di | lun 19 dic 2011 ore 14:00
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Simonit&Sirch vi svelano tutti i segreti della potatura della vite


Credetemi sulla fiducia: ottenere dell’ottimo vino partendo da una piantina di vite è operazione più complessa che prendere una lastra di metallo e farla atterrare sulla luna. I passaggi necessari sono centinaia ed alcuni richiedono una cospicua dose di fortuna. Uno dei momenti topici nel percorso del vino è, pensa te, anche il meno conosciuto: la potatura. Certo, l’argomento non è di quelli capaci di infiammare le folle come la solforosa o il cornoletame, ma guardando il video vi accorgerete che non è pratica da lasciare ai pivelli. Dal corretto taglio dei rami dipendono vita e longevità di un vigneto o anche la quantità/qualità di uva che produrrà. La missione che i professionisti di Simonit&Sirch si sono dati presuppone proprio tanta sperimentazione, studi e lavoro sul campo attraverso un approccio individuale, pianta per pianta, fatto di piccoli tagli sul legno più giovane, che aumenta la produttività e longevità della vite. Date dunque un’occhiata al video e capirete quanto sia fondamentale il capitolo potatura per la vita di un vigneto degno di questo nome.

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49 commenti a Simonit&Sirch vi svelano tutti i segreti della potatura della vite

  1. Sai perchè non ci si accapiglia per la potatura, perchè tutti i viticultori dovrebbero farla bene ma ormai le poche conoscenze di cultura materiale sono andate perse e le scuole non sanno sostituirsi ad un sapere antico.
    Non è edificante per un viticultore far sapere che non è manco capace ad allevare le sue piante.
    Tanto ogni tot le espianta e le rinnova.
    La solforosa invece la bevo.
    Il cornoletame è molto magia New Age.
    per cui gli ultimi due sono destinati a rimanere al top dei passaggi fattene una ragione.
    Prossimo post fallo sulla preparazione 501 vedrai che traffico!

    • Effettivamente, che la potatura possa essere la vera svolta nella conduzione di un vigneto è notizia recente. Ho frequentato da ignorante il corso di S&S trovandolo terribilmente interessante. La viti innestate durano mediamente poco (max 40 anni, da manuale) perché vengono allevate male. Il metodo dimostra perché e offre una strategia formando il personale. Trattandosi di SPONSOR POST non sono nella conduzione migliore per parlare bene della materia, al più invito a vedere i molti video su YouTube: ai tecnici di professione diranno pur qualcosa. Marco Simonit è quello vestito da rockstar al centro.

      • Quando ho letto sui tuoi twet che eri andato a seguire il corso ti ho invidiato moltissimo.
        Avere a che fare con i vegetali è una esperienza molto bella che ti riporta a sensazioni quasi ancestrali.
        Però, forse, molto intima.

    • Quoto e condivido totalmente il pensiero di Luigi Fracchia.
      Collaboro con Simonit e la sua equipe da un mese e una consulenza con un livello qualitativo così alto non l’ho mai vista. Sono molte le migliorie che stiamo apportando con l’utilizzo del loro metodo :
      - maggiore longevità delle viti
      - omogeinità di maturazione su tutta la lunghezza del capo a frutto
      - eliminazione dei tagli di ritorno ‘fatali’ alle viti
      - ottimizzazione dei costi dovuta ad una diminuzione delle ore di lavoro
      - formazione della manodopera: questo credo sia il punto che maggiormente conti nella collaborazione coi Preparatori d’uva. Solitamente i consulenti che conosco o con cui ho avuto a che fare li vedi o li senti sporadicamente nel corso dell’anno e riferiscono per lo più con la proprietà.
      Loro hanno invece affiancato la mia squadra di potatori da circa 3/4 settimane, seguendoli 8 ore al giorno tutti i giorni, correggendo direttamente ciascun operatore per far si che l’apprendimento sia reale e verificato nell’immediato.
      Credo vivamente che sia stato uno dei migliori investimenti che la mia azienda abbia fatto negli ultimi anni.

  2. io il corso vorrei farlo, sto aspettando risposta, spero mi ccettino.
    intanto i video me li sono visti praticamente tutti, il concetto di base è tanto semplice quanto valido, questi non scherzano, sono forti!

