Siquria, ovvero, quando anche il Veneto ha il suo conflitto di interessi in materia di consorzi

Siquria, ovvero, quando anche il Veneto ha il suo conflitto di interessi in materia di consorzi

di Michele Antonio Fino

Nei giorni scorsi, ho avuto modo di descrivere il modello Valoritalia e la composizione del suo CdA, mettendo in evidenza i collegamenti diretti fra Valoritalia e Consorzi di tutela, attraverso la partecipazione al CdA della società di controllo di presidenti ed ex presidenti dei consorzi, oltre che di alcune figure apicali della società che svolge, per conto di Valoritalia, le analisi chimico/fisiche. La disamina ha avuto un ventaglio di reazioni tutto sommato spiegabile e ampiamente atteso: si è passati da “è tutta roba arcinota” a “ma è uno scandalo!”.

Non è né l’una né l’altra cosa. Semplicemente, si tratta di un modo di attuare le norme che a partire dal 2008 hanno riformato il mondo del vino (la famosa OCM voluta dall’odiatissima commissaria UE Marianne Fischer-Böhl) imponendo, tra le altre cose, che le funzioni di controllo fossero, a differenza di prima, completamente e nettamente separate dall’attività di valorizzazione e tutela che continuano ad essere in carico ai consorzi di tutela.

Valoritalia nacque, secondo la vulgata in bonam partem, per non perdere il patrimonio di competenze accumulate nei consorzi e che sarebbe stato un delitto non conservare al sistema del vino italiano. Chi svolge questa osservazione di solito trascura che sono nati anche organismi di controllo non creati da consorzi di tutela, bensì da chi, prima del 2008 svolgeva i controlli analitici sui vini, ovvero il sistema selle camere di commercio. Uno fra questi, è l’ente che si chiama Agroqualità, nacque negli anni ‘90 ed è guidato da un comitato formato da personalità di UNIONCAMERE e di Coldiretti: oggi controlla 35 DOC vitivinicole tra Lazio, Abruzzo e Alto Piemonte ed ha di recente acquisito ISMECERT, con la sua dote di DOC controllate al Sud.

Tuttavia, il panorama non è composto solo di Valoritalia, Agroqualità e gli enti di certificazione locali delle regioni e province a statuto speciale, come Alto Adige e Sicilia. Esiste al nord una seconda importante società di controllo creata in Veneto. Si tratta di Siquria, ovvero la Società Italiana per la Qualità e Rintracciabilità degli Alimenti, che alcuni dei lettori del mio precedente articolo mi hanno indicato come modello “virtuoso” contrapposto al modello, a loro dire meno virtuoso, Valoritalia.

Ebbene, ad un esame del modello di governance, non sembra che le cose siano sostanzialmente diverse.

Guido Giacometti è direttore di Siquria sin dalla fondazione nel 2009 ed è un ex funzionario del dipartimento Ispettorato Qualità e Repressione Frodi del MIPAAF, ovvero il dipartimento presso il Ministero dell’Agricoltura che “controlla le società di controllo”.

Presidente di Siquria è Luca Sartori, fratello di Andrea, presidente in carica del Consorzio dei Vini di Valpolicella. Egli è stato a sua volta presidente del medesimo consorzio dal 2008 e fino all’avvento della presidenza di Christian Marchesini (oggi ex a sua volta e, come leggete di seguito, membro del Consiglio di SIQURIA). Vicepresidente risulta essere Paolo Fumagalli, commercialista di area CL.

