palari, Il Vassallo di Colle Picchioni, Le Rocche del Falletto di Giacosa, Fontalloro e Vigna del Sorbo. Dammene altri dieci per l’estero. Chateau d’Yquem, Chateau Latour, Chateau Leoville las Cases, Cros Parantoux di Jayer, Chambertin di Rousseau, RD Bollinger, Caymus Private Reserve, Grange, Tokaji 5 puttonyos di Istvan Szepzy, TBA di Egon Muller. Poi Valentini, Gravner e Maria Teresa Mascarello, tutti quelli che fanno, hanno fatto e faranno. Scusa ma con dieci vini solo non ci faccio niente e lo sai bene. Ne dimentico molti: Montiano, Grattamacco, Montevetrano, continua, continua, come diceva Veronelli.

 

Il tuo vino quotidiano?
Non ho un vino quotidiano. Ma bevo spesso d’estate il Sauvignon Vette di Carlo Guerrieri Gonzaga, e d’inverno il Dolcetto di Beppe Rinaldi.
Il vino naturale.
Discorso lungo. L’idea mi piace, non il nome. E’ un dovere di tutti rispettare l’ambiente e dare un mondo migliore ai propri eredi. Nel vino però non c’è nulla di naturale. E’ un prodotto fatto dall’uomo per l’uomo e alla natura non serve. Le vigne sono dei bonsai, costrette in filari in modo del tutto innaturale. Fosse per loro, che sono liane, diventerebbero dei rampicanti. L’uva viene raccolta quando serve per fare vino e non per riprodurre la specie, come vorrebbe la natura. Le fermentazioni sono bloccate artificialmente, e quando è il momento giusto per fare vino per noi. Insomma, concetto scivoloso. Mi piacerebbe di più “vino sostenibile”.
Tre persone del vino alle quali senti di dovere molto.
Luigi Veronelli, Stefano Bonilli, Carlo Ferrini, Riccardo Cotarella, Silvano Prompicai, Rodolfo Ricci. Sono sei, vabbè.

Hai un tuo vino/vitigno di riferimento?
No, ma amo i grandi rossi di Borgogna, di Langhe e del Chianti Classico.

 

Cosa detesti nel mondo del vino?
Non mi piace il vino politico, non mi piace il vino urlato, non mi piace il vino settario o ideologico. Non amo la dietrologia, nel vino come in ogni altro aspetto della vita. Sono un laico, un tempo giovane radicale, oggi molto scettico.
Ti regalo un aneddoto. L’ultima volta che ho incontrato Marco Pannella, che conoscevo bene, è stato davanti all’Ambasciata di Francia per una manifestazione di solidarietà dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo. “Sempre co ‘sta panza tu, ma vuoi dimagrire?”. “Marco, facciamo così, il prossimo digiuno che fai mi avverti e vengo a farlo con te”. “Seee, non ti regoli quando puoi mangiare, figurati se ci riesci se non puoi farlo. Dopo mezza giornata scapperesti. Mica è facile, che ti credi?”. Aveva ragione, come quasi sempre.

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Della stessa serie:
– Sotto a chi tocca | Francesco Annibali (ovvero: della densità di parola)
– Sotto a chi tocca | Giulio Bruni (uno di cui sentiremo parlare, a Roma e non solo)
– 
Sotto a chi tocca | Alessio Pietrobattista (uno che a degustare è bravo parecchio)
– Sotto a chi tocca | Giampiero Pulcini (la sensibilità che vorremmo)
– Sotto a chi tocca | Luca Santini (professione: direttore commerciale)

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Cristiana Lauro

Cantante e attrice di formazione ma fortemente a disagio nell’ambiente dello spettacolo, che ha abbandonato per dedicarsi al vino, sua più grande passione dopo la musica. Lauro è una delle degustatrici più esperte d’Italia e con fierezza si dichiara allieva di palati eccellenti, Daniele Cernilli su tutti. Il suo sogno è un blog monotematico su Christian Louboutin e Renèe Caovilla, benchè una rubrica foodies dal titolo “Uomini e camion” sarebbe più nelle sue corde. Specialista di marketing e comunicazione per aziende di vino è, in pratica, una venditrice di sogni (dice).

10 Commenti

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

... ammetto la mia ignoranza: non lo conosco . Però mi sembra giovane e con un bel potenziale , le idee mi sembrano già chiare . Aspettiamo e vediamo...

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cernilli

circa 3 anni fa - Link

Eppure da qualche parte ci siamo incontrati. A un rave, forse?

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...si , si ... con un po' di sforzo mnemonico , direi a qualche seminario tecnico - scientifico relativo al danno che può provocare La Tache in caso di abuso e utilizzo quotidiano indiscriminato...

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cernilli

circa 3 anni fa - Link

Anche il Monfortino però....

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Daniele

circa 3 anni fa - Link

Quanto stimo quest'uomo! E anche Cristiana Lauro!

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cernilli

circa 3 anni fa - Link

Si tratta di un altro Daniele, ovviamente.....

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Daniele

circa 3 anni fa - Link

Ovviamente :-)

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Montosoli

circa 3 anni fa - Link

Io Avrei anche chiesto quale e il piatto preferito...?

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cernilli

circa 3 anni fa - Link

La matriciana che cucino io, poi pasta e fagioli, moscardini alla luciana, i rigatoni con la pajata di Checchino, il carciofo fritto di Paris, il club sandwich del Caffè Roscioli, gli gnocchi alla gricia con asparagi de La Regola. Mangio molto....

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cernilli

circa 3 anni fa - Link

Tra le persone alle quali devo molto ho dimenticato Edoardo Raspelli. Fu lui a segnalarmi a Bonilli quando partì il Gambero Rosso alla fine del 1986.

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