  3. avatar pragmatist

    Per sapere potare le viti occorre intanto avere chiaro le conseguenze sul ciclo annuale che la vite da noi potata poi sarà in qualche modo costretta a seguire grazie alla nostra azione. Questo è già qualcosa, e questo potrebbe fare credere che in fondo potare le viti è facile.(mentre fin già dall’inizio si capisce che potare gli ulivi invece non solo è difficile ma è un’arte addirittura).

    In realtà potare le viti impone una lettura molto più profonda quando si cerca di capire le conseguenze “a lungo termine”delle nostre azioni specialmente quando ci si accorge che molti vigneti ancora giovani cominciano a morire grazie al proliferare di malattie sistemiche introdotte anche grazie a potature solo apparentemente ben fatte: il cordone permanente è facile da potare ci dicevano i consulenti di grido! In realtà non lo è affatto proprio perchè, e solo oggi si sta capendo, che occorre evitare fare tagli sul legno vecchio: di conseguenza le cose si complicano decisamente. Anche per questo si ha una decisa rivalutazione del capovolto in Toscana che invece appariva quasi destinato all’abbandono e che invece pare resistere in maniera più efficace del cordone all’azione nefasta del mal dell’esca nel lungo termine. Il lavoro in campagna insegna continuamente in fondo che occorre umiltà anche perchè quello che oggi ci appare giusto e perfetto potrebbe non apparirci più così domani…

  4. piena sintonia

  5. Si, ne avevo parlato anche io a inizio febbraio.
    http://www.lavinium.com/laviniumblog/la-valtellina-impara-un-nuovo-modo-di-potare-la-vite-con-risultati-sorprendenti.html
    Poi mi è capitato poco più tardi di parlarne con le sorelle Padovani di Campi di Fonterenza che mi hanno mostrato “in diretta” queste pratiche di potatura che ben conoscono e applicano già da anni e di cui mi hanno spiegato l’utilità, il che mi ha fatto comunque pensare che forse Simonit&Sirch non sono gli unici a sapere come comportarsi per ottenere il meglio dalla vigna. Ma io non sono vignaiolo e mi limito ad ascoltare e osservare…

  6. Il video è suggestivo…ma lo è ancora di più il sapere che fortunatamente la viticoltura continua ad affascinare sempre più persone…

    io ho la fortuna di sperimentare quotidianamente la “concreta magia ” delle viti..proprio in questi giorni il vermentino mi ricorda da dove vengo e di cosa sono fatto…

    …senza vanità…le viti insegnano a riequilibrare la propria esistenza ,conferendo un significato profondo al tempo trascorso in vigna,a quello trascorso in viaggio a contatto con persone a cui dover raccontare come nasce un vino….. probabilmente molti capiscono cosa intendo ..

  7. La potatura è l’inizio di ogni cosa. E loro sono dei fighi.

  8. Avrei una domanda, chissa se avranno voglia di rispondere. Ho notato che con questo sistema di potatura nel corso del tempo si allontana sempre di piu’ il capo di un anno dal cordone, provocando quella specie di effetto “candelabro”. Visto che la parete fogliare non puo’ espandersi all’infinito, limitata dall’altezza dell’ultimo filo (e di conseguenza anche dalla distanza tra un filare e l’altro per evitare l’ombreggiamento), non si riduce troppo nel corso degli anni, con conseguenze sull’effcenza fotosintetica?
    grazie

    • Ciao Giampaolo, io ho fatto il corso a fine novembre, secondo loro il candelabro nn si alza tanto, infatti se speroni a 2 gemme franche l’anno successivo andrai a fare il nuovo sperone sul tralcio più basso e ti alzerai circa di mezzo cm, se invece poti a 1 gemma franca l’anno successivo lo sperone lo fai su quello più alto alzandoti di non più di un cm. Poi ci sarebbe anche la possibilita a un certo punto di far crescere lo sperone in orizzontale. Ho anche già provato a potare ed e’ più semplice del previsto. Poi ho personalmente considerato anche la possibilità dopo venti anni e con candelabri ingestibili di rinnovare il cordone, avrò sicuramente guadagnato anni visto che adesso mi sono trovato a dover rinnovare cordoni di una vigna di 15 perché si erano seccati troppi speroni.

      • grazie Luciano, forse il problema e’ piu’ sentito in forme di allevamento dense, dove gia la parete non e’ troppo alta, e alla fine ho visto che una ventina o piu’ cm si vanno ad occupare dopo anni. Ma forse alla fine non e’ un problema cosi importante, specialmente se si hanno altri vantaggi in cambio.