Il consiglio di Siquria è composto in modo non dissimile, metodologicamente, da quello di Valoritalia. Ecco di chi si tratta:

  • Andrea Cantarella (ex presidente Consorzio Tutela vini Colli Berici e Vicenza)
  • Anna Maria Cornali, administration manager di CSI SPA e procuratore speciale della stessa. CSI SpA, controllata da IMQ SrL, è l’azienda che fornisce i servizi di analisi e certificazione a SIQURIA.
  • Christian Marchesini, da pochissimo ex Presidente del Consorzio di Tutela della Valpolicella dove ha lasciato spazio ad Andrea Sartori, fratello dell’attuale presidente di Siquria.
  • Umberto Scola, consigliere di amministrazione di CSI SpA.
  • Arturo Stocchetti, già presidente del Consorzio del Soave e presidente dell’Unione Vini Veneti.
  • Alberto Taffurelli, Food Packaging & Materials Division Manager presso CSI Spa

L’ottimizzazione delle relazioni appare completa se si considera che il revisore dei conti di CSI SrL e il presidente del Collegio Sindacale di Siquria sono la stessa persona: Walter Sergio Merati.

Come si può agevolmente scorgere, non c’è alcuna sostanziale differenza nel modello di governance tra Valoritalia e Siquria. Che poi le due società lavorino in maniera diversa e ciascuno possa portare esperienze di soddisfazione/insoddisfazione verso l’una o l’altra, non ci piove e nemmeno è oggetto di queste righe.

Piuttosto, risulta possibile un’ulteriore sintetica annotazione riguardo al radicamento territoriale Verona-centrico di Siquria: è evidente che, dato il modello di governance e i legami assai stretti fra i più potenti consorzi locali (Soave e Valpolicella) chiunque abbia in questi ultimi un ruolo determinante o addirittura preponderante, può verosimilmente esercitare una influenza sulla società di controllo non di poco conto.

Un ulteriore elemento di riflessione che ci pare utile portare all’attenzione del lettore.

6 Commenti

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Riccardo

circa 1 anno fa - Link

Visto che di enti di questo tipo ce ne sono a decine, ci dica quali tra questi hanno un consiglio direttivo composto a suo giudizio in maniera opportuna. Francamente che strutture di questo tipo siano controllate da persone che hanno un'esperienza professionale comprovata nel mondo dei Consorzi di Tutela o della vigilanza in ambito alimentare mi sembra solo logico essendo proprio queste competenze a rendere una persona adatta per il ruolo. Quali figure dovrebbero guidare gli organismi di controllo se non persone provenienti dal mondo consortile, della tutela e della vigilanza? P.S. In merito al suo precedente articolo la Federdoc ha rilasciato una risposta ufficiale nel merito alquanto esaustiva, forse sarebbe bene riportarla.

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Michele Antonio Fino

circa 1 anno fa - Link

Carp Riccardo, Grazie del suo commento. Ci sono molte istituzioni che prevedono un diaframma consistente fra proprietà e gestione. Non è qualcosa di mancante di esempi in giro e ci sono costruzioni giuridiche ben sperimentate per assicurare che la separazione sia netta. Quanto alla risposta di federdoc non riesco a trovarla con google. Può linkarla in un commento? Grazie

