Sono queste le definitive categorie del vino?

di Antonio Tomacelli

categorieIn tempi confusi come questi, il manicheismo è un lusso per pochi eletti. Se le categorie colpevole/innocente hanno bisogno della variante prescritto(assolto?), posso io contentarmi di un semplice buono/non buono o, peggio, fruttato/legnoso parlando di vino? Se poi mi piazzate davanti alla scelta nuovomondo/vecchiomondo non rispondo più delle mie azioni e, piuttosto, fingo lo svenimento. Epperò ne abbiamo bisogno come il pane perchè le categorie rimettono ordine nelle nostre menti confuse. Quando sei davanti a 200 bottiglie in degustazione te la cavi con i punteggi, ma i numeri non dicono tutto. Che fare, allora? Facile, ci inventiamo una bussola per gli anni a venire che ci guidi nel maremagnum vinicolo. Io uno spunto l’ho trovato in rete, ma secondo me, è molto migliorabile. Sono cinque categorie che ridisegnano il panorama ma non sono il vangelo, per cui dateci sotto con le varianti (senza esagerare però):

Vini Naturali: “chi tocca il mosto muore”. E dannato sia pure chi usa il suo alito pesante per uccidere gli insetti in vigna. Nessun intervento è permesso, a parte una spruzzata ogni tanto di cornoletame (?!) e poi tutti col naso all’insù a controllare le fasi lunari. I vini ottenuti sono definiti naturali, il guaio è che lo sono anche gli afrori di vacca che sprigionano. Per comodità piazziamo qui anche il vino biologico, ma solo quello degli agricoltori che indossano il cilicio mentre zappano, eh!

Vini Terroir: ovvero, quando la collina conta. Per i fanatici del territorio più la microzona è piccola, più avvicina al nirvana. Il Barolo per loro è solo il Monfortino, ma non tutto sia chiaro, solo quell’angolo di collina lì sulla destra. Saranno in tutto due ettari a dire tanto, ma solo lì il terroir si esprime al meglio. Se non volete arrivare alle mani con uno di questi esperti a piede libero, annuite sempre mentre bevete e, se proprio ci tenete a farvi amico un terroirista, pronunciate con volto ispirato la seguente frase: “Soldera si che fa il vero Brunello”

Vini “Stile”: lo stile sarebbe quello della cantina, ma più facilmente è l’enologo di famiglia che detta la linea. Guai però a dire che il vostro Guru è un Cotarella qualunque, il Brand viene prima di tutto! In genere sono vini che non devono chiedere mai, precisi e perfetti come orologi svizzeri. Dentro il bicchiere c’è quel tanto di terroir, quel po’ di vitigno e sempre un filo di Cabernet per aggiustare il tutto. Il vino in stile, se ne fotte bellamente di denominazioni e profumi non conformi all’originale, tanto c’è l’azienda che garantisce il bicchiere. Il massimo dell’orgasmo lo raggiungono quando riescono a vendere “Vino da Tavola” a 50 euro. Beati loro.

Vini Fasulli: In genere sono vini rossi ad alta densità di tutto. Il colore è impenetrabile, la gradazione alta, la sgradevolezza pure. Sono i lady Gaga del vino, esagerati, piacioni e zuccherosi, abbinabili solo a costolette di elefante alla brace. Brace di letame, però. Inutile prendersela con la cantina, dietro questi vini c’è un enologo con gravi carenze affettive ed il prodotto ha pesanti disturbi della personalità. La variante in bianco? Provate qualche Chardonnay martoriato nel legno per credere.

Beveraggi: vino, quale vino? Forse quello che, aggiunto agli additivi, ai tannini, ai chips e agli enzimi consente di legalizzare l’etichetta? Si proprio lui, quello sempre fedele a sé stesso nei secoli, come i carabinieri dei Nas che ogni tanto provvedono ai sequestri sul territorio. Inutile lamentarsi della sopravvenuta gastrite: per 2 euro e 50 volevate anche il vino in barrique? Accontentatevi di aver salvato le funzioni vitali, piuttosto.

Dimentico niente? Ci pensate voi a completare la lista?

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

7 Commenti

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Vitruvio

circa 11 anni fa - Link

ho creato un mostro......

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fabrizio scarpato

circa 11 anni fa - Link

Il vino muscoloso, ruffiano e piacione, testimone dello stile della casa ed espressione significativa del terroir con una particolare attenzione all'equilibrio biologico della vigna. Eccolo qua il vino modaiolo, tombeur de femmes, ormai incartapecorito e blasé, una specie di Carlo Dapporto della vigna. Attualmente vedo bene il vino "Contact": cioè è obbligatoria una macerazione sulle bucce, anche e soprattutto se si vinifica in bianco. Qualche ossidazione? Si perde eleganza? ma vuoi mettere la sincera stretta di mano?

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

ci sarebbe anche il vino normale, ma vai assapere qual'e', oggi.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

purtroppo il tuo post strappa un sorriso. Dico "purtroppo" perchè oggi tira molto il binomio "natural-terroir" quando dovrebbe trattarsi di prodotti di nicchia... vedo all'orizzonte cupe nubi di commercializzazione sput....ta nel puro italico stile del "salto sul carro del vincitore" o, peggio ancora, "franza o spagna purchè se magna"

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Paolo Cianferoni

circa 11 anni fa - Link

C'è il vino commerciale, quello che i produttori vendono "all'industria della trasformazione", agli industriali. Oggi la valutazione di un vino Igt Toscano è 0,35 Euro al litro. E' un prezzo più basso di una bibita gasata. Naturalmente ci sarà il vino buono e quello cattivo nell'insieme della denominazione. Non fa differenza, la valutazione è la medesima. Meditazione, meditazione... http://caparsa00it.blog.dada.net/post/1207129155/Un+inverno+piovoso#commentil

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Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

Ciao Paolo, non dimentichiamo che sono state molte delle azienda Chiantigiane che si sono autoimprigionate nell'IGT. Non avete innalzato i Ch Cl Riserva, a favore dello stesso Blend di Vino trasformato in IGT (Non mi fare il calcolo delle percentuali, vale poco). Questo perchè Un "Flaccianello" scontava prezzi maggiori di un "Vigna del Sorbo". 0,35 è la valutazione che il mercato da alla tipologia, ma ricordatevi che quest'ultima è stata voluta dai produttori, non dal mercato. Sai che non mi riferisco ai Tuoi Vini ;-)

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Paolo Cianferoni

circa 11 anni fa - Link

Hai ragione. Il fatto è che nei(l) CdA si decide un po senza partecipazione, e spesso la legge del più forte è dominante. La rappresentanza, poi, è affidata a chi riesce ad evere gli appoggi...

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