        • A San Felice dove abbiamo fatto il corso hanno vigne a occhio e croce di 80 per 150-200 con cordoni a meno di 50cm da terra.
          Comunque credo che siano più i vantaggi dei problemi, ti saprò dire meglio tra 20 anni :-)

          • in uno dei video Simonit dice, testuali parole:

            “…il problema, se volete, tra parentesi, dei vigneti costruiti oggi è che abbiamo infittito in modo esagerato sulla fila e che non abbiamo pensato in modo approfondito alla ramificazione, alla possibilità di dare spazio, ma non uno spazio che doveva essere riempito dopo un anno, due anni, cinque anni, uno spazio che va riempito nei cinquanta-sessanta anni…”

            Ecco quindi il problema che poneva Giampaolo Paglia riguardo alla densità ed alla superficie della parete fogliare.

  9. avatar Vittorio Merlo

    Vedendo anche i vari video su youtube mi sorge una domanda. Applicando il loro metodo che incidenza ha l’operazione di eliminazione dei germogli di secondo ordine che si sviluppano dalle gemme latenti, ovvero le gemme della corona che nel tempo vengono inglobate dal legno vecchio? Tale domanda mi sorge soprattutto pensando al cordone speronato

    • loro dicono che l’80% del lavoro lo fai in estate, in potatura verde, se fai il corso o vedi bene i video capisci il perchè.per l’applicazione corretta del metodo è necessario essere pignoli all’ennesima potenza.

      • il Lavoro di scacchiatura è secondo me basilare ,sopratutto se hai dei terreni come i miei che spingono da matti…subito ci perdi un sacco di tempo però lo recuperi in potatura.
        Quando lavoravo da Vittorio Graziano in tempi non sospetti,facevamo all’incirca lo stesso lavoro, soprattutto in scacchiatura e avevamo la stessa cura a non tagliare il vecchio..anche se qualche errorino il mio tecnico me lo ha tolto.ciao Montanaro . GP

  10. C’è una cosa che non capisco. Nel post ci sono alcuni passaggi dove mi sembra che si dica che l’importanza della potatura sia un’acquisizione recente.
    Ho capito male io? Non mi pare così recente ….

    • credo si riferisca ai metodi di potatura non troppo invasivi.
      Ricordo che all’Università, fino a non molti anni fa, insegnavano la potatura in modo piuttosto diverso dalle tecniche “dolci” di Simonit e Sirch. Del tipo che se c’era da tagliare il legno vecchio si tagliava senza troppi discorsi….ricordo di quelle mandate di seghetto a mano da far spavento! E parlo dell’Università.

      • Ma, non so, forse hai avuto un cattivo insegnante (capita).
        Non metto in dubbio che Simonit e il suo gruppo hanno il grande merito di fare una grande ricerca, di avere una professionalità elevatissima e soprattutto di portare la loro capacità in quelle aziende che ne hanno bisogno.
        Tuttavia non sono i soli: buona parte dei vigneti italiani è gestita già molto bene. La grande impotanza della potatura è l’ABC di ogni enotecnico o vignaiolo che si rispetti.
        In ogni modo, c’è sempre qualcosa da imparare :-)

        • era appunto quello che, senza obiettivi polemici, avevo tentato di dire nel mio primo intervento…

  11. avatar Stefano Cinelli Colombini

    Non riesco ad aprire quel cavolo di video nè sull’IPad né sul computer, per cui parlo solo sull’immagine iniziale e sui commenti. Però i concetti di potatura minimale, del rispetto dell’equilibrio vegetativo e dello studio della massima ergonomia e del “cantiere vigneto” per ottimizzare costi e tempi sono tutto tranne che nuovi, sia in ambiente universitario che aziendale. Sono certo che Simonit ha trovato delle soluzioni brillanti, io da una decina d’anni collaboro nelle vigne con il prof. Intrieri dell’Università di Bologna e con Evoluzione Ambiente con risultati molto interessanti; il cordone speronato libero ha ridotto a 190 ore/anno l’impiego di mandopera nel vigneto (con punte di 90) con un aumento della qualità dell’uva davvero impressionante. Il futuro è indubbiamente nel vigneto, ma ci sono tante strade che portano a Roma. PS dato per acquisito il vigneto, ma qualcuno vuole fare un pensierino sul momento cruciale che va dalla tagliatura dell’uva all’arrivo dentro la vasca? Avete mai sentito quanto puzzano le cassette da uva dopo un paio di giorni?