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Riccardo

circa 1 anno fa - Link

Buongiorno, grazie a Lei per la risposa, ma ribadisco che parlando dei principali ODC dei Consorzi Vinicoli, eccezion fatta per le Camere di Commercio (per ovvi motivi) gli organi dirigenziali sono composti seguendo queste logiche, a mio giudizio assolutamente sensate. Tra l'altro la netta separazione in questo caso secondo me non è proprio tale, in quanto sono i Consorzi a investire gli ODC del loro incarico e nel caso a sollevarli dal servizio se lo ritengono opportuno. Tra l'altro ,a questione, come ben evidenziato da Federdoc, è stata presa in considerazione a diversi livelli, ma nessuna istituzione od organo ha ritenuto un problema quello che Lei solleva Riguardo infine la posizione di Federdoc non ho link, ma la incollo sotto, magari spostatela nell'altro post dove è forse più pertinente: Nel 2001 per la prima volta viene emanato un decreto che obbliga tutte le produzioni vinicole a DO ad essere sottoposte ad un controllo sistematico di tutte le fasi della filiera. Il controllo consiste nel verificare il rispetto delle regole previste dai disciplinari. Il controllo viene affidato ai Consorzi dei Tutela che rappresentano almeno il 40% dei produttori ed il 66% della produzione ed ha effetti su tutti gli operatori della filiera, anche i non soci. Contro tale provvedimento, che rappresentava una vera rivoluzione per il settore, vennero promossi dalle CCIIA e da altri soggetti, privati ben 48 ricorsi al Tar. Tutti i ricorsi furono rigettati riconoscendo ai Consorzi tali funzioni in quanto questi ultimi svolgevano, sotto il controllo del Mipaaf, delle funzioni "latu sensu" pubblicistiche. I Consorzi di Tutela con le caratteristiche di cui sopra, hanno operato, essendo formalmente incaricati dal Ministero, fino al 2009 quando con l'entrata in vigore del Reg. UE 479 (oggi 1308) veniva stabilito che le attività di controllo fossero affidate ad Enti Terzi di Certificazione pubblici o privati. Pertanto alla luce di tale obbligo la normativa italiana recepisce le nuove disposizioni affidando ai Consorzi la tutela, la vigilanza e la valorizzazione della denominazione, e delegando agli Organismi di Certificazione il controllo di tutte le fasi della produzione (viticoltore, vinificatore e imbottigliatore), in relazione a tutti gli obblighi previsti dai disciplinari. L'unica fase del controllo rimasta in capo ai Consorzi è quella del prodotto sul mercato attraverso gli agenti vigilatori. Viene concordato un piano di prelievi con L'ICQRF ed i campioni prelevati vengono sottoposti ad analisi chimico-fisiche ed organolettiche per verificarne la corrispondenza con il campione originariamente sottoposto a certificazione. Quindi nel 2009, al fine di non vedere disperso il patrimonio di centinaia di tecnici ed ispettori che i Consorzi di tutela avevano formato nell'arco degli anni, la Federdoc ha ben pensato di costituire insieme a CSQA, società che ha una lunga esperienza nel settore delle certificazioni, Valoritalia come Organismo di Controllo privato. Oltre la motivazione sopra citata, vanno sottolineati due altri fattori che ci hanno spinto in questa scelta: il primo è stato quello della tempistica, in quanto il passaggio dal vecchio al nuovo sistema di controllo è stato repentino e solo una task force pronta poteva garantire il rispetto della nuova normativa; inoltre, ci siamo dati l'obiettivo di ridurre al minimo i costi di certificazione facendo in modo che la Società non generasse utili. Oltre Valoritalia sono nati tanti altri Organismi di Controllo Privati che oggi operano sul mercato e diversi Enti Pubblici (per lo più Camere di Commercio) le quali, stranamente, non hanno l'obbligo di accreditarsi ad Accredia di cui leggerete le funzioni di seguito. Anche in questo caso, come era già avvenuto per i Consorzi, viene fatto un ricorso al Tar da parte di Unioncamere ed anch'esso viene rigettato per le motivazioni che saranno esposte in seguito Oggi Valoritalia controlla circa 228 denominazioni, ha 28 sedi in tutta Italia è da' lavoro a circa 180 persone, senza contare le centinaia di consulenti che vengono coinvolti nei servizi ispettivi. Oltre alle certificazioni obbligatorie nel campo dei vini, Valoritalia opera come Ente di Certificazione anche nel biologico e nell'integrato del settore dell'agroalimentare. E veniamo all'accusa di conflitto!!! Prima di invocare trasmissioni tipo "Report" o accusarci di "rompere le uova agli enti di certificazione del biologico" (ma perché la concorrenza crea dei problemi?) cerchiamo di spiegare come stanno le cose. Valoritalia è un Ente di controllo accreditato da Accredia. Per chi non lo sapesse questo Organismo è l'unico a livello nazionale che svolge le verifiche di conformità sugli Enti accreditati; in particolare verifica che il soggetto terzo delegato alla certificazione di un prodotto soddisfi adeguati livelli di competenze e affidabilità. Inoltre in conformità alle norme europee verifica la sussistenza in capo al soggetto controllato dei requisiti di imparzialità . Ebbene sia Accredia, che la sentenza TAR Lazio n. 412/2011 di cui si riferiva precedentemente, hanno espressamente escluso che la struttura proprietaria abbia in qualche misura inciso sui requisiti di terzietà. Il CDA di Valoritalia è un organo di indirizzo ed è formato da 5 membri e Federdoc ne è presente con i suoi vertici Riccardo Ricci Curbastro, Presidente e i due Vice Presidenti Stefano Zanette e Francesco Liantonio a sua volta Presidente della Società (altro che "foglia di fico"). Gli altri due sono di espressione CSQA. Facciamo presente che Valoritalia ha degli organismi esecutivi svincolati dalla proprietà della società e dalla stessa struttura amministrativa; infatti Valoritalia è dotata di un Comitato di Salvaguardia e Imparzialità indipendente, di certificazione formato dai rappresentanti delle Associazioni dei Produttori (CIA, Coldiretti e Confagricoltura), dai rappresentanti dei trasformatori (Anca, Confederazione Nazionale Artigianato e Unione Italiana Vini), dai rappresentanti dei distributori (Confcommercio),dai rappresentanti dei consumatori (ADICONSUM, ASSOCIAZIONE CONSUMATORI UTENTI) e da Enti pubblici e privati( Assoenologi e Arpav, AICQ CENTRO NORD). In altre parole tale Comitato, del quale non fanno parte né il Presidente di Federdoc né quello di Valoritalia, opera in maniera indipendente dalla compagine societaria. Ad ulteriore garanzia e imparzialità nel caso in cui vengano sorteggiate le aziende del Presidente e dei Vice Presidenti di Federdoc, le attività di controllo vengono svolte da ispettori non dipendenti di Valoritalia in modo da garantire la correttezza e l’indipendenza della verifica. Quindi proprio la predetta struttura organizzativa ha consentito ad Accredia il rilascio del certificato di accreditamento. In base a tali presupposti, Valoritalia ha ottenuto l'autorizzazione dal Mipaaf a svolgere le attività di certificazione ed è sottoposta al controllo del suo operato da parte dell'ICQRF. Un'ultima precisazione: il nuovo Direttore Generale, Giuseppe Liberatore, è stato scelto per la sua indiscussa esperienza e professionalità e si è dimesso da tutte le cariche operative ed istituzionali in conflitto con il suo nuovo ruolo.

