Sommelier che scrivono di birra, Sardegna caso virtuoso

Sommelier che scrivono di birra, Sardegna caso virtuoso

di Jacopo Cossater

Qualche giorno fa ho ricevuto una copia della “Guida alle birre artigianali della Sardegna”, pubblicazione ufficiale della locale Associazione Italiana Sommelier alla sua seconda edizione. Un libretto di 160 pagine che racconta il movimento regionale con un’attenzione per niente scontata da parte di chi per statuto si occupa a tempo pieno di vino e non, appunto, di birra.

Su Intravino ne aveva già scritto l’anno scorso Thomas Pennazzi, ho deciso di tornarci perché mi sembra caso particolarmente virtuoso che dimostra quanti passi siano stati fatti in avanti da parte di un’associazione che in parte fatica ancora a comprendere lo straordinario fenomeno brassicolo tricolore.

Ma vediamo la guida nel dettaglio. Il libro apre con un articolo di Lorenzo “Kuaska” Dabove dedicato al suo amore nei confronti della Sardegna e alla sua crescente attenzione nei confronti del locale movimento: (nel 2007) “in Sardegna stava succedendo qualcosa di nuovo, qualcosa che sta accadendo in tutta Italia e che portò all’esaltante renaissance italiana, analoga, con le dovute proporzioni, a quella americana che oggi sta dettando legge. Molti fattori mi rendevano consapevole di questo cambiamento che stava concretizzandosi anche sull’isola, in primis l’indubbia crescita di una cultura generale in tema birraio con eventi e soprattutto corsi affollati da appassionati che spesso si facevano un paio di ore di viaggio per poter frequentare le lezioni.

Prosegue con alcuni capitoletti dedicati a materie prime, produzione, ricerca, abbinamenti, con un breve testo su birra e salute (nota personale: il giorno che smetteremo di parlare di alcolici e del loro presunto impatto benefico sul corpo umano arriverà sempre troppo tardi) e con un puntuale approfondimento dedicato alla locale associazione di homebrewers.

Mappa dei birrifici artigianali della Sardegna

Scriveva Thomas:

L’agile volumetto ci rende una panoramica del piccolo ma vivacissimo mondo brassicolo locale. I birrifici non sono molti (..) una frazione della realtà nazionale, che conta ormai quasi 1000 produttori artigiani. Un paio sono ultradecennali, tre o quattro nati tra il 2008 e il 2009, mentre il grosso è stato fondato tra il 2013 e il 2015, benché quasi tutti siano evoluzione di precedenti esperienze di home-brewing. Per capacità produttiva quasi la metà è sotto i 100 hl/anno, 8 tra 100 e 500 hl/anno, e solo 6 tra 500 e 1000 hl/anno. Possiamo quindi immaginarci che la distribuzione delle loro birre sia prettamente locale, quando non in-house, per i più piccoli brew-pub.

Dopo la parte introduttiva ecco le due principali sezioni della guida. Una sugli stili, un’altra sui birrifici.

La prima racconta tutti i principali stili produttivi con una pagina descrittiva (cos’è, com’è nato, dove si è diffuso, etc.) seguita da un lungo approfondimento sulle sue principali etichette regionali. Dalle Pilsner alle Bock, dalle IPA alle Amber Ale fino alle cosiddette “birre speciali”, macrocategoria che include stili molto diversi tra loro come le Italian Grape Ale e le birre alle castagne.

La seconda è invece dedicata a 35 birrifici regionali con una scheda dedicata. Questa quella del più famoso, Barley.

Birrificio Barley

Un progetto di sicuro interesse, il cui unico limite è anche la sua forza: si tratta di un progetto dal taglio descrittivo e non critico, senza valutazioni di merito, utile per avvicinare gli appassionati di vino al mondo della birra artigianale sarda e magari per far scoprire tutto il fermento che esiste oltre le etichette industriali più note, Ichnusa in testa. E poi rispetto a come veniva trattata la birra ai tempi del mio corso AIS (a ripensarci, da mani nei capelli) le cose sembrano cambiate drasticamente in meglio, con l’ovvia speranza che quanto di buono arriva dalla delegazione sarda non sia un caso isolato nel panorama nazionale.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Blogger della seconda ora, su Intravino dal 2009.

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