    • Stefano perdonami,il cordone libero intendi quello che non ha la gabbia di fili binario sopra; insomma quello che ha solo il filo di banchina e la maggioranza delle persone -qui da noi -- lo raccoglie a macchina ed esegue la potatura meccanica?la domanda non è retorica ma solo per capirci meglio..
      Il metodo di Sirch e Simonit si basa sulla ” non potatura” concedimi il termine, del legno più vecchio di due anni,per non provocare cicatrici provocate dal taglio del legno vecchio . qui da noi -Emilia -- alcuni vecchi usavano un tipo di potatura simile ; la differenza grossa stà nella scacchiatura. Il diradamento dei germogli -che a me piace un sacco :) -ti aiuta per la prossima potatura, con conseguente ordine e maggior arieggiamento tra i grappoli.
      Insomma per me è fantastico. ciao GP

      • avatar Stefano Cinelli Colombini

        Non proprio Gian Paolo, il cordone speronato libero è uno dei tipi di potatura che stanno sopra il filo, ma è piuttosto evoluto. Il filo non è un filo ma una molla spiralata ruvida, che rimane sempre in tensione e dritta e da un grosso ancoraggio al tralcio. Che sennò ruota. L’impostazione dei cornetti è fondamentale, nei primi anni va mandata assolutamente solo verso l’alto a formare una specie di siepe sopra i grappoli che li lascia un pò coperti e un pò scoperti. La versione più diffusa in Maremma è simile, ma con i tralci per lo più verso il basso a coprire i grappoli con problemi di muffa a non finire. Il cordone speronato libero fatto correttamente si presta, dopo la stabilizzazione ovvero dopo il quinto anno, alla potatura minimale o addirittura alla non potatura, e in quei casi si autoregola (occorre un ottimo lavoro sulla quantità di concime) a 70/90 Ql per ettaro con una miriade di grappolini spargoli. Si raccoglie e lavora anche tutto a macchina, ma volendo anche a mano perchè il filo a 120 cm ha una altezza ergonomicamente perfetta. Quest’anno ha sofferto il vento bollente molto meno dei miei cordoni speronati bassi tradizionali, come negli anni scorsi non aveva avuto un problema di muffa che fosse uno. I cordoni liberi a potatura minima e semiminima di venti anni hanno un invecchiamento modestissimo, e finora non ho visto problemi di mal dell’esca. Con la defogliazione in pre fioritura si hanno risultati molto interessanti, si regima la produzione in terreni che spingono troppo e si hanno grappoli davvero molto spargoli e in mumero molto alto, ma bosogna stare davvero molto attenti sul momento dell’intervento. Con tutti questi sistemi il diradamento non c’è, si cerca (e si riesce) di ottenere un equilibrio naturale senza intervento sulla bacca.

        • avatar Stefano Cinelli Colombini

          PS dimenticavo, se il sistema è impostato correttamente anche qui il legno più vecchio di due anni non si tocca mai. E, anche se il lavoro di impostazione richiede molta capacità e specializzazione, dopo la gestione (soprattutto con potatura minima o semi minima) la si può fare a macchina senza percettibile perdita di qualità. La differenza è che questo sietma si basa su uno studio molto attento della fisiologia della pianta per trovare un autoequilibrio naturale, mentre il cordone tradzionale o il guyot sono bonsai che funzionano benissimo, ma a patto di un lavoro infinito e costosissimo.