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Sisto

circa 1 anno fa - Link

Aggiungiamo un elemento utile ai lettori: qualsiasi ente di certificazione è un fornitore pagato dall'organizzazione certificata (o, nel caso dei prodotti a DO, dall'azienda produttrice del prodotto). Gli organismi di certificazione pagano Accredia. Gli ispettori, dell'organismo di certificazione o dell'ente di accreditamento (unico per legge...), è gente a libro paga o che fa fattura alle dette società. Meglio ricordarlo. Nell'industria ci sono gli audit e le ispezioni di parte 2a cioè del committente cioè di chi paga: nella certificazione/accreditamento di parte 3a è il contrario: il fornitore valuta chi lo paga.

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Chiara

circa 11 mesi fa - Link

Vorrei aggiungere anche io un ulteriore elemento utile ai lettori. Siquira S.p.A. è stata recentemente condannata dal Tribunale di Verona con Sentenza n. 668/2017 pubblicata il 07/02/2018 al risarcimento danni per aver sottratto illegittimamente al suo proprietario il software gestionale per la gestione delle certificazioni vini. Evviva gli enti di certificazione!

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Fabrizio

circa 7 mesi fa - Link

Buonasera Chiara, non riesco a reperire on line la sentenza di cui Lei scrive. Ha un link o ulteriori informazioni in merito da potermi riportare? Grazie.

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