          • Grazie Stefano ,ti do del tu spero non ti offenda, della risposta e sopratutto per la pacatezza dei tuoi tanti commenti .Bravo .
            qui da noi ci sono molti impianti a cordone libero e vengono pressochè lavorati a macchina ,sia come raccolta che come cimatura che come potatura. Un trattore con barre falcianti con un rimorchio piccolo dove dietro due operatori rifiniscono manualmente, oppure ho visto anche interamente meccanizzatas l’operazione.
            Una cosa che notavo è che in entrambi i casi il cordone ha una miriade di speroni,razzoli chiamali come vuoi :) , potati ed è vero che il legno vecchio non viene mai toccato però la cosa che non mi convice affatto è che i punti vegetativi non sono distribuiti in 3-4 punti ben precisi del cordone ,ma sparsi qua e là su tutta la pianta.Secondo il mio modesto parere questo accellera la vita della pianta.Oh intendiamoci sono solo un contadino ed è il mio parere personale… di uno che ha pochi ettari e che per me la meccanizzazione del vigneto ci deve essere solo in : difesa con atomizzatore, trinciatura degli stecchi o erba ,cimatura and stop,anche pre-potarice a secco.
            Quando andai in California nel 2000 vidi questi impianti -anche se ne esistono anche di più vecchi in Italia almeno penso,e notai come queste piante con il loro portamento a ricadere avessero vigoria smorzata e diciamo che se uno le vuole raccogliere a mano ..c’è da impazzire .
            Ti ripeto non voglio sicuramente fare “il professore” , ma secondo me il punto di vittoria del metodo di Sirch e Simonit è che le piante aumentano la loro vita ,ma conservano la loro vigoria …e poi sono di un ordinato pazzesco!!Insomma e me il vigneto piace così.
            Ciao e buon Natale a te e fam.

          • avatar Stefano Cinelli Colombini

            Che ti devo dire, la vite è una delle piante più plasmabili che esiste ed è ovvio che il successo di ogni tipo di impianto dipende più dalla capacità di chi lo gestisce e mette in opera che dalla bontà intrinseca. Quanto al cordone libero, a Montalcino applico un sistema di gestione quasi totalmente manuale e ho delle vigne che paiono siepine, senza un tralcio fuori posto. I punti vegetativi sono benissimo determinati. La raccolta e la cura manuale è facilissima, molto di più che in un cordone tradizionale a 50/80 cm dove devi per forza lavorare tutto il giorno piegato. Impianti del 1997 paiono fatti cinque anni fa. A Scansano ho provato un altro approccio, facendo potatura semi minima e minima ma solo dopo il quinto anno, quando ogni buttata che non fosse in alto era ben ciecata. Ho effettivamente una miriade di tralci piccoli e piccolssimi, ma anche molti più grappoli molto più piccoli e spargoli. Non ho notato differenze di invecchiamento precoce della pianta rispetto ai testimoni gestiti con potatura ordinaria. Come ho premesso le strade che portano a Roma sono mille e non una sola, ho fatto notare solo che anche un sistema ad elevata o totale meccanizzazione può dare risultati qualitativamente alti. In tempi in cui i costi sono importanti non è poca cosa, ma lungi da me il dire che il sistema Simonit non è ottimo. Se vorrai vedere a vedere come funziona da me sarò lieto di accompagnarti in vigna.

          • Perfetto Stefano ti verrò di certo a trovare, grazie dell’invito.ciaoGP

          • @Stefano e @Gian Paolo visto che vi conosco entrambi mi propongo come terzo incomodo :-) Stefano, sono incuriosito di quello che dici anche se sinceramente faccio fatica ad accettarlo, ma forse mi preoccupa che era lo stesso per il metodo Simonit&Sirch

          • non c’è due senza tre, se posso mi aggrego e porto il vino!

          • avatar Stefano Cinelli Colombini

            Dalle mie parti si dice che se c’è un ospitre in più si apre la porta e si allunga il brodo. Benvenuto. Per il vino grazie, il prosciutto e il pane lo metto io.

  12. Buonasera a tutti, dopo una giornata di potatura stiamo leggendo con interesse tutti i vostri commenti…

  13. Prima regola del Fight Club: quando parli, dì esattamente il tuo nome prima che facciamo a polpette il brand aziendale. Tu chi sei? A me risulta che Simonit con quei capelli non sappia neanche accendere un pc, è vero?

  14. avatar Pignoletto freerider

    Fatto corso a fine novembre 2011, e assistito a prima giornata del I corso in assoluto nel 2008, mi pare, a San Felice in Chianti. Confronto continuo con vari amici produttori che hanno frequentato corso in Piemonte e Valle d’Aosta.
    Assolutamente illuminante. Applichiamo pari pari su 2 nuovi appezzamenti di 3 anni, prendiamo spunti per rimettere a posto vigneti a cordone speronato o GDC con cordone che hanno dai 10 ai 20 anni. Vedremo. Ma siamo più che fiducios. PS In questo dibattito, per una volta, vari commenti centrati e competenti, condivisibili. Chi scrive di vino e dintorni dovrebbe OBBLIGATORIAMENTE seguire questi corsi (nonchè lavorare in vigneto e cantina), prima di sparare sentenze.

  15. avatar Stefano Cinelli Colombini

    Caro Luciano, mi farà molto piacere accompagnare te e Gian Paolo a vedere le nostre vigne a cordone speronato libero. Peró avrei anche un’altra idea; prima venite ai Barbi, ma poi facciamo tutti una bella gita ai campi sperimentali dell’Università di Bologna con il prof. Intrieri (un grande montalcinese!) a vedere tutte le possibili varianti del cordone speronato libero in più altitudini e terreni. Vedessi quello mobile! Io ho fatto questo giro una quindicina di anni fa, e mi pento solo di avere aspettato troppo ad andarci perché la quantità di sistemi di allevamento, attrezzature, esperienze di concimazione e potature che si puó vedere lí non ha uguali.

    • Buonasera,

      mi potrei aggiungere alla visita?:)

      Intanto auguri !

      • avatar Stefano Cinelli Colombini

        Volentieri, direi che il momento ideale è quando negli altri tipi di impianto si fanno quelle operazioni colturali che richiedono grande professionalità e tante ore di lavoro, senza le quali non si può produrre qualità. Tipo scacchiatura e defogliazione, che con questo sistema di allevamento non servono. Questo è il bello dell’agricoltura, mi diverte perché non finisco mai di imparare.

  16. avatar Stefano Cinelli Colombini

    A questo punto, dato che di amici che vogliono venire a vedere le nostre vigne ce ne sono diversi, darei a tutti un appuntamento qui alla Fattoria dei Barbi nel periodo in cui la validità del sistema si vede di più, ovvero ad agosto. Gian Paolo, Luciano, Filippo e Enrico, cosa ne dite di venerdì 10 agosto? Se qualcuno ha altri impegni spostiamo la data, ma il mese dovrebbe essere quello. In vigna con me e la mia gente, zuppa di fagioli e prosciutto, niente di elaborato.

    • Dio bono :) se ci vengo anche di corsa, se poi vorrai passare anche da me quando passi da queste parti… fischia trovi tutto sul sito oppure 349 1459612 ovviamente qualsiasi amico di Intra is my friend. Boun Nadel a tùt quànt!
      P.S. quand la voia la pàsa al gòst mola la …. e pasa al lambròsch!

      • direi che anche io ci posso essere! con piacere.
        contribuirò con un pò di vino!

        saluti e auguri

        • avatar Stefano Cinelli Colombini

          Bene, aggiudicato per il 10 agosto. Vi aspetto

          • avatar Riccardo Margheri

            Uno che non è un contadino, ma ama imparare, si mette in un angolino senza fare domande, affetta il pane e versa il vino si potrebbe aggregare? Se mi dite di non non me ne ho a male, lo so che il posto è quello che è, non sono un professionista e rischio di scatenare l’effetto epidemia… :-)

  17. avatar Francesco Spadafora

    Ah , quanto mi piacciono tutti questi discorsi . Finalmente pianta . Anche io ho iniziato a collaborare con loro e ne sono Felice . È vero ,il grande lavoro , se stiamo facendo bene, sarà a Marzo-Aprile ,e ,non vedo l’ora di vedere tante gemme nuove dalle corone ,per poi decidere cosa fare .
    Ringrazio Pierpaolo , Massimo e Francesco,che oggi è in vigna ,per avermi aiutato ad aprire gli occhi .

  18. Non riesco a visionare per intero il video sulla potatura perché ,si blocca.

  19. avatar nick.

    superb course with top fellas . not to be missed. keep on rocking pruner boys our vineyards need you! thats right,oh yes!

  20. Ciao ragazzi, come ho avuto modo di scrivere alla Scuola di S&S, purtroppo non riesco a essere presente ai corsi, perché mi costa troppo.
    Però ho impiantato sabato il mio nuovo vigneto, e in particolare mi interessa una cosa, almeno da voi che avete fatto il corso: mi confermate che al primo anno di vegetazione della barbatella è necessario fare una potatura verde e lasciare i due tralci più verticali?
    Immagino sia per non disperdere troppa linfa su un tralcio che comunque eliminerei in potatura invernale…che dite?
    Grazie,ciao
    G

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